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Crisi delle PMI: anche la GDO ha le sue grosse responsabilità

Creditcrunch

Come noto l’Italia è un paese la cui economia è basata in gran parte sulle PMI, anche nel settore alimentare dove il localismo è una caratteristica imprescindibile del nostro mercato.
La crisi dall’inizio del 2009 sta picchiando duro, i consumi si riducono, i costi e le imposte aumentano, e le PMI, che talvolta sono imprese di famiglia o poco più, sempre più spesso faticano proseguire l’attività, non tanto per problemi commerciali, ma soprattutto per problemi di natura finanziaria.

Credito bancario

Certamente una delle causa è il drastico calo del credito bancario. Nel solo 2012 i prestiti alle imprese e alle famiglie sono diminuiti dai 1.512,5 miliardi del 2011 ai 1.474,7 miliardi dell’anno successivo con una riduzione di 37,7 miliardi (-2,5%). Questi i dati dell’ultimo rapporto del Centro studi Unimpresa. La rilevazione, realizzata su dati della Banca d’Italia, mette in luce dunque le enormi restrizioni sul versante degli impieghi da parte delle banche italiane. Il capitolo imprese è quello più drammatico. I prestiti sono precipitati da 894 miliardi a 864,6 miliardi facendo registrare una contrazione di 29,4 miliardi. Aziende, anche in crescita, che non hanno possibilità di accedere al credito o lo stesso gli viene ridotto, cadono dritte verso una crisi di liquidità che a catena si riflette sui lavoratori (potere d’acquisto) e fornitori, innescando a catena la crisi di intere filiere.
E’ curioso come il sistema bancario si difenda affermando come sia la richiesta ad essere calata, quando chiunque abbia dimestichezza con aziende e banche sa che le condizioni e le richieste di garanzia degli istituti di credito scoraggiano gli imprenditori a farne richiesta.

Il grande buco della liquidità

Dall’inizio della crisi i titoli di credito che alla scadenza non hanno trovato copertura sono cresciuti del 12,8%, mentre le sofferenze bancarie in capo alle aziende hanno fatto registrare un’impennata spaventosa: + 165%. Alla fine del 2012 l’ammontare complessivo delle insolvenze ha superato i 95 miliardi di euro. Questi dati ci indicano quale sia il vero punto della crisi attuale: la liquidità. La maggior parte delle aziende è diventata “cattivo pagatore” nel senso in cui ha difficoltà a onorare tutte le scadenze nei tempi concordati.
La crisi della liquidità è tale che il 63% delle micro, piccole e medie imprese italiane nel 2012 è stata costretta a ricorrere a un finanziamento per onorare le scadenze fiscali. «Il disagio economico in cui versano le piccole imprese – osserva il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – è noto a tutti, con risvolti molto preoccupanti soprattutto per i dipendenti di queste realtà aziendali che faticano, quando va bene, a ricevere lo stipendio con regolarità». Una PMI su due sta pagando gli stipendi ai dipendenti a rate.
In questa situazione gli investimenti per crescere le aziende se li sognano.

Le responsabilità della GDO

La GDO non si salva da questa situazione, anche se ha forse più responsabilità degli altri attori della filiera distributiva per la posizione di forza in cui si trova. Sono sempre di più le segnalazioni che giungono alla nostra redazione di aziende che testimoniano come la distribuzione stia peggiorando sempre di più nel rispetto dei tempi di pagamento. Molti gruppi, ci viene segnalato, ritardano di almeno trenta giorni i pagamenti rispetto alle scadenze contrattuali, spesso senza nemmeno avvertire i fornitori, a volte facendo ricorso a palesi pretesti.
La situazione è particolarmente grave per tutti quei fornitori esclusi dal famigerato Articolo 62 (valido solo per i deperibili): queste aziende non hanno modo di far rispettare alla GDO i termini concordati, se non interrompendo le forniture e rischiano di perdere clienti importati con conseguenze facili da immaginare.
Insomma molti retailer si stanno rendendo direttamente responsabili della crisi di molti fornitori. C’è addirittura chi ci ha comunicato di aver denunciato i clienti per aver causato il fallimento della propria azienda non rispettando i pagamenti. In una situazione congiunturale così difficile e con equilibri finanziari così delicati a volte basta poco per mettere un’azienda in una situazione irrecuperabile.

La nostra impressione è che si stia arrivando rapidamente al punto di non ritorno per molte PMI. Continueremo a monitorare la situazione ed invitiamo i nostri lettori a continuare a segnalarci situazioni difficili anche nei commenti.

 

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

Q COMMENTO
  1. Cesare

    Purtroppo le PMI del settore alimentare vengono messe fuori gioco dal doppio listino che vige in Italia.
    Se noi pagassimo il prodotto alle aziende come dal listino che viene praticato alla GDO saremmo estremamente più competitivi e con il servizio personalizzato che possiamo offrire alla clientela.
    Le aziende se applicassero il listino anche facendo pagare il trasporto(per le entità minime)ne avrebbero un beneficio.Non dovrebbero dare il fine anno(salvo accordi contrari)non farebbero merchandising nei pdv,non darebbero contributi per i volantini,non pagherebbero la “tassa”per ogni referenza introdotta
    ecc.ecc. Riflettano le aziende se continiamo a morire loro solo con la GDO non vivono.Saluti

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