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Editoriale: gli Ipermercati sono una formula obsoleta?

Da più parti, a più riprese, da diverso tempo non si sente dire altro: gli Ipermercati, i grandi Ipermercati non funzionano più. I dati di mercato confermano tale tendenza, soprattutto quelli delle grandi catene, perlopiù straniere, che si affacciano nel nostro Paese. Sia però chiaro: non è un problema nazionale, in Francia ed in Spagna esiste lo stesso problema, tanto che l’anno scorso Carrefour investì moltissimo denaro e diverso tempo a cercare la nuova e rivoluzionaria soluzione capace di invertire la tendenza e riportare in attivo il loro “core business”; oggi sappiamo che Carrefour Planet è stato un buco nell’acqua ed il vecchio CEO, Lars Oloffson, ha rassegnato le dimissioni la scorsa primavera. Dice bene Turiddo Campaini, Presidente di Unicoop Firenze, gli Ipermercati così decentrati adesso sono anche colpiti dal costo del carburante che inibisce il consumatore ad uscire dalla città in auto per fare la spesa. In verità la crisi del format ha diverse cause:una è stata sicuramente la crescita, negli ultimi quindici anni, delle catene specializzate del non food che ha sciaguratamente coinciso con il primo grande cambio di filosofia del modello Ipermercati: ovvero il passaggio da una formula prevalentemente alimentare (anni ’90), a quella prevalentemente non alimentare, come già era in Francia. Altra causa è però la conseguente la saturazione del mercato e dei bacini di utenza; infatti se da un lato negli anni ’90 investire negli Ipermercati era considerato un affare, negli anni 2000 si è andato progressivamente constatando che tale non era più, che i consumatori delle città non aumentavano all’aumentare delle strutture e della presenza della concorrenza, andavano invero ripartiti. Queste situazioni hanno portato a delle flessioni, non rilevanti come quelle di oggi, ma sufficienti per rivedere il numero degli addetti e soprattutto la qualità degli stessi. Infatti un’altra causa della crisi del formato, almeno in Italia, è da ascrivere all’impoverimento del personale specializzato presente nelle strutture, sostituito da giovani prestati al mestiere. In ultima analisi ciò che ha definitivamente dichiarato morta la formula degli Ipermercati è stata la crisi Europea che ci sta affliggendo da oramai diversi anni. Domandiamoci una cosa: se non esistesse la crisi, gli Ipermercati avrebbero numeri così negativi? Probabilmente no, anzi probabilmente si sarebbe già pensato ad una nuova formula,e chissà forse la formula Planet di Carrefour avrebbe potuto avere successo, non si sa! E’ plausibile però affermare che gli Ipermercati sono un modello di vendita che può avere successo esclusivamente nei periodi in cui l’economia “tira”, è una formula rivolta all’incentivazione al consumo tipica dei periodi floridi. In Francia si sono avute crisi economiche dagli anni ’60 agli anni 2000, così come in Italia, ma mai di queste dimensioni e soprattutto ridotte nel tempo, con mercati mai saturi. In Italia gli Ipermercati hanno avuto origine alla fine degli anni ’80 e da quel momenti in avanti non ci sono mai stati periodi come questo (la crisi del ’92 fu grave ma completamente diversa). E’ vero che siamo in un mercato saturo, ma di fatto questa formula non può funzionare in un momento di crisi. Qual è quindi la soluzione? Il Professor Masu, qualche giorno fa, conversando con lo scrivente, disse che chi trova la formula giusta sarà leader per i prossimi venti anni. Si ha ragione, ma penso che la formula giusta sia o quella dei piccoli Ipermercati concentrati sul fresco (ovvero grandi Superstore) come il Gigante o Leclerc in Italia e soprattutto Leclerc in Francia oppure la soluzione è quella di Unicoop Firenze: il decesso della formula con la sostituzione del modello di consumo con quello del Superstore, ovvero la medesima soluzione di cui sopra. Di fatto con i tempi che corrono una soluzione per approdare ad una rinnovata formula di Ipermercati (grandi) non c’è.

Dati dell'autore:
Ha scritto 765 articoli
Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

12 COMMENTI
  1. giovanni

    Finalmente qualcuno si sta accorgendo della più assoluta mancanza di professionalità del personale degli ipermercati, soprattutto di quelli stranieri. Questi signori ai tempi delle loro acquisizioni in Italia, hanno solo pensato di ridurre i costi( personale, gestionali, etc.) ma mai di sviluppare le vendite – eh già gli italiani sono tutti stupidi -. Definire il middle management presente negli ipermercati “prestato al mestiere” è un puro eufemismo la sola buona volontà non è sufficiente: reparti dei prodotti freschissimi oltre che ad essere ridotti al minimo essenziale, gestiti da personale professionalmente incompetente, direttori di ipermercato più addetti vendita che manager, ect.
    Non bisogna dimenticare anche che le catene di supermercati di dimensioni più o meno grandi hanno usufruito di questo aiuto insperato e, usufruendo della maggiore flessibilità e snellezza delle proprie strutture hanno sviluppato un format competitivo all’interno della cerchia urbana.

  2. brazov

    Iper, super, supestore ?? Son tutte pippe di noi addetti ai lavori.
    Al cliente medio non interessa nulla e non conosce neanche la differenza.
    Gli interessa:
    trovare la merce sugli scaffali (magari anche quella in promozione …)
    pulizia;
    freschezza;
    competenza;
    cortesia;
    assortimento
    e ovviamente convenienza.
    Il problema fondamentale degli ipermercati è che vengono gestiti come supermercati più grandi.
    Con la centralizzazione logistica sono sparite dai pv competenze, responsabilità e motivazione del personale; per non parlare degli stipendi….

    1. Pino

      Questa e’ la sacrosanta verità ,

    2. frodo

      bravissimo brazov!

    3. raffaele arosio

      Concordo in pieno!!!!!!

  3. michael englezakis

    Ricordate il cartone animato “La spada nella roccia”?
    Mago Merlino ingaggia una sfida con Morgana , assumendo entrambi le fattezze di animali sempre più grandi. Alla fine Merlino vince sul grande Drago assumendo le fattezze di un VIRUS. Gli ipermercati hanno commesso l’errore, a mio modesto avviso, di dimenticare il significato della parola mercato. Uomini e donne altamente capaci e preparati, reclutati dalla DO, sono stati relegati a sterili funzioni, frustrando le loro capacità di venditori. I Clienti dal loro canto si sono sentiti “colonizzati”, vedendosi imporre assortimenti non in linea con le aspettative. File ai banchi serviti, file alle casse, assortimenti imposti e bravi “addetti alle vendite” ridotti al ruolo di sterili esecutori di procedure lontane dai desiderata dei Clienti. Recuperiamo il contatto con la realtà e per fare Iper e Super non dimentichiamo il fare “Mercato”.

  4. Maurizio Gandolfo

    qualcuno mi chiede come mai si continuano ad inaugurare dei centri commerciali visto che tutti sanno da tempo che questa formula non funziona più.
    la risposta che ho dato e che sono convinto essere vera è … che il vero business è la realizzazione del centro commerciale, la gallina dalle uova d’oro!! finanziamenti, opportunità politiche clientelare, appalti, ecc.ecc. rendono questo businnes grandioso, ma dopo quando messo a reggime i “buchi” emergono ci si domanda se ha un senso … certo che non ha un senso, ma il pollo ormai è stato ben che spennato. La domanda che sino a ieri tutti si sarebbero dovuto chiedere era… ma perchè queste grandi catene come IPERCOOP, AUCHAN o Carrefour Planet … si sono prestati a questo gioco??? boh!!!

  5. maurizio

    IPERMERCATI SONO LA PRIMA CAUSA DELLA GRANDE CRISI CHE STA INCOMBENDO SULL’INTERA ITALIA E ALTRO . DISTRUTTORI DI POSTI DI LAVORO E QUEI POCHI POSTI UTILIZZATI DA LORO SONO MALE PAGATI . E’ FINITA UN’ERA DOVE TROVARE UN LAVORO O IMPARARE UN MESTIERE ERA ABBASTANZA FACILE . ORA NON PIÙ . NEANCHE LE REGOLE VENGONO RISPETTATE . E IL TUTTO DAVANTI ALLA LUCE DI TANTI PROCURATORI.

  6. erni

    A contribuire a tutte queste aperture che hanno distrutto il mercato ci sono i nostri politici corrotti e incapaci ….

  7. Fabio

    Ammettiamolo pure, i problemi che deve affrontare un azienda del settore GDO oggi giorno sono molteplici e diversi, alcuni interni altri esterni alla stessa.
    Fino a qualche tempo fa quando i margini sui prodotti, le vendite erano migliori, la crisi non era cosi profonda, nessuno faceva caso alle mancanze di una cattiva gestione dell’attività svolta e nulla veniva fatto per migliorare l’efficenza aziendale, oggi quelle mancanze si fanno sentire e compromettono la stabilità economica ed organizzativa aziendale, nella peggiore delle ipotesi ne causano la chiusura.

    Problemi Interni: personale presente sui punti vendita non adeguatamente preparato, non motivato sufficiantemente a dare di più in quanto sottopagato, svogliato, questo si traduce in quello che vediamo tutti i giorni entrando in un centro commerciale, repartisti con il muso lungo che non seguono i clienti come dovuto, preparati e indirizzati ad un unico scopo, vendere, vendere vendere!! senza nemmeno sapere come e cosa!!
    A tutto questo si aggiunge una gestione delle operazioni di logistica non ottimizzate, che penalizza il lavoro svolto da tutti i collaboratori interni all’azienda e i problemi aumentano se i punti vendita da gestire sono più di uno.
    Non vengono forniti strumenti adeguati a far si che vi sia una corretta comunicazione fra i vari punti vendita e verso l’amministrazione.
    Non viene integrato nessuno strumento che migliori l’efficenza lavorativa fra i popri collaboratori interni e i partner esterni all’azienda.

    Problemi Esterni: Aumento delle tasse, Crisi economica, aumento delle persone che acquistano su internet, ecommerce, e molto altro su cui purtroppo non si può intervenire direttamente.

    Soluzione!?!?!
    Secondo il mio parere personale la differenza, da qui in avanti, la faranno le aziende che saranno capaci di investire, innovare e migliorare la gestione aziendale riducendo gli sprechi e migliorando l’efficenza lavorativa.
    Importante per un’azienda oggio giorno è essere presente su internet, ecommerce, portali, Forum al fine di essere più vicini al cliente (visto la mancanza da una parte che si ha con i Repartisti dei centri commerciali… ) siamo nell’era del social la gente a bisogno di fidarsi nuovamente come faceva un tempo nei piccoli negozi sotto casa che adesso sono praticamente estinti…

    ucon questo vi lascio,

    Buon Lavoro a tutti.

  8. sophia

    Peccato che questi problemi vengono creati dai manager che gestiscono le aziende e il più delle volte sono senza esperienza (e quando dico senza esperienza mi riferisco quella fatta dalla gavetta cioè dal basso iniziare dai pdv come magazziniere e tutta la procedura di crescita).
    Perché questi GRADI MANAGER fanno chiudere parecchi pdv e aziende,creano dei buchi economici enormi loro cadono sempre in piedi:
    chi ci rimette sono sempre i soliti noti “quelli sotto pagati,non protetti e non lecca ….,”
    Ovviamente parlo anche delle donne in carriera (quelle sono le peggiori sopratutto quelle con laurea e senza esperienza e capacità ma molta raccomandazione).

    E poi mi parlano di meritocrazia come diceva un grande (Toto) “ma mi faccia il piacere”.

    Solo arrivando dal basso,hai puoi avere la capacità di saper acquistare e diventare buyer junior/senior e dei grandi dirigenti di azienda,sopratutto competenti.

    Solo cosi puoi capire i clienti,i dipendenti che lavorano per la grande/piccola distribuzione altrimenti le cose come stanno cioè: con il nepotismo e il leccare il….al capo non andranno mai avanti.

    E chi merita rimane sempre dietro come una ruota di scorta e non gli danno mai la possibilità di crescere a livello professionale.
    “Quando gli va bene fa la ruota di scorta”, oppure viene buttata via come se la vita di quel/la dipendente dopo anni di azienda non valesse più nulla.

  9. Giuseppe

    A mio avviso NON è più tempo di carrelli pieni. Si acquistano le cose che servono ogni giorno, senza necessariamente salire in macchina e fare Kilometri per raggiungere l’Ipermercato. E’ SOLO deleterio spendere tanti soldi per riempire il carrello di cose che vengono messe in freezer! Per ottenere risparmio e qualità ci si può affidare al negozio del quartiere: si risparmiano soldi, non si và in giro, non si perde tempo e si scambia qualche parola. In pratica si socializza e questa è, oltre al resto, la grande lacuna degli Ipermercati. E poi basta con le solite 10/15 famiglie di proprietari: il piccolo negozio DEVE VIVERE !!!!

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