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“Falce e Carrello”: il Tribunale di Milano condanna Esselunga. Il primo round a Coop Italia

La storia tra Coop Italia ed Esselunga sembra non avere mai fine. Alla pubblicazione del libro “Falce e Carrello” era seguita la prevedibile denuncia presso le sedi competenti ad opera di Coop. Oggi abbiamo il primo riscontro: il Tribunale di Milano ha condannato Esselunga per concorrenza sleale nei confronti delle Coop. Lo rende noto un comunicato di Coop, precisando che il tribunale ha anche condannato la catena di supermercati lombardi a un risarcimento di 300.000 euro ed al ritiro del libro dal mercato, vietandone la reiterazione della pubblicazione e la diffusione degli scritti. Ricordiamo che in “Falce e carrello” in Cav. Caprotti ha puntato il dito contro le Coop che a suo dire, tra l’altro, sarebbero state favorite da appoggi politici. “Un’aggressione violenta e lesiva che correttamente il Tribunale di Milano ha ritenuto opportuno sanzionare come illecita concorrenza e che noi di Coop non ci saremmo mai sognati di fare nei confronti di un concorrente”, ha scritto Coop nella nota, in cui commenta la sentenza. Secondo il Tribunale del capoluogo lombardo – prosegue Coop nella nota – il libro integra “un’illecita concorrenza per denigrazione ai danni di Coop Italia”. La nota precisa infine che oltre a Caprotti ed a Esselunga spa, i giudici hanno condannato anche il curatore della prefazione, il coautore e la casa editrice Marsilio. “A questa sentenza – prosegue Coop nella nota – va aggiunto il recente pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Unione europea che riconosce la distintività delle imprese cooperative in merito alle esenzioni fiscali che non devono essere considerate come aiuti di Stato”. La sentenza del Tribunale di Milano è – ricordiamo – di primo grado, esiste la presunzione di innocenza sino al passaggio in giudicato della sentenza, ma intanto così il primo grado ha deciso. Noi spettatori ed estimatori sia di Coop che di Esselunga, leader uno di quota l’altro di performance, rimaniamo alla finestra in attesa che si ritorni a parlare di sfida sui numeri, quella che appassiona di più.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

12 COMMENTI
  1. frodo

    a mio parere dopo aver visto diverse realtà posso con chiarezza dire che il patron di esselunga vorrebbe essere con tutto se stesso la coop….nn ci riesce e si inca….a….. storie di lotta tra poteri …regolamenti di conti dicono i malpensanti

  2. marco

    f o l l i a

  3. Tony

    Semplicemente esistono regole da rispettare nella concorrenza e Caprotti, che non è abituato a perdere, dovrebbe imparare a seguire queste regole… Se ritiene di essere stato danneggiato nella competizione non è denigrando un diretto concorrente su un libro che risolverà il problema. Per fortuna in questo paese che la politica sta “mandando a puttane” (in senso non solo figurato) le leggi esistono ancora e qualche volta si riesce a farle rispettare

  4. Dott. Andrea Meneghini
    andrea meneghini

    Si ricorda che la sentenza è di 1° grado e negli altri due potrebbe essere capovolta la determinazione. Si ricorda inoltre che il reato ipotizzato è quello di concorrenza sleale. Le leggi vanno rispettate sempre, e sarà così sia in caso di conferma della Sentenza sia in caso di cambio radicale della determinazione di primo grado ad opera del Tribunale di Appello.

  5. marco

    io dico solo che chi opera o ha operato nello sviluppo delle reti di vendita nella gdo conosce bene la situazione delle coop…

  6. Ernesto

    Lo so che non centra niente ma mi risulta che anche l’Esselunga si avvalga di cooperative nei vari centri di distribuzione….

  7. Luca

    Dura lex, sed lex. Il Cav ha sbagliato nei toni e nei tempi. Con tutto il materiale documentale portato a sostegno delle sue tesi sarebbe prima dovuto andare in tribunale e soltanto dopo aver vinto la causa avrebbe potuto andare in libreria mettendo un po’ di pepe sulla sentenza.
    Da spettatore direi che il libro non dice bugie.

  8. frodo

    il cavaliere secondo me ha capito l’aria che tira……oggi italia 2011……..

  9. puh

    Caprotti è più che abituato a perdere, con le Coop, ma non così tanto da starsene zitto, ora, sul limitare della vita. Ci ha regalato parole che non si pronunciano se non in privato. Le Coop, come tutti, dovranno prima o poi rendere il maltolto (va da sé, se hai fatto del male, per legge di vita: qui sì ‘dura lex, sed lex’ ci sta proprio), anche se Caprotti, quando ciò accadrà, non ci sarà. Ma qualche soddisfazione doveva togliersela, cribbio, o dobbiamo tacere per sempre e aspettar di godere nell’al di là? Dite che avrebbe dovuto andar dal giudice invece di scrivere un libro? Forse a Caprotti non interessa un risarcimento miliardario, il massimo che potrebbe ottenere: forse non ha mai fatto nulla per i soldi.

  10. fabrizio

    Ho letto con un po’ di ritardo i commenti fatti all’ articolo pubblicato, bene mi sento in dovere di intervenire e precisare che, dopo 25 anni spesi a lavorare nel GDO, alcuni dei quali anche come dirigente, capisci come vanno certe cose. Non voglio difendere nessuno e tantomeno appoggiare altri, di certo c’è che l’ambiente della grande distribuzione è per forza di cose “inquinato” dalla politica e tramite questa si utilizzano metodi assolutamente legali per imbrigliare le pratiche e intorbidire le acque. Per esempio un ipermercato può subire notevoli ritardi all’ apertura se un funzionario comunale si “dimentica la pratica nel cassetto”, chiaramente sto banalizzando l’ evento ma sappiamo tutti che non siamo molto lontano dalla realtà di tutti i giorni, che poi è in buona sostanza quello che il Cav. Caprotti ha scritto nel suo libro, la Coop non si è mai sporcata le mani in prima persona, chiaramente, ma le ha fatte sporcare al piccolo politico di turno, stranamene sempre riconducibile ad ambienti di sinistra. Ma la riflessione che voglio proporre è questa: il Cav. Caprotti è sicuro di essere così senza peccato da poter scagliare la prima pietra? A mio avviso no, tutti abbiamo in un modo o nell’ altro, che più e chi meno utilizzato i motodi sopra descrittti, e non ammetterlo non contribuisce sicuramente a chiarire le vicende.

  11. brazov

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