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La crisi finanziaria ed il baratto: una soluzione alla liquidità mancante. Interessante inchiesta de IlSole24Ore

La somministrazione di liquidità sul mercato e la sua circolazione (problema finanziario) è uno dei nodi cruciali della attuale crisi mondiale e di conseguenza è uno dei problemi principali anche del nostro ambito economico: il Retailing. Chiunque di voi lettori conosce bene il problema, perché da un lato il Trade ha problemi di cash flow dettati da minori introiti alle casse, e dall’altro l’industria (soprattutto le PMI) lotta per sopravvivere tra il cliente Ttrade che paga in ritardo e la banca che non eroga prestiti. Ma se la stretta creditizia non dà respiro, la risposta di tante piccole e medie imprese si dispiega tra vecchie pratiche e innovazioni del sistema di business. È tornato il baratto, si sente ripetere spesso. In un articolo sul Sole 24ore di un mesetto fa a firma di Dario Aquaro è stata compiuta una interessantissima inchiesta su questo tema e sulle attuali tecniche per ovviare, o per migliorare gli aspetti critici di tale sistema. Secondo il sole 24Ore, il baratto in realtà non se n’è mai andato, ma solo adattato alle nuove esigenze: lo scambio di beni e servizi senza uso di moneta sfrutta oggi le potenzialità della rete. E mai come negli ultimi mesi si è registrato un tasso di adesione così alto ai vari circuiti di “compensazione multilaterale”. Il baratto funziona così: ogni azienda paga un abbonamento annuale per far parte del circuito, scambia i prodotti senza nessun pagamento (con una commissione sulle vendite). Chi vende non è obbligato ad accettare la merce dell’acquirente, ma può comprare ciò che gli serve presso altri fornitori del network (che garantisce ogni transazione dal rischio d’insolvenza tramite accordi con società assicurative).

La moneta complementare (nome a effetto per riferirsi all’unità di conto della transazione) consente di acquistare senza utilizzare denaro, ma con beni e servizi propri o nuove vendite ai clienti del network. Sperimentata da tempo in altri paesi, la nuova forma di barter in Italia ha storia recente. Il primo network è stato BexB spa, bresciana nata nel 2001 e che da allora ha intermediato 200 milioni di euro: 72 milioni solo nel 2011, quando ha concluso 9mila operazioni (circa 25 al giorno) sulle 60mila totali portate a termine in dieci anni di attività. Il circuito conta oltre 2200 Pmi associate in tutto il paese (con un fatturato aggregato di circa 21 miliardi di euro), che coprono circa 160 settori merceologici dall’edilizia all’arredamento, dalla meccanica alla chimica, all’informatica. BexB ha una quota associativa che varia (da 500 a 4mila euro) in base alla classe di fatturato dell’azienda, così come le provvigioni (dal 2 al 50%). Sta sviluppando una nuova piattaforma tecnologica, che sarà lanciata a breve, e progetta l’apertura di nuove agenzie (oltre a quelle di Napoli e Roma, e le altre di Firenze, Bari e Treviso in fase di start-up). Gli auspici sono anche quelli di non limitarsi al B2B e affacciarsi al privato. Questo sistema è utile perché si può coniugare da un lato al Trade che potrebbe pagarsi servizi connessi alle proprie attività (attrezzature dei Punti di Vendita, volantini, etc) pagando con buoni acquisto della propria insegna, e l’industria avrebbe un canale di sfogo della sovra-produzione che determinerebbe un credito compensabile con l’acquisto di servizi connessi all’attività. Ma la domanda è un’altra: gli strumenti per migliorare le criticità determinate dalla crisi di liquidità esistono, viene da domandarsi: esistono altresì manager in grado di sfruttare tali attività?

[via IlSole24Ore]

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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