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Parafarmacie: per Coop i prezzi ridotti del 27%. Occorre liberalizzare di più

“Soltanto benefici dalla liberalizzazione nella vendita dei farmaci da banco senza obbligo di ricetta”. A 5 anni dal decreto Bersani, il bilancio della Coop è più che postivo. Coop fa sapere che sono 102 i corner salute aperti, dove lavorano oltre 300 farmacisti. La riduzione dei prezzi si attesta su una media del 27% rispetto agli stessi medicinali venduti nel circuito delle farmacie; arrivando al 67% in meno nel caso dei due farmaci a marchio Coop.
“Registriamo soltanto benefici dalla liberalizzazione e non possiamo che concordare pienamente con la posizione espressa oggi dai movimenti dei consumatori”: spiega Vincenzo Tassinari, presidente consiglio di gestione di Coop Italia. “Non c’è motivo – prosegue – per arretrare su un’esperienza assolutamente positiva che ha anche rivelato la maturità di comportamento dei cittadini consumatori che hanno sempre effettuato acquisti corretti e consapevoli”. Coop si dichiara per questo ampiamente favorevole alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, ovvero i farmaci a carico del cittadino. “Crediamo – dice Tassinari – che anche questa iniziativa possa generare un miglioramento del servizio offerto e possa contribuire a generare ulteriori risparmi a favore delle famiglie”.
A chiedere di rilanciare il processo di liberalizzazione dei farmaci, estendendolo anche ai farmaci di fascia C (ossia con obbligo di ricetta medica e non dispensati in regime di Servizio sanitario nazionale), sono anche le associazioni dei consumatori. Adiconsum, Cittadinanzattiva, Federconsumatori, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino chiariscono che in questi 5 anni il risparmio dei cittadini corrisponde a una cifra pari a un miliardo e 6OO milioni di euro; e le nuove aziende create sono 3.545, con 7.470 nuovi occupati. “Liberare risorse intellettuali e rimuovere gli ostacoli alla concorrenza sono le uniche strade percorribili dall’Italia in questo periodo di crisi”: sottolineano. Invitando le forze politiche a rilanciare il processo di liberalizzazione. “Per tornare a far crescere il Paese – precisano – non ci sono altre vie, e i dati incontrovertibili sulla liberalizzazione dei farmaci da banco rappresentano il limpido esempio di cosa si può ottenere con riforme che guardano solo all’interesse generale”.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

6 COMMENTI
  1. vincenzo

    Coop specula sui cntratti dei farmacisti inquadrati come operai e straordinari non pagati se non con forfettari ridicoli

  2. Massimiliano

    Le opinioni della COOP e delle associazioni di consumatori sono assolutamente inesatte. I farmaci di fascia C con obbligo di ricetta hanno comprensibilmente prezzi fissi e su questi non è possibile fare sconti. La rete della farmacie assicura il servizio OVUNQUE nel paese h24 e 365 giorni all’anno. La GDO non fa altrettanto. Non parliamo quindi di interesse generale, ma di un’interessa particolare della GDO ad impossessarsi di un ulteriore mercato che non le apparteneva.

  3. frodo

    sisisi certo …5 anni fa dovevano avvelenarsi i bambini,chiudere tutte le farmacie, i prezzi nn sarebbero dovuti calare…ora invece vi attaccate all’opinione…nulla di tutto ciò è accaduto e anzi è stato l’unico caso di liberalizzazione semiseria fatta in Italia…proprio xkè con la gdo di mezzo c’è la concorrenza…altro ke benzine e assicurazioni.Occupazione, risparmio,mercato…..
    Posso solo dire che spero che la liberalizzazione vada avanti…
    ps: basta con sta storia dei prezzi fissi..anche quella dei medicinali da banco prima di Storace erano fissi e poi?
    W LE LIBERALIZZAZIONI(fatte bene)

  4. rosa

    E’ vero che il contratto nelle coop è quello di operai, però almeno c’è un contratto serio (e probabilmente questo potrebbe essere migliorato con un altro pacchetto di farmaci), ma non è assolutamente vero che gli straordinari non vengono pagati, in coop tutto ciò che viene fatto è retribuito. Forse chi ha detto questa cavolata fa confusione con quello che avviene in farmacia dove si viene sottopagati e gli straordinari non esistono, per non parlare di tutte le care farmacie che devono tutelare la salute della gente e che al banco metto i commessi (cosa molto illegale….ma sono i titolari e a loro tutto è concesso perchè sono seri >-<)))))

  5. Leonardo Marchitto

    No ai viceparafarmacisti ! Si alle vere liberalizzazioni sui farmaci, la fascia C va concessa a tutte le parafarmacie e non solo a quelle site nei comuni con popolazione superiore ai 15000 abitanti come recita il decreto legge “Salva Italia” del governo Monti.
    Perchè si concede di fatto la fascia C soprattutto alla GDO ( presente soprattutto nei centri maggiori) e non alla maggior parte delle parafarmacie indipendenti presenti soprattutto nei centri minori?
    Perchè 15000 abitanti quale è il razionale? Cosa ha a che fare questo limite arbitrario con una vera politica delle liberalizzazioni che come presidente dell’antitrust Catricalà ha sempre sostenuto e ora come sottosegretario alla presidenza rinnega accettando una norma così stramba che niente ha a che fare con la libera concorrenza.
    Ci spieghi dott. Catricalà come mai nel suo libro “Zavorre d’Italia” del 2010 a pagina 12 si scagliava contro le assurde norme corporative che di fatto creavano farmacisti di serie B (quelli delle parafarmacie) verso quelli di sere A delle farmacie e ora accetta la creazione dei farmacisti di serie C ma senza la “fascia C”?
    Come mai gli abitanti che vivono nei comuni più piccoli di 15000 abitanti non devono poter usufruire dei vantaggi della concorrenza sui prezzi dei farmaci a prescrizione?
    Le stanno antipatiche le parafarmacie o gli abitanti che vivono nei centri minori?
    Ha cambiato idea oppure qualche ragione di realpolitik corporativa, le ha fatto cambiare idea?
    Le associazioni delle parafarmacie pensano che non si può essere liberalizzatori a metà e che la zavorra dei 15000 abitanti sia una delle tante zavorre d’Italia di cui parlava nel suo libro.
    Le chiediamo di eliminarla dal decreto nella conversione in legge dello stesso: lo richiedono la coerenza e la vera concorrenza.
    Se non ora che è al governo quando?
    dott. Leonardo Marchitto
    Federazione Esercizi Farmaceutici – Marche

  6. Leonardo Marchitto

    La tattica di Federfarma per svuotare le liberalizzazioni

    Meglio cedere la fascia C che ridurre il quorum questa poteva essere una politica del governo sulle liberalizzazioni dei farmaci, forse si, però la dirigenza di Federfarma ha in testa una sottile strategia difensiva , una tecnica gattopardesca di questa storia anticoncorrenziale che potrebbe funzionare così :
    1) Il “cresci italia” è meno urgente del “salva italia” , quindi tempo per attutire e di molto la botta c’è……
    2) Prima fase : Federfarma e la sua “longa manus” politica presente in PDL e PD ha evitato e castrato la liberalizzazione dei farmaci di Fascia C (che generava concorrenza positiva e calo dei prezzi, come è successo con lenzuolate di Bersani), sia nel “salva Italia” che nel “cresci Italia”.
    3) seconda fase: l’attacco al capo del terrorista di “Aspirina Rossa” colui che ha colpa di un gravissimo reato nei confronti dei grassi titolari di farmacia: aver consentito l’apertura (su 3800) di ben 150 pericolosissimi covi/corner delle parafarmaCOOP, spina dorsale di “Aspirina Rossa” .
    4) terza fase : è quella di riportare il numero delle farmacie a quello previsto dalle sacre scritture della “legge corporativa” ovvero: 4000/5000 abitanti per farmacia. Come? Ma in parlamento ovvio, con cavilli, emendamenti e postille, come i colpi di mano operati a dicembre scorso che ha trovato i fini liberalizzatori alla Catricalà spiazzati….poverini…..sommersi dalle “zavorre italiane” che sono finite per zavorrare anche il PD e il fantomatico capo di “Aspirina Rossa” al secolo Pierluigi Bersani.

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