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E se le api sparissero?

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Barack Obama lancia l’allarme e, allo stesso tempo, una politica di provvedimenti urgenti per salvare le api dalla moria che le sta colpendo negli Usa. Meno api vuol dire meno impollinazione, che tradotto vuol dire meno prodotti agricoli, meno Pil.
Soltanto nell’ultimo anno sono andate distrutte un quarto delle arnie, sotto i colpi di diversi fattori concomitanti. Dall’uso massiccio di potenti pesticidi con ingredienti chimici devastanti per la popolazione delle api a una perdita di variabilità genetica legata alla diminuzione della flora di cui si nutrono le api, fino alla diffusione degli acari e, non ultimi, ai cambiamenti climatici.
Di fronte a una strage che sta avendo pesanti ripercussioni per l’intero ecosistema del Paese, il presidente degli Stati Uniti ha messo sul tavolo 50 miliardi di dollari. E tutto questo non a caso: le api “producono” (inconsapevolmente) ogni anno un giro di affari per l’agricoltura pari a circa 15 miliardi di dollari. Una cifra impressionante che vuol dire parecchi punti percentuali di Pil, un numero spropositato di occupati, una filiera fatta di tecnologie, macchinari, prodotti, alimentazione. Un meccanismo che, a pensarci bene, dipende in gran parte dall’impollinazione.
Delle 100 colture da cui dipende il 90 per cento della produzione mondiale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api e, solo in Europa, ben 4mila diverse colture crescono grazie alle api (dati Unep – United Nations Environment Programme). Questo significa che, se questi preziosi insetti sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare sarebbero devastanti. Chi impollinerebbe le coltivazioni? L’impollinazione artificiale è una pratica lenta e costosa mentre il valore di questo servizio, offerto gratis dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno.
Qualche anno fa, anche in Italia si diede l’allarme. La moria di api fu messa in luce in un’inchiesta di Edoardo Spera, uno dei giornalisti più esperti in materia di agroalimentare nel nostro paese; l’inchiesta portò alla sospensione dell’uso dei fitofarmaci in agricoltura. I pesticidi venivano usati per la concia delle sementi, ed entravano nel circolo vitale dei fiori fino alla fase dell’impollinazione. Con la conseguente morte delle api. La sospensione dell’uso dei fitofarmaci, però, per le associazioni di apicoltori non fu sufficiente.
La Casa Bianca ha creato la “Pollinator Health Task Force” il cui compito è quello di trovare una strategia per difendere questi preziosi insetti. E anche l’Unione Europea è intervenuta mettendo al bando alcuni pesticidi.
Purtroppo però gli apicoltori vedono ridursi, di anno in anno, i loro allevamenti e la produzione di miele. Quest’anno si parla di produzione ridotta addirittura al 10% rispetto all’anno passato.
Quando le api non ci saranno più, gli uomini si estingueranno. La profezia non è di Nostradamus, ma del fisico e scienziato Albert Einstein. E la profezia sulla moria delle api sta facendo tremare l’agricoltura.
E non solo.
Cosa è necessario fare?

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

Q COMMENTO
  1. Rolando Drahorad

    Vedendo il tema delle api voglio testimoniare il mio apprezzamento per i temi che scegliete che sono spesso azzeccati ed interessanti per chiunque abbia a che fare con l’agroalimentare. Saluti da http://www.myfruit.it

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