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La crisi del sistema bancario: finisce un’epoca nelle abitudini della GDO

La domanda che circola più insistente, in questo periodo di estrema incertezza internazionale, è quella riferita alle possibilità di sopravvivenza del nostro sistema economico: ce la faremo?
Da più parti si dice che nessuno ha interesse a disintegrare la moneta europea, nemmeno la Germania. La cosa curiosa è che quando accendiamo la televisione gli scenari che ci dipingono sono catastrofici, ma nella vita di tutti i giorni la vera percezione di un aggravio delle reali condizioni la cominciamo ad avere adesso, successivamente alla manovra Monti ed ai suoi effetti immediati (caro benzina, giro di vite sulla circolazione del denaro contante, etc.). Tuttavia esistono situazioni, al di sopra di noi, che rispecchiano perfettamente il contesto in cui versa la nostra economia ed il suo stato di crisi, e se si vogliono toccare con mano bisogna conoscere le difficoltà del sistema bancario in questo momento particolare. I problemi di aperture di credito, che hanno attanagliato l’industria, soprattutto media e piccola, negli ultimi due anni, adesso si sono estesi anche agli stessi Retailer considerati solventi. Noi di GDONews siamo a conoscenza di almeno due situazioni dove due gruppi alimentari importanti, uno al sud ed uno al nord, che non presentano problemi di liquidità né di vendite, quindi sani, che senza motivi evidenti e logici, hanno dovuto interrompere un processo di acquisizione di altre catene distributive per via del blocco delle aperture di credito da parte del sistema bancario. Così, mentre alle casse i prodotti continuano nel loro sell out, al di sopra delle nostre teste si sta bloccando un sistema, e tale blocco, se arrivato a questo punto, rischia di interrompere tutto l’ingranaggio del commercio.
Il lettore si domanderà: adesso ci si mette anche GDONews a fare dell’allarmismo. La nostra è una voce preoccupata che deve riportare ciò che ascolta e dare un monito: riteniamo che sia arrivato il momento di responsabilizzarci, tutti quanti. La Grande Distribuzione si è contrassegnata, negli ultimi anni, per le lungaggini nei pagamenti soprattutto da parte di alcune insegne (arcinote) nei confronti di alcuni settori dell’industria (ovviamente restano escluse le Grandi Marche che hanno un forte potere contrattuale). Tale “cattiva” abitudine era accettata da entrambe le parti, da un lato il Retailer sapeva che poteva trovare su una certa parte dell’industria una “spalla” finanziaria su cui appoggiarsi, dall’altro tale disponibilità si traduceva spesso, ma non sempre, in fedeltà e quindi in un probabile mantenimento degli spazi concessi nei supermercati. Il problema non si poneva perchè il costo del denaro, finanziato dalle banche a favore dell’industria, era in fin dei conti accettabile. Oggi non è più così. Una dirigente di una banca conosciuta, nel nord Italia, ci spiegava qualche giorno fa che nel suo Istituto di Credito, diffuso soprattutto nel nord est, il numero degli F24 non pagati al 30 di novembre era superiore al 30%, ci raccontava altresì della enorme difficoltà a fare credito a chicchessia, confermandoci il blocco dell’apertura di credito ad uno dei Retailer di cui all’inizio dell’articolo e spiegando che la BCE fa pagare il denaro agli Istituti di Credito a tassi non inferiori al 7%.

In questa situazione la consuetudine di cui si accennava poc’anzi, nelle relazioni tra Industria e Retailer, va interrotta.
La distribuzione deve rivedere le sue strategie, non può continuare a pensare che l’industria continui a finanziare sviluppo e gestione caratteristica del cliente Insegna. Esistono catene distributive che continuano a pagare a oltre 200 giorni le forniture somministrate, sono diversi i casi in cui a fronte degli anticipi delle fatture della distribuzione operati dall’industria, i casi di mancato pagamento alla data concordata, hanno portato l’azienda debitrice nei confronti dell’istituto di credito a vedersi abbassato il proprio rating bancario. Questi sono danni concreti. E’ arrivato il momento di cambiare, di arrivare ad una maturazione professionale e finanziaria, sono finiti i tempi del finanziamento bancario, a libro paga dell’industria, dello sviluppo del Trade. Cerchiamo di essere tutti più responsabili e se riusciremo in questo intento salveremo molti posti di lavoro, i destinatari finali degli insuccessi di gestione.
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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

10 COMMENTI
  1. aldo

    Dott. Meneghini, confermo quanto da lei scritto, credo che ci sia una svista il tasso interbancario è al 7%, quello della bce è molto più basso, ma le banche non prestano soldi perchè devono rientrare nei parametri richiesti.
    In se una cosa giusta, ma come tutte le operazioni va fatta con buon senso, cosa che sembra mancare.

    Il nostro ex Premier con tutti i limiti che aveva quando diceva che nella crisi bisogna avere ottimismo diceva una verità, perchè quello pensa a trovare soluzioni, il pessimismo e la paura non fanno altro che peggiorare le cose, fermando gli investimenti

  2. giuseppe

    E’ ormai evidente che il panico che si sta diffondendo in questo paese non fara’ altro che aggravare una situazione di per se difficile.

  3. Mauro

    Buongiorno,quali sono i due importanti gruppi alimentari (uno al sud e uno al nord), che hanno subito il blocco delle aperture di credito da parte del sistema bancario? E ce ne sono degli altri?
    Grazie.

  4. mario

    la crisi caro aldo l uomo ridens a sempre detto che era un invenzione della stampa gli italiani si sono trovati come quelli che gudano una macchina e unaltra va a diritto allo stop e quello che aveva la precedenza guardava soltanto davanti a lui e prende una gran botta quelli che invece guardano intorno vedono arrivare la macchina e si preparano alla botta chi si fa meno male dei due automobilisti

  5. aldo

    Mario, mi spiace che la leggi in chiave politica, l’economia è fatta anche di attese e se tutti si preparano al peggio, hai una bella profezia che si autorealizza.

    Per stare alla tua metafora guidare una macchina guardando nello specchietto serve a poco, meglio guardare avanti

  6. Ernesto

    L’Italia è in crisi da anni , Berlusconi che un grande comunicatore l’ha sempre negata e per anni gli abbiamo creduto ma mentre Germania e altri paesi dell’Euro crescevano noi rimanevamo al palo e ora ci troviamo con un bel debito sulla testa, migliaia di imprese fallite e nella recessione più totale…
    Mentre negli Usa c’è un incremento dei consumi , da noi ci sarà un ulteriore calo, nel prossimo anno andranno persi altri 800.000 posti di lavoro ( fonte confindustria) , questo vuol dire che ci saranno 800.000 contribuenti in meno e per rimediare ai mancati introiti dovranno aumentare le tasse che sono già oltre il 50% .
    In questo paese non ci potrà mai essere ripresa, il cuneo fiscale è troppo alto e il 10% di italiani ricchi ( che detengono il 50% del patrimonio degli italiani) non possono garantire una ripresa dei consumi, l’altro 90% si, ma solo se si abbassano le tasse lasciandogli la possibilità di spendere.

  7. sara

    La soluzione immediata c’è sempre ma non vuol essere presa. E vogliamo parlare delle società di factoring create all’interno delle catene GDO?
    Vedete in Francia: c’è l’obbligatorietà dei pagamenti a 45gg f.M. e tutti rispettano tali date anche al 31/12 dell’anno. altrimenti in caso di controllo le multe sono salatissime per la compagnia!!Perchè non facciamo lo stesso? altra contraddizione dell’Unione europea….

  8. aldo

    Sara, perchè in Italia il primo pagatore in ritardo è lo stato, ed è talmente aleatorio il pagamento dello stesso, che molte banche rifiutano l’anticipo fatture su di esso.

  9. RAUL

    E’ più di un decennio che le banche hanno volutamente smesso di venire meno al loro ruolo all’interno di un contesto economico: erogare credito e finanziare progetti. Si sono volutamente deedicate a fare finanza pura, cioè speculazione ( passatemi il termine che so essere molto forte). Allora c’è da chiedersi: dove la piccole e media impresa potrà approviggionarsi della finanza necessaria per promuovere innovazione o mettere in piedi nuovi progetti?. L’unione europea ha fallito su quasi tutto, prova ne è che molte regole in alcuni stati sono applicate e in altri no. ( termine dei pagamenti per esempio). L’attuale crisi è nata all’interno del sistema finanziario mondiale ed il contagio è stato esportato in tutto il mondo dalle banche ( braccio armato della finanza). Keynes affermava che non è illegale rapinare una banca, illegale è costituirla. Affermazione forte e metaforica ma che deve aiutare a riflettere.

  10. Polibio

    è Brecht, non Keynes , ad aver coniato la massima su chi sia il vero criminale tra chi fonda e chi sfonda e banche. Confermo inoltre l’imprecisione nell’articolo: le banche si vedono praticare il tasso all 1% dalla BCE pi però sono il vero freno per noi con tassi che non scendono mai sotto l’8%

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