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Liberalizzazioni: abbiamo scherzato.. (almeno in parte)

Ogni volta che in Italia si parla di liberalizzazioni a parole sono tutti d’accordo, a patto che riguardino gli altri. E come regolarmente successo negli ultimi anni, dopo un tentativo del Governo di liberalizzare con decisione alcuni settori dell’economia, le buone intenzioni si stanno trasformando in piccoli aggiustamenti dello status quo. Andiamo con ordine.

LIBERALIZZAZIONE DELLA VENDITA DEI FARMACI DI FASCIA C
La norma era presente tout court nel primo testo del decreto legge, ma poi era magicamente intervenuto il limite di popolazione: la vendita è liberalizzata, ma solo nei comuni con più di 15mila abitanti. Veniva quindi tagliata fuori la gran parte dei comuni senza un motivo preciso. Successivamente il testo sottoposto al Presidente della Repubblica recava una clausoletta in più, non banale e non casuale: la liberalizzazione è possibile solo nei comuni sopra ai 15mila abitanti che siano “in possesso dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi fissati con decreto del Ministro della salute, previa intesa con la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regione e le Province autonome di Trento e di Bolzano, adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto”. Classica frase in politichese stretto che lascia il cittadino comune a bocca aperta: quali sono questi fantomatici requisiti “strutturali, tecnologici ed organizzativi”? Non è dato saperlo, né comprenderlo minimamente.

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DI APERTURA DEGLI ESERCIZI COMMERCIALI E DELLE NUOVE APERTURE
Questo discorso è più complesso, perché coinvolge le autonomie locali. E’ infatti di competenza regionale la materia degli orari di apertura, e sono coinvolte anche le amministrazioni provinciali e comunali. Sono nati subito dubbi sulle effettive competenze anche se una imposizione legislativa nazionale dovrebbe essere recepita dalle varie amministrazioni.
Ovviamente è nato subito un fitto dibattito su quale ente debba realmente legiferare sull’argomento, farcito dei soliti aggettivi “selvaggio”, “massacro”, “sfruttamento”, senza che si entrasse effettivamente nel merito dei benefici per i consumatori ed i lavoratori.
Sappiamo tutti che queste misure portano con se anche aspetti negativi, e su questo i nostri lettori sapranno sicuramente, meglio di noi, farne un elenco dettagliato, come nel precedente articolo sulla manovra. Noi ci limitiamo ad esporre quelli che ci sembrano gli aspetti positivi: nuovi posti di lavoro certi, possibilità per il consumatore di fare più acquisti anche in orari diversi (non accettiamo l’argomentazione che “tanto spenderebbero gli stessi soldi in orari diversi”, non è supportata da nessun dato e, anzi, smentita da quello che succede in altri paesi anche europei), maggiore concorrenza e migliori prezzi.
Per quanto riguarda la totale libertà di apertura di nuove strutture la situazione è ancora più complicata perché coinvolge, oltre alle amministrazioni locali, anche tutte le relazioni politiche e di interesse che sono tipiche dei settori economicamente rilevanti: le pressioni contrarie saranno fortissime.

Vedremo questa settimana quali cambiamenti subiranno questi tentativi liberalizzatori del Governo.

 

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

6 COMMENTI
  1. Bruni Pino

    La grande distribuzione ha distrutto tutto il commercio di quartiere. E’nata per vendere pane ,pasta, formaggi e salumi,applicando concorrenza sleale, vendendo sottocosto per aumentare il fatturato a utili zero.Il tutto e’ venuto a galla con la crisi.Carrefour e gli altri hanno dei cali pazzeschi. Che fare ora ? La decisione dei saggi ignoranti e’stata quella ,complice Bersani e …,di puntare ai farmaci, improvvisarsi operatori sanitari e rovinare anche questo settore.Il consiglio che voglio dare è quello di andare a fare un corso alla camera di commercio per imparare a vendere solo pane e pasta naturalmente non sottocosto.

  2. aldo

    Allora Esselunga che fa utili come fa?

  3. mateo

    Ma secondo voi il responsabile di punto vendita o iper mercato che sia non cercherà di vendere quanti più viagra può e fare contenti gli azionisti?

    peccato che siano farmaci e non uva passa

  4. Ernesto

    Il farmaceutico è l’ultimo baluardo da abbattere per la Gdo. I farmacisti sono una categoria molto unita, a differenza di panettieri , macellai e salumieri che hanno dovuto serrare le attività i farmacisti resistono ed è per questo motivo se ne parla tanto. la liberalizzazione dei farmaci è solo invenzione pubblicitaria che non porterà benefici a nessuno , a parte qualche mezzo punto di fatturato in più alla Gdo.

  5. Leonardo Marchitto

    Proprietari di Farmacie: ora scatta l’opera di svuotamento delle liberalizzazioni.
    Si legga l’articolo in basso pubblicato su un giornale telematico del settore farmaceutico . Si tratta di un articolo chiaramente ispirato dai proprietari di farmacia ed è chiara la strategia, garantito a dicembre il monopolio delle farmacie sulla fascia C ed indirizzato “ad Hoc” il governo finto liberalizzatore (alla Catricalà ) verso la modifica della pianta organica, ora la “terza fase” prevede lo svuotamento della norma presente nel “cresci Italia”. Come?
    Il numero relativo al quorum abitanti-farmacia va aumentato, anzi si dettano perfino le condizioni al povero ministro della Sanità che come Catricalà è cascato nella fumosa ma efficace rete che i proprietari di farmacie hanno teso al governo: si paventa la serrata delle farmacie ( che erano d’acccordo solo al 60 % per il tipo di lotta dato che il cassetto fa sempre gola) e poi si tratta spuntando incontri ed audizioni al Senato per esporre il compromesso che all’osso è riducibile così:
    1. Va innalzato il quorum abitanti- farmacie da 3000 ad almeno a 3500.( ma vedrete che alla fine sarà di più). I resti per apertura di ulteriore sede saranno computati solo dal 50% in su.
    2. Va eliminato il comma che prevedeva l’apertura di farmacie comunali nelle grandi stazioni e centri commerciali

    Non è chiaro cosa i proprietari di farmacia danno in cambio al governo per queste norme che vanno chiaramente a loro vantaggio e che di fatto faranno apparire ancora una volta il governo dei liberalizzatori come il più gattopardesco e inetto esecutivo e le lenzuolate di bersaniana memoria ( già molto timide) come uno dei più sfrenati liberalizzatori d’Italia.
    Un esecutivo che fa la faccia cattiva con i deboli ( le parafarmacie) e la pecora con i forti (Federfarma) un esecutivo che esegue quello che le corporazioni dettano.

    Inoltre il quorum proposto dai proprietari non cambierà nulla nella rete della farmacie, in quanto le nuove sedi saranno per la maggior parte riassorbite da quelle che si stanno aprendo già con la legge attuale, si accelererà solo il processo tutto qui.
    Un governo veramente liberalizzatore avrebbe invece indirizzato l’azione non verso una punizione dei titolari, mantenedo però la logica perversa e corporativa della pianta organica, ma sul vantaggio dei cittadini, aumentando la concorrenza sulla fascia C e seguendo la linea, già funzionante di potenziamento del secondo canale ( le parafarmacie), mantenendolo in competizione con il primo ( le farmacie) accettando la logica della Fascia C in concorrenza reale (le farmacie non faranno mai sconti verso altre farmacie vedi decreto Storace), solo così i prezzi sarebbero scesi.
    Per cui cosa fare? Ormai Catricalà ed il governo hanno perso, le parafarmacie hanno perso, ha vinto solo chi non vuole cambiare, dato che ora non avrà più concorrenti, un risultato che neanche il più feroce dei “contro-liberalizzatori” avrebbe mai immaginato.
    Leonardo Marchitto FEF –parafarmacie Marche

    da Farmacista 33 del 31-genn.2012
    Balduzzi convoca Federfarma, sciopero rinviato

    Slitta a data da destinarsi lo sciopero nazionale delle farmacie che Federfarma aveva indetto per domani. La decisione è stata ufficializzata ieri sera dopo una riunione del consiglio di presidenza del sindacato e vuole rappresentare un messaggio di disponibilità a fronte degli inviti al dialogo arrivati negli ultimissimi giorni dalle istituzioni. Due in particolare: la convocazione del ministro Balduzzi per un incontro al dicastero, domani alle 19, e quindi l’audizione davanti alla Commissione industria del Senato (che sta esaminando il decreto sulle liberalizzazioni),fissata per venerdì.
    Per capire quante siano oggi le chance di arrivare a una proposta di riordino che mitighi i passaggi più indigesti del decreto sarà decisivo soprattutto l’incontro con Balduzzi (foto). Non a caso, Federfarma ha già fissato per il giorno successivo una conferenza stampa che servirà ad aggiornare il calendario della protesta in base agli sviluppi. La linea del sindacato, in ogni caso, rimane quella sancita dal manifesto di ottobre, anche se è evidente che ora sul piatto non ci sono più i principi (dalla pianta organica alla liberalizzazione della fascia C) ma i numeri: a quale altezza fissare l’asticella del quorum e soprattutto a quale cifra fermare la conta delle farmacie di nuova istituzione di cui ha bisogno il paese. Si gioca qui il confronto, con gli altri provvedimenti del decreto nel ruolo di pedoni da giocare in base allo sviluppo della partita. Vale certamente per le aperture in stazioni e centri commerciali: in Federfarma, infatti, c’è anche chi non direbbe no a un quorum a 3.500 (più il 50% per la seconda sede) purché si elimini il comma 3 sulle aperture nelle strutture a grande affluenza.

  6. Leonardo Marchitto

    169 emendamenti all’art. 11 (farmacie ) del “cresci italia” ci sara la riforma e la liberalizzazione nel settore della distribuzione dei farmaci in Italia?

    Incredibile le forze politiche riescono a dividersi anche su questo settore!
    Il PD ha presentato emendamenti i più razionali e imbevuti di spirito originario delle lenzuolate, mentre il PDL tradizionalmente solo difensivi della corporazione dei proprietari di farmacie.
    Il problema ora è un altro: ci sono 169 emendamenti all’art. 11 del cresci italia ed il rischio che in aula ci siano colpi di mano che facciano male a tutti e soprattutto ai cittadini che vogliono avere farmaci ad un prezzo minore e consigliati da un professionista.
    Quello che occorre è una guida una road map per la riforma distribuzione del farmaco in Italia che ponga fine alle guerre ideologiche su questa questione e guardi alle esperienze già positive in atto: le lenzuolate.
    Visto che gli”apprendisti-stregoni” della liberalizzazione alla Catricalà hanno generato solo caos che sia Bersani stesso o suo delegato a pruomovere un emendamento bypartisan che tenendo la barra dritta e ferma sul tema lenzuolate ( cioè fascia C) non sia sentito come punitiva nel confronti dei proprietari di farmacia.(non credo che il PD sia contro i titolari , ma contro i privilegi in genere e insostenibili si)
    La proposta deve essere riformista, cambiare realmente le cose…cioè le lenzuolate….hanno aiutato i cittadini con sconti utili sui farmaci senza far fallire nessuno lasciando spazio alla concorrenza positiva…

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