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Coop: un Brand che gli italiani rispettano per il loro impegno sociale ed ambientale

La Havas Media, tra i leader nello sviluppo di programmi di marketing e comunicazione integrata con un fatturato mondiale di 13 miliardi di dollari, ha svolto una indagine relativa allo studio dei Brand ed alla percezione della loro compatibilità con parametri come la sostenibilità ambientale e sociale, tale studio è stato effettuato in quattordici Paesi su oltre 150 Brand. Tra questi c’era per la prima volta anche l’Italia dove sono stati coinvolti 40 Brand e 5.500 consumatori intervistati che sono stati chiamati a valutare come e quanto questi marchi siano stati in grado di costruire un rapporto “sincero e duraturo che migliori la loro vita”. Secondo la ricerca gli italiani sono tra coloro che nutrono le più forti aspettative verso i brand: il 92% si aspetta dalle aziende comportamenti responsabili e impegno credibile nel risolvere le sfide sociali. Allo stesso tempo gli italiani sono tra i più scettici d’Europa nel ritenere che le grandi imprese si stiano dimostrando responsabili: il 64% è infatti convinto che l’atteggiamento “responsabile” dei brand sia solo un’operazione d’immagine, tanto è vero che solo il 13% dei marchi è percepito come «realmente significativo». Quando però i marchi riescono a superare questa diffidenza, incassano un vero e proprio dividendo di fiducia: sempre in Italia, il 91% del panel di intervistati tra prodotti simili è pronto a scegliere quello realizzato in una logica di sostenibilità e il 61% è disponibile a riconoscere e pagare addirittura un prezzo più alto per l’attenzione dimostrata verso l’ambiente, la società e le aspettative dei clienti. In questo senso Coop guida in Italia la classifica dei marchi che giustificano un premium price, seguita da Ikea, Henkel, Beiersdorf e Leroy Merlin.

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4 COMMENTI
  1. Raul

    Ci credo molto poco alle aziende ( o brand) che operano in sintonia con l’ambiente, il sociale e l’etica. Non dimentichiamo che dietro ci stanni gli azionisti e se non si portano a casa dividendi, saltano teste e poltrone. Cerchiamo di fare attenzione alle varie pubblicità che ci inculcano concetti e visioni inesistenti, solo per promuovere prodotti o servizi realizzati al solo scopo di lucro. Mi piacerebbe sapere in queste aziende percepite come attente all’ambiente e al sociale, in tema di sola sicurezza sul lavoro come siamo messi. Penso molto male.

  2. Gianlo

    Per quanto concerne le Coop, ovvero le 9 grandi cooperative di consumo italiane, occorre ricordare che non avendo alcun azionista di riferimento a cui elargire dividendi, avendo l’obbligo, di legge e per statuto, di reinvestire gli utili in azienda, possono di buon grado portare avanti politiche sociali, ambientali, etiche, sostenibili, di sicurezza del lavoro di assoluta avanguardia. Questa situazione è ben percepita ed apprezzata dal consumatore medio.

  3. Raul

    Con specifico riferimento alle coop, con i benefici di tassazione di cui godono ( che io ritengo sia concorrenza sleale legalizzata rispetto al resto del mondo distributivo) altro che sostegno all’ambiente e al sociale, potrebbere permettersi. Per le attuali coop ( 9) il concetto di mutualità, penso proprio che sia anacronistico. Sono società proiettate alla finanza pura ( da molti decenni) e non verso la mutualità.
    Che poi svolgano bene il loro compito all’interno della distribuzione questo è innegabile, come è anche innegabile che se hanno certi fatturati è perche i consumatori apprezzano.

  4. Lavoratori Unicoop

    Le Coop della GDO sono molto attente all’immagine che è il loro elemento distintivo e contribuisce ad attrarre, attraverso il prestito sociale, circa 12 miliardi di euro. Giusto una finanziaria come si suol dire di questi tempi. E’ spesso la componente finananziaria della gestione che risolleva gli asfittici bilanci di alcune, nonostante alcuni investimenti catastrofici (vedi Unicoop FI in MPS). Sono altrettanto attente a nascondere la polvere sotto il teppeto e a non far trapelare quello che di negativo c’è; un non certo idilliaco rapporto con i dipendenti, come dimostrano anche le recenti difficoltà nel rinnovo del CCNL e di alcuni contratti aziendali (Coop Estense e Unicoop Firenze) e la gestione di magazzini appaltati talvolta a cooperative che non si distinguono proprio nel rispetto dei diritti verso i soci lavoratori.

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