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La tempesta perfetta si abbatte sulla nostra Penisola: chi ci guadagna davvero dall’art. 62?

La crisi dei consumi sta dilaniando i ritorni economici dei gruppi alimentari italiani, le risposte strategiche si stanno cercando con forti attività promozionali e conseguenti diminuzioni di marginalità, e nonostante ciò non si hanno risposte confortanti. I moti inflattivi delle materie prime non agevolano la gestione dei listini che devono necessariamente essere in linea verso un consumatore che ha ridotto il suo potere di acquisto alla stessa stregua di venti anni fa. Sopra a queste difficoltà sovrasta la crisi del credito alle imprese che sta, di fatto, mettendo in ginocchio tutte quelle realtà che negli anni passati hanno fatto importanti investimenti e che oggi non vedono i ritorni previsti, oppure di chi ha sempre vissuto con precarietà (mancata patrimonializzazione) il mercato. Questo quadro sarebbe stato sufficiente, lo era sino a poco tempo fa, a mettere in difficoltà tutto il mercato, ma non si era ancora previsto come creare le condizioni per scatenare quella che si può chiamare la “tempesta perfetta”: l’art.62. Come riportato nell’articolo oggi pubblicato, saranno diverse le imprese distributive che non reggeranno il violento colpo inferto dalla legge che obbliga a dimezzare i tempi di pagamento delle merci e che non sono nella capacità di accedere ad importanti crediti finanziari da parte delle banche e che potrebbero fallire, ma potrebbero essere molte anche le imprese fornitrici che andrebbero in serie difficoltà dai fallimenti eventuali che si potrebbero verificare e che comporterebbero la mancata soddisfazione di crediti, piuttosto che dallo stesso articolo 62 che li obbliga a pagare a loro volta i fornitori delle materie prime nei tempi stabiliti dalla legge. Insomma il mercato non era evidentemente preparato a tutto ciò, men che meno in questo periodo, ed oggi siamo nella situazione che esistono imprese distributive, quelle virtuose, che vedono fatta giustizia perché finalmente ci sarà parità di atteggiamento nel mercato pagando tutti con le medesime tempistiche, ma ci sono la maggior parte delle imprese che stanno facendo i conti con ciò che avverrà in termini finanziari e stanno cercando i rimedi con le modalità più inconsuete: si è scritto che esistono tentativi di un probabile patteggiamento di eventuali debiti pregressi (quelli attuali) per recuperare “fiato finanziario” sui futuri obblighi. Alcune imprese Retail stanno patteggiando con l’industria, e sembra con profitto, per fatturare a fine mese in sostituzione della fattura accompagnatoria attuale, ovvero concordando il pagamento del fine mese al 15 del mese successivo, è un modo per recuperare quindici giorni, ma sembra che l’ipotesi più in voga sia un’altra: partendo dal presupposto che anticipare i giorni di pagamento sia, a conti fatti, un vantaggio finanziario puro a favore dell’industria, a parità di condizioni chi lo deve pagare deve essere la stessa, attraverso uno sconto finanziario mascherato da rinnovo contrattuale più corposo. Pertanto è possibile che in alcuni casi i listini di vendita subiscano un’altra voce inflattiva per recuperare questo accordo, dove non è possibile toccherà all’industria farsi carico di questo costo. Varrà anche per le multinazionali?

Ma chi ci guadagna davvero in questa tempesta perfetta?

Le banche in primis. Dovranno mettere sul mercato un bocconcino di circa 6 miliardi di euro (si legga articolo) ad uso della Distribuzione Alimentare. Ma si può pensare che ci guadagneranno anche quelle imprese distributive che hanno le spalle sufficientemente larghe per far un ulteriore sforzo facendo acquisizioni sulle disgrazie degli altri. Si assisterà verosimilmente ad un fenomeno di concentrazione del mercato che porterà la DO a essere più compatta. E’ anche probabile che avrà ristoro quella parte di piccola e media industria che sino ad oggi non avevano la possibilità di sopportare pagamenti a 100 giorni, ma che l’avrebbe per sopportarli a 50 giorni (di media), insomma ci aspetta un nuovo mondo. Non resta che imbarcarci dentro l’Arca di Noè e attendere che la tempesta sia terminata.

 

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

3 COMMENTI
  1. Informato

    Tutte le aziende GDO stanno obbligando l’industria a inserire l’ennesima voce di premio di fine anno incondizionato nei rinnovi contrattuali : si tratta di un 0,5/0,6% ( su base mensile)a fronte della riduzione dei pagamenti di 30 giorni( ovvio che chi ha gia’ la condizione di pagamento a 60 giorni fine mese non e’ interessato)
    Non male come tasso…….
    Non si sa se vale per le multinazionali che peraltro vengono pagate puntualmente ma sicuramente vale per il 90% delle aziende.

  2. Max

    Invito GDO News ad informare i lettori sul trattato Mes/Esm firmato dal governo nei giorni scorsi, nel silenzio assordante dei media controllati dai poteri massonici, che portera’ miseria in Italia.Il tutto per imporre il Nuovo Ordine Mondiale (NWO), cioe’ il
    piu’ grande progetto criminale della storia dell’uomo.

  3. Max

    Una volta, commentando l’articolo “Dai Guelfi e Ghibellini alle Farmacie e le Coop: la triste storia italiana delle mancate liberalizzazioni”, fu scritto “…niente + rendite garantite…se sei bravo resisti se sei un cane perisci…se hai pagato milioni per una licenza nn te la devi scaricare sulla collettività…”. Possiamo tutti augurarci che la tempesta perfetta sia altrettanto democratica e spietata…oppure mi sfugge qualcosa?

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