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L’autunno caldo della GDO: chi entra e chi esce dalle Centrali Nazionali? Soprese?

E’ terminata l’estate agonizzante dei numeri rossi, i numeri negativi che stanno affliggendo una grande parte delle centrali di acquisto nazionali. Che autunno ci aspetterà? Secondo il Ministro dell’economia Saccomanni nel quarto trimestre il PIL  avrà saldo positivo, finalmente in controtendenza da più di 12 mesi, ma se bisogna fare una previsione, almeno ristretta alla GDO questo ottimismo non è condivisibile. L’autunno sarà il momento in cui diverse centrali di acquisto, date per morte da mesi, dovranno davvero fare i conti con la sopravvivenza, e quelle che sono in difficoltà dovranno sacrificarsi ancor di più per sperare di sopravvivere. Nel centro- sud Italia esistono imprese della DO che hanno già gettato la spugna e che stanno cercando di organizzarsi per trovare accordi stragiudiziali con i fornitori. Le centrali nazionali dal canto loro vivono quotidiane difficoltà per una serie di ragioni: esistono centrali DO che preferiscono avere un dialogo aperto con il fornitore nazionale e condividere lo stato di difficoltà che si ha in periferia attraverso la concertazione di fidi che permettano una minima somministrazione da un lato ed un rischio meno pesante possibile dall’altro, altre centrali si disinteressano di vicende in periferia limitando a dichiarare al fornitore che le competenze si fermano alla trattativa nazionale quadro e nulla più, altre ancora che per spirito di appartenenza “vendono” all’industria una presunta congruità dei conti di tutte le associate; insomma l’industria deve fare attenzione a dove emette le fatture. Gli atteggiamenti delle Centrali nazionali, in caso di cessazione delle attività di imprese distributive regionali, cambiano a seconda dell’insegna.

Chi come CRAI, SISA e Despar hanno una filosofia molto chiara nello spiegare che la forza propulsiva che ha il Brand di fatto coagula intorno a se imprese distributive territoriali. Nel caso di Despar la capacità di stare sul mercato con un ottimo contratto di Supercentrale (Centrale Italiana), la profondità del prodotto a Marchio, le politiche di marketing in continuo sviluppo provenienti dal mondo Spar le permettono di non preoccuparsi troppo di chi entra o esce dal gruppo, negli anni ’70 i soci erano diversi da quelli attuali, in quarant’anni moltissime imprese sono passate ad insegna despar e molte ne sono uscite, le ultime ad entrare Ergon, Cannillo nella New.Co. con IPa Sud, l’Alco hanno sostituito Aligrup, Ipa Sud e Sadas, insomma il “via vai” è oramai consuetudine dell’insegna. Quest’estate circolava da più parti la voce che addirittura il colosso Aspiag stesse mettendo in dubbio la permanenza dentro la centrale bolognese. Le voci sono state in ogni caso smentite sia dall’iscrizione compatta a Centrale Italiana sia da una dichiarazione dell’ufficio stampa di Despar che alla domanda diretta ha risposto che “per il 2014 tutte le imprese compatte saranno presenti dentro la Centrale Despar, anzi nel 2014 l’importante assise mondiale di tutto il mondo Spar si svolgerà proprio in Italia e tutte le nostre aziende saranno unite nell’accogliere le aziende del Gruppo provenienti da tutto il mondo”.

Il mondo Sigma ha delle difficoltà nel Lazio, Cedis Izzi ha infatti dismesso l’attività. L’atteggiamento che ha invero adottato l’altra centrale bolognese è opposto a quello di Despar, si è preoccupata di intervenire nelle dinamiche della periferia per tutelare il proprio Brand e ha trovato la disponibilità di far somministrare i punti di vendita ex Cedis Izzi direttamente da Sigma Campania. Questo è un esempio di concentrazione, figlio dei periodi di crisi, a cui la centrale Sigma da una risposta in linea con quelle che erano le dichiarazioni di qualche anno fa, dove le volontà dichiarate erano quelle di diminuire i Ce.Di esistenti (erano 18 allora). Ovviamente tale volontà si discosta, nei fatti, da quello che si sarebbe voluto per arrivare a ciò: la cessazione dell’attività di Cedis Izzi comporta accordi stragiudiziali con diversi fornitori, è un percorso delicato che deve arrivare a termine e che la centrale Nazionale davvero non può dominare.

Due filosofie diverse, entrambe corrette che denotano atteggiamento differenti nei confronti dell’industria: da un lato chi si dichiara DO tout court, dall’altro chi è DO ma è in una profonda fase di trasformazione verso un approdo di tipo GD, con diversi temi controllati dall’alto.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

7 COMMENTI
  1. Lettore

    Una delle sorprese dell’autunno è la vicenda Conad Leclerc…

  2. brazov

    Rimane un mistero che senso abbia per Coop cedere di fatto le proprie condizioni ad aziende completamente disomogenee e concorrenti.

  3. Pompeo Fusco

    Il problema è che tutte le centrali d’acquisto, e le loro associate, oggi hanno un costo di gestione ingiustificato in rapporto al periodo di crisi che va a scapito della loro stessa base. Sarebbe giusto liberare parte delle risorse fin qui accumulate e distratte per pagare o mega compensi ai vari amministratori o utilizzate per operazioni finanziarie a vantaggio della base associativa e, quindi, sei consumatori finali.

  4. Giangiorgiovanni

    io mi occuperei di Unicomm…

  5. alberto

    Di Unicomm? In che senso? Lascia Selex?

  6. Leo

    Cari miei,
    Aspiag ha già acquistato il 30% di Unicom e aspetta solo che l’ Antitrust dia il via libera all’operazione. Nel 2015 Aspiag sarà in Esd e il mondo cambierà ancora. Ecco svelato il mistero

  7. Informato

    Confermatissima la notizia su Unicomm

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