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L’alternativa alle assicurazioni del credito? C’è e nessuno la usa!

 

La grave crisi finanziaria ha avuto un duplice impatto sulla gestione del credito. Da un lato il sistema bancario ha ristretto l’erogazione di finanziamenti alle piccole e medie, dall’altro le societa`di assicurazione crediti hanno ridotto drasticamente la loro operativita`, diminuendo i plafond di affidamento a livelli che rendono impossibile per le aziende assicurare il proprio giro d’affari.

La conseguenza di questi due fenomeni di mercato e`una sola: il principale finanziatore delle PMI e` diventato il fornitore.

Se l’azienda deve dunque farsi carico dell’analisi del rischio finanziario del proprio portafoglio crediti e impostare su questa analisi la propria politica di affidamento commerciale, allora e`necessario che l’aziendafaccia propri gli strumenti tipici del settore bancario-assicurativo.

Diventa quindi necessario dotarsi di:
– sistemi interni di valutazione e monitoraggio del rischio (modelli di rating) e
– sistemi di gestione delle informazioni interne ed esterne sul cliente, utili al monitoraggio del rischio.

Il punto di partenza e`l’analisi dei sistemi di rating e il modello di riferimento e`quello applicato dalle banche per la normativa di Basilea 2.

Il rating operativo, l’elemento primario nella stima della probabilita`di insolvenza di un’azienda, si basa su una valutazione tecnica dello stato di salute dell’impresa attraverso le grandezze del bilancio, alle quali viene affiancata un’analisi di natura qualitativa sul posizionamento del business, la sua gestione e le linee strategiche di sviluppo.

Al rating operativo si affiancano, nella valutazione tipica delle banche, altre tre fonti informative quali:
– i dati della Centrale Rischi;
– i dati andamentali che descrivono le eventuali anomalie intercorse nel rapporto della banca con l’impresa;
– la percezione del rischio di settore come emerge dalle analisi soggettive che la singola banca ha compiuto.

Nella valutazione del rischio condotta dalle aziende sui propri clienti, queste tre componenti vengono sostituite da:
a) informazioni sugli eventi pregiudizievoli (protesti, procedure concorsuali, ecc.);
b)i dati andamentali provenienti dalle statistiche di incasso in possesso dell’azienda, da ogni altra informazione derivante dal sistema di monitoraggio interno, dalla sistematica raccolta delle informazioni provenienti dalla rete commerciale o richieste periodicamente al cliente sulla base delle politiche di assegnazione del credito;
c) l’evoluzione del rischio di settore, sia su base prospettica che su base consuntiva.

La componente quantitativa dell’analisi dei bilanci, degli indici e dei flussi delle aziende clienti deve offrire elementi per analizzare:
1) la capacita`di autofinanziamento;
2) il grado di copertura degli oneri finanziari;
3) il livello di patrimonializzazione e indebitamento;
4) l’efficienza nella gestione del capitale investito;
5) la redditivita`.
Sono infatti questi i principali criteri su cui si basa il cosiddetto rating tecnico, quello che dipende esclusivamente dai dati di bilancio.
La componente qualitativa dell’analisi del rischio deve invece prendere in considerazione almeno i seguenti elementi non finanziari:
a) struttura societaria ;
b) vendite;
c) organizzazione;
d) acquisti e investimenti;
e) posizionamento competitivo e settore;
f) strategia di sviluppo;
g) rapporti con il sistema bancario.

Queste informazioni qualitative devono essere predisposte dall’azienda sulla base della conoscenza dei propri clienti. Questi dati qualitativi dovrebbero essere aggiornati almeno una volta all’anno su base sistematica e ogni volta che si venga a conoscenza di un evento rilevante per la solidita` finanziaria dell’azienda.

Ma è corretto che un’azienda cerchi di organizzarsi in questa direzione?
Come fa a dotarsi di queste operatività che con il proprio “core business” non centrano nulla? E se anche ci riuscisse sarebbe poi in grado di gestirle e interpretarle?
La risposta è semplice ed è sempre la stessa: affidarsi a società qualificate che siano dotate di tutte le strumentazioni necessarie e siano competenti in materia, può rivelarsi la scelta vincente.

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

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