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Aumento dell’Iva: tutti contrari e con buone ragioni

L’aumento dell’Iva si ripercuoterà sui consumatori e deprimerà consumi già fortemente compromessi. Il provvedimento deciso dal Governo – aumento di un punto dell’Iva, che passa rispettivamente all’11% e al 22% a partire dall’estate 2013 – solleva la protesta di Consumatori, distribuzione, industria ed esercenti, che sottolineano ripercussioni sia sui prezzi sia sui già deboli consumi.
Non ci sono dubbi: in una situazione in cu i consumi sono in calo verticale, un aumento dell’iva a metà del 2013 rischia di vanificare le debolissime aspettative di ripresa per il prossimo anno.
Come ha sottolineato Centromarca, l’aumento dell’Iva causerà una crescita dei prezzi stimata nello 0,6% per l’alimentare nello 0,9% per il non food, con effetti negativi sulla domanda, sul Pil e sull’occupazione. Secondo Luigi Bordoni, presidente di Centromarca “l’aumento dell’Iva previsto dal Governo Monti penalizzerà i consumi in un momento di grave debolezza della domanda. Se il provvedimento non sarà modificato, le aziende industriali e distributive faranno presto i conti con un ulteriore fattore di riduzione dei consumi e le famiglie con la perdita del loro potere d’acquisto. Inevitabili le ripercussioni sull’occupazione. Ci chiediamo come sia possibile perseguire la ripresa varando interventi che vanno in direzione opposta”. Secondo le prime stime elaborate da Ref Ricerche per Centromarca, infatti, effetti negativi sono previsti anche sulla domanda, con una stima di contrazioni pari a meno 0,3% per l’alimentare e a meno 0,45% per il non alimentare. Ripercussioni pesanti anche sul prodotto interno lordo (meno 0,25%) e sull’occupazione (meno 0,2%). Per Centromarca sono “dati allarmanti” anche alla luce della flessione dei consumi che, nei primi sei mesi di quest’anno, è già stata pari a meno 4,5% per alimentari e bevande, a meno 7,2% per abbigliamento e calzature e a meno 3,9% per i consumi fuori casa.
Ancora più dura la presa di posizione di Coop: “l’annunciato aumento dell’Iva, anche se di un solo punto percentuale, è una autentica calamità. Provocherà un ulteriore abbassamento dei consumi e comporterà un aggravio di circa 270 euro a famiglia non compensato dal mini taglio dell’Irpef. In tempi di recessione, è un provvedimento assolutamente controproducente, tale da incidere sul 73% dell’intero paniere di spesa, e peserà in maniera devastante proprio su quei 20 milioni di famiglie italiane a reddito basso, medio basso e medio per le quali servirebbe viceversa una manovra di sostegno”.
E’ sempre più difficile credere in una ripresa nel 2013 per il settore distributivo: tra le incognite sulle conseguenze dell’entrata in vigore dell’Art. 62 su produttori e imprese e l’aumento dell’iva, che difficilmente potrà essere evitato (visto il calendario politico i tempi sono strettissimi) e comunque comporterebbe altrove altre imposizioni fiscali, l’anno che ci attende potrebbe rivelarsi addirittura peggio di quello che si sta chiudendo. Ma è possibile che un governo fatto di tecnici ed economisti non sia in grado di trovare soluzioni meno recessive per conseguire il pareggio di bilancio? A voi lettori le considerazioni.

 

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

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  1. Max

    Le direttive delle societa’ segrete sono quelle di imporre in NWO attraverso l’impoverimento (ed il controllo dell’emissione della moneta)dei stati europei.

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