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La ricerca del lavoro e le nostre competenze relazionali

Nell’articolo pubblicato due settimane fa “A proposito di selezione…le aziende hanno le persone che si meritano …” ho avuto modo di  concentrarmi su alcuni passaggi che attuo ogni volta che affronto un incarico per la ricerca e  selezione di personale qualificato. Nella definizione del primo  passaggio (l’ascolto)  dicevo: “ …..quando le aziende mi spiegano l’esigenza, dedico parecchio tempo ad ascoltare la definizione delle competenze tecniche professionali. Nell’ascolto (e nel porre domande) scopro diverse definizioni che non riguardano solo il profilo professionale, ma hanno a che fare con competenze relazionali,  gestionali e strategiche. Mi ero ripromesso di analizzare queste ultime competenze ad una ad una:  oggi volevo soffermarmi sulle competenze relazionali. In futuro, con l’aiuto di altri colleghi che, di volta in volta, intervisterò, proverò a soffermarmi  su altre competenze per sviluppare con voi alcune considerazioni. In una definizione di massima potremmo dire che le competenze relazionali “ …. si riferiscono alla capacità di creare e mantenere relazioni positive e durature nel tempo, all’interno e all’esterno dell’azienda, la capacità di lavorare in gruppo, di prevenire o gestire situazioni di conflitto preservando l’orientamento ai risultati..” questa è la definizione che utilizzo da anni nelle giornate di formazione.

Quindi, non solo il sapere ed il saper fare, ma  ….   Il saper essere!

Provate per un attimo a calarvi nelle vostre organizzazioni e per  alcuni minuti pensare a quanto tempo dedichiamo alle relazioni nel corso di una giornata. Vi renderete conto che le competenze relazionali occupano il 70%-80% del vostro tempo. Se è vero che saper gestire una trattativa è compito di chi “la sa fare, sa gestire”, è pur vero che senza “capacità relazionali” non saremmo in grado di esporne il contenuto. Se è vero che potremmo non essere preposti a comunicare ma delegarlo ad altri, dovremmo comunque “motivare e convincere” i nostri collaboratori in un team. Gestire un team non significa solo gestirne i risultati,  figli di un’attenta e scrupolosa pianificazione (o analisi analitica dei risultati stessi); significa anche saper intrattenere relazioni con i componenti del team stesso, gestire la lode ed il biasimo, saper gestire i conflitti intra ed extra gruppo, saper gestire le emozioni, sia quelle positive che quelle negative;  saper motivare sia nei momenti di euforia come nei momenti di difficoltà;  ma anche se siamo gestiti in un team, sappiamo che il nostro obiettivo è quello di  dover contribuire nel proprio ruolo sapendo gestire al meglio le relazioni sorpa descritte.

Il successo di un bravo professionista (manager o collaboratore che sia)  - come spesso diceva uno  dei miei miglior maestri nella gestione dei gruppi -  è spesso figlio di relazioni  “positive e durature nel tempo” con i propri collaboratori, con i propri responsabili. Pensate a quanto è  importante questo elemento soprattutto in momenti di crisi e di difficoltà come quelli che – ahinoi – ancora oggi stiamo attraversando. Dover gestire con serenità un “cambiamento”…..  anche doloroso. Se poi  spostiamo il ragionamento in altri settori si può notare come le “relazioni” abbiano un ruolo chiave nella nostra società. In famiglia, in politica,  a scuola, nelle organizzazioni sociali. Gli aspetti relazionali ci appartengono, vengono da molto lontano, dalla nostra famiglia, dalla nostra cultura, dagli ambienti che abbiamo frequentato. Anche qui dovremmo avere strumenti per riconoscerle e decodificarle; ci aiuteranno per le relazioni future. Dobbiamo accettare che noi tutti “ … siamo tutti in relazione e comunichiamo sempre ….” anche quando non “vogliamo” comunicare … e decidiamo di non farlo … quindi lo comunichiamo!

Quindi imparare a stare in relazione per  comunicare bene, con efficacia, con efficienza, è una delle chiavi del successo di un buon manager.  Mai come oggi – soprattutto con l’utilizzo di internet – abbiamo bisogno di formarci su questi argomenti. L’unica cosa che mi sento di sottolineare è quella di prestare attenzione ai “profeti della comunicazione”. Riprendiamo possesso delle relazioni, lavoriamo su questi elementi con serenità e fiducia;  sono le relazioni la base della comunicazione, non il contrario.

Mi fermo qui perché reputo che il focus da sviluppare sta nelle competenze relazionali, saperle riconoscerle e saperle sviluppare sempre …. e l’invito è sempre lo stesso. Non smettiamo mai di studiare, di formarci, di conoscere. Anche se gli altri  ci riconosco indubbie capacità relazionali … credo ci sia sempre qualche cosa da imparare; io ho deciso di fare così  ….. rimanere per sempre  ….. curioso!!!!

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Stefano Gennari

Esperto di Formazione ed Organizzazione aziendale. E’ un selezionatore del personale per imprese. La società Selezione ORA Sas è specializzata in corsi di formazione per manager e consulenti.

2 COMMENTI
  1. Michele

    Buongiorno Stefano,
    è vero quello che dice, ma solo in parte. Non ho alcun titolo accademico per giudicare il suo pensiero, ma faccio lo store manager da circa 20 anni e Le posso assicurare che le relazioni contano solo se gli scaffali sono pieni. Se il punto vendita (e parliamo di numeri importanti di referenze, come ben sa anche Lei) non è a posto tutto il resto viene meno; se abbiamo una squadra fatta di 30-40 e più persone le relazioni in generale si possono anche coltivare, ma in questa epoca, e soprattutto nelle medie e piccole superfici di vendita dove tutto è stramisurato e dove ci sono differenze abissali tra vita nel punto vendita e chi lavora in sede, Le posso assicurare che pur dedicando al lavoro circa 60 ore (Monti ti ringrazio) il tempo per le relazioni non riesco proprio a trovarlo. L’altro giorno abbiamo fatto anche un corso sulle relazioni e la soddisfazione del cliente: peccato che tutti (ed eravamo un certo numero) hanno tratto la conclusione che è solo pura teoria che poi si scontra con la cruda realtà. Scusi per la nota polemica, ma Le ho riassunto la mia storia che non deve per forza essere condivisa, ma è la mia vita professionale.

    Michele

    1. Stefano Gennari
      stefano gennari

      caro Michele; a lei come a tutti coloro che commentano un grazie di cuore. E’ nel dibattito che si riesce a precisare ed approfondire. La sua “nota polemica” è corretta. Mi permetta 2 considerazioni: 1a. Lavorando 60 ore credo che di “competenze relazioni” – per come le intendo io – lei ne metta in campo più di quanto possa immaginare; ovviamente per come interpreto io le “relazioni” non le “competenze Gestionali”; se poi ha un incarico da Store Manager ….
      la seconda riguarda i corsi da lei menzionati. Io parlavo di “percorsi di sviluppo personale e professionale” e non di “corsi tecnici”. Lungi da me criticare i colleghi formatori ed i loro lavoro. I percorsi formativi che di solito durano qualche mese, scaglionando nel tempo i vari incontri, affrontando tantissimi temi trasversali: sono due visioni e momenti della formazione un pò diversi. con risultati diversi come lei correttamente ha evidenziato. Di solito propendo per la seconda ipotesi!! spero d’averle risposto.

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