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Gli Ipermercati e la crisi: i segreti dei bilanci della GDO…con grosse sorprese

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Nel presente articolo tratteremo dell’evoluzione delle performance finanziarie, prima e durante la crisi, di alcuni dei più noti operatori del settore Ipermercati, un canale di vendita che ha risentito forse più degli altri degli effetti della doppia recessione che ha colpito il nostro Paese a partire dal 2008.

Gli operatori che abbiamo considerato non sono tutti quelli attivi sul mercato nazionale, oltre che per ragioni dimensionali, perché quando le imprese operano in differenti segmenti di mercato (ad esempio COOP e CONAD) diventa difficile, dall’esterno, estrapolare dai dati di Bilancio le informazioni specifiche sul singolo canale di vendita. Per questa ragione la nostra analisi si è focalizzata sui Bilanci dei seguenti competitor, che rappresentano i cosiddetti “puristi” nel settore degli Ipermercati:

  • Auchan S.p.a. (2,8 Mld € di fatturato nel 2011);
  • Carrefour (attraverso i bilanci della SOCIETA’ SVILUPPO COMMERCIALE S.R.L., 2,3 Mld di fatturato nel 2011);
  • Iper Montebello S.p.a. (1,6 Mld di fatturato nel 2011);
  • Bennet S.p.a. (1,5 Mld di fatturato nel 2011);
  • Grandi Magazzini e Supermercati Il Gigante S.p.a.(0,9 Mld di fatturato nel 2011);

Il risultato dell’analisi può essere espresso in modo sintetico osservando i dati medi riferiti al periodo 2005-2011, tenendo quindi conto di un arco temporale abbastanza lungo e di differenti fasi economiche (quella espansiva 2005-2008 e quella recessiva 2009-2011).

Poiché rendimento, rischio e crescita sono le tre variabili più importanti in ottica finanziaria, il grafico che segue mette a confronto, per i suddetti operatori, il livello di rendimento dei capitali investiti (che dipende dalla profittabilità dell’impresa e dal fabbisogno di capitali necessario ad operare), il livello di rischio finanziario (che dipende dalla sostenibilità dell’indebitamento) e infine il tasso di sviluppo del fatturato.

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Il grafico è diviso in sei quadranti che identificano altrettante classi di performance.

Il primo commento è positivo e riguarda la rischiosità finanziaria: nessuna delle imprese esaminate presenta livelli di indebitamento poco sostenibili. Tenuto conto dell’andamento economico non favorevole di questi ultimi anni, ciò indica che le aziende meno profittevoli hanno saputo mantenere una struttura finanziaria equilibrata.

Il secondo elemento che spicca dall’esame del grafico è relativo al rapporto fra Rendimento dei capitali e crescita: le aziende che hanno registrato in media tassi di crescita del fatturato più elevati sono anche quelle che hanno prodotto i migliori rendimenti dell’attivo (Il Gigante e Bennet). Non a caso questi due operatori rientrano nel quadrante in alto a destra che rappresenta quello delle performance migliori.

Auchan e Iper Montebello sono cresciuti poco ed hanno prodotto rendimenti inferiori a quelli di Bennet e Il Gigante, anche se occorre rilevare come, in media, l’operatore francese abbia prodotto un Rendimento dell’attivo molto modesto (0,6% vs 2,0% di Iper Montebello), in funzione del quale l’impresa si colloca sulla linea di confine fra il quadrante centrale destro e quello sinistro. Si segnala come tale risultato non particolarmente favorevole per Auchan dipenda dalla performance negativa del 2011, che contribuisce in maniera sensibile ad abbassare la media di tutto il periodo.

Infine Carrefour (SOCIETA’ SVILUPPO COMMERCIALE S.R.L.) è l’unica realtà presente nel quadrante superiore di sinistra (rischio contenuto, rendimento negativo) a causa di un ROI medio (return on investment = reddito operativo / Attivo) costantemente negativo e del peggior tasso medio di crescita osservato lungo il periodo 2005-2011 (0,9%).

L’analisi dei dati ci permette quindi di affermare che tutte le aziende esaminate sono solide ma che gli operatori italiani del canale Ipermercati hanno prodotto mediamente migliori performance rispetto ai due operatori francesi, e che, dal punto di vista finanziario, uno dei fattori che ha contribuito a questo risultato (oltre ovviamente a differenti business model) è stato senz’altro la crescita.

A tal proposito è opportuno segnalare due circostanze: in primo luogo la crescita non è a costo zero, ma richiede investimenti da parte degli operatori (nuove aperture, ristrutturazioni dei punti vendita esistenti, aumento dei magazzini ecc…), quindi sottrazione di risorse e immissioni di mezzi freschi da parte dei soci e dei finanziatori esterni. L’esame dei grafici sottostanti ci aiuta a comprendere meglio questo concetto.

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E’ evidente come la crescita del giro d’affari sia correlata direttamente ai nuovi investimenti: le aziende italiane (istogrammi neri) hanno in media “protetto” i fatturati nel periodo recessivo, a differenza delle francesi, grazie a nuovi investimenti, seppure ad un ritmo inferiore rispetto al periodo precedente. Riguardo al periodo pre-crisi si segnala, al contrario, come le aziende francesi siano state più efficienti ottenendo più alti livelli di crescita delle vendite a parità di sviluppo dell’attivo. Questa dell’efficienza (intesa come fabbisogno di capitale in relazione al fatturato) è una caratteristica distintiva delle aziende francesi rispetto a quelle italiane, che vedremo essere costante lungo il periodo 2005-2011.

In secondo luogo investire, di per sé, non è la sola condizione sufficiente a garantire una “sana” crescita, perché occorre che gli investimenti siano anche redditizi. In presenza, infatti, di investimenti non redditizi, continuare a sostenere la crescita dei ricavi attraverso nuovi impieghi non fa altro che alimentare ulteriormente le perdite, drenare risorse e peggiorare la solidità dell’azienda.

Possiamo osservare questa seconda condizione confrontando il differenziale fra il rendimento dei capitali investiti (ROI) e il costo delle fonti finanziarie (ROD = oneri finanziari / Debiti) per le imprese in esame. Quando questo differenziale è positivo, nuovi investimenti in attività con margini analoghi a quelli attuali producono una crescita sana, in alternativa l’aumento dei ricavi connesso ai nuovi investimenti drena risorse (aumenta l’indebitamento più che proporzionalmente) e distrugge valore aziendale (per effetto delle perdite).

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I grafici ci possono dare una chiave di lettura utile a comprendere le differenti strategie di investimento dei diversi operatori, così come evidenziate in precedenza: a fronte di un differenziale costantemente negativo e in peggioramento per Carrefour (SOCIETA’ SVILUPPO COMMERCIALE S.R.L.) Auchan presenta valori positivi fino al 2007 e negativi dal 2008 in avanti, mentre le imprese italiane mostrano una performance sempre positiva (che giustifica quindi i maggiori investimenti) anche se in diminuzione per effetto della crisi.

Nei prossimi articoli illustreremo più in dettaglio quali sono e come si sono evoluti i fattori operativi (struttura dei costi, margini, fabbisogno di capitale e fonti di finanziamento) in grado di spiegare le performance finanziarie dei diversi operatori illustrate nel presente articolo.

 

Chi è Obiettivo Valore: è una società di consulenza specializzata in strategia e finanza d’impresa  il cui ruolo è quello di aiutare a ripensare la strategia delle Aziende, individuando la strada ed i mezzi più appropriati per accrescere il valore nel tempo, comunicare all’esterno queste decisioni, affiancare l’impresa nel dialogo quotidiano con banche e con la comunità finanziaria, reperire risorse finanziarie alle migliori condizioni e nel momento giusto. Obiettivo Valore collabora con le maggiori insegne della GDO valutando la qualità delle imprese partner sullo sviluppo della private Label con veri e propri  RATING che fanno emergere in maniera decisamente più profonda le qualità o i limiti della finanza aziendale rispetto a meri bilanci di esercizio.

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Dott. Giuseppe Di Napoli

Esperto di analisi finanziaria, svolge da oltre dieci anni l’attività di consulente per piccole, medie e grandi imprese. Nel biennio 2010-2011 è stato responsabile nazionale dell’area Valutazione d’azienda e di business per l’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf), ente di cui attualmente è socio Responsabile per la Liguria. E’ autore di studi e approfondimenti di carattere finanziario su riviste di settore.

3 COMMENTI
  1. Fabio

    Buon girno a tutti;
    Articolo interessante sicuramente lo è di più per quelli che lavorano nella GDO, sicuramente le aziende che in questo periodo sanno meglio investire, innovare, presentarsi in modo migliore ai clienti sono quelle che hanno i numeri migliori.
    Mi farebbe comunque piacere trovare un articolo simile che riguardi altre catene di dievrso interesse, che tratti Negozi di Elettronica di Consumo come Expert, Mediaworld, Saturn, Unieuro, Trony, Euronics, Darty e altri, chiedo scusa anticipatamente se me ne fosse sfuggito qualcuno.

    Che ne dite potrebbe starci un articolo simile?

    Grazie a tutti in anticipo.

    Augurandovi buon lavoro colgo l’occasione di porgervi i miei più sinceri saluti,

    Cordialità
    Fabio

  2. brazov

    Sicuramente l’articolo è interessante ma mi chiedo (da tempo) quanto alcuni bilanci siano attendibili.
    Su Carrefour niente di nuovo ma ad esempio sul Gigante girano voci (speriamo restino tali) poco rassicuranti.

  3. Giuseppe Di Napoli

    Teniamo presente che i bilanci di imprese quali quelle esaminate sono sottoposti almeno ad un doppio controllo di qualità: da parte di un Collegio Sindacale e di un Organo di Revisione esterna, che rispondono del loro operato nel caso in futuro si scoprisse che hanno assecondato comportamenti dell’impresa non legittimi nella tenuta della contabilità.
    Certo, le aziende che poi si sottopongono ad una analisi di rating raccolgono un ulteriore punto di vista, che è anche un altro tassello in più in direzione della trasparenza.
    Saluti e grazie per i commenti

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