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Expo 2015: l’imbarazzo d’Italia

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expoLe vicende che stanno affliggendo l’evento che avrebbe potuto essere l’aspettato traino all’industria italiana verso un aumento delle vendite (a noi interessa il campo alimentare) sono vergognose e preoccupanti. E’ dal 2008 che Milano, la città che apre le porte all’Europa, è alle prese con l’organizzazione della Fiera dell’Expo 2015 e ciò che si legge sui giornali negli ultimi tempi, ma non solo negli ultimi, confermano che la completa sfiducia del cittadino-consumatore-lavoratore verso le istituzioni trova tutte le sue giustificazioni.

Il nostro Paese ha sempre basato la sua economia prevalentemente sulla piccola e media impresa. La crisi degli ultimi anni del mercato interno avrebbe dovuto generare incrementi nelle politiche di esportazione tali da recuperare una buona parte del fatturato perduta negli affari di casa nostra. Attenzione: i numeri dell’export sono in positivo, ma sono numeri che non giustificano le perdite interne. Da più di venti anni il mondo è cambiato: senza analizzare la crescita dei Paesi un tempo poveri ma giganti (Cina e India su tutti) sono cambiati i metodi relazionali nel mondo: internet, i social network, i voli low cost, le normative alle procedure di esportazione e l’Unione Europa, venti anni sono stati capaci di cambiare molti decenni di abitudini. L’Italia, meno di altri Paesi, ha saputo approfittare di questi cambi. L’italiano non parla bene l’inglese, non è un dettaglio da poco, e seppure partecipando a Fiere nel mondo, le aziende fanno fatica a seguire quei mercati con la dovuta concentrazione. Le capacità produttive e soprattutto logistiche sono limitate e ci limitano anche in termini di competitività con i Paesi più organizzati in termini infrastrutturali. Insomma, abbiamo cambiato il nostro Paese molto meno di quanto non è cambiato il mondo ed anche meno di quanto non hanno fatto Paesi più organizzati. L’Expo arrivava in questo momento, avrebbe dovuto essere un evento capace di dare una scossa al mercato italiano. Le qualità produttive di cui siamo portatori sono indubbie però non le sappiamo vendere. L’Expo sarebbe stata l’occasione giusta. Alla Fiera del Cibus si è parlato molto dell’Expo e dell’opportunità che l’industria alimentare italiana ha per esprimere al mondo la sua qualità. A dire il vero è anche emerso che i costi per partecipare a tale evento sono impossibili: per capirci la partecipazione con uno spazio adeguato a tutto il periodo fieristico si aggirano a valori superiori ai 5 milioni di euro. Comprendete? La Piccola e Media impresa (PMI) avrebbe dovuto pagare in questi periodi milioni di euro per partecipare all’Expo. La verità è, invece, che non vi partecipano nemmeno le multinazionali!

Perché costi così esagerati? Che cosa bisogna mantenere? Abbiamo risposte?

Peccato, probabilmente abbiamo perso un’altra opportunità. Accontentiamoci di vedere dei bellissimi cantieri ancora aperti nel momento dell’evento per dimostrare ancora una volta che l’Italia non c’è. Non urliamo, quindi, che l’Europa è cattiva con noi; forse siamo noi incapaci.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

Q COMMENTO
  1. jungle

    Dott. Meneghini, quanto ha ragione!!
    I capaci sono una minoranza che non può garantire al paese i risultati che meriterebbe.
    Sono degli “eroi” senza i quali saremmo al black out totale, ma questo è certamente un sistema che non può funzionare e ora che a competere non ci sono solo gli USA e l’Europa post-bellica, soffriamo senza apparente via di uscita.
    Dovremmo ripartire proprio riconsiderando il valore “capacità” … ma tra il dire e il fare ….

    Cordialità

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