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Nei supermercati Tesco è viatato annotarsi i prezzi dei prodotti!

Patrick Collinson è un giornalista del britannico Guardian che stava conducendo una propria ricerca sui prezzi praticati all’interno della catena di supermercati Tesco. Mentre si aggirava tra gli scaffali annotandosi i prezzi dei vari prodotti, una guardia giurata gli si è avvicinata intimandogli di smetterla, perché quanto stava facendo era «illegale». «È illegale annotarsi delle cose e non si possono nemmeno scattare fotografie. Se vuole controllare i prezzi, porti l’acquisto alla cassa e lo paghi. Troverà il prezzo sullo scontrino» ha spiegato l’addetto alla sicurezza, indicando l’uscita al giornalista.
Mentre discuteva con la guardia è apparso un manager, il quale ha rettificato: certo segnarsi i prezzi non è illegale in senso stretto, ma è contrario alla policy interna del supermercato. Prima di venire cacciato, Collinson è riuscito a fare qualche conto scoprendo, per esempio, che l’acqua Tesco venduta in confezione da quattro bottiglie costa più della stessa acqua venduta in confezione da tre identiche bottiglie. È una cosa che si scopre più facilmente con matita e taccuino, e che ha spinto il giornalista del Guardian a chiedersi se i prezzi del supermercato siano tanto buoni quanto Tesco afferma, e su che base siano formulate certe “offerte”.
In ogni caso, Collinson non ha intenzione di demordere: «La prossima volta dirò i prezzi ad alta voce nel telefonino, che ha un registratore. Nota per chi scrive la policy di Tesco: vietare ai clienti di parlare al telefono».

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

10 COMMENTI
  1. Informato

    Succede anche in Italia : nel Veronese in una catena di sup.ti c’e un cartello ben in vista dove c’e scritto che si proibisce ad annotare i prezzi al pubblico.

  2. rilevatore

    Anche nel Veneziano- Cadoro e Lando.

  3. Ultimoprezzo.com

    Certo la notizia non è incoraggiante, e dà l’idea di come molti preferiscano proibire pur di impedire alle persone di fare dei confronti e, in questo modo, sviluppare una coscienza critica.
    Fortunatamente, a mio avviso, questi tentativi tenderanno a scemare, soprattutto grazie al web, dove le persone abituate a confrontare prezzi, offerte, promozioni e vantaggi sono sempre più numerose.

  4. Raul

    mi sembra una grossa str…… sia la regola che impedisce di ” farsi due conti”, sia il fatto che la si possa applicare.

  5. PolPol

    Lavorando da 15 anni nel settore, conosco bene il problema; in Italia le catene che non consentono le rilevazioni sono Tosano, Rossetto, Martinelli, Lando (guarda caso tutti di C3) oltre a qualche Galassia, qualche Cadoro, qualche Conad di PAC2000 e qualche altro caso sporadico; all’estero la situazione è ancora peggio, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In Italia esiste (purtroppo) una legge che consente al direttore del punto vendita di allontanare chiunque, a suo insindacabile giudizio, disturba l’attività… ma ci sono modi per rilevare comunque ;)

  6. aldo

    Pol Pol, il direttore può chiedere che qualcuno si allontani, non può pretendere nulla, perchè negozio aperto al pubblico, se vuole fare allontare qualcuno deve chiamare le forze dell’ordine, pena la commissione di violenza privata al sequestro di persona, una volta arrivate le forze dell’ordine dovrà motivare come e perchè lo girare tra gli scaffali registrando i prezzi è un disturbo dell’attività e non invece visto che i prezzi sono al pubblico l’esercizio di un diritto.
    Per altro le vendite nei supermercati si qualificano come offerte al pubblico, che il nostro codice regolamenta in maniera precisa.

  7. rilevatore

    L’apice viene raggiunto dai soci C3 del Veneto che si pavoneggiano con manifesti all’interno dei pdv riportando le varie classifiche dei supermercati più convenienti che li citano.Ma i confronti sono corretti, visto che da loro i prezzi non sono rilevabili ? mah…

  8. PolPol

    Aldo, purtroppo non è così. Tempo fa ho chiesto un parere legale ad un noto studio milanese e mi hanno citato la sentenza della Suprema Corte “Cass.Pen., sezione V, 26 Ottobre 1983, in Giur. It. 1984; II, 462″ da cui deriva la possibilità per l’esercente di far valere un “jus excludendi” in linea con quella del Pater Familias nella sua abitazione.

  9. aldo

    Pol Pol, mi pare difficile paragonare una privata abitazione con un pubblico esercizio, ma forse stiamo andando fuori tema, se vuoi e la redazione conosce e può farti avere il mio indirizzo proseguiamo da legulei in privato.
    Aldo

  10. eolo

    1)se vuoi rilevare i prezzi ti compri i prodotti.
    2)non puoi giudicare da 4-5 prezzi se un’insegna e’ piu’ o meno cara.
    3)il paniere prezzi/prodotti da rilevare e’ di competenza solo di pochissimi esperti.
    4)il margine del singolo negozio deve sempre e comunque essere in linea con le vendite al mq.
    5)la media di vendite al mq ,in Italia e’ circa
    €5750,00 al mq per le tipologie di negozi che vanno da 100 a 1200 mq.,quindi armatevi di calcolatrice e sopratutto di competenza e poi cominciamo a discutere.
    6)ricordatevi che il 60% di cio’ che acquistate e’ fresco(cioe’ consumo giornaliero),quindi non prendete per oro colato i confronti prezzi con prodotti di grandi marche,tanto vi fottono sul fresco!!!
    a

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