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Art.62: Non ci guadagnerà nessuno, tantomeno i consumatori ma cominciamo a diventare un paese “normale”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un editoriale del dott. Roberto Masu (Trade Marketing Studio) relativo ad una riflessione sul tema del momento: l’art.62. Buona Lettura.

 

Le dinamiche del mercato della negoziazione dei termini di pagamento tra produttori e distributori di questi ultimi trent’anni si sono purtroppo basate su un tacito (e perverso) accordo tra le parti : “Tu (grande distributore) mi pagherai male ed Io (grande produttore) ti cederò le merci ad un prezzo maggiorato che tiene conto dei costi (finanziari) che mi crei. Nessuno di noi due ne avrà un danno perché il costo di questo accordo ricadrà sui prezzi di vendita ; pagherà (come sempre) il consumatore finale, l’anello più debole del sistema.”

Tutti felici e tutti contenti !

Ora però qualcuno potrebbe pensare che ,con questa nuova legge, formulata da un governo finalmente “tecnico” che deve pur pensare che aumentando il carico fiscale qualche vantaggio ai suoi cittadini deve pur darlo, il gioco è finito. I prezzi dei prodotti scenderanno perché questo costo “anomalo” è venuto meno. E’ plausibile che ciò accada? Purtroppo no.

I Distributori negozieranno nuovi balzelli (premio per…etc) o chiederanno aumenti su quelli storici (fine anno inc/cond). I produttori li concederanno recuperando il costo sui listini. Allora questa legge non serve a nulla ? Certamente no. Contribuirà a creare un mercato eticamente”più corretto” ribadendo il sano principio del buon commercio, vale a dire; “ se si stabilisce una data di pagamento questa va rispettata”. Non sono passati molti anni da quando la Coop denunciava come “illecita concorrenza” il fatto che l’industria di marca tollerasse da alcuni distributori ritardi “astronomici”. Farà si che lo sviluppo della distribuzione non si finanzi più attraverso l’allargamento del credito di fornitura creando aziende che di fatto hanno un debito verso fornitori molto superiore al loro valore reale,traballanti ed inefficienti. Se questa legge contribuirà per farle chiudere definitivamente, tutta la distribuzione ne avrà solo benefici. Costringerà molti distributori a far bene il loro mestiere di “saper vendere” anziché quello di “saper sviluppare “utili finanziari”. Consentirà a molte aziende della produzione di avere la “certezza” dell’incasso del credito permettendo loro di pianificare meglio il cash flow e ridurre il debito verso banche, facendo per attenzione al loro margine operativo caratteristico.

Ci aiuterà insomma a diventare tutti un po piu “europei” come vuole la Merkel …e come vorrei io.

Roberto Masu

 

 

 

 

10 COMMENTI
  1. Raul

    Dottor Masu, lei ha la rara capacità di esprimere/ trasmettere concetti chiari e lineari. Gli effetti di mercato che la sua riflessione pone, ci si augura che si avverino. Un solo punto debole: si può ( attraverso una legge e non per comportamenti sentiti) avere un mercato più etico, quando gli attori dello stesso agiscono spesso senza etica?
    Una seconda riflessione ( che non ha nulla a che vedere l’analisi del decreto) mi viene spontanea , leggendo ( non lo sapevo) che la Coop avesse denunciato in passato come ” illecita concocrrenza” il fatto che l’industria di marca tollerasse ritardi nei pagamenti. In questo momento di lacrime e sangue richiesto ai cittadini italiani mi viene logico chiedermi come cittadino e come genitore: se la Coop pagasse le tasse al pari di qualsiasi altro suo competitor, forse io cittadino avrei qualche tassa in meno da pagare o giriamola in modo ancora più diretto: i miei figli avrebbero forse una scuola migliore,i figli di chi lavora avrebbero qualche asilo nido in più ecc. ecc. La saluto con sincera stima.

    1. antonio

      Su quali basi afferma che le coop non pagano le tasse? Le coop hanno tutti i dipendenti in regola e ciò significa pagare le tasse (pensa che altri gruppi hanno tutti i dipendenti in regola?); le coop pagano le tasse così come ogni altro soggetto onesto in questo paese e producono ricchezza che si riversa nel territorio in cui operano. Gli operatori non corretti sono altri. Era per me doveroso rispondere alla sua insinuazione e anche se non ho la pretesa di farle cambiare idea la invito a documentarsi meglio sull’argomento.

      1. Raul

        Andiamo per ordine:
        1- non potrà mai farmi cambiare idea per il semplice fatto che non ho espresso una mia idea ma ho puntualizzato dei dati certificati in quanto stanno nello statuto di ogni coop, supportati da una legislazione fiscale che non è “idea” ma fatto concreto, anzi atto giuridico.
        2- quando si parla di tassazione, si intende tassazione degli utili e non tassazione in generale. Su questo aspetto sono io ad invitarla a documentarsi. La coop ( intesa come distribuzione) è sottoposta ad una tassazione intorno al 12%. Qualsiasi altro attore del mercato distributivo ( diciamo despar?) è tassato mediamente tra il 37 e il 42%. Una bella differenza non le pare?
        - In considerazione dei profitti generati dalla coop non le sembra che manchi qualche soldino dalle casse dello stato? e che questo soldino ( tanti soldini per tanti e tanti anni sono…….. differenziali di tasse pagate da altri, cioè noi ) possa essere considerato: un libro in meno per l’istruzione, un teatro in meno per la cultura, una borsa di studio in meno per un alunno capace, nessun investimento per la ricerca in genere. Per colmare questo suo gap di informazione, le consiglio la lettura di qualche bilancio della coop e un bel libro ( ma ce ne sono tanti) LA COOP NON SEI TU autore Mario Frau, editore Editori Riuniti-
        Ultima precisazione: non mi è piaciuto per niente il termine INSINUAZIONE, che lei mi ha gentilmente dedicato. Ne trovi uno migliore io non ho nulla contro la coop, esprimo dei concetti e delle considerazioni, frutto di informazione e di voglia di conoscere. Non appartengo al paese dei guelfi e dei ghibellini, non mi schiero a prescindere non svendo la mia capacità ( poca) e autonomia ( tanta ) di pensiero.
        Senza alcun astio e nessun rancore.

  2. Roberto masu

    Gentile Raul,
    Grazie per la stima . E vero, l etica e i buoni comportamenti non si ottengono con le leggi ma le leggi quantomrno servono a farli osservare

    1. Riccardo

      Gen.le Masu, lei si fa una domanda “Allora questa legge non serve a nulla ?” e si da una risposta “Certamente no”, che pare sostanzialmente contraddittoria con quanto afferma immediatamente dopo “Contribuirà a creare un mercato eticamente”più corretto””…le sembra poco?, lei stesso crede che questo potrebbe avviare l’auspicato (da entrambi) cambiamento etico, aggiungo io…
      di un mercato distributivo “drogato” da ormai insostenibili overdose di indebitamenti, che a cascata ricadono su tutti gli attori del palcoscenico. Mi riferisco anche a quelle insegne (tante, troppe!) che hanno incentivato aree di sviluppo (in affiliazione e/o compartecipazione), in particolare al sud, facendo fare il lavoro “sporco” ad improbabili impenditori che, con atteggiamenti al limite dello strozzinaggio nei confronti delle PMI locali, hanno costruito veloci fortune a loro uso esclusivo, omettendo di patrimonializzare le proprie aziende in rapporto ai piani di sviluppo. Ora questi costituiscono in molti casi il nervo scoperto di un mercato in piena sofferenza, rischiando di coinvolgere nelle proprie sorti quei produttori che dipendono dall’esigibilita’ del credito accumulato nei ripetuti ritardi di pagamento. Quindi ben venga questa legge, se pur non completa, come primo passo verso un percorso di normalizzazione e omologazione ai mercati virtuosi, cominciando con i pagamenti e arrivando (la speranza e’ sempre l’ultima a morire) ad “imporre”, in un prossimo futuro, la semplificazione ( verticalizzazione )della struttura contrattuale fra l’industria e la distribuzione…ma questo e’ un altro film

  3. eoberto masu

    gentile Riccardo.
    Il mio “certamente no” intendeva affermare che per servendo poco o nulla a ridurre i prezzi di vendita ( e ce ne sarebbe tanto bisogno!!) contribuirà a sanare…quello che dice lei.
    Sul punto da lei evidenziato quindi la pensiamo alla stessa maniera

  4. Adriano Turrini

    Sono di parte e non commento l’articolo. Vorrei solo chiedere al chiarissimo Raul da dove trae i dati su una Coop tassata attorno al 12% mentre il resto della distribuzione e’ tassata tra il 37 e il 42 %. Ecco vede, come lei risponde ad un’altro lettore chiedendo di documentarsi io le chiedo, cortesemente, di fare altrettanto ed evitare di sparar cifre che, solo perché scritte, possono sembrare verosimili. Magari, su questo punto, una qualche puntualizzazione anche dell’ottimo articolista non avrebbe nuociuto.

  5. brazov

    Sarebbe bene citare l’attività del Dr. Masu.
    Riguardo a Coop, l’unico privilegio del quale godeva (Berlusconi l’ha quasi eliminato) è la ridotta tassazione degli utili reinvestiti. Di tale vantaggio hanno goduto per qualche anno i privati avvalendosi di un provvedimento firmato Tremonti, successivamente cancellato.

  6. Carlo

    Caro Dott. Masu,
    ma non viviamo in un mondo ideale, sulla carta certo tutti dovrebbero rispettare data stabilita per i pagamenti ma non è così nella realtà. Questa legge è un grosso regalo alle banche perchè le aziende saranno costrette, per fronteggiare una situazione più che probabile di tensione di liquidità, ad accedere o espendere il ricorsdo al credito. Sarà inoltre un grande regalo alle grandi imprese distributrici che, avendo le “spalle larghe”, facilmente affronteranno questo stress diversamente dalle piccole imprese che potranno così essere fagocitate a basso costo!! Questa manovra non tutela le piccole/medie imprese, tessuto portante dell’economia italiana.

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