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Caprotti scrive sul “Corriere della Sera” il suo pensiero sulla condanna comminata dal Tribunale di Milano. E pace sia.

La lettera pubblicata sul Corriere della Sera pochi giorni fa, scritta di pugno direttamente dal Cav. Caprotti, è una assoluta novità. Lo è perchè in un certo modo emerge l’uomo e non il personaggio, il Patron di Esselunga sembra seppellire l’ascia di guerra nei confronti del nemico giurato Coop Italia, o forse ancor di più Legacoop,perchè non è più il momento di combattere tra semplici concorrenti di un mercato che oggi è minacciato nelle fondamenta dalla crisi mondiale e dai metodi con cui il nostro governo sta rispondendo alla stessa. Nel leggerne il pensiero abbiamo avuto come la sensazione che il dualismo tra destra liberista e libertaria e sinistra protezionista e perbenista sia un vago ricordo, in un momento dove non ha più senso combattere. Vi sono altresì passaggi della lettera aperta dove viene a galla il Caprotti padre, il Caprotti sofferente e dolorante, insomma, come già scritto, si mette da parte il personaggio paladino di una parte del Paese per dare spazio ad un uomo con le sue debolezze che è consapevole che lottare non ha più il senso che poteva avere qualche anno fa, mettendo bene in chiaro una cosa: che è stato condannato per concorrenza sleale e non diffamazione e che la pena pecuniaria comminata è di 300 mila euro e non 40 milioni di euro.

Buona lettura.

Dal ” Corriere della Sera”

Caro direttore,

dal Corriere di domenica scorsa vedo che la vicenda diventa politica e questo non mi piace. D’altronde lo è. Coop, Legacoop, eccetera, politica lo sono per decisione e scelta di Palmiro Togliatti, nel 1947 a Reggio Emilia. Per quanto riguarda la sentenza, il tribunale di Milano è stato forse clemente: non ha ammesso la diffamazione, ci ha condannato solo per concorrenza sleale. Io sono soltanto sleale, cioè «unfair», subdolo e tendenzioso.

Un niente, di questi tempi! quasi un gentiluomo. E per i danni subiti da Coop per questa sleale concorrenza ha accordato 300.000 euro invece dei 40 milioni richiesti!

Il libro «Falce e carrello»

Il libro? Non si ordina neppure di bruciarlo sulle pubbliche piazze. Io, per quanto mi riguarda, vorrei però rimettere le cose nei termini appropriati. Quando mi si accusa di «attacco» – per non parlar del resto – si dice una bugia. Sono cose intime, esistenziali, ma perché non dirle? Nell’estate del 2004 sono stato gravemente ammalato e, stordito dal Contramal, un antidolorifico tremendo, caddi di notte in bagno e mi fratturai la colonna vertebrale. Inoltre quattro mesi prima mio figlio se ne era andato. Mio figlio non è mai stato scacciato, mio figlio non ha mai fatto nulla di male, semplicemente si era attorniato di una dirigenza non all’altezza. Per me il suo autonomo allontanamento è stato un grande dolore. Ricordo quell’autunno 2004, come un periodo tristissimo, di grande sofferenza e di estrema debolezza.

È in questo 2004 e nell’anno seguente che, nella mia defaillance, fui oggetto di una vera e propria aggressione.

Le dichiarazioni ai giornali di Aldo Soldi, presidente di Ancc (Coop), che voleva Esselunga, si susseguivano. L’amministratore delegato di una grande banca, tuttora in carica, venne due volte, «dica lei la cifra, la paghiamo in settimana, al resto pensiamo noi». Poi il prestigioso

studio legale, per conto dichiaratamente di Unipol. Sono solo due esempi. Finché l’allora presidente del Consiglio, Romano Prodi, dichiarò in televisione che occorreva mettere assieme Coop con Esselunga.

In quale modo, non disse.

Questo sì che fu l’«attacco» che ci costrinse a fare chiarezza sui giornali! Vorrei poi che qualcuno mi spiegasse come si può «tenere insieme» e condurre un’azienda in queste condizioni. È da tutto ciò che nasce, in sintesi, «Falce e Carrello»! Io avvertii Soldi, poiché la mia educazione ottocentesca a ciò mi impegnava. Ma intendevo solo raccontare alcuni episodi vissuti, documentati, oserei dire, sofferti.

Cioè denunciare qualche «stravaganza», chiamiamola così, di quel sistema. Però, evidentemente, ho commesso un errore e me ne scuso: infatti è stato interpretato come un «attacco» al più grande Istituto Benefico del Mondo, una Istituzione che ha un milione di dipendenti, quando la Croce Rossa Internazionale ne ha soltanto 12.500.

Mi sono così tirato addosso sette cause, che mi sembra possano bastare.

Tutto qua. Io non concepisco questa Italia di destra o di sinistra. Ho amici a sinistra, come certamente ne ho a destra. Sono stato educato nel credo della libertà e nel rispetto del prossimo.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

2 COMMENTI
  1. frodo

    …….felice il paese che nn ha bisogno di eroi………

  2. Davide Collina

    Non mi sembra per niente una pace.
    Non che la controparte se lo meriti: è vero, loro sono una banca.
    Però per pagare quei miseri 300.000 euro un suo addetto dovrebbe fare le Nozze d’Oro con quell’azienda che mi ricorda i Marine americani.

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