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Caprotti, ancora contro Coop, coinvolge l’Antitrust

Bernando Caprotti non accenna a rinunciare alla sua guerra contro Coop. Dopo il libro, le denunce pubbliche, le pagine intere dei giornali, ora sposta il campo di battaglia a livello istituzionale.
Si è saputo in questi giorni che il patron di Esselunga ha deciso di ricorrere all’Antitrust contro la Coop, accusata di avere contatti politici e amministrativi in alcuni comuni dell’Emilia e della Liguria che ostacolerebbero le nuove aperture di supermercati della sua catena. Le vicende citate sono quelle arcinote di Modena e Livorno dove, a suo dire, patti occulti tra le storiche giunte di sinistra e le cooperative mirano ad impedire la costruzione di un supermercati nelle relative città.
Dal nostro punto di vista, nonostante le ragioni di Caprotti siano per alcuni versi condivisibili, non capiamo bene come possa intervenire l’Antitrust, che non può certo multare un Comune per un piano regolatore o un privato cittadino che vende un terreno a chi gli pare (vedi rispettivamente i casi di Modena e Livorno).
In ogni caso esistono molte aree in Italia verso cui Esselunga potrebbe concentrare il suo sviluppo con successo. E’ anche vero che in un altro caso, quello di Genova, la tenacia di Caprotti alla fine sembra che lo ripagherà.
E voi cosa ne pensate?

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

16 COMMENTI
  1. Aldo

    In teoria l’antitrust può rimuovere tutti gli accordi, anche tra privati, anzi a maggior ragione tra privati, che possano causare una distorsione del mercato e /o che rappresentano un abuso di posizione dominante.
    Ad esempio se Foroni, che è in posizione dominante paga il terreno di Tizio 10 volte il suo valore per fare in modo che Aldo non apra.

    Fatto questo excursus, a mio avviso questa storia ha oramai perso i lineamenti di una questione legale od economica ed è diventata politica, per sfortuna anche perchè spesso in Italia le questioni politiche diventono ideologiche e lasciano poco spazio al buon senso.

    E’ un peccato per Coop, Esselunga e per i consumatori.

  2. Alessandro Foroni

    Hai ragione caro Aldo.
    Ma per restare nella tua metafora: Foroni, che è molto furbo…, il terreno lo ha comprato ad un’asta fallimentare dove ha lottato a furia di rilanci proprio con Aldo… Come fa l’Antitrust a dire che c’è stata una distorsione? La vedo dura…

    Temo che se le daranno di santa ragione ancora per molto, almeno fino a quando Caprotti resterà in sella.

  3. Riccardo Dell’Abate

    Sappiamo bene che la vera verita’, in questa ormai stagnante contesa, come si suol dire, “sta nel mezzo”. Fatta questa premessa mi permetto di dire che il Sig. Caprotti, meritevole di rispetto per l’escursus imprenditoriale, potrebbe forse avere qualche ragione in piu’ da recriminare se avesse il coraggio (sempre imprenditoriale)di affrontare “il diavolo rosso” su un territorio piu’ neutro, dove le forze politiche non sarebbero cosi’ sbilanciate, a suo modo di vedere. Mi riferisco al sud, dove Coop sta dimostrando nei fatti di averne molto di quel coraggio, investendo anche in aree dove le amministrazioni hanno un colore poco “amico”, e la concorrenza autoctona, ben radicata, non fa sconti a nessuno, senza considerare che esistono competitor del calibro di Auchan, con presenze storiche. Non voglio dilungarmi perche’, a buon intenditor poche parole e chi lavora in questo settore sa bene cosa vuol dire, territori “difficili” nei quali investire e promuovere valori. Quindi…”noi siamo qui, Sig. Caprotti, venga anche lei…che ridiamo insieme!
    Cordiali saluti

  4. Aldo

    Dr. Foroni, in realtà non è proprio così e le cito un esempio CAI, per potersi fondere con Airone, è stata fatta una legge ad hoc che sospendeva l’antitrust per un certo numeri di anni, pur CAI acquistando Alitalia dal Commissario straordinario.
    Ma il punto focale del mio ragionamento è la seconda parte.
    Esselunga al Sud, se si studia come è nata e cresciuta, con l’idea di massimizzare l’efficienza distributiva, con magazzini non distanti dai pv, e clusterizzazioni dei pv, il sud è al momento troppo lontano, da ciò va anche detto che coop ha incominciato con gli iper, proprio perchè se non si ha una numerica sufficiemte di super da servire non si può aprire un cedi, e se lo si serve da troppo lontano è un bagno di sangue.

  5. Lor

    Dott. Dell’Abate, sono un giovane laureato in Marketing, potrebbe darmi un indirizzo e-mail dove poterLe spedire il mio CV?

    Grazie

  6. mario

    a firenze esselunga manda a dire attraverso fornitori comuni ad unicoop fi che se continua questa politca aggressiva sui prezzi portera al fallimento di unicoop firenze

  7. Riccardo Dell’Abate

    Gentilissimo Aldo, le sue osservazioni, seppur valide, hanno l’aspetto della ragione teorica, la pratica ci insegna che gli attributi di idoneita’ bisogna saperli esprimere alzando il livello di rischio imprenditoriale al limite del “bagno di sangue”…si immagini se Cristoforo Colombo si fosse fatto intimidire dalla necessita’ di “massimizzare l’efficienza logistica”, con tre caravelle in mezzo all’oceano e una ciurma di ergastolani…ovvero, chi pensa di dover intraprendere attivita’ “pionieristiche”, struttura e ingegna dei budget dedicati, con la consapevolezza che l’incidenza dei costi fissi, seppur credibile, debba comprendere degli elementi di “sofferenza” maggiori della norma. Fra l’altro Caprotti ha dalla sua una struttura decisamente piu’ verticale (decisionista), che in questo tipo di esperienze somma un punto di vantaggio.

  8. Riccardo Dell’Abate

    per LOR, autorizzo la redazione di GDO News a rilasciarle il mio indirizzo e mail

  9. mario

    sotto roma investire in gdo e molto rischioso unicoop tirreno ci ha rimesso moltissimi denari anche a roma vanno meglio i piccoli medi negozi fino a 1200 mq che i superstore costruiti in nuove zone di espansione immobiliare,roma sara il banco di gara fra le varie aziende di gdo con i suoi tre milioni di abitanti con estremi modelli di consumi dal poveraccio al grande burocrate da 100.ooo euri di stipendio chi sapra adattare le sue logistiche e prezzi alla peculiarita romane spese fatte all uscita dal lavoro e abbastanza vicino al tratto casa ufficio casa potra nel giro di tre anni dare uno scossone al sonnolelento mondo della gdo romana dalla rilevazione di altro consumo i supermercati dai 800 ai 1200 mq nelle zone piu centrali (non periferia di nuova urbanizzazione)avevano dei livelli di costi di 120 140 quando invece a firenze tali supermercati andavano da 108 a 150

  10. Aldo

    Caro Riccardo, la mia osservazione non è teorica è fattuale :), provo a speigarmi senza polemica, probabilmente sono stato criptico la prima volta.
    La prendo alla larga ma arrivo subito al concetto, quelli che hanno studiato dicono che ogni impresa più o meno esplicitata ha una mission, una vision ed una strategia per raggiungerla.
    In poche parole siccome ogni azineda è fatta da uomini il risultato che ne esce è figlio di quelli che sono il modo di vedere del fare impresa dell’imprenditore.
    Mi sono studiato la storia di Esselunga, e vi ho lavorato come fornitore, ed ebbene Eseelunga ha fatto dalle origini la clusterizzazione dei pv, il fatto di avere un suo sistema logistico, io direi di supply chain, i punti cardine su cui costruire il suo successo, questo perchè Caprotti aveva visto appplicare sul campo queste cose.
    Il fatto che Esselunga sia una delle pioniere del codice a barre in Italia, del magazzino automatizzato, vanno viste in quest’ottica, il deposito e che deposito di Biandrate e stato pensato e costruito con logiche chiare, ma anche per perseguire un progetto di crescita coerente alla strategia.
    Aprire al sud, quando il tuo ultimo negozio è ad Arezzo, mi scusi la nuova metafora è comportarsi come Napoleone nella campagna di Russia allungare le linee di rifornimento.
    Se le pietre migliari della strategia sono altre, perchè derogare ad esse?
    Le faccio un altro esempio Walmart, Sam walton ha dato alla azienda tre linee guida, negozi non nelle grandi città, cosa che negli ultimi è stata derogata, negozi in posizioni facilmente rifornibili e clusterizzati, in media ogni deposito regionale un 20 – 30 negozi e se ripercorre la storia delle aperture, vedrà come il modello viene ripetuto con rigore, prezzi bassi tutto l’anno, anche a questo si è derogato negli ultimi anni.
    Nelle scorse settimane sono usciti un paio di articoli al riguardo sul WSJ, perchè Walmart negli ha perso soldi, perchè perchè è andata ad aprire negozi in aree dove il suo modello di business non è vincente, e soprattutto perchè ha abbandonato la politica del EDLP.
    Quello che voglio dire io è che, tornando alla metafora di Napoleone, prima dovrà preoccuparsi di ben occupare la Prussia e la Polonia e poi potrà avanzare nella Russia, in parole prima Roma ed il centro e poi il sud, solo così è possibile secondo il modello di business di Esselunga avere successo coerentemente ad esso.
    Diverso può essere per imprese che hanno un modello di business diverso.

  11. Riccardo Dell’Abate

    Gentile Aldo, ha gia’ detto tutto lei, ovvero il raggiungimento degli obiettivi che l’impresa si pone, passa nel tempo al vaglio delle deroghe necessarie all’adattamento delle mutazioni di varia natura, per es. l’ambiente (saturazione dei bacini di utenza, variazioni di natura politico-amministrativa avverse al proprio sviluppo, ecc), sfruttando le variazioni di segno positivo, come il miglioramento delle infrastrutture (vie di comunicazione piu’ efficienti, supporti informatici efficaci e sempre piu’ specializzati, ecc, ecc). Quindi, per lasciare il terreno delle “teorie fattuali” (mi passi il termine e la contaddizione)per sostenere le quali potremmo addentrarci senza sosta in innumerevoli “case history” che dimostrano tutto ed il contrario di tutto, torno sul tema condividendo che e’ necessario affrontare l’espansione misurando i passi, non credo pero’ che “l’audace” Caprotti, della contesa con Coop dovesse farne una ragion di vita, non solo commerciale! Il sunto: si togliesse dalla testa di voler fare la guerra di quartiere nelle citta’ e nei paesi a vocazione e cultura cooperativistica, si dia delle mire di espansione ed una visione degne dell’insegna che ha creato e rappresenta, alzando il livello di rischio ponderato. Il Sud e’ un’opportunita’ lontana, difficile ma non impossibile e, ripeto, una partita in campo neutro dove misurare non solo la competitivita’commerciale ma anche, e soprattutto l’efficacia del progetto e l’efficienza di chi lo conduce.

    ps: non avra’ mica fatto l’esempio di Napoleone associando le psicologie di uno e dell’altro…c’ha azzeccato!

    Con simpatia

  12. Aldo

    Guardi Riccardo, sulle guerre senza quartiere sono completamente d’accordo con lei, ma qui entriamo nel libero arbitrio e libero pensiero, per cui in fin dei conti se lui è contento e visto che è il solo socio della società lo sono tutti.
    Coop ha dimostrato un gran coraggio a scendere al sud e questo le va riconosciuto, l’altra sera a cena con un amico ricordavamo la fatica di aprire l’ipercoop ad Avellino, i supermercati bruciati in Sicilia, ma quando è scesa con le cooperative nazionali lo ha fatto con il modello dell’iper, ma queste cose le conosce meglio lei di me, modello che per esselunga ha due problematicità oggi e domani, 1) non è un modello che gli appartiene e 2) è un modello in crisi.

    Dal mio modesto punto di vista, la contraposizione Esselunga – Coop, se non per puro spirito accademico, è un puro non senso, in Francia non si permettono di mettere Leclerc contro Auchan o Carrefour o System U, ma semmai cercano di esportare il modello d’impresa, con tutti i vantaggi per il loro sistema produttivo.
    Noi siamo Italiani ed invece che sottolineare i pregi ed i difetti con razionalità e buon senso, ne facciamo una guerra di religione, purtroppo è dal Rinascimento che facciamo così,
    e così facendo perdiamo tanti treni.

  13. SCoop

    Buongiorno a tutti, leggo con attenzione le Vostre disquisizioni sulla diatriba in corso, e noto che la vostra attenzione si presta in modo particolare sul sistema distributivo e sulla logistica, ma a mio modo di vedere, da cittadino del sud, figlio di un associato Conad, trapiantato da 10 anni in Lombardia, si tratta di 2 modi completamente diversi ed agli antipodi di concepire la grande distribuzione. Esselunga almeno qui in Lombardia ha una fidelizzazione secondo me a percentuali “bulgare”, ed onestamente ne ignoro i motivi visto che nella competizione attuale nel mondo degli iper non esiste amio avviso il concetto di convenienza assoluta di un brand rispetto all’altro, e questo gli da un vantaggio competitivo notevole visto anche il reddito medio di queste zone. Inoltre, in ragione della massimizzazione dell’efficienza e dell’efficacia dei singoli punti vendita in una Esselunga la varietà merceologica è spesso ridotta all’essenziale soprattutto in quei settori (tipo elettronica o casalinghi) dove i margini di guadagno sono ridotti. Dal mio punto di vista di consumatore credo che al di là dell’aspetto logistico il modello Esselunga al momento non sia esportabile al sud dove c’è un frammentazione del mercato troppo elevata, rischierebbe di non essere in grado di soddisfare le esigenze della clientela ancora molto legata a prodotti ed abitudini che variano molto da posto a posto. Altro fattore da non sottovalutare è che secondo me le redditività dei punti vendita sarebbero di molto inferiori a quelle standard…in definitiva credo sia una scelta quella di Caprotti di essere presenti solo in determinati territori…poi non dimentichiamo che la coop in alcune zone del sud svolge anche una funzione sociale (in termini di occupazione) che incide in maniera rilevante sulla redditività, ed onestamente credo che Caprotti non abbia nessuna intenzione di fare beneficenza.

    Ciao

  14. Aldo

    Gli spunti di Sccop sono interessanti, ma va detto al riguardo che tutti i supermercati e superstore sono carenti negli assortimenti in quei settori, e difatti i nuovi punti vendita aggiungono dei category killer nel mini centro commerciale.
    Poi in realtà Esselunga come tutti i distributori è invece molto attenta al localismo basta vedere come varia lo spazio dato ai vini ed ai prodotti alimentari nelle diverse zone.
    Caprotti dice di non fare category management, ma
    quando un impresa fa il 6% di utili nel 2009, ed i concorrenti più bravi tra 1.5 ed il 2%, spesso con l’aiuto delle attività non caratteristiche, c’è a mio avviso solo da fare quello che faceva Henry Ford quando vedeva passare un Alfa Romeno togliersi il cappello in segno di rispetto.

    Infine una nota Politica, ma le imprese di capitali devono fare utili, in maniera sana e non con i trucchi di bilancio e la finanza creativa, perchè solo così possono prosperare e fare prosperare chi vi lavora, la nostra costituzione prevede altre forme d’impresa e giustamente le tutela e facilita, a queste oltre che la salute economica, ricordiamoci che anche un’impresa cooperativa deve essere sana, chiediamo il realizzare anche obiettivi ulteriori di solidarietà.
    Se ci muoviamo e chiediamo il rispetto di questa semplice cornice, il resto sono le libere scelte di Imprenditori e Soci cooperatori, che possiamo soltanto valutare e discutere.

  15. optare per l’estnzione dei jr padani non è peccato

    solo in italia esistono personaggi del genere che attaccano le cooperative, non esiste paese al mondo dove c’è gente del genere
    only in italy

  16. antonio

    posso solo dire che da quando è arrivata esselunga a la spezia i prezzi di piazza sono calati di un 20%…………..meno male che la coop sei tu !!!

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