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Art.62 decreto Monti: i veri deboli sono le Piccole e Medie Imprese, è arrivato il momento di cambiare

Come previsto il decreto “Cresci Italia” ha fatto parlare di sé sull’articolo che noi di GDO News avevamo per primi rilevato e definito rivoluzionario. La Grande Distribuzione è sul piede di guerra, le dichiarazioni di Cobolli Gigli ( Federdistribuzione) e dei vertici della Distribuzione stessa ( da Tassinari di Coop Italia a Tasca di Selex sino a Cassingena di SISA)sono state inequivocabili: il problema è prima di tutto di forma- è stato detto – ed è contrario alla logica delle medesime liberalizzazioni obbligare “ ex lege” gli attori di un contratto a porre in essere una serie di attività. In seconda istanza la contestazione si è rivolta a spiegare che “ se si tratta di tutelare le PMI se ne può parlare, ma se si tratta di difendere le Grandi Multinazionali, queste non hanno bisogno di decreti per difendersi”. Questo in buona sostanza ciò che è stato contestato all’art.62 del decreto delle liberalizzazioni.

Il tema è però vasto e complicato e vede un soggetto debole ( le PMI), diversi soggetti forti ( GDO, Grandi Multinazionali) e terzi soggetti che oggi mettono tutti in difficoltà: le banche.

Siamo completamente d’accordo con i vertici della GDO nell’affermare che le multinazionali non hanno bisogno di essere difese dai Governi nell’ambito della contrattazione, ma siamo soprattutto d’accordo nell’affermare che tale decreto è necessario, sacrosanto e doveroso per tutelare la Piccola e Media Impresa.

Ci si domanda: quanto è convinta la GDO nel fare questa affermazione?

Chi si permette di affermare che non è vero che in questi anni la GDO -non tutta ovviamente- non ha sfruttato la propria posizione dominante con la piccola e media impresa per farsi finanziare dalla stessa?

Sono quattro anni che si discute di sottoporre a norma il principio della puntualità dei pagamenti, ma siamo ancora davanti ad un nulla di fatto, come in tutte le cose. In Francia tale normativa esiste ed è ben applicata, e proprio grazie a questa norma alcuni gruppi stranieri, che nel loro Paese pagano puntualmente a 60 gg., da noi si permettono di ritardare i pagamenti talvolta anche sino ai 200 gg. E’ giusto tutto questo? Perché dobbiamo sempre essere gli ultimi della classe in tutto? La puntualità dei pagamenti concordati è segno di civiltà. La verità è che in Italia la volontà ad essere finanziati ed a finanziare la GDO era quasi unanime, dietro questa disponibilità si nascondevano e si nascondono anche le preferenze per alcuni fornitori piuttosto che altri considerati “ rompiscatole”. Ma oggi tale sistema deve finire, la GDO deve adeguarsi ai tempi che cambiano ed accettare, non solo a parole, che questa cattiva abitudine deve qui trovare un termine, perché le PMI oggi sono schiacciate dall’arroganza e dalla sfacciataggine delle banche da un lato, e dalle “ cattive abitudini” della GDO dall’altro. E più si va verso sud e più questo fenomeno si intensifica nel mondo della DO.

E’ il momento di alzare la voce, fa bene allora la GDO e Federdistribuzione a farlo e farebbero bene tutto gli operatori che gravitano attorno al mondo del Retail alimentare a fare altrettanto e denunciare: da un lato il rispetto alla puntualità dei termini di pagamento concordati, e magari non solo nell’agroalimentare ( perché escludere il rimanente 50% del fatturato del secco e del no food?), e dall’altro denunciare l’atteggiamento sfacciato delle Banche che oggi, nonostante vengano aiutate dalla BCE nel veder soddisfatta la richiesta di liquidità al tasso dell’1%, comprano Titoli di Stato in enormi quantità, le presentano alla stessa BCE come titoli a garanzia di ulteriori prestiti al tasso di uno 0,5% e in più incassano mediamente il 6% di interessi da detti Titoli. Chi si sta arricchendo alle spalle di tutto e di tutti sono proprio loro, le Banche. La vera rivoluzione sarebbe un’altra cari lettori: che il sistema creditizio fosse tenuto separato dal sistema finanziario. Ed allora si potrebbe discutere di tutto, della certezza dei pagamenti, della libertà di stabilire “ le regole del gioco”, della liberalizzazione dei beni e dei servizi, etc, ma si discuterebbe tutti più sereni in uno Stato più equo.

 

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

4 COMMENTI
  1. aldo

    Io sono d’accordo sul merito non sul metodo, l’ho già scritto, questa è materia da antitrust, chimera in Italia.
    Solo l’antitrust, può sanzionare e colpire con efficacia, capendo che una multinazionale può difendersi da sola ed una pmi no.
    Mi sembra la solita legge all’italiana che farà scrivere tanto ma che cambierà poco la situazione.

  2. Erni

    Lo sviluppo della GDO in questi anni è dipeso dalla montagna di soldi che si è creata mano a mano che si allungavano i tempi di pagamento….
    Oggi chi è in grado di pagare i debiti a 60 gg ?
    Solo chi è stato più professionale, chi non ha aperto in zone già sature, chi non ha aperto tanto per aprire per impegnare quella montagna di soldi .
    Quando poi tutti i nodi vengono al pettine e molti degli investimenti si rivelano dei buchi nell’acqua, falliscono e spariscono lasciando buchi enormi…
    E allora ben venga una legge seria che riduca la dilazione sui pagamenti a 60 gg … anche meno se possibile , vedremo meno fallimenti, meno truffe , meno aperture sconsiderate e meno ingiustizie !

  3. Lampino

    Magari diventasse proprio così, dove la competizione tra fornitori è leale e aperta. siamo lo zimbello dell’Europa che conta anche per questi atteggiamenti scorretti.

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