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Dico e Coop: la fine del “Brutto anatroccolo”

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Un comunicato con due firme, quella del Presidente di Dico, Mario Zucchelli e quella del Presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari. In buona sostanza il comunicato del 7 Marzo 2013 ha precisato che “la DICO e le Cooperative sue socie, dopo una approfondita valutazione, sono pervenute alla decisione di sottoscrivere l’accordo con il Gruppo Tuo-Despar avente per oggetto la cessione della loro Società.” Come GDONews aveva anticipato una settimana fa, esisteva la volontà di Coop a proseguire la sua storia senza il format Discount, nella fattispecie la Dico ma soprattutto di concentrarsi sul business che meglio gli riesce: quello dei supermercati e superstore. Nel comunicato, infatti, viene spiegato che “[..] Ciò avverrà con contestuale acquisizione da parte delle sette Cooperative Socie della rete di 54 supermercati del Gruppo Tuo-Despar concentrati prevalentemente a Roma e nel Lazio.” Sono quindi due gli obbiettivi che hanno portato alla firma della cessione di Dico a Tuo: da un lato l’ “Obiettivo di questa concentrazione del format discount del Gruppo Tuo-Despar è quello di rilanciare la rete di vendita e conseguentemente lo sviluppo della società DICO.” Dall’altro “ Coop la sua focalizzazione sul format supermercati, confermando così la sua leadership anche attraverso lo sviluppo in territori importanti come Roma e il Lazio.” Infine la dichiarazione che tutti aspettavano, ovvero “l’impegno della DICO e delle Cooperative sue socie, come pure del Gruppo Tuo-Despar, di pagamento totale di tutti i fornitori della DICO”. Insomma attraverso un cammino tortuoso si è conclusa una storia che di fatto non ha mai vissuto importanti condivisioni di obbiettivi, quella tra Coop Italia ed il Discount. In ogni caso attorno a questa cessione si sono manifestati sentimenti e valutazioni controverse: sorpresa, delusione, rabbia, compiacimento. Perché tutto ciò? Beh, chi si sarebbe mai immaginato che Coop, il mondo cooperativo, solidale per definizione, a prescindere dai risultati, si sarebbe resa protagonista di una cessione così importante di una propria azienda lasciando la sorte dei dipendenti in mano al nuovo acquirente? Una azione del genere compiuta da una società di capitali, non cooperativa, non avrebbe destato nessuna sorpresa, anzi è una cosa normalissima procedere ad una cessione nel momento in cui si ravvisano le condizioni di non poter più far fronte ad una gestione considerata troppo compromessa. Ma la Coop è la Coop. Com’è possibile che sia accaduta una cosa del genere? E’ evidente che siamo di fronte ad un cambiamento storico per Coop, un cambiamento che già si è notato proprio nella scelta di persone, negli ultimi anni, che provengono dalla concorrenza, cosa impossibile anni addietro. Oggi questo cambiamento ha toccato un punto notevolmente più lontano rispetto alla vecchia tradizione, quello di comportarsi come una normale impresa sul mercato prescindendo dai principi cooperativi non codificati ma ben conosciuti. Nei corridoi si racconta, e magari sono solo favole, che ci sia stata una vivace diatriba tra Coop Italia e Dico (e società socie) relativamente alla cessione. Altre voci parlano addirittura del fatto che Coop Italia nemmeno era a conoscenza della volontà della Dico di vendere. Chissà se è vero, in ogni caso questa cessione ha fatto emergere l’esistenza di diverse anime e diversi atteggiamenti dentro il mondo Coop: da un lato coloro che non tollerano che la Coop si comporti in maniera “non cooperativa” con i propri dipendenti, ovvero che proceda alla cessione senza rivelare nulla sino all’ultimo, che non si preoccupi ufficialmente delle sorti di coloro che hanno combattuto per la medesima causa, e se fossero vere le voci della diatriba interna si potrebbe pensare che Coop Italia sarebbe ancora portatrice di questi principi rappresentati dalla “vecchia guardia” con una sua etica cooperativa e corporativa.

Dall’altro la sorpresa ed il compiacimento da parte di chi sostiene che finalmente anche la Coop sta diventando una “azienda normale”, ossia che si rapporta al mercato con il piglio che è necessario adottare per continuare la rotta del mantenimento della leadership, oggi realmente minacciata da più di un competitor. E tale pragmatismo potrebbe, sempre se fosse vera la diatriba interna, essere rappresentato da Mario Zucchelli, considerato un uomo tutto d’un pezzo, colui che ha sfidato il Patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, nell’incredibile vicenda del terreno a Modena acquisito con un investimento di diversi miliardi di lire da Coop Estense per meri motivi di strategia commerciale bloccando l’espansione del competitor. Uno stratega del genere potrebbe benissimo progettare e compiere una trattativa che, di fatto, porta soluzioni definitive ad un problema mai risolto, quello del rapporto Coop – Discount. Oggi il mercato ha risolto due situazioni che limitavano due protagonisti: da un lato porta definitivamente la Coop ad occuparsi solo ed esclusivamente dei Supermercati e Superstore, inoltre aumenta la propria quota di mercato in un territorio, il Lazio, che vede nei prossimi mesi, la concomitante presenza di un altro grande protagonista del mercato, Esselunga appunto, che secondo alcune voci ha già comprato tre terreni per costruire i suoi redditizi superstore. Dall’altro lato, il Gruppo Tuo, ma forse in accordo con il mondo Despar, si preoccuperà di concentrarsi sul mercato del Discount, l’unico che in questi anni gode di numeri positivi.

Coop abbandona così il suo ex “brutto anatroccolo”, Tuo invece si appresta a diventare cigno.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

17 COMMENTI
  1. MARCHESI GABRIELE

    Siamo veramente al paradosso! Sono socio coop e ho in mano l’ultimo numero di CON (marzo 2013), rivista incredibile per la fastidiosa autoreferenzialità e parzialità. Gli slogan sono ripetuti fino al parossismo:”l’ugualianza, l’ambiente, la sostenibilità, i rifiuti, l’ecologico, la tutela, le sportine biodegradabili” ecc ecc.Ma quanto costa questa pazzesca rivista? (mi è sfuggito se è stampata in carta riciclata!) Orbene questa coop cede 2500 dipendenti come se fossero sportine non biodegradabili. Dimostra una sensibilità ai problemi della sostenibilità veramente significative. Ho molto apprezzato il vostro articolo che seppur misurato si fa notare per la chiarezza e l’onestà intellettuale.
    La conclusione però non è chiara. La coop vuole tenere il mercato e fin qui va bene, ma cominci a parlare di business, di fatturato e spieghi che il mercato vuole anche il sacrificio di TESTE! E smetta di parlare di soci, di sostenibile, di contenimento dei prezzi con in mano il coltello da scannatoio. Vorrei chiedere a che livello si è preoccupata della “sostenibilità” delle famiglie che poggiano su Dico prima di raccontarci la favola dell’orso cattivo (esselunga) e del sostegno ad Africa, Asia, Amazzonia e Chissàù dove. Di cui nessuno sa niente! Ci racconti invece cosa sarà dei dipendenti Dico dei markets e del centro direzionale di Bologna.
    Grazie comunque per l’ottimo articolo
    Gabriele Marchesi

  2. William

    Concordo pienamente con il sig. Marchesi. oggi non c’è un buono ed un cattivo. Le Cooperative guardano al denaro come tutti gli altri se non più degli altri…il lavoro sporco lo lasciano al Gruppo Tuo, che essendo gestito da un privato, vuole risultati ed utili e pertanto ci apprestiamo a vedere i dovuti tagli del personale.
    La verità è che il discount non rientra nel DNA delle Coop; si sono dimostrati incapaci di gestire questo format (bastava vedere gli assortimenti forse fatti per fare volume da Coop Italia)…
    Non voglio entrare nel merito delle persone che hanno gestito quest’azienda perchè la questione diventerebbe pesante…sinceramente viste le perdite di milioni e milioni di euro degli ultimi anni tutti pensavamo che il denaro alle Coop non costi nulla….
    Comunque grazie alla dirigenza di quest’azienda che avrà sulla coscienza diverse famiglie (per quanto gli possa fregare) !!

  3. aldo

    Se Cooop vuole essere una impresa vera e non una coop, deve trarne le conseguenze anche sulla parta relativa al prestito sociale ed alla tassazione.
    Senno’ si rischia di passare per i furbetti del quartiere e dare munizioni a chi attaca il mondo coop.

    Ritengo che è prorio nei momenti di difficoltà che i valori a cui si lega devono essere rafforzati e non abbandonati, mi domando cosa sarebbe successo se i dirigenti delle coop avessero chiesto attraverso un referendum ai soci se vendere i pv o trasformarli in super coop o continuare con i discount.

    Un referendum non solo sulla scelta ma anche sui costi di ogni scelta e del caso richiedendo un intervento dei soci.

    Mi viene il dubbio che i soci avrebbero percorso un’altra strada.

  4. 1 su 5000

    Il pragmatismo di cui si parla nell’articolo, il voler diventare una “azienda normale”, poteva essere dimostrato 2 anni fa, quando i bilanci hanno iniziato a presentare buchi di milioni di euro, quando il progetto del nuovo asset della Dico iniziava fin da allora a dimostrarsi per quello che sarebbe stato, ovvero un fallimento completo. Eppure i numeri sulla loro scrivania c’erano arrivati, eccome!
    Invece si sono voluti aspettare altri 2 inutili anni, tranne poi ritrovarsi ora ad esercitare il piglio necessario sulla fascia più debole dei lavoratori Dico.

    1. Per 1 su 5000

      Ma qualcuno davvero pensa che si approvano i bilanci senza conoscere i numeri di un azienda?????

  5. brazov

    Mi sembra una bella idea quella di gestire un azienda con i referendum…..
    La verità è che Coop ha imbarcato parecchi manager esterni inadeguati (per usare un eufemismo)e strapagati, con i risultati che vediamo e la perdita delle caratteristiche peculiari.

  6. aldo

    Brazov ma la coop è un’azienda o una coop dove tutti i soci contano 1?

  7. brazov

    Aldo, non è il movimento 5 stelle…
    Sintetizzando abbastanza,la sostanziale differenza rispetto ad un azienda privata è che il CDA viene eletto dai soci invece di essere nominato dall’azionista

  8. Aldo

    Brazov, mi è chiara la cosa, e la mia aveva anche una % di provocazione, ma la domina delle società deve essere l’assemblea dei soci e non il cda, specie sulle scelte strategiche, ora nelle spa pur essendo il cda espressione dei soci, viene richiesto che le decisioni strategiche, vengano proposte dal cda e rattificate dall’Assemblea.

    Nel mondo Coop stante che il cda ha un legame meno forte con chi lo ha eletto, penso che il ricorso al voto delle assemblee debba essere maggiore.

    sempre che vogliamo dare una specifica diversità alle cooperative.

  9. brazov

    In teoria sarebbe corretto, in pratica sarebbe una catastrofe.
    Il problema di Coop è sempre stato quello di non prendere decisioni o prenderle ed applicarle con tempi elefantiaci.

  10. aldo

    Brazov, questo segna il punto che il modello cooperativo oltre una certa soglia cozza con il suo DNA, infatti le coop di produzione, hanno creato un sistema duale, la produzione – la terra nelle coop, la commercializzazione in Società di capitali in cui sono socie.

    Porto avanti questa discussione non per amore di polemica, ma per provare a capire se non è giunto il momento di rivedere il modello in se, e non intendo abolire le coop, ma renderlo ai passi con i tempi senza snaturarne il carattere.

  11. Antonio

    La nuova dirigenza ha provveduto a chiudere la sede distaccata di Bologna spostando buona parte del pesonale a Roma

  12. william

    Caro Antonio, non è che l’inizio :
    tra poco verrà chiusa anche la sede di Prato circa 60 persone difficilmente ricollocabili (tutti a Roma ??),
    si comincia a chiudere i primi negozi, uno già chiuso in Liguria con i primi licenziamenti…sabato chiude Avezzano poi sarà la volta dei negozi di Pescara, etc….Poi il magazzino di Pomezia ex Dico (cosa se ne fa il Gruppo Tuo di un altro magazzino a Roma?). Chiaramente non si apre una mobilità a livello nazionale, ma si cerca di licenziare alla spicciolata così non ci saranno problemi per eventuali future assunzioni….i sindacati dormono…..le Coop tanto hanno venduto e andiamo avanti così !!!!!

  13. Informato

    Ma lo sapete come funzionava con gli acquisti in questo mondo o tutti fate finta di nulla ?? poi ci si meraviglia come sono finiti i Dico ..con la vecchia nomenclatura , gli amici degli amici.

  14. Clarissa

    La ristrutturazione ? necessaria per evitare il fallimento ma Coop avrebbe dovuto fare la sua parte e proporsi per riassorbire il personale dei punti in chiusura e dove possibile anche delle sedi. molte perspne accetterebbero qualsiasi cosa in questo momento, soprattutto a Prato dove la crisi incombe! Non possiamo chiedere ad un privato più etica di quanto Coop sbandiera nelle campagne pubblicitarie. Coop potrebbe ancora !.. sono tante e diverse e sparse in tutto il territorio nazionale… alla fine si parla 4 5 persone per pdv! Perché i Sindacati non lo propongono? Il comunicato fatto ai dipendenti ? stata la cosa più triste che abbia mai letto : merce di scambio per la guerra a Esselunga! Me lo dite cosa gliene frega ad un dipendente? Ci paga il mutuo? L’umanita’ dove l’hanno lasciata? Io ho versato i miei soldi al prestito sociale per la guerra a esselunga? O perché ho creduto in un progetto, in un ideale? Spero che ci sia un ripensamento e che anche i nuovi proprietari cerchino un coinvolgimento … Forse alla fine renderebbe la ristrutturazione più semplice per tutti.

  15. William

    Coop dovrebbe prendersi i dipendenti della Dico ? Ma crediamo alle favole…forse non si è capito che Coop è al pari di aziende come Conad, Esselunga, Carrefour, etc.. quando possono licenziare lo fanno in virtù del profitto..l’etica sociale non esiste più..è come chi crede ancora nel comunismo e non si è accorto che il muro di Berlino è crollato da tanti anni…..Sicuramente vogliono far passare dei messaggi fasulli, non hanno coinvolto i dipendenti in quello che succedeva, li hanno venduti come capi di bestiame avendo sulla coscienza tutte le scelte sbagliate e cieche che hanno fatto in anni di disastro alla Dico…
    Beh però continuate a fare spesa alla Coop e magari portategli pure i soldi…che servono a finanziare il Pd….

  16. giuseppe

    sta di fatto che il 30 giugno chiuderà la prima delle piattaforme di distribuzione DICO grazie coop!! per il futuro incerto di 30 persone

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