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Crack MQM (insegna Billa): supermercati usati come mezzo per la bancarotta fraudolenta

Ha fatto molto rumore in questi giorni l’arresto di tre persone coinvolte nel crack MQM, affiliato Billa, che sono accusati di bancarotta, appropriazione indebita e riciclaggio. I fallimenti sono stati dichiarati tra il 2007 e il 2010 e gli accertamenti hanno portato ad individuare il meccanismo messo a punto dal gruppo che a partire dal 2006, attraverso la creazione di numerose società intestate a prestanome, ha creato un piccolo impero nella distribuzione attraverso l’apertura di decine di supermercati ad insegna Billa (ex Standa), che ora è parte lesa.
Attraverso fittizie esposizioni in bilancio e numerose operazioni commerciali, la rete di società così costituite, tutte riconducibili alla holding capogruppo MQM, ha potuto beneficiare di ingentissimi finanziamenti presso i più importanti intermediari finanziari. Soltanto a livello bancario, il buco finanziario che si è andato consolidando negli anni, è stato valutato intorno ai 130 milioni di euro. Parallelamente all’avvio delle numerose iniziative commerciali, i tre arrestati hanno svuotato le ”casse” delle società a loro beneficio, causando il fallimento delle stesse.
Il fallimento ha provocato il licenziamento di 700 lavoratori che, nel frattempo, erano stati assunti a vario titolo nelle società e ha generato nocumento economico ai numerosi fornitori che non sono stati pagati. Infatti, nei sei mesi antecedenti la chiusura dei vari punti vendita, le società del gruppo, con svariati pretesti, hanno sospeso il pagamento delle forniture di merce che tuttavia, in virtù dei pregressi e consolidati rapporti e del paravento del marchio Billa, sono regolarmente proseguite. Non avendo sostenuto alcun costo per il loro acquisto, le merci sono state vendute a prezzi assolutamente concorrenziali con speciali offerte alla clientela “solo” per l’acquisto esclusivo in contanti. Così facendo il gruppo si è assicurato una considerevole disponibilità di contante che le indagini, ancora in corso, hanno consentito di rintracciare anche su conti correnti esteri riconducibili sempre agli arrestati. Altre ingenti disponibilità sono poi state investite in altre iniziative imprenditoriali, in particolare nel settore dell’elettronica e nell’immobiliare, anche attraverso la costituzione di società di diritto estero, in particolare cinese e cipriota. Secondo la consueta metodologia, anche tali società avrebbero dovuto operare per un periodo limitato di tempo entro il quale, ottenuti sostanziosi finanziamenti bancari, le stesse sarebbero poi state svuotate del loro patrimonio.
Certo queste fatti non giovano all’immagine del Gruppo Billa che già sta lottando duramente contro la crisi attraverso chiusure e vendita di diversi supermercati.

 

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

13 COMMENTI
  1. Informato

    Spiace constatare che sulla totalita’ dei giornali si parlava di fallimento dei supermercati Billa ma Billa ha subito un danno enorme e’ la parte lesa.
    Comunque di questi banditilo sapevano anche i muri ( la societa’ si chiamava Italia Alimentare ),questi signori avevano rilevato gran parte dei punti vendita del fallito Cedis Agostini( decrepiti e vecchi punti vendita ) altra famiglia pluri inquisita per il fallimento .
    Evidentemente in Billa qualche ALTO VERTICE ha avallato la cessione della merce a questa MQM senza verificarne la consistenza economica oppure perche’ avra’ avuto il suo tornaconto.
    Comunque che Italia Alimentare fosse un bidone lo sapevano tutti ma proprio tutti tranne che il vertice di Billa.

  2. giuseppe coppeta

    Speriamo che questo non danneggi la vendita dei supermercati BILLA a altre società a marchio CONAD-LECLERC!!!

  3. francuzzo

    spero solo che questi signori la paghino nel modo giusto e non come al solito che la giustizia italiana a volte non usa la giusta punizione.
    cmq sono soddisfatto del lavoro fatto da parte della magistratura, questi signori devono soffrire cento, mille volte di piu’di quello che abbiamo passato noi ex dipendenti ancora senza un posto di lavoro e non sapere come andare avanti.

  4. Mantovano

    Ma il franchisor dove guardava?

  5. Luca

    Che Billa si chiami fuori dai giochi e’ al dir poco ridicolo! Ma come vigilavano sull’affiliato? Questo purtroppo non e’ il solo caso: guardate Standa Calabria. Stessa situazione: abbandonata dal nazionale Billa e ora alla deriva distributiva. Ma chi contralla in queste multinazionali? Torniamo al discorso del Dr. Meneghini: Gruppi centrali e managers inadeguati ai tempi.

  6. Claudio

    Mi rivolgo ai tre fenomeni…… Fate veramente schifo….. E sono ancora gentile…. Ci vorrebbe la pena di morte per gente come voi , che lasciate nella merda la povera gente che si sbatte per 45 euro al giorno…. E in galera dovrebbero darvi solo un bicchiere d acqua e una briciola di pane al giorno tanto per provare cosa vuol dire fare la fame..

  7. Giulo Nanni

    Luca cosa sai di Standa Calabria?

  8. luca

    In Calabria sta succedendo quello che è accaduto in Piemonte. Un affiliato con insegna Standa è senza merce a scaffale. La responsabilità non è solo dell’affiliato che per seguire politiche di crescita spinte dal nazionale, e da loro anche finanziate con leasing, si è spinto oltre la propria possibilità di gestione e ora è in crisi.
    Ma come si fa a dichiararsi parte lesa in queste situazioni? Riflettiamoci!

  9. tina

    io sono una delle 700 persone che ha perso il lavoro grazie a questi delinquenti. In alcuni casi bastano pochi licenziamenti per interessare l’opinione pubblica, nel nostro caso se ne parla solo ora. Alcuni punti vendita che erano stati acquistati da Italiana Alimentare dal gruppo Tigros non sono neppure stati mai riaperti, sarebbe interessante sapere se Tigros ha ricevuto il pagamento per la vendita dei negozi.

  10. giulio

    GDO News, quando scriverete un’articolo sulla situazione della Standa calabrese?

  11. Raul

    Sulla vicenda Standa in Calabria, non mi sembra che ci sia tanto da scrivere. Primo perchè parliamo di una piccola realtà provinciale e neanche regionale, che non ha fatto certamente la storia della distribuzioni ne per qualità ne per durata. Un progetto sicuramente ambizioso, nato e morto in meno di cinque anni. In secondo luogo scrivere di cosa? non è rimasto nulla e quel poco che ancora esiste, non ha identità, non sposta equilibri, non ridisegna scenari, ne impensierisce le altre insegne. Cosa diversa sarebbe parlare della vicenda dipendenti o della fine fatta dai dipendenti. Ma questa è un’altra storia.

  12. Gianni

    A me risulta che i negozi venduti da tigros a mia food ovvero a mqm sono stati pagati e mai aperti, ora non so se questi punti vendita sono tornati a tigros se cosi’ fosse sarebbe giusto che il sig. Origoni ridasse indietro i soldi al curatote fallimentare.

  13. Renzo

    Il tutto è iniziato a Fossano nel 1999, poi a Udine nel 2000,ancora a Badalona nel 2002 e cosi di seguito ( con il regista a ********!!!!!!!!
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