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Si fa presto a dire “Motivazione” –(prima parte)

motivazione

motivazioneRiprendiamo il filo del nostro discorso interrotto qualche settimana fa, prima delle vacanze natalizie, per continuare a sviscerare vari aspetti delle competenze relazionali. Parliamo di gestione del personale e, ad una domanda posta a molti imprenditori, manager e/o responsabili di area per sapere qual è, dal loro personale punto di vista, l’atteggiamento che apprezzano maggiormente dai propri collaboratori, per esperienza vi posso garantire che la maggior parte degli stessi, soprattutto in questo periodo  risponderebbe: La motivazione. Sapete perché? Perché “l’essere motivati” porta con se tutta una serie di comportamenti virtuosi che danno all’attività professionale uno slancio e uno sviluppo continuo: interesse, curiosità, ricerca, cura nella progettazione, definizione di obiettivi chiari, alta soglia di attenzione alle relazioni e desiderio di conoscere e imparare. E’ un quadro ideale certamente, ma dal quale nessuno può allontanarsi, pena prestazioni professionali non soddisfacenti anzi potremmo dire scarse. Oggi, in una società così complessa, è molto difficile trovare la motivazione giusta se non troviamo le condizioni favorevoli per aumentare le nostre performance lavorativeedi conseguenza quelle dei propri collaboratori.

Per parlare di questo tema (la motivazione) e farci aiutare in questo percorso che intendo suggerirvi, ho incontrato nuovamente Enrico Carosio, docente universitario nonché collega  formatore di Consulenze Ora. 

D: Enrico, ben ritrovato e grazie per la tua disponibilità: proviamo a partire dalle origini: cosa è la motivazione?

R: L’etimologia del termine motivazione è “muovere verso” e ci rimanda all’idea di movimento, di agire verso, per ottenere un qualcosa o raggiungere una meta. Nello sviluppo della persona la motivazione è una condizione fondamentale perché mette in evidenza la differenza tra chi prova a fare” qualcosa e chi, invece, ci riesce. In questa concezione, chi “riesce” non è migliore o più capace di chi “prova”, ma è solamente spinto maggiormente a ricercare le strategie e gli strumenti più adattati ed  efficaci per soddisfare i propri bisogni che, come vedremo, non riguardano solamente cose tangibili – come il denaro – ma anche, e soprattutto, bisogni di autorealizzazione emotiva-affettiva. Il fascino che caratterizza l’azione motivata e la soddisfazione nel vedere raggiunto un risultato anche da parte di altri, ha portato a ritenere che si possono motivare le persone con relativa facilità, arrivando a un abuso superficiale del termine. In realtà, le cose non sono così semplici. 

D: Da dove possiamo partire per capirne un po’ di più?

R: Tutte le riflessioni che faremo di qui in avanti devono essere lette alla luce di quella che possiamo considerare il presupposto di partenza e che può destabilizzare il senso comune del termine: “non si può motivare nessuno!”. Cosa intendiamo con questa forte affermazione? La motivazione è, per natura, “personale”. L’individuo si muove per ottenere e il suo agire deve soddisfare prima i propri bisogni e in secondo istanza quelli del gruppo. Per chi ha avuto un’esperienza sportiva in una squadra vincente non sarà certo difficile comprendere che i risultati sono stati ottenuti attraverso le prestazioni “motivate” dei singoli (valorizzazione della persona, ruolo e funzione definiti con precisione, forte senso di identità, conoscenza e desiderio di migliorare le proprie competenze, arrivo delle prime vittorie….). Quando una o più di queste condizioni viene meno, la prestazione subisce inevitabilmente un calo fino al rischio di diventare disagio nel giocare in quella squadra e con quei compagni.  

D: Ci sembra un esempio chiaro che però lascia intendere che la motivazione, benché personale, non dipende solo dal singolo ma anche da altri fattori e persone?

R: Esattamente. Per “motivare”, se così possiamo dire, colui che ha il ruolo di responsabilità deve creare quelle condizioni che “facciano percepire ai suoi collaboratori che quella esperienza (importante per lui) lo diventi anche per loro (perché soddisfa i bisogni personali”. Quindi i due modelli, paternalistico (dai che è importante e bello perché te lo dico io) e quello, molto diffuso, basato sulla paura (fai così se no…. ) non possono funzionare. Occorre proporre esperienze, anche lavorative, che abbiano una direzione di senso per chi deve metterle in atto e, oggi con la complessità e la fatica anche della vita quotidiana, non è per niente facile. Non è per niente facile in questi momenti …. ma da tempo diciamo che  sono proprio questi momenti di “crisi” che dovrebbero aiutarci nello scatto culturale che hai enunciato. Verrebbe da chiederci subito: come fare?? Con quali strumenti??, con quali ricette?? ….  Meglio pensarci un po’e “digerire” bene questi concetti;

a voi lettori,  dico che nella seconda parte –che pubblicheremo la settimana prossima – affronteremo, sempre con Enrico Carosio, altri elementi della motivazione, alcune definizioni ed alcuni riflessioni circa la lettura dei nostri comportamenti ed atteggiamenti e quelli dei nostri collaboratori. Lasciamo un po’ di “attesa”, e, perché no, alcuni vostri spazi per commentare insieme eventuali vostre riflessioni sul tema trattato.

 

Dati dell'autore:
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Stefano Gennari

Esperto di Formazione ed Organizzazione aziendale. E’ un selezionatore del personale per imprese. La società Selezione ORA Sas è specializzata in corsi di formazione per manager e consulenti.

4 COMMENTI
  1. lorenzo

    Fin qui le premesse sembrano interessanti, ma in un momento come questo il fattore economico non può essere sminuito é, e resta la condizione numero uno, dalla quale far partire un rapporto di fiducia con il lavoratore, un lavoratore sottopagato e stressato dalla continua minaccia di perdita del lavoro ha bisogno di soldi e sicurezza.
    Sia questa la prima piattaforma da cui partire, il resto rischia di diventare o peggio essere percepita come:”una presa per i fondelli”.

  2. GIUSEPPE

    In questi difficili momenti di crisi economica la motivazione e’ sicuramente un fattore fondamentale per aiutare le persone a superare le difficoltà cercando di vedere sempre il bicchiere 1/2 pieno.
    Purtroppo in molti casi va a scontrarsi con gli aspetti ” nevrotici ” quotidiani di guerra alla sopravvivenza, che prendono inevitabilmente il sopravvento sui fattori intangibili di cura alla persone.
    Prendendo spunto dalla natura, se la pianta da frutto viene curata e potata nel modo giusto prendosi cura di lei con attenzione, avremo sicuramente maggiori possibilità di avere Eccellenti frutti !

  3. Erni

    Quando hai una tassazione che incide fino al 70% dei tuoi sudati guadagni ….purtroppo non c’è motivazione che tenga !

  4. stefano

    Vi ringrazio per gli interventi puntali e stimolanti che avete postato.
    Mi ritrovo e non posso che condividere tutte le opinioni espresse. La motivazione economica è una di quelle classificate come più forti anche perché risponde direttamente alla possibilità di soddisfare i bisogni fisiologici primari dell’uomo (per chi è interessato veda A. Maslow, Piramide dei bisogni dell’individuo).
    D’altra parte l’individuo ha necessità di veder soddisfatti anche altri bisogni, che vedremo nella seconda parte e che, se ciò non avviene, rischia di fossilizzarsi solo su un aspetto (seppur fondamentale), e quindi di non aver chiaro come agire e quali strategie mettere in atto per autorealizzarsi.
    Per comprendere meglio questo aspetto, e prendendo spunto dall’intervento di Giuseppe, mi permetto di stimolarvi citando un detto, quasi un dogma che accomuna gli apicoltori: “Quando ho iniziato ero concentrato sulla produzione del miele a tutti i costi, ma il miele non arrivava. Quando ho smesso di pensare al miele e occuparmi delle api, il miele e arrivato”.
    Nella seconda parte cercheremo di illustrare i vari tipi di motivazione che ci spingono a agire. Grazie e buon lavoro
    Enrico Carosio

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