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Terminato il Cibus, la Fiera sul Food più importante d’Italia: molte luci e qualche ombre in una Fiera organizzata molto bene

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logo CibusIl Cibus 2014 è terminato con una speranza: che i tempi difficili stiano lentamente terminando. E’ stata una Fiera in linea con le aspettative, molti visitatori stranieri, moltissima distribuzione italiana soprattutto nei giorni centrali e molta industria che ha tanta voglia di lavorare. Questo è il riassunto della quattro giorni di Parma alla Fiera del Cibus.

La terza giornata, su tutte, è stata molto interessante anche grazie alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che ha presentato il padiglione di Expo 2015 dedicato alle imprese alimentari ed ha approfittato per firmare a Parma un Protocollo di intesa per la tutela e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari DOP e IGP sulla piattaforma on-line eBay, un progetto realizzato in collaborazione con Aicig ed eBay. Al Cibus si è parlato soprattutto di Export ed è emerso che le aree di espansione sono l’Estremo Oriente, l’Africa e Paesi come il Messico e l’Argentina. La principale strategia è di rinforzare i mercati maturi attraverso gli accordi bilaterali, come quello con il Canada stipulato nel 2013 e quello con gli USA da stipulare entro la fine dell’anno. I mercati del Giappone e l’Australia sono assai interessanti per i nostri prodotti biologici. In due workshop organizzati dalla società di consulenza Octagona sono state presentate le opportunità di export in India e nel Sud Est Asiatico. In India c’è un mercato potenziale di 300 milioni di persone interessate alla cucina italiana, mentre nel Sud Est Asiatico c’è grande interesse per il prodotto italiano, specie in Thailandia, Vietnam, e Indonesia, un Paese quest’ultimo dove il food italiano viene trainato dallo sviluppo della grande distribuzione. Al tema della promozione dei prodotti nella grande distribuzione italiana è stato dedicato il convegno organizzato dalla Nielsen e dalla Università di Parma: dal volantino cartaceo si passerà agli sfogliatori di volantini virtuali scaricati dalle “app”, con la possibilità quindi di leggere on line quello che il volantino propone. In questo modo, il volantino elettronico diventa anche una lista della spesa, oltre che un elenco di promozione dei prodotti. Insomma argomenti attuali ed interessanti. L’ente organizzatore più di così non avrebbe davvero potuto fare. Continua a sorprendere, invece, il cambio che la famosa Fiera del Food Made in Italy sta compiendo tra gli operatori. Poco prodotto, poche dimostrazioni e tanti tavoli per fare affari. E’ vero che oggi la necessità è quella di aumentare il giro di affari e l’evento è fondamentale per arricchire il portafoglio clienti, però forse un poco ci si dimentica chi siamo, la nostra tradizione, i prodotti della nostra terra, i suoi profumi, insomma tutto quello che uno straniero si aspetta di incontrare alla Fiera italiana del Food. Peccato che Parma, la città, non faccia molto per emergere dal profilo cupo in cui sopravvive negli ultimi anni e non si rende protagonista di investimenti strutturali per aiutare l’Ente Fiera ad esprimere ancora meglio il suo potenziale.

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

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