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Finiper: il nuovo socio Fsi apporterà capitali. Come combattere la crisi in maniera moderna.

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Il 2012, ed il 2013 ancora di più, sono anni segnati dalla crisi e molte imprese distributive cercano di rafforzarsi tramite fusioni, acquisizioni, cessioni ed investimenti. Molto di rado si è assistito ad un operazione finanziaria come quella messa in piedi dal gruppo Finiper e dal fondo FSI: l’intesa, resa nota a fine marzo, prevede l’ingresso del fondo nel capitale di Finiper con una quota del 20 per cento. L’operazione, il cui closing è atteso entro luglio, avverrà attraverso un aumento di capitale e non con cessione di azioni già esistenti. L’obiettivo è dotare il gruppo di risorse finanziarie che potranno sostenere le future acquisizioni sul mercato nazionale.
Da questa impostazione si deduce quindi che gli obiettivi sono diversi: per Finiper, il cui patron Brunelli all’inizio del 2010 aveva riacquistato un’analoga quota da Carrefour al quale l’aveva venduta anni prima, la strategia dell’aumento di capitale apporta capitali freschi, liquidità che in un anno difficile come questo sarà molto preziosa, anche in ottica di sviluppo visto che il mercato è molto mobile in questo momento e si possono cogliere ottime occasioni. Inoltre il carattere istituzionale del fondo FSI, controllato da Cassa Depositi e Prestiti, garantisce a Finiper una garanzia di stabilità anche nel medio-lungo periodo.
FSI, da parte sua, entra nel settore retail dalla porta principale, partecipando al capitale di un gruppo di prim’ordine che conta 26 ipermercati a insegna «Iper», «La Grande i» e 170 supermercati a insegna «Unes», con un giro d’affari di 2,2 miliardi, un Ebitda di 168 milioni e 10 mila dipendenti. Infatti in prospettiva c’è la possibilità per il Fondo di crescere nel capitale di Finiper, senza mai però arrivare a rilevare la maggioranza. Tutto questo, probabilmente, si muoverà di pari passi con la maturazione di operazioni di acquisizione che si concentrano sul mercato nazionale.
L’obiettivo è sostenere la crescita del gruppo Finiper, ma al contempo aiutare la ripresa attraverso il consolidamento e quindi una più efficiente organizzazione della rete di distribuzione agroalimentare in Italia. Nel medio-lungo termine, poi, Finiper potrà pensare a guardare a obiettivi all’estero.
Senza dubbio un operazione non comune nel panorama italiano, e ci auguriamo che qualcun altro segua l’esempio: a volte è meglio un socio forte e autorevole che dolorose cessioni o eccessivi indebitamenti.

 

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

2 COMMENTI
  1. brazov

    L’ingresso di capitale pubblico in un azienda privata ci riporta all’IRI ed alle allegre gestioni GS…
    Premesso che potrebbe non essere un operazione negativa, perchè si rimane in minoranza ?
    E soprattutto perchè Finiper e non le altre migliaia di aziende in difficoltà ?

    1. ivan

      io parlo da ignorante.Pero’ se dovessi investire,aiuterei un’azienda sana per acquisire le aziende in difficcolta’,e scaricare le passivita’ dai guadagni,incrementando pero’il fatturato.perche’ un’ azienda e’ grande quando i numeri sono grandi.

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