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Le mosse di Caprotti per escludere i figli nascondono l’intenzione di cedere il gruppo?

Caprotti (padre) contro Caprotti (figli). Esplode l’ennesimo scontro all’interno della famiglia proprietaria della catena Esselunga, questa volta una battaglia legale intorno alla proprietà del 91,57 per cento delle azioni di Supermarkets Italiani, la società cuore dell’impero di Pioltello (Milano) che nel 2010 ha fatturato 6,2 miliardi di euro con 240 milioni di utili e 19.300 dipendenti circa, secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi di Mediobanca. Un colosso insomma, secondo solo al mondo Coop.
Secondo il “Fatto Quotidiano” a fine anni 90 questo pacchetto di azioni sarebbe stato intestato, attraverso Unione fiduciaria, ai tre figli Giuseppe, Violetta (avuti dalla prima moglie Giulia Venosta) e Marina, figlia di Giuliana Albera, in parti uguali. Caprotti senior ne avrebbe però mantenuto l’usufrutto e altre facoltà utili per regolare la vita societaria. Questa scelta sarebbe stata finalizzata a favorire la successione nel momento del bisogno. Ma il 6 aprile le avvisaglie del colpo di scena, secondo quanto racconta il settimanale il Mondo che strilla la storia in copertina. Ovvero che il padre si sarebbe pienamente riappropriato delle azioni lasciando sconcertati i figli, che hanno promosso un arbitrato per stabilire l’effettiva titolarità delle quote.
Per la storica battaglia scendono in campo alcuni tra i più noti giuristi e docenti universitari come Ugo Carnevali, che preside il collegio arbitrale, Pietro Trimarchi per Bernardo e Natalino Irti per i figli, decisi ora a non darla vinta a un padre che appare, a detta del “Fatto Quotidiano”, sempre più totalitario e forse fin troppo ingombrante. A metà aprile dovrebbe tenersi la prima udienza, ma è chiaro fin d’ora che i tempi non saranno brevissimi. Caprotti senior si avvarrà tra gli altri anche delle cure dell’avvocato Giorgio De Nova, noto per essere nel collegio difensivo di Silvio Berlusconi durante il procedimento civile per Lodo Mondadori.
I bene informati ricorderanno che Bernardo Caprotti nel 2005 aveva estromesso dalla guida del gruppo il figlio Giuseppe, ritenuto inappropropriato al ruolo dopo soli due anni di conduzione da amministratore delegato. Cacciati con lui anche i tre manager di prima linea. Le indiscrezioni raccontano di una chiamata dal “capo” che li aveva intimati di riconsegnare immediatamente le chiavi delle auto aziendali dopo aver loro contestato pesanti errori di gestione. Ad attenderli in strada 4 Mercedes: l’ultima era, idealmente, per il figlio, reo di aver fatto crollare la redditività della società nel biennio di gestione. Questo passaggio chiarisce il clima in famiglia intorno alla proprietà della catena di supermercati.
“Pur non conoscendo le tecnicalità dell’operazione oggetto di arbitrato – commenta a Ilfattoquotidiano.it l’avvocato Massimo Malvestio, esperto di diritto societario – non credo che Bernardo Caprotti abbia potuto riprendere con un atto unilaterale la proprietà delle azioni già cedute ai figli. Dato che quelle azioni erano intestate a una fiduciaria, sospetto che Caprotti in passato avesse semplicemente dato un mandato fiduciario a questa società, contenente delle istruzioni che avrebbero permesso ai figli alcune facoltà o poteri intorno a quei titoli. Mandato che probabilmente ora è stato ritirato con un’operazione forse non consentita senza prima sentire i tre beneficiari. E da qui nasce l’arbitrato”. Insomma, un affaire che appare molto complicato da sbrogliare, ma che ruota intorno alla maggiore catena non cooperativa italiana, vero fiore all’occhiello del settore sul quale hanno messo gli occhi in molti credendo che prima o poi il fondatore possa cedere preferendo questa soluzione al subentro nella gesione dei figli, cui rimarrebbero solo gli immobili già scorporati a suo tempo nella società La Villata Immobiliare. Tra i possibili interessati anche la stessa Coop, da sempre informalmente attenta alle evoluzioni nonostante i dissidi con Caprotti. Per continuare con grandi gruppi esteri come l’americana Wal Mart, la maggior catena mondiale, e la spagnola Mercadona, ma Anche la francese Auchan.
Ma tutte e due le società hanno modelli di business molto differenti da quelle di Caprotti, il quale è stato sempre attento alla qualità del rapporto con i clienti. Questa battaglia assomiglia molto a quella già vista tra Tommaso Berger, fondatore del caffè Hag e dell’acqua Levissima tra le altre cose, con il figlio Roberto, per il controllo del patrimonio confluito a suo tempo in un trust anglosassone intorno al quale furono compiute operazioni dilapidatorie alquanto sospette. Berger senior, prima di morire, scrisse anche un libro raccontando la sua versione dei fatti intitolato “Onora il padre”. Quanto avrebbe voluto scriverlo Caprotti.

[fonte: ilfattoquotidiano.it]

3 COMMENTI
  1. teo

    non esiste nessuna azienda italiana è in grado di gestire esselunga!
    neppure nessuna azienda francese…
    e tantomeno nessun manager italiano…
    solo un azienda ad impronta anglosassone potrà gestirla…
    esselunga non è solo un azienda distributiva….

  2. Salvatore lotta

    A Teo
    Ti posso garantire che in Italia uno c’e’,che può gestire Esselunga, si chiama dott.Giuseppe Caprotti. Il caro Bernardo le ha tolto i poteri solo xke aveva paura che il figlio potesse diventare più bravo di lui, come stava diventando, perché anziché sentire le chiacchiere, non andate a vedervi i bilanci dal 2000 al 2003 ?? Xke qui amministrava il dott GIuseppe ….. Non dopo sappia caro Teo che dal 9-01-2004 data delle Mercedes ….. Ha gestito Bernardo abbassando prezzi e redditività , solo perché in teoria amministrava Giuseppe, e lui doveva far vedere alla sorelle che era un pollo… Ma il male di Esselunga la prima azienda Italiana della distribuzione, (non seconda… Xke coop non e un azienda ma una coop ed e diverso….) e Bernardo perché quanto e stato geniale ora e pazzo, almeno dai primi del 2000 ! A mandato a casa manager di elevato livello, solo per far male al figlio rovinato aziende imprenditori ( io sono uno di quelli) solo per ottenere ciò che voleva …. Con modi nazisti…e diabolici, mi chiedo come il dott. Denova uomo dimprincio possa prendere le difese di un poco di buono come lui, io ho portato Bernardo in tribunale per ciò che mi ha fato e il io avvocato era Denova.. Lui Sto arrivando! Tutto……..

  3. frodo

    ……………nn è che magari nnv eravate capiti bene? sa il dubbio può sorgere…..

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