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Aperture domenicali: non sempre conviene. L’esempio Nordiconad

Lo avevamo detto. Il fatto che gli orari di apertura siano liberi non significa che tutti debbano aprire sempre. Eravamo e siamo convinti che, dopo un primo periodo di naturale euforia e test sui vari punti vendita, il mercato farà il suo corso e le aperture domenicali si limiteranno a poche strutture o a chi vorrà differenziare gli orari differenziandosi anche nell’offerta.
E’ quello che sta accadendo a Modena. Nordiconad ha annunciato la decisione di sospendere, per i mesi estivi (dal 27 maggio al 2 settembre), le aperture domenicali nel proprio Ipermercato ad insegna Leclerc, e conseguentemente per la Galleria della Rotonda di Modena. Inoltre, a partire da settembre, l’orario di chiusura sarà anticipato di un’ora (dalle 22 alle 21), in quanto l’orario serale risulterebbe “improduttivo”. Allo stesso modo Nordiconad avrebbe deciso di non aprire nelle cinque prossime festività nazionali cioè Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Il gruppo, che rappresenta circa un terzo del mercato della grande distribuzione modenese, aveva già segnalato che i risultati delle aperture domenicali non apparivano tali da giustificare i maggiori oneri.
Coop Estense ha invece già assunto 30 nuovi dipendenti a Modena per far fronte alle aperture domenicali dei suoi ipermercati e supermercati, ma che definisce ancora in fase sperimentale.
Stiamo parlando dei due gruppi che costituiscono ben oltre il 50% della distribuzione nella provincia di Modena, e che quindi costituisco un campione più che attendibile sul reale potenziale delle aperture domenicali.
Continuiamo ad essere convinti che tutte le polemiche e le proteste sindacali sono destinate a terminare nel momento in cui il mercato si sarà stabilizzato ed avrà trovato i suoi equilibri.

 

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

4 COMMENTI
  1. Carlo

    Come volevasi dimostrare: col negozio aperto un giorno in più non aumentano i clienti, semplicemente si “diluiscono”. Mi spiego meglio: chi viene a fare la spesa di sabato non ci viene domenica e viceversa. Possibile che questi grandi manager della GDO non ci siano arrivati prima? Inoltre tali iniziative non hanno praticamente creato posti di lavoro perchè la maggior parte delle aziende hanno preferito “spremere” i dipendenti già presenti in organico e fargli fare un turno in più! Eppure nonostante i risultati non certo incoraggianti, il super in cui lavoro insiste su questa strada e terrà aperto anche a Pasqua e al lunedì dell’Angelo….:(

  2. frodo

    sarà una bella scusa per risiscuter il ccnl ……..”i costi delle fewstività sono insostenibili…bllaa bla bla” ringraziamo per lìennesima volta cobolli e le sue ….genialate…

  3. erni

    All’inizio , la domenica erano tutti chiusi …. poi sono arrivati i manager e dall’alto delle loro menti hanno deciso di aprire la domenica per portare via i clienti a chi stava chiuso …. Ora grazie a queste menti bacate tutti stanno aperti nei giorni di festa tant’è che non ci guadagna più nessuno…. ma chi perde c’è , è il dipendente o il povero titolare privato che non può neanche permettersi di avere un giorno di riposo!
    Speriamo solo che almeno la notte no !

  4. Gianni

    Il “valore” delle giornate festive sono nelle civiltà mature e adulte, momenti di riposo, svago, coltivazione dei propri interessi privati (dalla cultura al divertimento, dall’intensificarsi degli affetti personali alla professione, per i credenti, della propria fede).
    È cosi in gran parte dell’Europa, anche perché siamo ormai in una nuova epoca: fuori dal consumismo della fine del secolo scorso e fuori dall’illusione di una crescita continua dell’economia e del reddito.
    È poiché la crisi in atto è la conseguenza di questo sistema consumistico e decadente di valori, ritengo che nelle domeniche e nelle feste si devono “consumare” soprattutto i beni relazionali tra le persone, prima ancora che quelli materiali.

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