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L’editoriale: la Fiera Marca e le falsità svelate

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pl veraLa Fiera della Marca si conferma essere un eccezionale punto di incontro e di confronto per il mondo della distribuzione e quello dell’industria. Di fatto rappresenta oggi il momento più alto del mondo distributivo nazionale in termini di relazioni. Peccato che ogni anno si dicano sempre le stesse cose cambiando solo i numeri, e soprattutto peccato non cambiare forma mentis quando intorno a noi il mercato sta autonomamente maturando. Poche le cose interessanti da ascoltare, ma quelle poche sono valse il prezzo del biglietto, di sicuro due su tutte.

Domenico Brisigotti, responsabile Private Label di Coop Italia ha fatto una affermazione che, oltre ad essere logica sebbene poco menzionata per ovvi motivi, ha di fatto aperto ufficialmente la crisi delle Grandi Marche, ha infatti detto: “sino a quando non cambieranno gli assortimenti che girano attorno alla PL la sua crescita sarà sacrificata.”

Attorno a questa frase drammaticamente reale girano ragionamenti complessi ed a tratti devastanti e questi sono, alla fine, quelli che fanno comprendere perché la fiera Marca del 2014 è stata la meno interessante della sua storia, la più noiosa e la più retrograda.

La seconda riflessione interessante viene dalle parole di Davide Cozzarolo , Direttore Commerciale di Sigma che ha dichiarato: come si può parlare della Fiera Marca senza Eurospin?

Ha ragione da vendere, infatti a cantare le lodi della PL c’erano tutti i più grandi venditori delle Grandi Marche. Anche la Stampa (Press), presente in massa alla Fiera, era quella che per definizione ama in maniera viscerale le Grandi Marche. Ed ha ragione Cozzarolo ad affermare che gli assenti erano, invero, quelli che fanno i maggiori volumi di Private Label. Eurospin che con i suoi 4,2 miliardi di euro di prodotti a marchio è il leader in Italia non era presente, a seguire c’è Coop con oltre 4 miliardi di euro, poi Lidl con i circa 3 miliardi di euro e poi Conad e sotto ancora Lillo Spa se si considera l’acquisizione di LD Discount.

Ebbene dei primi cinque venditori di Private Label in Italia, presenti alla Fiera ce n’erano solo due. E questa sarebbe la Fiera della Private label? Voi andreste a vedere un Gran Premio di Formula 1 senza la Red Bull, senza La Ferrari e senza la Mc Laren? Direste che è stato un bel Gran Premio? Come si può onorare il concetto ed il valore della PL, che oggi rappresenta un trend definitivo delle abitudini degli italiani, senza che siano presenti i campioni della Marca Privata?

La verità è un’altra e bisogna dirlo una volta per tutte: se circa 8-9 anni fa parlare di Private Label significava far arrabbiare le Grandi Marche, i reali “poteri forti” della Distribuzione Alimentare italiana, oggi che non può più essere tenuta a bada perché il “Dio” consumatore vuole essere protagonista assoluto dei suoi processi di acquisto mettendo sulla medesima linea PL e Grande Marca, bisogna parlarne bene e lasciando che si festeggi la crescita da 17% al 17,5% ma senza aggiornare molto dello status quo . E chi meglio degli amici delle Grandi Marche a dire che cresce, che è bella e brava e che il futuro è suo? E invece no.

Il presente sarebbe già suo se si volesse realizzare quello che ha detto Domenico Brisigotti, e la Fiera della Marca sarebbe un evento se davvero il mercato fosse equo e desse risalto davvero ai protagonisti della PL come acutamente ha osservato Cozzarolo, cioè se finalmente si costruissero assortimenti davvero a misura delle richieste del consumatore. Ma le Grandi Marche devono continuare a tenere sotto controllo la crescita della PL e per tale ragione la Fiera della Marca era colma di suoi amici. Come si può, quindi, considerare un successo questa manifestazione?

L’unica cosa che davvero si può dire è che la Fiera della Marca 2014 sarà ricordata perché due grandi protagoniste del mercato, la leader del mercato Retail in Italia e seconda come produttrice di PL, ed un’azienda in netta crescita sul mercato Retail hanno detto la verità ed hanno aperto una voragine.

Tutto il resto è stata noia pura.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

2 COMMENTI
  1. davide

    Egr. Meneghini mi voglio complimentare con lei in quanto le sue osservazioni sono sempre attente e fini.
    Io ero presente al dibattito e direi che la differenza di dialettica e contenuti e’ stata tutta dalla loro parte
    Chissà cosa potrebbero fare le due giovani promesse insieme?

  2. ruben

    Egregio, non posso che essere d’accordo.
    Sembrava una ruota circencese di encomi e null’altro.
    Se legge il rapporto a suon di 35 euro non legge nulla di molto diverso rispetto all’anno scorso.
    I termini di paragone sono ristretti.
    Gli stessi interventi degli MD della GDO mi pare abbiano detto molto dello stato di immobilismo.
    Mancava Esselunga, come mai?
    Infine nemmeno un minimo di lay-out per gli attendees costretti a stare in piedi.

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