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Olio extravergine: il 40% presenta tracce di muffa

Un’analisi su campioni di olio vergine ed extravergine di oliva acquistati nei supermercati ed esaminati dall’Agenzia delle dogane italiane, ha evidenziato la presenza di muffe in oltre il 40 per cento delle bottiglie in vendita. E’ quanto è emerso dalla prima indagine sulla qualità degli oli di oliva in vendita in Italia effettata da Coldiretti, Symbola e Unaprol, in occasione della presentazione del progetto “GeniusOlei”, dalla quale si evidenzia peraltro che il 16 per cento delle bottiglie contiene olio derivante da olive alterate e l’8 per cento addirittura rancido.
Il dato non solo è allarmante, ma francamente incredibile. Coldiretti, in una nota, evidenzia come più della metà delle bottiglie di olio esaminate debba essere declassato e non potrebbe quindi essere venduto come extravergine. Dall’analisi sono stati esclusi quelli a denominazione di origine (Dop) e quelli ottenuti al 100 per 100 da olive italiane, ma compresi oli di grande diffusione.
Va peraltro segnalato che secondo l’indagine in quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia, che contengono miscele di diversa origine, è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta. Per non cadere nella trappola del mercato il consiglio di Coldiretti, Symbola e Unaprol è quello di guardare con diffidenza ai prezzi eccessivamente bassi che non coprono neanche il costo delle olive, come dimostrano i numerosi e preoccupanti casi di sequestri di olio deodorato a basso prezzo effettuati dalle autorità di controllo. Considerando che una confezione da un litro di un buon olio extra vergine di oliva, prodotto al 100% con olive italiane, non potrebbe costare, mediamente al consumo, sullo scaffale di un supermercato, meno di 6 euro.
In Italia si producono in media 500mila tonnellate di olio di oliva che per il 60 per cento è venduto come extravergine per un totale di circa 300mila tonnellate. Di queste quasi un terzo per un totale di 100mila tonnellate sono destinate all’autoconsumo e alle vendite dirette. Inoltre l’Italia è il principale importatore mondiale di olio di oliva per un totale di 470 mila tonnellate all’anno che vengono spesso miscelate alla produzione nazionale e alimentano i consumi nazionali di 700mila tonnellate e le esportazioni di circa 250mila tonnellate all’anno. La produzione nazionale si concentra in Puglia (35 per cento), Calabria (33 per cento), Sicilia (8 per cento), Campania (6 per cento), Abruzzo (4 per cento), Lazio (4 per cento), Toscana (3 per cento) e Umbria (2 per cento). Sono 40 gli oli italiani a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea.
“E’ scandaloso che in un Paese come l’Italia che ha conquistato primati mondiali nella qualità dell’extravergine i cittadini siano costretti a consumare con l’inganno prodotti scadenti che potrebbero anche mettere a rischio la salute”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “vale la pena di impegnarsi nell’intensificazione dei controlli anche sulle grandi marche nell’interesse dei consumatori e di quello dei tanti olivicoltori colpiti duramente dalla contraffazione, ma anche perché si tratta di un settore strategico per l’economia, il Made in Italy, il turismo e l’ambiente, a protezione del rischio di dissesto idrogeologico.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

6 COMMENTI
  1. antonio

    Fuori i nomi !! Vogliamo sapere chi sono i produttori di questi oli che non sono oli !Almeno possiamo non acquistarli, è l’unica arma che abbiamo, facciamo circolare i nomi !

  2. GIANNI

    PER CORTESIA I NOMI E COGNOMI
    BASTA OMERTA DELETERIA PER I NOSTRI OLI
    CHE , FORSE, SONO I PIU BUONI

  3. Anna

    Il consumatore deve capire che per un buon olio extra vergine non puo’ spendere 3,50.
    La nostra azienda vende Olio Extra Vergine 100% Italiano non filtrato grezzo a euro 9,00 al litro, ma haime’ siamo penalizzati.
    Ci dovrebbero essere piu’ controlli.

    Ricordo inoltre che parecchi Oli sono di origgine comunitaria, quindi non Italiani….

  4. Informato

    I nomi sono sui volantini tutti i giorni , ma chi pensa che a Euro 2,80 al litro di olio extra vergine ci sia dell’olio di olive ?? i famosi Carapelli , Monini , Farchioni ,Bertolli ecc. ecc. sono in promozione a questi prezzi e la gente continua a comperarli senza porsi mai il problema. D’altra parte lo scandalo non e’ solo sull’olio : il caffe’ venduto a 2,65 il Kilo ( e acquistato a 2,20 ) ma non parliamo del vino ( se di vino si tratta ). Continuando con lo scandalo sul biologico di questi giorni ( tanto basta pagare qualche ente certificatore……)

  5. Piero

    Ancora una volta si getta il bambino con l’acqua sporca. Il problema è chi compra oli rancidi e con la chimica li rende commerciabili (restano schifosi e rancidi) oppure l’uso di olive straniere. Il problema resta l’olio lampanteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee venduto per olio extravergine di oliva. La salute il problema a questo punto è la nostra salute a rischio !!!!!!

  6. Valerio

    I nomi sono tutti sulla rete, basta avere la voglia
    di cercare sui motori di ricerca tutti gli articoli sull’extravergine pubblicati di recente dal giornale
    La Repubblica e non solo o le trasmissioni televisive (Report) che han dato spazio all’argomento.
    Oomunque sappiate che i noti Brand ex italiani (Monini, Carapelli, Bertolli, Olio Dante, S.Giorgio, Sasso),
    quelli più presenti sugli scaffali della GDO ed altri sono stati acquisiti dalla Deoleo azienda spagnola che detiene il 50% del mercato europeo dell’olio da cucina.
    Mi auguro e ci auguriamo tutti, che come è successo a suo tempo con il vino, questo enorme scandalo che viene sempre più “a galla” faccia pulizia di tutti i veleni propinati ai consumatori e tolga di mezzo chi di danni alla salute ed all’economia italiana ne ha già fatti in quantità enormi, pari ai litri di olio venduti.

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