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Wal-Mart rivoluziona i rapporti con i propri fornitori

Wal-Mart segue l’esempio di altre grandi multinazionale americane modificando del tutto il proprio rapporto con i fornitori per evitare le accuse di sfruttamento del lavoro nei Paesi in via di sviluppo. Il maggior operatore al mondo della grande distribuzione organizzata ha infatti avvertito i proprio fornitori, con una lunga lettera di ben 10 pagine, dell’adozione di una “politica di tolleranza zero” verso le violazioni dei suoi standard globali di approvvigionamento e della decisione di tagliare immediatamente i legami in caso di subappalti senza il proprio consenso.
La nuova politica, che entrerà in vigore dal 1 marzo prossimo, è stata elaborata dopo la scoperta di capi di abbigliamento prodotti per conto della catena statunitense in una fabbrica in Bangladesh colpita da un incendio con conseguente decesso di 112 lavoratori. Le norme più severe sostituiscono il precedente approccio denominato “three strikes”, che assicurava ai fornitori tre possibilità per risolvere i problemi prima di porre fine ai rapporti commerciali.
“Ovviamente la nostra precedente politica non funzionava così bene come avrebbe dovuto”, ha spiegato Rajan Kamalanathan, vice presidente e responsabile degli approvvigionamenti etici. “Il nostro messaggio di tolleranza zero ha lo scopo di attirare l’attenzione della gente”.
Wal-Mart avvierà inoltre entro la fine dell’anno la pubblicazione sul proprio sito istituzionale di un elenco di fabbriche non autorizzate a intrattenere rapporti con i suoi fornitori “per richiedere più responsabilità e trasparenza”, ha aggiunto Kamalanathan. Inoltre, la catena statunitense chiederà alle fabbriche di superare verifiche preventive prima che i fornitori vengano autorizzati a intrattenere rapporti di fornitura e, per il Bangladesh, di attuare misure di sicurezza supplementari. Per i rappresentati sindacali le nuove misure non sono però ancora sufficienti. La nuova politica, secondo i sindacati, non affronta per esempio i compensi pagati ai fornitori, considerati insufficienti a coprire i salari e la sicurezza delle condizioni di lavoro nelle fabbriche.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

2 COMMENTI
  1. Silvia Ricci

    Pur concordando sui principi “il punto debole” di queste operazioni fatte per lo più per far tacere le pressioni esterne è sempre lo stesso: fare pagare a qualcun altro i costi di una produzione eticamente e ambientalmente sostenibile. Non è una regola generale, ma spesso dove c’è sfruttamento di lavoratori adulti e minori ci sono contratti da fame con prezzi impossibili da praticare da parte dei fornitori senza ricorrere a “scorciatoie”. Così come è stato definito per i prodotti alimentari le grandi catene come walmart, che muovono filiere di produzione enormi e toccano milioni di consumatori, dovrebbero andare a definire quale è il VERE COSTO dei proprio prodotti. Se non prendiamo atto che vendere sottocosto rispetto al vero valore che un bene o un servizio hanno a livello ambientale ed etico non faremo altro che spostare l’impatto sul futuro dilapidando all’inverosimile le risorse naturali e il futuro delle prossime generazioni o consumatori se dir si voglia. http://www.greenbiz.com/blog/2012/08/09/true-cost-food Cambiare paradigma di crescita non avviene dall’oggi al domani e serve seria programmazione piuttosto che azioni di facciata. Concludo con una citazione di Janez Poto?nik – Commissario europeo per l’Ambiente. “La crescita ecocompatibile è l’unica forma di futuro sostenibile, per l’Europa e per il mondo intero. L’industria e l’ambiente devono andare di pari passo, perché nel lungo periodo gli interessi di chi opera in questi due campi sono gli stessi.”
    http://www.comunivirtuosi.org/news-dal-mondo/troppe-aziende-come-tanta-politica-ignorano-la-necessita-di-uno-sviluppo-sostenibile

  2. brazov

    Condivido, Wal- Mart fà finta di dare una spolverata alla sua immagine scaricando il problema sul fornitore XY, ovvero “vedi di non far lavorare i bambini o almeno fai in modo che non si sappia…”

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