GDO News
Nessun commento

le “famigerate” Banche come fanno a valutare le imprese? Un prezioso vademecum di GDONews per tutti gli imprenditori

 

Lo abbiamo scritto e commentato più volte da mesi: la morsa finanziaria che la nostra economia sta subendo è tale che sta cambiando stili di vita e nello specifico anche il modo di lavorare, e di fare impresa. Si parla molto di affidamenti, di fidi, di soggetti giuridici solvibili o meno, ma abbiamo meno chiaro come le banche ci affidano un rating.
Il rating è il giudizio probabilistico, espresso da chi lo effettua, sulla solvibilità dell’impresa.
L’entrata in vigore degli accordi di “Basilea” impone alle banche una serie di rigidi vincoli alla concessione del credito. Le banche devono, con criteri rigorosamente convalidati dalla Banca d’Italia, calcolare la probabilità che un’impresa diventi insolvente, e quindi attribuire un rating.
Il giudizio sulla solvibilità viene effettuato sulla base di tre aspetti fondamentali, che hanno però pesi differenti: quantitativi, qualitativi e andamentali.

ASPETTI QUANTITATIVI: I BILANCI
Le banche analizzano con particolare attenzione alcuni fondamentali aspetti del bilancio:
1. Deve esistere un giusto equilibrio tra risorse finanziarie immesse dall’imprenditore e quelle ricevute dalle banche. Un’impresa solida lavora con adeguati capitali propri e non dipende troppo dalle banche. La capitalizzazione è il più importante indice di bilancio in ogni sistema di rating. Generalmente, in un’impresa industriale il rapporto tra mezzi propri e debiti bancari dovrebbe attestarsi sui livelli di 1 a 5. Un’azienda sottocapitalizzata è, di norma, considerata molto rischiosa.
2. Gli interesse bancari devono essere contenuti e se questi superano il 4% del fatturato, dati gli attuali livelli dei tassi, significa molto probabilmente che l’impresa è troppo indebitata.
3. Preferire l’utilizzo di debiti a medio-lungo termine, tendenzialmente più convenienti, rispetto a quelli a breve.
4. Finanziare adeguatamente le immobilizzazioni ed assicurare il giusto equilibrio tra debiti a lungo e a breve. Le risorse durevolmente impiegate in azienda, quindi i debiti a medio-lungo termine ed il patrimonio netto, devono “coprire” (essere maggiori) delle immobilizzazioni.
5. Tenere sotto controllo crediti commerciali e rimanenze: un loro incremento è quasi sempre valutato negativamente.

ASPETTI QUALITATIVI
La Banca valuta la capacità dell’azienda di adottare scelte strategiche coerenti ponendo attenzione, in particolare, ai seguenti aspetti:
1. Settore e storia dell’azienda;
2. Tipo di governance;
3. Organizzazione aziendale;
4. Esistenza delle funzioni di controllo di gestione;
5. Pianificazione pluriennale.

ASPETTI ANDAMENTALI
1. Movimentazione dei conti: lo “scoperto di conto” deve sopperire a momentanee necessità di cassa. Se il conto rimane per parecchio tempo immobilizzato su un saldo negativo, la banca evidenzia un utilizzo improprio;
2. Utilizzo corretto dei fidi: un utilizzo pieno e al limite dell’accordato e prolungato nel tempo è un chiaro sintomo di difficoltà finanziaria;
3. Evitare gli sconfinamenti: si manifesta quando una linea di credito viene utilizzata per un importo maggiore di quello accordato. Tale anomalia peggiora immediatamente la valutazione e diventa visibile su tutto il sistema bancario tramite la segnalazione in Centrale Rischi;
4. Rimborsare puntualmente le rate dei prestiti: il mancato rimborso equivale ad un vero e proprio sconfinamento con le conseguenze appena sopra esposte;
5. Evitare insoluti dai propri clienti: un insoluto si manifesta quando le ricevute bancarie presentate salvo buon fine o le fatture anticipate non vengono pagate da parte dei clienti. Un’elevata percentuale di insoluti è un indicatore di anomalia mandamentale che peggiora il giudizio di solvibilità.

Quindi possiamo dire che i bilanci rivestono un’importanza maggiore ma la loro analisi alimenta il rating solo con cadenza annuale, gli aspetti qualitativi influiscono in misura limitata sulla valutazione della rischiosità e
assumono allora un peso decisivo i cosiddetti andamentali che presentano un elevato grado di oggettività e di cui la banca può disporre con continuità, automaticamente e, per gran parte, internamente.

La decisione di concedere affidamenti, l’entità ed il costo degli stessi, dipendono in maniera diretta dal rating.

Come allora migliorare il rating?

Esistono professionisti, consulenti, profondi conoscitori di imprese, ristrutturazioni di impresa e di sistemi bancari che sono in grado di guidare l’imprenditore verso una adeguata conduzione aziendale rivolta ad essere valutata con un buon rating dal sistema bancario. Quindi si considera sempre conveniente appoggiarsi al “Professionista di fiducia” , colui che evidenzia anomalie e suggerisce correttivi da apportare e successive azioni da intraprendere, questa è forse la giusta strada da percorrere per chi oggi vuole fare impresa in maniera opportuna.

Dati dell'autore:
Ha scritto 192 articoli
Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su