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Idee per i volantini: i segreti di Ikea

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Tratto da Linkiesta

Ikea e’, come tutti sanno, il colosso mondiale del low cost del mobile. Il segreto del successo planetario ha profonde radici che risiedono nella qualità del prodotto in rapporto al costo, nella sua modernità ed adattabilità agli innumerevoli stili di arredamento che sono presenti nel mondo, ma soprattutto deve il suo successo alle straordinarie attività di marketing che pone in essere per creare nel consumatore lo stimolo all’acquisto. In questo interessante articolo pubblicato da Linkiesta viene rivelato il segreto del famoso catalogo di Ikea.

 
Un’intervista pubblicata sul sito dedicato alla computer grafica CGSociety racconta un invisibile, ma gigantesco, cambiamento avvenuto negli ultimi 10 anni nelle immagini dei mobili Ikea che vediamo nelle pubblicità, nei cataloghi o online: non c’è quasi più niente di vero. Non nel senso che quei mobili non esistano veramente, ma nel senso che le immagini che vediamo non sono fotografie dei mobili, ma immagini generate al computer a partire da modelli tridimensionali. Nel 2012 il Wall Street Journal scriveva che il 12% delle immagini usate da Ikea erano fatte in computer grafica. Oggi, Martin Enthed, il capo della divisione che si occupa delle immagini digitali, dice che quel numero è più vicino al 75%.
La storia, racconta Enthed a CGSociety, inizia nel 2004, quando Ikea ha iniziato i primi esperimenti per cambiare il modo in cui produceva le immagini dei propri prodotti, spostandosi dalla fotografia alla CGI (acronimo per immagini generate al computer). Esperimenti falliti, almeno inizialmente. «Producemmo 8 o 10 visualizzazioni, tutte piuttosto brutte per gli standard di oggi». Ma, continua: «qualcosa era scattato e continuammo a lavorarci». Dopo altri due anni, nel 2006, la prima immagine prodotta dal reparto guidato da Enthed appare in un catalogo Ikea. È una sedia semplicissima di legno di betulla su fondo bianco, un modello classico che Ikea produce ancora oggi. Nata come progetto per la tesi di laurea di tre stagisti del reparto, è stata inserita nel catalogo quasi per scherzo, per vedere se qualcuno se ne sarebbe accorto. Ma nessuno notò nulla. La scelta di Ikea di passare dalle foto alle immagini generate al computer si può riassumere in una frase: in ogni Paese del mondo le case sono diverse. A Londra le cucine sono strette e lunghe, in Texas sono grandi e con strutture a isola. I soggiorni in Giappone sono gioielli di incastro tra i mobili, in Italia sono più spaziosi e ariosi. Produrre immagini al computer garantisce non solo velocità e un bel risparmio (fattori comunque molto importanti per un’azienda grande come Ikea) ma soprattutto flessibilità nei risultati. Permette di modificare le immagini, inserendo nuovi prodotti e nuove soluzioni, a seconda del pubblico che ci si trova davanti senza dover scattare 50 fotografie diverse. E senza montare 50 cucine diverse. In un’intervista al Wall Street Journal, il capo del dipartimento fotografico di Ikea aveva detto: «è un modo intelligente per salvare soldi. Non dobbiamo buttare le cucine nella discarica dopo aver scattato le foto».
L’evoluzione della tecnologia usata per realizzare queste immagini è stata fondamentale nel processo. Intorno al 2006, gli algoritmi usati per produrre immagini al computer si sono evoluti a sufficienza per permettere un vero e proprio scambio tra fotografia e modelli 3D. Il sistema usato da Ikea è un motore grafico molto popolare e potente chiamato V-ray, che permette di creare delle immagini incredibilmente realistiche a partire da modelli tridimensionali. E, spiega Enthed, soprattutto permette di usare gli strumenti e le metafore della fotografia per lavorare con immagini digitali. Posizionando le luci, scegliendo la loro intensità e gestendo aspetti come la profondità di campo e l’apertura del diaframma, si possono creare scatti molto simili — spesso indistinguibili — a quelli realizzati in uno studio fotografico. Per Ikea, questo ha voluto dire riuscire a far lavorare fotografi e modellatori 3D insieme, arrivando anche a creare dei corsi specifici in cui i modellatori 3D hanno imparato le tecniche fotografiche e i fotografi hanno imparato le tecniche di modellazione. Enthed racconta che nel 2009, dopo quasi tre anni di lavoro, ha visto la situazione cambiare davvero. «A un certo punto ci hanno chiamati e ci hanno detto: “dovete smettere di usare la CG [computer grafica], ho 200 immagini di prodotti e sono tutte orribili. Dovete fare di meglio”. Così siamo andati a vedere le immagini che dicevano non essere belle abbastanza e le due o tre che avevano detto andare bene. Quelle che non gli erano piaciute erano fotografie, mentre quelle che gli erano piaciute erano tutte in CG. Oggi, parliamo solamente di belle immagini o brutte immagini — non più delle tecniche con cui sono state create». Da allora, Enthed e il suo team hanno accumulato un incredibile archivio di oltre 25mila modelli tridimensionali in scala reale e generato migliaia di salotti, di cucine, di bagni e camere da letto. Il suo sogno ora, dice, è di riuscire a creare dei modelli e delle immagini ancora più fedeli all’originale. «Mi piacerebbe moltissimo poter modellare ancora più in dettaglio, arrivando fino al livello molecolare!».

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