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La rivalutazione delle quote Bankitalia è o non è un regalo alle banche

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bankitaliaLa Commissione Ue ha inviato una lettera al Ministero dell’Economia perché vuole capire se, dietro la rivalutazione delle quote di Bankitalia, non ci siano aiuti di Stato agli istituti. Se così fosse, il decreto che rivaluta il capitale di palazzo Koch andrebbe riscritto.

Proviamo ad approfondire e a fare un po’ più di chiarezza.

La Banca d’Italia è un istituto di Diritto Pubblico, come stabilito dalla legge bancaria del 1936. Il legislatore del 1936 stabilì che il capitale della Banca fosse di trecento milioni di lire e fosse rappresentato da trecentomila quote di mille lire ciascuna interamente versate. Le quote di partecipazione al suo capitale erano e sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, per il 5,67% di enti pubblici (INPS e INAIL).
La Banca d’Italia è la Banca Centrale della Repubblica Italiana e dal 1998 è parte integrante del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). La sede centrale della Banca d’Italia è nel  Palazzo Koch a Roma.

Sono passati alcuni decenni e il valore della Banca d’Italia è enormemente aumentato, mentre nei bilanci delle banche il valore della relativa partecipazione è rimasto quello iniziale, cioè il costo storico, perché così prescrive il Codice Civile. La legge consente alle banche di rivalutare le quote di partecipazione possedute.  Le quote sono state valutate tra 5 e 7,5 miliardi di euro da un comitato di esperti nominato dal Tesoro. E quest’ultimo ha optato per rivalutarle al valore più alto della forbice, cioè 7,5 miliardi di euro. Il saldo attivo della rivalutazione sarà tassato e porterà denaro nelle casse dello Stato. Quindi non c’è nessuna uscita di denaro che passa dallo Stato alle banche, anzi, succede proprio il contrario.  La rivalutazione è stata, quindi, oggettivamente fondata.

Rivalutazione eccessiva?

Vero è che i 156 mila euro investiti in totale nel 1936 dagli azionisti, rivalutati considerando solo l’inflazione, non andrebbero oltre il mezzo miliardo di euro.

Altrettanto vero è che lo stato incassa subito circa 900 milioni, grazie all’imposta una tantum del 12% sulle plusvalenze iscritte a bilancio.

E ancor più vero è il beneficio per le banche che, dovendo obbligatoriamente vendere sul mercato le quote eccedenti il 3% (e in assenza di acquirenti sarebbe la stessa Bankitalia a riacquistarle) si presenteranno ai test europei di quest’anno con un maggiore capitale di circa 6 miliardi di euro.

Questi i fatti. Le parole invece scorrono a fiumi nelle più svariate direzioni. Secondo diverse parti politiche (e non), la rivalutazione rappresenterebbe un “regalo” verso le banche. E c’è addirittura chi teme che la riforma possa aprire la strada a una privatizzazione dell’istituto nazionale, o alla sua acquisizione da parte di istituti stranieri. Secondo i sostenitori della riforma “La rivalutazione delle quote e le nuove norme offrono vantaggi a tutti. Il limite del 3% di partecipazione evita qualsiasi rischio di scalata tutelando l’indipendenza della Banca. Nessun rischio di ingresso da parte di un istituto estero, poichè i partecipanti devono avere sede e amministrazione in Italia. Infine, i bilanci delle banche migliorano, perchè si ritrovano in portafoglio delle quote di maggior valore nominale. Non è un aumento “artificiale”, perchè di fatto era la valutazione del capitale sociale da 156mila euro a essere evidentemente disallineata con la realtà, e non quella da 7,5 miliardi di euro.”

A chi dobbiamo credere noi comuni mortali?

L’anomalia certa è che il capitale della Banca Centrale, Ente di Diritto Pubblico che deve controllare le banche, sia di proprietà delle banche stesse. Ma questo è un altro aspetto.

Attendiamo con impazienza la risposta ufficiale del Ministero dell’Economia e la conseguente reazione della Commissione UE.

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

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