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Relazione annuale del Garante delle PMI: record di fallimenti

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fallimentoLe PMI italiane segnano un nuovo record in negativo, quello dei fallimenti. Il 2013 è infatti stato uno dei peggiori negli ultimi anni in termini di differenza tra iscrizioni e cessazioni, nonché in termini di fallimenti che hanno raggiunto quota 10mila unità. Dal 2008 al 2013 sono state 2.1 milioni le imprese che hanno cessato l’attività, ma nell’ultimo anno il saldo è stato peggiore del periodo di riferimento (+12.681). I settori più colpiti sono l’industria, lecostruzioni e i trasporti, indifferentemente dalla forma giuridica (società di capitale, società di persone o altre forme giuridiche).
Ecco cosa emerge dalla Relazione che il Garante delle PMI ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Tra le maggiori criticità evidenziate nel rapporto ci sono l’accesso al credito, che mette all’angolo le imprese che hanno bisogno di investire, ma anche i costi di energia e trasporti. Questi ultimi sono enormemente maggiori rispetto alle concorrenti europee, con divari di credit crunch che superano i 160 punti percentuali se confrontati con analoghe PMI 160 tedesche o francesi.
Il quadro diventa drammatico se si considera che il 99,9% delle aziende italiane è costituito da micro PMI, che in esse trova impiego l’81% dell’occupazione totale e si produce il 71,3% del valore aggiunto complessivo del Paese. Le PMI, inoltre, esportano il 54% del totale a dispetto della loro piccola dimensione.
All’esame della Relazione, anche le più significative misure varate lo scorso anno dal Governo e dal Parlamento a favore delle micro piccole e medie imprese. Luci ed ombre nelle valutazioni del Garante e delle Associazioni imprenditoriali.
L’aspetto più critico rimane quello dei tempi di attuazione delle misure che spesso, per diventare operative richiedono l’emanazione di regolamenti che allungano oltre misura i tempi. A questo riguardo è emblematica la vicenda dei pagamenti dei debiti della P.A.
L’altro elemento critico su cui si sofferma a lungo la Relazione è rappresentato dalla mancanza di una vera e propria “terapia d’urto” in materia di semplificazioni. A questo riguardo, tante le proposte per eliminare inutili passaggi burocratici.
Tra le linee prioritarie per sostenere le PMI, la Relazione sottolinea le agevolazioni fiscali per le reti di impresa per gli investimenti e l’innovazione; l’ampliamento della compensazione tra crediti e debiti verso l’erario; la riduzione del costo dell’energia per i consorzi di piccole imprese. Infine per sostenere le imprese che hanno necessità di investire si ripropone uno strumento agevolato per l’acquisto o il leasing di macchine utensili e di produzione.
Ma soprattutto la Relazione richiama l’esigenza di una diversa politica europea: “Con una domanda debole – sostiene il Garante – pure le misure introdotte per fronteggiare le emergenze, abbattere le barriere, creare ambienti più favorevoli, valorizzare le capacità delle imprese, difficilmente producono effetti significativi (anche al netto dei tanti ritardi applicativi).
Se non si riattiva al più presto il volano della domanda interna, il depauperamento imprenditoriale rischia di divenire difficilmente recuperabile poiché, da solo, l’export – peraltro messo a rischio da un euro forte – non può trascinare tutta la nostra economia. Se l’Unione Europea tarderà a intraprendere politiche forti di crescita, sarà arduo venire fuori rapidamente dalla recessione” conclude il Garante.

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

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