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Consumi: gli italiani sono i più attenti al risparmio in Europa

Opportunità, responsabilità e accresciuta consapevolezza. Sono questi i tre atteggiamenti prevalenti che oggi ispirano le scelte di consumo. E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata da Ipsos per Consumers’Forum che ha messo a confronto la percezione della crisi, valori e orientamenti di consumo dei cittadini di 5 paesi dell’Unione europea (Italia, Germania, UK, Spagna e Polonia). E’ certamente la situazione economica mondiale a riflettere sulle scelte di consumo, una situazione che continua ad essere fonte di costanti preoccupazioni per i cittadini tutti ad eccezione dei tedeschi che mantengono un trend positivo ed al di sopra della media. E neanche il futuro è poi così roseo: il risultato che emerge con maggiore evidenza è come, indistintamente per tutte le territorialità considerate, il trend si mostri in negativo rispetto all’anno precedente. Solo il 24% degli intervistati (a livello mondo) ritiene che la situazione economica del proprio paese si rafforzerà, in particolare le economie emergenti o meno “mature” come la Cina (35%).
La situazione nazionale influenza quella personale: nei paesi considerati, il 50% del campione ritiene la propria situazione più incerta, specie in Italia (59%) ed in Spagna (58%), seguite dall’Inghilterra (52%). Gli intervistati tedeschi si bilanciano tra una sensazione di stabilità e di insicurezza (rispettivamente 40% e 41%). Fa eccezione la Polonia, nonostante prevalga la preoccupazione, osserviamo una maggiore presenza di giudizi “positivi” (il 24% dichiara la propria situazione economica più sicura rispetto ai precedenti 12 mesi).
Ed ha inoltre riflessi sul bilancio familiare: il 57% degli intervistati – in particolare in UK (71%), Spagna (63% ) ed Italia (60%) (con un’incidenza minore in Germania) – ha dichiarato che ha ridotto le spese. Oppure ha strizzato l’occhio a scelte che facessero risparmiare: l’81% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di prestare attenzione a sconti/offerte speciali, in particolare tra i consumatori italiani e spagnoli – rispettivamente 88% e 87%.
Ma c’è anche chi ha operato una “revisione critica” dei propri acquisti passati: in media circa un consumatore su tre dichiara di aver effettuato acquisti in eccesso, in particolare tra gli intervistati italiani e spagnoli. Questa nuova consapevolezza la dice lunga su come saranno difficili in futuro crescite repentine dei consumi, anche se la situazione economica dovesse migliorare. E’ un nuovo consumatore attento ed informato: il 50% legge attentamente gli ingredienti, 70% in Italia. Al contempo la componente “ludica” dell’acquistare e dell’acquisto mantiene una posizione importante nelle scelte, sia in quanto momento di svago: per circa due intervistati su cinque a livello totale, sia relativamente alla conferma/ottenimento di uno status distintivo (34% a livello totale, specialmente in Italia 44%).
I dati mostrano inoltre lo sviluppo di una “coscienza etica”, che si declina in una attenzione elevata per le confezioni non inquinanti (78%), per la gratificazione derivante dagli acquisti BIO (49%) ma anche dalla predisposizione all’acquisto di beni prodotti nel rispetto delle regole di tutela del lavoratore (62%), dell’ambiente (65%) e del territorio (60%). Su questo dato in particolare gli italiani sembrano essere più sensibili, evidenziando una maggiore predisposizione all’acquisto; viceversa più tiepidi si mostrano gli inglesi.
Se da un lato gli stessi si mostrano propensi ad un acquisto “etico”, dall’altro solo una minoranza ritiene che le aziende siano realmente sensibili agli interessi dei propri lavoratori, dell’ambiente, della comunità in cui operano nonché dei propri consumatori. A questo dato, tuttavia, non corrispondono i fatti. Innanzitutto l’argomento della CSR (Corporate Social Responsibility) sembra essere piuttosto oscuro alla gran parte degli intervistati europei: il 53% non lo conosce affatto, anche dopo la lettura della descrizione, e circa un terzo ne ha una percezione piuttosto nebulosa. Tra chi dichiara di conoscerlo bene, pari al 14% del totale campione a livello europeo, spiccano gli intervistati anglosassoni (20%). I tedeschi, viceversa sono quelli per i quali il tema della CSR è il meno familiare (12%). Entrando nel merito dei settori più o meno “responsabili, al top della lista gli intervistati posizionano le aziende operanti nei servizi sanitari legati alla salute e quelle alimentari; le ultime posizioni sono viceversa occupate dalle aziende chimiche, le banche e le aziende che si occupano di costruzioni.
L’indagine indaga anche sul rapporto dei cittadini con le associazioni dei consumatori: complessivamente gli intervistati che dichiarano un livello di fiducia elevato (da 7 a 10) nelle associazioni di consumatori sono solamente il 30%. L’Italia si conferma il Paese che in Europa ha più fiducia nelle associazioni dei consumatori (39%) seguita dalla Germania (34%) e dalla Spagna (31%). Quanto al compito principale che i consumatori assegnano alle associazioni che li rappresentano, secondo gli intervistati in cima c’è il monitoraggio ed il controllo del mercato nel suo insieme, cui si affianca, a breve distanza, una funzione tutela, assistenza e rappresentanza, seguita da un ruolo di tutoring ed informazione del consumatore.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

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  1. Davide Collina

    Importante la revisione critica del modo di acquistare; tutto sommato è sufficiente recarsi a comprare un prodotto quando sta’ per finire. Le scorte fanno spendere e occupano spazio. Quando leggo poi titoli del tipo: gli italiani sono i più (qualcosa) mi verrebbe da mettere l’Inno Nazionale.

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