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Centrale Italiana smette la sua attività. E’ la fine delle Supercentrali?

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centrale italianaProcedimento 1768 Centrale Italiana. Si chiama così il protocollo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) istituito nel Dicembre 2013 e relativo alle supposte pratiche anti concorrenziali della Centrale che vede unite Coop Italia, Despar, Sigma, il Gigante e Disco Verde, ovvero Centrale Italiana. Questo agglomerato di insegne rappresenta il 23% della quota di mercato ed il tipo di unione è tale che per cui le quote di attenzione oltre le quali la cooperazione nella fase degli acquisti potrebbe conferire alle parti un potere di mercato tale da rendere l’intesa suscettibile di produrre effetti restrittivi della concorrenza sono pari al 15%.

Essendo tali quote superate risulta opportuno, secondo l’AGCM, effettuare una valutazione dettagliata dell’accordo. Insomma l’Autorità Garante spiega che, secondo il Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, non è possibile fare agglomerati di Centrali di acquisto tali da superare il 15% della quota di mercato se l’unione ha prevalentemente ad oggetto la contrattazione degli acquisti.

Meglio Sciogliersi

Per risolvere e dirimere il contraddittorio, l’agglomerato delle appartenenti (ossia tutte le insegne che fanno parte di Centrale Italiana) ha deciso di sciogliersi. Fine della storia di Centrale Italiana, una delle Centrali più unite dai tempi della nascita delle supercentrali. Quindi il protocollo 1768 si dovrebbe risolvere così: per decisione delle 5 appertenenti Centrale Italiana continuerà la propria tornata contrattuale sino al 31.12.2014 e durante tale periodo non procederà al rinnovo di nessun contratto per l’anno 2015.

Inoltre i mandati a negoziare le condizioni commerciali per conto dei 5 consorziati (Coop Italia, Sigma, Despar, Gartico e Discoverde) verranno consensualmente interrotti già a partire dal 30 giugno. Si dovrà attendere la risposta dell’Autorità ma l’esito positivo sembra scontato. Secondo l’Autorità, Centrale Italiana aveva una quota del 23% (25,7% oggi secondo Iri che probabilmente non tiene conto delle quote del Discount e l’Autorità sì), a grande distanza dal 14% di Sicon (Conad e Rewe oggi al 14,9%) che a questo punto rischia grosso perché la soglia del 15% è molto vicina, dal 13% di Esd Italia (Selex, Sun e Agorà oggi al 14,9%) che a sua volta rischia anch’essa e dall’11,3% di Centrale Auchan (Auchan e Crai all’11,3%). In Centrale Italiana solo Coop Italia e Sigma dichiarano 19 miliardi di fatturato. In dicembre l’Antitrust aveva sostenuto che «le quote di vendita delle catene, per quanto contenute a livello nazionale, raggiungono in alcuni mercati locali valori piuttosto elevati che pesano sui rapporti di forza degli attori della filiera». Per esempio Coop in alcune province della Toscana e dell’Emilia ha quote di mercato che variano tra il 45 e il 65% ma come Centrale Italiana si ritaglia in una ventina di province quote variabili dal 42 al 67%.

Il pensiero dei Manager di Centrale Italiana

E ora? “La situazione è più complessa di quanto non appaia – premette Davide Rossi, dg di Sigma – ma al momento non posso rilasciare dichiarazioni stante la procedura in corso. Noi siamo tranquilli e sereni e potrebbero presto esserci altri sviluppi”. In verità Sigma e Coop, che sono legate da un accordo ulteriore e differente da Centrale Italiana, rappresentavano la fetta più importante e quindi l’idea di camminare da sole probabilmente facilita la loro vita invece che il contrario. Gianluca Di Venanzo, dg di Despar ha invece dichiarato “A oggi non abbiamo deciso nulla sulle nuove aggregazioni. Ma lo sapremo entro una quindicina di giorni”. In verità il mercato diffonde milioni di voci differenti circa la sorte della centrale Despar. Si ventilava l’entrata di Aspiag in ESD ma se così fosse supererebbe il 15% fissato dalla UE e di certo la ex Centrale Italiana farebbe valere la medesima regola e non darebbe l’opportunità di unione al gruppo austriaco. E se Aspiag facesse entrare nel mercato italiano l’insegna Spar? E se camminasse da sola? E le altre aziende della despar? Regna il massimo silenzio intorno alle aziende appartenenti alla Centrale bolognese, non si comprende minimamente cosa succederà. Si ripete che le voci sono davvero infinite che nemmeno vale la pena riportare le più frequenti, ma sicuramente come dice Di Venanzo, ci saranno novità. Coop Italia, da parte sua, si affida a una nota in cui dichiara che “lo scioglimento di Centrale Italiana e stato deciso dai suoi soci avendo preso atto dell’esaurimento della sua funzione di promozione e sviluppo delle relazioni con l’industria”.

Non possono più esistere le Supercentrali

In tutto questo rumore la vera notizia è però una sola: la teoria secondo cui, essendo l’Italia un Paese molto frammentato al livello di Distribuzione Alimentare, sono necessari raggruppamenti di centrali di Acquisto per far valere il proprio peso davanti all’Industria non è permesso dalla legge oltre la quota del 15%. Quindi? Si torna al passato? Si attende che Conad cresca ancora un pochino per sciogliere Sicon? Uguale si dica per ESD in caso di crescita dei fatturati delle appartenenti?
La cosa certa e’ che bisogna ripensare il ruolo delle Centrali: gli agglomerati devono andare oltre le mere concentrazioni di acquisto, così dice la Legge, e non si scappa più.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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  1. Erni

    La UE vuole distruggere l’italianità …. meglio uscirne !

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