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L’Antitrust apre una indagine sulla GDO: sotto la lente prezzi e condizioni contrattuali dei fornitori

La notizia sull’avvio dell’indagine sulla GDO è stata data dalla stessa l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha deciso di volerci vedere più chiaro sulla dinamica di formazione dei prezzi come sui rapporti e le condizioni contrattuali praticate dalle centrali di acquisto nei confronti delle imprese che forniscono i prodotti.
Un problema più volte denunciato dalla Coldiretti, il cui pressing ha già portato all’approvazione di un decreto legislativo, il n.231/2005, che definisce in 60 giorni i termini di pagamento per i prodotti deperibili.
Non sempre però tale legge viene applicata e deve essersene accorto anche il Parlamento Europeo, che lo scorso 20 ottobre ha votato a favore di una nuova direttiva finalizzata a lottare contro i ritardi di pagamento.
Allo strapotere della Grande distribuzione proverà quindi a porre ora un argine l’Antitrust la cui analisi riguarderà “l’effettivo grado di concorrenza esistente tra i vari gruppi della Gdo, le dinamiche contrattuali con le quali si determinano le condizioni di acquisto e di vendita dei prodotti agroalimentari, i comportamenti tenuti dagli operatori della grande distribuzione nella contrattazione delle condizioni di acquisto con i fornitori”.
Secondo l’Autorità, “il processo di modernizzazione del settore distributivo ha portato non solo a un aumento del grado di concentrazione ma anche alla messa in comune, da parte delle imprese, di alcune funzioni aziendali (rapporti di affiliazione, consorzi, centrali e supercentrali di acquisto, ecc.): si tratta di un fenomeno in grado di avere effetti sulle dinamiche competitive, soprattutto con l’aumento del peso delle centrali di acquisto che ha prodotto un considerevole rafforzamento del potere contrattuale delle imprese della Gdo nei confronti delle piccole e medie imprese produttrici”.
Tra i fenomeni segnalati all’Antitrust ci sono anche le forme di contribuzione all’attività espositiva, promozionale e distributiva, sganciate dalle quantità e dai prezzi di acquisto, richieste dalla Gdo ai produttori, anche perchè, parallelamente, si è intensificata la concorrenza diretta effettuata dai distributori nei confronti dei propri fornitori attraverso la private label.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

17 COMMENTI
  1. Nike

    Era ora che gurdassero questo “Cartello”dei prezzi.
    Basta andare in un qualsiasi p.v. di catene diverse e vedere tutti i prezzi uguali.
    Si stanno anche mettendo d’accordo sui prezzi in promozione

  2. aldo

    Nile credo che più che ai prezzi al pubblico, L’antitrust si stia orientando sulla contrattualistica e sui rapporti con i fornitori.
    In sostanza l’autorità garante della concorrenza vuoel comprendere se la GDO abusi di una posizione dominante nei confronti dei fornitori, in particolare quelli piccoli.
    1) Non rispettando i termini di pagamento
    2) Pretendendo poste contrattuali a fronte di inadempimenti etc
    3) Sfruttando il divario di forza per intimorire i fornitori che potrebbero rivolgersi alla Giustizia, ma che non lo fanno perchè rischiano di essere estromessi come fornitori.

    Attendiamo gli esiti di questa indeagine

  3. ENRICO TORO

    L’ultima trovata della GDO che ormai ha il monopolio della distribuzione è quella di emettere fatture ” promozionali” senza alcun accordo con la ditta.
    Quando poi si richiedono giustificazioni fanno notare, i prepotenti molto ma molto ” etici” che il non accettare porterebbe ombra sul rapporto commerciale( leggi:ti faccio fuori).
    Questo ricatto ormai è diventato prassi.
    Purtroppo avendo un potere monopolistico si fanno una risata dei rapporti commerciali basati sulla reciproca correttezza.

  4. marco del pietro

    Finalmente , speculatori e monopolisti della grande distribuzione devono pagare , almeno si spera !!!
    Le aziende sono stanche dei loro continui ricatti.
    Il 2010 questi ricatti sono aumentati sia numericamente
    e sia in valore. Le risposte sempre le stesse…o cosi’
    o vai fuori. Inoltre finora non hanno ancora accettato gli aumenti di listini che da giugno 2010 a dicembre 2010 le industrie dovevano necessariamente applicare a causa dei prezzi delle materie prime in aumento . Se ne sono fregati altamente , facendo pagare interamente alla industria , piccola , media e grande il costo delle loro offerte “speciali” e “normali” …I consumatori e la Coldiretti sembrano aver finalmente capito chi e’ che veramente imbroglia ….care Coop e compagni…

  5. Insider

    Se le richieste (spesso più che immotivate, visti i risultati e la sua endemica incapacità di fidelizzare clientela non speculativa) della GDO sono imbarazzanti è solo perchè qualche fornitore ha accettato pensando di essere più furbo degli altri. Quindi non mi pare che le responsabilità siano tutte da ascrivere alla GDO…

  6. aldo

    Insider dipende da che punto di vista si guardano le cose, se da un punto di vista di concorrenza, rilevano visto che il contraente forte è la GDO.
    Tale cosa è così ritenuta importante che nel codice civile prima e nel codice del consumatore il legislatore ha tutelato il consumatore dalle clausole vessatorie.
    Che poi la sua posizione sotto altri punti di vista sia condivisibile è vero, mi viene un esempio quelli che in autogrill giocano al gioco delle tre carte, i truffatori sono dei delinquenti, ma anche chi si ferma e ci casca ha moralmente una sua responsabilità, che però al legislatore penale poco importa, perchè non tutela solo i danneggiati ma come nel caso dell’antitrust la collettività.

  7. Raul

    Fino a quando l’industria non renderà chiari i propri bilanci e di conseguenza il vero margine di guadagno, esisterà questo tira e molla. In fin dei conti chi ci rimette, strano a dirsi, è il consumatore anello finale della filiera sulla quale viene scaricato in costo delle supercentrali. E’ banale pensare che l’industria, sapendo di dover pagare dazio alla distribuzione ( e non potendone fare a meno altrimenti rimane fuori dai giochi)si cautela ( e lo ha sempre fatto) scaricando sul prezzo di listino ciò che andrà a versare di ” secondo livello”. Funziona in questo modo, banale banale.

  8. marco del pietro

    Questo e’ vero quando il listino di secondo livello riduce lo sconto non quando lo aumenta. E’ bello fare del vittimismo quando si obbliga il fornitore ad attuare sconto 40 piu’ 20 piu’ 10 …. piu’ contributi ingenti per attivita’ promozionali, tangenti per occupazione degli spazi di scaffale, fine anno…ecc… Ma a chi la date a bere ? banale , banale ….

  9. Raul

    Faccio una premessa: non essendo di parte, non la devo dare a bere a nessuno. Chiusa premessa. Lei è libero di esprimere i propri concetti e le proprie convinzioni come lo sono io. Non sono un tecnico del settore e non devo convincere nessuno. Semplicemente sono un curioso del fenomeno distribuzione e da quel poco che so funziona nel modo che ho descritto. Se Lei smette di essere di parte e affronta il problema a più ampio raggio, riesce ( forse ) ad essere più convincente. Non me ne voglia, ma liberamente e chiaramente ( e senza secondi fini ) dico quello che penso.

  10. marco del pietro

    Lei e’ assolutamente di parte e dice cose palesemente inesatte quando pensa che i bilanci delle industrie non siano trasparenti e quelli della grande distribuzione lo sono . Spesso e’ esattamente il contrario , si vada a leggere le cause in atto e le sentenze della Corte Europea da cui si evince che specie nella Grande Distribuzione Italiana non ci sono regole chiare e trasparenti. Secondo Lei perche’ l’ANTITRUST sta avviando un’ istruttoria, per scoprire se esiste Babbo Natale ?

  11. Raul

    L’unica cosa palese è il fatto che Lei capisce solo quello che le interessa. Non ho mai detto che i bilanci della grande distribuzione sono trasparenti, rispetto a quelle dell’industria. Si rilegga BENE il tutto. Ho espresso un mio punto di vista che ribadisco con parole più semplici: l’industria SA si dover pagare le centrali ( e in questo giochino ci si è ficcata di sua volonta tanti anni addietro). Margina sul listino quello che deve dare come secondo livello ( e in questo caso la distribuzione sa che è cosi e sta al gioco). I secondi livelli servono ad entrambi gli attori per fare il gioco delle due carte. Non mi spiego diversamente come entrambi gli attori, facciano resistenza a ragionare su contrattazioni net net. Puo servire a poco ma il comportamento di un’azienda ( e che azienda) come Ferrero mi mi ha ha sempre fatto riflettere ( in positivo). A parer mio , non partecipa alla bagarre dei secondi livelli e delle contrattazioni “assatanate” dei rinnovi contrattuali. Concede pochi punti di secondo livello ( se rapportati alle due cifre degli altri) chiedendo alla distribuzione molte prestazioni qualitative/espositive ecc.. e controllando in prima persona che ciò avvenga. Al posto di secondi livelli elevati ( dati tanto per esserci) presenta alla distribuzione un portafoglio prodotti di elevatissima qualità e rotazione. In sintesi vende qualità, innovazione e …rotazione elevatissima e un nome che il consumatore MONDIALI apprezza tantissimo.Mi viene da pensare che in passato, mentre il resto dell’industria ( non tutta per carità) elargiva a larghe mani per il posto in prima fila, qualcun altro ( Ferrero e non solo) lavorava SODO per realizzare ciò in cui crede di più: la soddisfazione del consumatore da una parte, con un occhio ( e forse due ma è giusto cosi) al proprio utile.
    Alla prossima.

  12. aldo

    Ciao Raul provo a darti un altro punto di vista, tralascio il caso Ferrero perchè è in una posizione di forza tale sui mercati dove opera, con quote da leader assoluta a monopolista di fatto, che poche se nessuna azienda è in questa situazione.

    Parliamo di contratti, la domanda che tu poni è perchè non si fa il net net?,

    La risposta negativa nasce almeno da tre aspetti:
    1) storico
    2) commerciale – organizzativo
    3) legislativo – fiscale.

    Questi aspetti si sono stratificati e penso che sia difficilmente romperli, senza una comune volontà di farli.

    venendo ai punti:
    1) lo schema del contratto è nato una trentina di anni fa, ed il sistema degli aumenti di listino compensati dal secondo livello nascono proprio all’interno di un sistema ad inflazione a doppia cifra
    2) il secondo livello, nasce per due aspetti uno per l’industria in cui impegna la distribuzione a delle prestazioni a fronte di ulteiori sconti, per la gdo, a creare casseforti per gestire con il secondo livello una parte dei costi di struttura.
    L’industria non è disponibile a mettere gli sconti in fattura per ad esempio la seconda esposizione, perchè teme più o meno giustamente che se la GDO non lo fa ha poche o nessuna arma per recuperare lo sconto concesso.
    Raul tra gentiluomini i contratti si possono concludere anche con una parola, ma se ci fidiamo poco della controparte o solo per precauzione facciamo un contratto che dettaglia le cose.

    Su questi due aspetti che per semplicità e sinteticità ho descritto con il macete, si è inserita qualche anno fa una risoluzione dell’ufficio delle entrate il punto N° 3 in cui ha stabilito che debbono essere liquidate con fattura promozionale e/o nota di credito tutte quelle prestazioni che sono condizionali, cioè che hanno necessità di una controprestazione della GDO, volantino, seconda esposizione, taglio prezzo etc.
    Spero di averti dato ulteriori elementi, se hai domande o idee sono qua.

  13. Raul

    Ciao Aldo,
    in primo luogo ti ringrazio della risposta che ritengo essere molto esaustiva. Proviamo a dare continuità al dialogo.
    Il mio esempio su Ferrero era mirato. Pur sapendo, come tutti del resto, che nei comparti che rappresenta, Ferrero ” domina” il mercato,questo non fa che avvalorare maggiormente la mia tesi. Forse qualche qalche altra azienda, meno lungimirante di Ferrero si sarebbe cullata sul fatto di avere monopolio sul mercato. Facendo questo, forse avrebbe smesso di ricercare e rinnovare il proprio portafoglio prodotti risparmiando e impiegando parte di quel risparmio per aumentare di qualche punticino il secondo livello da elargire alla distribuzione. Con dati di fatto ( lo dice il mercato) ciò non è avvenuto. Allora ripongo la domanda: perche molti fornitori si fanno strozzare dalle contrattazioni di centrale?. Tu che sei molto più addentrato di me e ti muovi con molta disinvoltura su questo terreno ( ripeto io non sono un tecnico del settore ma un curioso della distribuzione), prova a fare una veloce analisi su una casistica di fornitori magggiormente ” tassati” dal secondo livello. Forse coincideranno con quei fornitori che presentano un portafoglio prodotti oramai obsoleti, oppure operano in settori dove oramai i prodotti non si rinnovano più, non danna più valore aggiunto. Detto cosi potrebbe sembrare una trovata ” semplicistica”. Sono sicuro che tu, in quello che ho scritto, riuscirai a cogliere la provocazione che ho voluto lanciare e sono altrettanto certo che mi( ci) risponderai con dovizia di particolari.
    Sui tre punti che hai focalizzato, sono abbastanza d’accordo con te. Aggiungo semplicemente che industria e distribuzione sono anni che affermano ” un nuovo modo di fare contrattazione”. Centrali di acquisto e fornitori, affermano che il classico punticino e mezzo di aumento di secondo livello, quest’anno sarà effettivamente legato a prestazioni che la distribuzione si è impegnata a fare. Poi sappiamo bene come va a finire. Relativamente alla risoluzione dell’agenzia delle entrate, ti posso assicurare che a mio sapere è rimasta solo carta. Anzi, sono le multinazionali le prime che non ” amano” avere descrizioni dettagliate in fattura. Basta l’oramai storico: promozione vs prodotti”. Questo conferma quanto ru hai postato: l’industria ha necessità di allocare l’investimento in chissa quale angolo del bilancio. La distribuzione lo gestisce come copertura di costi di struttura o al massimo lo considera direttamente un margine sul prodotto. Sei d’accordo che l’approccio per un rapporto corretto di partnership risulta essere molto ” sterile”?.
    Chiudo con due domande/provocazioni: le supercentrali, storicamnete non arrivano ai cinque anni di vita.Perchè morta una se ne costituisce subito un’altra? ( ti prego non mi rispondere ” per creare massa critica”).Seconda domanda: ma Centromarca, potrebbe avere un ruolo per avviare una fase di serio cambiamento,( assumendosi responsabilità forti) oppure continuerà ( non so se per scelta o per obbligo) a stare alla finestra?.
    A presto.

  14. aldo

    Ciao Raul, hai messo molti temi sul tappeto.
    Provo a risponderti, sul discorso dell’obsolescenza dei prodotti – banalizzazione degli stessi la tua mi sembra una interpretazione corretta.
    La storia di aziende leader che per scelte del genere sono scomparse ne è piena, Motorola ne è un esempio.

    Per quanto riguarda la contrattazione, un limite di noi italiani è che non sappiamo far gruppo, siamo fatti così e onestamente penso che saremo sempre fregati per questo.
    Il rapporto tra gdo ed industria cambierà non perchè le parti lo vogliono ma perchè glielo imporrà il consumatore, e quelli che per primi lo capiranno costituranno un vantaggio competitivo sostenibile.
    Le supercentrali nascono e rinascono perchè siamo in un circolo vizioso, ma nessuno per mille ragioni ha interesse a romperlo, anzi qualcuno l’ha fatto, Esselunga un caso?
    Su centromarca ti ho risposto sopra, una nota i contratti sono uno strumento, se si usano male fanno danni, se bene danno benefici, ma il problema non è lo strumento ma chi e come lo si usa.
    Sulla risoluzione dell’agenzia ha avuto il pregio di far chiarezza, poi se si vuole usare la pistola per ammazzare le mosche, è lo strumento sbagliato o chi lo usa in modo sbagliato?

  15. angelo

    Aiutatemi, l’auchan mi ha chiesto di pagare fatture promozionali per due punti vendita. Il problema è che io servo solo un punto vendita, il secondo punto vendita mi ha fatto lavorare un solo mese,(ott. 2010) dopodichè piu’ niente. Non voglio pagare per un punto vendita che non vuole la mia merce. Sono già al secondo sollecito. Io all’inizio scrissi una lettera dove mi impegnavo a pagare il “listining” per i due punti vendita, (chiaramente dettata da loro. Specifico che nel contratto non è menzionato il pagamento di “listining”. Io voglio onorare i miei impegni, ma mi pare che qui si stia solo sfruttando i poveri piccoli commenrcianti. Cosa posso fare?

  16. Aldo

    Devi contestare le fatture, motivando che il secondo pv, non tratta i prodotti.
    Il codice civile è chiaro, se non vi è una contro prestazione nulla è dovuto, inoltre possono sollecitare all’infinito e farti anche un decreto ingiuntivo, lo impugni e vai davanti al giudice e gli chiedi se devi pagare per non avere i prodotti a scaffale.
    Volendo essere precisi poi il valore del listing dovrebbe essere congruo rispetto al fatturato svillupato, sennò il giudice può rivedere il prezzo concordato dalle parti.

    il fatto di essere piccolo è in questo caso un vantaggio, nel senso che ti puoi permettere di essere duro, un azienda grande visti i fatturati in ballo, chiuderebbe un occhio per quieto vivere.

  17. ENRICO TORO

    Carissimo Angelo,

    hai citato un fatto ” maledettamente ripetitivo” e spero che qualche ” ETICO” mi legga e capisca.

    Oddio, non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire come non vi è peggior ETICO di chi non lo è.

    Ti sono profondamente vicino ma se vogliamo sopravvivere ricordi il film” giù la testa c….”

    Il mondo è allo sfascio; quanto ci succede ormai è ” normalià” e sembriamo marziani se ci lamentiamo.

    Senza la GDO chiuderei la ditta mandando a casa i 7 dipendenti( per la mia famiglia,pazienza,sono un “padrone”)

    Quindi,giù la testa c…

    Poi mi fanno ridere i vari “””MISTER PREZZI”” ed altre figure simili, create solo per sperperare ancora i nostri soldi.

    Fatti coraggio, giù la testa e via così.

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