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Il piccolo supermercato: un format in crisi

Come emerge dai dati resi noti dalla Nielsen la stagnazione dei consumi, se ben analizzata, si traduce in una debole crescita di alcuni formati come il superstore ed il discount, ed una profonda crisi dell’Ipermercato e della piccola struttura. E proprio per approfondire il tema, ovvero il fatto che la crisi colpisce non solo l’Ipermercato, considerato da diversi anni dispersivo e con un’offerta troppo vasta, ma anche la piccola struttura, che invece era considerata appartenente ad un format dove fare numeri positivi di fatturato era quasi una certezza, oggi si trova in sicura e stabile crisi. Il Sole 24 Ore di lunedì 20 settembre ha dedicato una pagina intera al tema ed ha intervistato i protagonisti della distribuzione interrogandoli sul tema. Ha scritto “Sono invece i punti vendita a libero servizio, le ‘superette’, quelli su cui la crisi si accanisce. Negli ultimi dodici mesi sono stati 1.113 i market specializzati nell’alimentare che non hanno riaperto, mentre i cambi di insegna hanno coinvolto altri 1.719 store.” Il retailer director di Nielsen Romolo De Camillis ha detto che ” La flessione delle superette è generalizzata a tutte le aree del Paese mentre il forte rallentamento nello sviluppo dei punti vendita e degli spazi dei discount è legata all’aumento negli ultimi anni». In generale la flessione della superficie di vendita è più accentuata nel Sud dove si sono sentiti maggiormente gli effetti della crisi”. Il Presidente di Sigma nonchè direttore generale del Csd, Antonello Basciu, parlando dello stato dell’essere nella sua terra, la Sardegna, ha sostenuto che ” Negli ultimi sei mesi hanno chiuso una decina di società che gestivano più di trenta punti vendita mentre dieci giorni fa abbiamo chiuso due nostri piccoli market che stiamo trasformando con una formula più aggressiva”. Tale formula ha l’insegna «Mercato alimentare»,è  negozio con sole grandi marche e take away della spesa dove si punta sul prezzo basso e meno sui servizi al cliente. Un altro segnale arriva dalle ‘insegne bianche’, market non più affiliati a nessuna catena. Sono punti in forte difficoltà che spesso non riescono a ottenere credito dai fornitori: “Sull’isola sono circa 50″ aggiunge Basciu. Maniele Tasca, direttore Generale di Selex, ha detto “Si cerca di rinnovare con più freschi, più offerta e servizio al cliente mentre le promozioni avvicinano i prezzi a quelli di iper e super”. L’articolo prosegue poi spiegando che i problemi della distribuzione oggi sono da un lato i margini che si riducono sempre di più sia per la minor capacità di acquisto dei consumatori sia per la pressione promozionale sempre più insistente e dall’altro lato una crescita costante dell’incidenza dei costi. Insomma un quadro fedele di ciò che cerchiamo di narrare quotidianamente anche da queste colonne.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

7 COMMENTI
  1. mike

    Strana questa notizia! Coop Adriatica negli ultimi anni sta aprendo numerosi incoop nei centri storici di Venezia e Bologna con ottimi risultati. In emilia infatti ha rilevato numerosi punti vendita di bassa metratura dalla catena Plenty market

  2. giuseppe

    C’è da dire che Basciu sta aprendo i punti vendita Mercato Alimentare negli stessi comuni dove sono presenti i suoi stessi affiliati e “soci”,facendo in modo di autolesionarsi, mentre le insegne bianche sono una conseguenza di queste “strategie”, infatti con i margini che spesso e volentieri sfiorano il sotto costo e tutti questi anticipi di fine anno sulle promozioni,l’affiliato preferisce fuggire.
    Infatti c’è da dire che i grandi magazzini come Metro, Zona Market e Gross market,negli ultimi tempi rieascono a venire incontro a noi dettaglianti e spuntare prezzi nettamente inferiori a quelli del Ce.Di.

  3. Periscopio

    Per COOP i pdv inCoop sono sportelli bancari!!!!
    Un franchisor (serio), cioè suddivisione dei compiti, margine garantito, standards tecnici e commerciali, insegna nazionale, rimane l’unica prospettiva plausibile per il vicinato. Se l’imprenditore ci mette del suo, soprattutto specializzazione del freschissimo, i conti tornano.

  4. luigi

    Plenty Market? Ma hai idea di che cessi di negozi si parla? Chissà perché Coop li ha comprati, di sicuro non perché sono redditizi

    1. mike

      é vero sono dei cessi ma guadagnano molto!

      1. Dott. Alessandro Foroni

        Mike, scusa ma ho i miei dubbi… Forse certe acquisizioni sono più frutto di accordi ad alto livello che di ragioni commerciali. Ma è solo una mia impressione.Poi sicuramente l’insegna inCoop ne favorirà il rilancio.

  5. Davide Collina

    Lavoro in uno dei cessi… Alcuni dei quali erano/sono in zona centralissima, ad esempio a pochi metri da Galleria Cavour… Con gli incassi dei suddetti si sfamerebbero migliaia di persone, quindi, prima di scrivere, pensare…

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