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Cibus 2012: Come entrare nel mercato indiano

Non ci si stancherà mai di affermare che noi italiani non meritiamo di non vedere insegne retail che rappresentino i nostri prodotti agroalimentari nel mondo, nonostante le esportazioni di diverse categorie di prodotti vivano numeri estremamente positivi e le fiere del settore spingano alla crescita della domanda esterna. E’ il caso del Cibus 2012, a Parma dal 7 al 10 maggio, che ha accentuato il suo profilo di fiera delle aziende per le aziende. Lo spazio del “Cibus Export Desk” sarà tutto dedicato agli incontri tra gli operatori stranieri e quelle aziende alimentari che progettano di aumentare la propria quota di export ed, eventualmente, avvicinarsi a nuovi mercati. Quello indiano è uno dei più interessanti, ma non sono poche le aziende che si interrogano su modalità e vantaggi di entrata in quella realtà commerciale. Per questo una delegazione di operatori indiani (provenienti dal retail e dall’Horeca) sarà presente all’Indian Desk, uno spazio dedicato situato nei pressi della Buyers’ Lounge, pronta a dialogare con le aziende italiane interessate. E’ stato anche organizzato un workshop con la presenza degli operatori indiani nella mattina di mercoledì 9 maggio. “I prodotti italiani più richiesti in India sono: pasta, olio d’oliva e formaggi – spiega Enrico Perego della società di consulenza “Octagona” che ha collaborato con Fiere di Parma per l’Indian Desk – ma il mercato si sta aprendo ulteriormente a nuovi gusti e nuove tipologie di prodotti, non dimentichiamo che esiste in India una classe media di almeno 300 milioni di persone attratte dal cibo internazionale ed italiano in particolare”. Una fascia piuttosto giovane, con molti individui sotto i 40 anni, aperta agli stili di vita occidentali, ma ancorata alla tradizione vegetariana dell’India (il 65% della popolazione indiana è vegetariana). Il settore food and beverage indiano sta cambiando rapidamente con un forte impulso alla realizzazione di impianti di food processing che possano ridurre la piaga dello spreco dei prodotti vegetali (il 30% di essi si deteriorano per cattiva conservazione e carenze dell’industria di trasformazione). L’altra novità è rappresentata da una forte espansione della rete del retail che può fungere da ‘ambasciatrice’ dei prodotti del food made in Italy

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