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Rapporto Coop 2011: italiani pessimisti

Un Paese senza fiducia dove l’accelerazione dell’inflazione, la debolezza del mercato del lavoro, la manovra depressiva per consolidare la finanza pubblica hanno fatto piazza pulita dei deboli segnali di recupero captati a inizio 2011.
Il reddito a disposizione delle famiglie è tornato indietro di un decennio; circa l’80% delle famiglie italiane è convinta di vivere al di sotto o sul limite di uno standard appena accettabile (a fronte del 44% della Germania e del 54% della Francia) e si attinge sempre di più ai propri risparmi per finanziare il consumo corrente, benché la spesa rimanga ancora ampiamente inferiore ai livelli pre-crisi. Negli ultimi dieci anni il potere d’acquisto delle famiglie è calato del 7% ma gli effetti della manovra, in particolare il ricorso all’aumento dell’Iva, peseranno in misura ben più considerevole. Ogni punto di Iva in più pesa 7 miliardi sui minori consumi annuali. L’aumento al 21% va a intaccare settori già fortemente penalizzati (l’abbigliamento nel primo semestre 2011 fa segnare un -8%, il bazar sfiora il -6%, il multimediale sfiora il -15%). I consumi sono il volano della ripresa economica e ogni ulteriore manovra sul versante Iva sarebbe ancora più disastrosa. Il rischio è riportare la spesa delle famiglie a livelli ancora più bassi dei minimi toccati nel 2009.
Epicentro della crisi il Mezzogiorno dove si allarga la forbice della disuguaglianza rispetto al resto d’Italia. Drammatico il quadro della condizione giovanile: nel nostro Paese solo un giovane su 2 crede ancora nel valore dell’istruzione e della formazione professionale (a fronte di una larga maggioranza in tutti i Paesi europei, in testa la Germania) e nemmeno risultano allettati dall’autoimprenditorialità (i giovani italiani interessati sono solo il 27% a fronte di una media continentale del 43% e di un dato della Spagna che supera il 54%). In compenso come extrema ratio gli italiani si affidano al gioco: alla fine del 2011 saranno oltre 73 i miliardi (quasi il 20% in più del 2010) spesi dagli italiani in giochi a premi, lotterie e slot machine (una spesa superiore a quella per l’abbigliamento e le calzature e pari a circa il 60% dei consumi alimentari).
Per trovare la quadra le famiglie italiane sacrificano i consumi no-food (auto, arredo casa, multimedia, elettrodomestici e abbigliamento), ma tagliano anche gli alimentari e modificano il carrello della spesa dove tornano a crescere i prodotti di base (olio d’oliva, latte uht, tonno in scatola). Crescono il carrello etnico e il pronto (a elevato livello di servizio), ma perdono forza i carrelli salute e lusso.
Meno formiche sui risparmi ma anche meno cicale sui consumi, gli italiani dunque si dimostrano sempre più sobri (più consumi in ambito domestico), più abili (cercano promozioni, prediligono il supermercato ma fiutano nuovi formati di spesa come i discount e gli specialisti drug), più nomadi (il 35% vaga da un punto vendita all’altro) e soprattutto sempre più pessimisti (il 42% dichiara peggiorate le proprie prospettive di lavoro, un anno fa era il 23%). Unica nota positiva la rinnovata attenzione agli sprechi: si rivolgono a confezioni più piccole, riempiono meno il frigo di cibi freschi (meno carne, pesce, ortofrutta) acquistano di meno acqua minerale e detersivi, più sacchetti per la spazzatura e meno stoviglie di plastica (-10%).
COOP: “Ciò che non si fa è puntare a misure economiche che stimolino la crescita, l’unica via per alleviare un percorso inevitabile di recessione. Il rigore nei conti pubblici è d’obbligo ma non deve generare una depressione ulteriore sui consumi e sulla vita delle famiglie come già sta succedendo. Solo i settori liberalizzati sono alleati dei consumatori finali. E’ da qui che bisogna ripartire. Quello che occorrerebbe è un approccio non solo rivendicativo, ma anche propositivo del mondo delle imprese: per questo Coop si rivolge al mondo dell’industria e dell’agricoltura. Solo se lavoriamo su progetti comuni e di sistema possiamo affrontare la gravità della situazione a sostegno dei cittadini e consumatori”.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

Q COMMENTO
  1. Informato

    Un paese che spende 73 miliardi in giochi e lotterie e’ veramente in crisi , MA DI CERVELLO !!
    sapete quanti miliardi delle vecchie lire sono ?? allora 1 miliardo di Euro = 1000 milioni di Euro x 1936,27 = 1936 miliardi delle vecchie lire e spiccioli che moltiplicati x 73 = 141.328 miliardi in giochi !!! questo e’ un paese che fa pena !

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