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Costi dei trasporti: GDO in allarme

Si è acceso in queste settimane un teso botta e risposta tra i rappresentati dei trasportatori e quelli della GDO per l’entrata in vigore dalla legge 127 del 4 agosto 2010. La norma preve la possibilità di sottoscrivere accordi di settore, in mancanza dei quali dal 13 giugno 2011 sarebbe entrato in vigore, anche per i contratti scritti (utilizzati in maggioranza dalla GDO), un sistema impostato sull’applicazione dei costi minimi di esercizio previsti per i contratti verbali. L’applicazione della nuova legge, quindi, riporterebbe ad una situazione di tariffe minime come era in passato, con costi di esercizio alti e uguali per tutti, indipendentemente dalle relazioni instauratesi nel tempo nei diversi settori.
“La situazione che si è creata nel settore dell’autotrasporto è estremamente preoccupante e potrebbe portare ad un incremento medio delle tariffe pagate dalle imprese distributive pari al 25%, con inevitabili impatti sui prezzi finali di vendita dei prodotti e quindi sull’inflazione”. Lo affermano in una nota congiunta Federdistribuzione, Ancc Coop e Ancd Conad. “Nel nostro settore – continuano le tre associazioni – la grande maggioranza dei contratti è in forma scritta, sono contratti di lunga durata, prestano attenzione a garantire la produttività dei trasportatori e il rispetto dei termini di pagamento. Tutto questo rappresenta una forma di garanzia per le imprese di autotrasporto. Abbiamo bisogno che questo patrimonio costruito negli anni non venga dissipato”. Al contrario, spiega la nota, l’applicazione della legge riporta ad una situazione di tariffe minime, con costi di esercizio alti e uguali per tutti, indipendentemente dalle relazioni instauratesi nel tempo nei diversi settori. “Chiediamo quindi che in ambito dei lavori dell’Osservatorio dell’autotrasporto, della Consulta generale o per vie normative – sottolineano le tre associazioni – venga prevista la possibilità di premiare i contratti di lunga durata, per riuscire a mantenere e migliorare un sistema specifico del nostro settore, in grado di soddisfare sia le imprese distributive che quelle dell’autotrasporto”. Il rischio è che, conclude la nota, “se questo non dovesse essere possibile, non solo aumenterebbero i costi e quindi i prezzi dei prodotti venduti nei punti vendita, ma si romperebbe una partnership consolidata tra operatori, portando ad una maggiore incertezza nei rapporti; cosa che la distribuzione non vuole ma potrebbe essere costretta a fare a causa delle attuali difficoltà economiche dovute alla debolezza dei consumi e alla pressione sui prezzi generata dalla forte concorrenza in atto tra le stesse aziende distributive”.
Indipendentemente da questi ultimi fatti tutti sappiamo come sia sensibile i tasto “trasporti” per la grande distribuzione. Molti gruppi in questi ultimi anni hanno cercato di aggregare CEDI, ridurre le percorrenze, razionalizzare le proprie reti vendite al fine di portare ad un incidenza minore proprio il costo dei trasporti. Questi costi, stimati attorno all’1,20 €/km, hanno anche inciso sulle politiche di sviluppo di molti gruppi che non hanno potuto spingersi oltre una certa distanza dai propri CEDI per non creare diseconomie. Rimane ancora molto da fare in ambito di unificazione, in modo particolare a livello di centrali d’acquisto: un bell’esempio rimane quello di Agorà, di cui scrivemmo nel 2007, che con una buona lungemiranza ha unificato i cedi degli associati (Sogegross, Iperal, Orrigoni e Poli) a Brigano d’Adda (esclusi freschi e non food) generando un risparmio che si aggira oggi intorno ai 5 punti percentuali.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

Q COMMENTO
  1. attilio

    I professionisti scoprono l’acqua calda.
    Tutto questo non avendo sfiorato neppure i contorni……

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