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La DO e la frammentazione italiana: limite o virtù?

La copertina del numero estivo di Mark Up è dedicata a Gianluigi Ferrari, attuale Managing Director della Centrale Europea Copernic (Colryut, Coop Svizzera, Conad Leclerc e Rewe). All’interno una interessante intervista dove ad un certo punto spiega che l’Italia, vista da lontano, viene considerata come un mercato con una “elevata frammentazione, che le supercentrali non hanno risolto, ma anzi esasperato: aver concesso ad alcuni retailer condizioni di mercato non in linea con le loro performance ha rimandato un processo di concentrazione improcrastinabile”. In linea di principio Ferrari ha ragione, le logiche del mercato nel mondo seguono il ragionamento appena espresso. Si può aggiungere che i costi logistici, tema attualissimo, sono un problema amplificato dalla frammentazione , e questi costi si ripercuotono sul consumatore finale.

Noi di GDONews ci domandiamo: quale sarebbe allora l’alternativa? Chi farebbe concentrazione?

Il nostro è un giovane Paese, con una serie di tradizioni culturali, sociali ed infine anche alimentari frammentate almeno quanto la nostra distribuzione moderna. Fare concentrazione si potrebbe è ovvio, anzi succederà, in alcune casistiche sta succedendo, ma attraverso lenti processi di integrazione che devono superare diverse barriere spesso riconducibili alle molteplici diffidenze. Le supercentrali hanno sicuramente tutelato un “sistema”, una “rete”, inizialmente in maniera goffa e furbesca ovvero mettendo al centro del concetto di concentrazione esclusivamente gli acquisti, ma questo tipo di gestione ha portato a diversi fallimenti: Intermedia, la prima ESD e la lontana Mecades. L’evoluzione delle Supercentrali ha portato varie esperienze, qualcuna nata vecchia, qualcun’altra nata per opportunismo ma ci sono anche esempi differenti: Centrale Italiana, ad esempio, oltre ad essere la centrale più importante in termini di quota, si è distinta negli ultimi anni per svolgere al suo interno un processo di integrazione che si è allontanato dalla mera concentrazione sugli acquisti per approdare alla condivisione dei fornitori di prodotto a marchio, ad affrontare internamente processi di concentrazione nel caso di unione di piccole realtà locali in difficoltà, in termini di marketing si parla di strategie rivolte a fare attività promozionali unificate con forti pressioni promozionali su alcuni prodotti Branded con grandi concentrazioni. E’ un incipit di quello che dovrebbe rappresentare la supercentrale del futuro: ovvero un punto aggregativo che affronti politiche commerciali e di marketing comuni pur mantenendo autonome le strategie assortimentali che devono essere il più possibile vicino al consumatore locale. Nel caso di Centrale Italiana, si stanno verificando fenomeni dove i processi di concentrazione avvengono internamente, quindi con una capacità di aggregazione agevolata dai vertici delle insegne appartenenti alla supercentrale. Il dott. Di venanzio, direttore Generale di Despar commentando il passaggio di consegne in Sicilia tra Despar e Coop ha commentato: “ In Sicilia il business è rimasto in casa”. E’ sintomatico del legame che unisce oggi in Centrale Italiana le insegne appartenenti alla stessa. Ma si tratta di un processo lento che non si può risolvere in pochi mesi e che deve passare attraverso l’accettazione di regole poco comprensibili all’estero, ovvero che piccole realtà possano avere migliori condizioni di competitor locali più importanti in termini di numeri. Siamo nel mezzo di un processo evolutivo che la legislazione attuale sta accelerando: l’art. 62, è stato detto da tutte le parti ed a più riprese, cancellerà dal panorama distributivo alcune realtà non in grado di compiere lo sforzo finanziario richiesto, è darà una mano al processo di concentrazione, probabilmente aiutato dall’esistenza delle supercentrali che risolveranno internamente le acquisizioni. Se avessimo rinunciato qualche anno fa alla logica delle supercentrali saremmo probabilmente nelle mani degli stranieri come la Spagna (salvo l’eccellente Mercadona) con tutte le conseguenze che avrebbe avuto nei confronti delle piccole realtà locali produttrici o distributrici oggi in ogni caso in battaglia con differenti difficoltà.

 

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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