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Art. 62: quanto costerà alla GDO e chi rischierà

Trattiamo da tempo l’argomento dell’articolo 62 del decreto Liberalizzazioni, ed ormai abbiamo sondato diversi aspetti. Più ci si avvicina alla fatidica data più i numeri di quello che si annuncia come un vero spartiacque per la GDO (e non solo) iniziano ad essere chiari.
In un interessante report di DGM Consulting, viene disegnato il panorama finanziario in termini di costi per la distribuzione. La ricerca è stata condotta prendendo in esame i dati di bilancio 2010 (gli ultimi disponibili) delle 50 maggiori aziende distributive italiane in modo che il campione fosse rappresentativo di circa il 63% del fatturato del settore.
Dal rapporto si legge che la Grande Distribuzione, come prevedibile, subirà un forte deflusso di cassa che ne modificherà significativamente i risultati economico finanziari. In generale il passaggio risulta sostenibile, ma a costo di ricorrere a canali di finanziamento più onerosi del differenziale dei tempi tra incassi e pagamenti. I tempi medi di pagamento delle merceologie alimentari passeranno dai 93,36 giorni medi ai 50,43 generando un ovvio abbassamento dei debiti commerciali, ma creando un flusso negativo di cassa di 5,95 miliardi di €. Il conseguente aumento dell’indebitamento arriverebbe al limite della sostenibilità per le imprese distributive con un aumento degli oneri finanziari del 91,2%. Anche il reddito netto subirà un duro contraccolpo con una flessione stimata del 53,1%.
Cosa significano tutti questi numeri?
Innanzitutto che non tutta la distribuzione italiana è in grado di sostenere questo colpo. Alle vittime della crisi della prima metà dell’anno si aggiungeranno sicuramente altre vittime dell’art. 62. I frettolosi tentativi di aggregazione, alcuni dei quali si sono già realizzati in questi ultimi mesi, non sono garanzia di vantaggi diretti, non creando automaticamente un aumento di liquidità.
Anche il mondo cooperativo, che dispone di fonti di finanziamento a breve meno onerose del canale bancario (versamenti dei soci), subirà contraccolpi pesanti. Senza contare che questo canale di finanziamento sta subendo un arretramento dovuto alla crisi ed alla minore disponibilità economica dei soci.
Il calo drastico di reddito dei gruppi, oltre che di liquidità, renderà molto difficoltoso lo sviluppo e gli investimenti nei prossimi anni. Se da un lato le “occasioni” di acquisto non mancheranno, dall’altro una necessaria prudenza rallenterà le acquisizioni, col risultato che ci potremo aspettare una riduzione generale della numerica dei punti vendita nazionale (e forse anche del fatturato generale della GDO).
Cosa succederà all’industria?
Non va dimenticato che la norma non riguarda solo la distribuzione: anche l’industria ha fornitori di materia prima i cui pagamenti dovranno essere anticipati. Non si tratta quindi di una “pacchia” generalizzata per l’industria, e a livello finanziario il beneficio sarà spesso molto ridotto. Anzi il rischio è quello di perdere fatturato a causa della scomparsa delle realtà distributive che non reggeranno il colpo.
Inoltre è pericoloso il comportamento di chi, e sta già succedendo, pensa di ribaltare il costo di questa norma sui fornitori: il rischio è di affondare definitivamente le pmi che la crisi sta già mettendo a dura prova o di costringere i fornitori a ribaltare i costi sui listini con conseguenti aumenti dei prezzi e dell’inflazione.
Concludendo, di motivi per essere preoccupati ce ne sono molti. E’ anche vero che molta parte della distribuzione italiana è sana e saprà reagire adeguatamente.
Tuttavia il dubbio che la norma non sia stata ben congegnata ma sia figlia della fretta e dell’emergenza rimane.

 

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

Q COMMENTO
  1. Vincenzo

    Se la fretta si unisce all’incompetenza il binomio è di grande interesse. Mi riferisco alla scarsa conoscenza che chi emana le leggi, ha del tessuto produttivo e commerciale italiano. L’articolo 62 oggi come qualche mese fa l’articolo 31 ! La triste verità è che per queste incompetenze non paga mai nessuno e nessuno perde il proprio posto di lavoro; se un imprenditore non è competente e non se fare il suo lavoro chiude !

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