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L’Opinione: tutto quello che avreste voluto sapere sulle Coop e non avete mai osato dire

La polemica infinita tra Coop ed Esselunga rischia di tradursi in un tormentone, come lo è stato il contrasto tra guelfi e ghibellini, Coppi e Bartali, destra e sinistra, insomma è una costante italiana a cui mai si troverà una soluzione. Poche ore prima di pubblicare questo articolo ( in data 25 Luglio) Esselunga ha comprato un’altra pagina sulle testate nazionali più importanti per esprimere il solito concetto: ci sono zone d’Italia dove siamo palesemente discriminati dal connubio tra politica e mondo cooperativo “ Superior stabat lupus, inferior Agnus”. E cita due casi sintomatici denunciati negli ultimi giorni, quello di Modena e quello di Livorno spiegando che nella prima Provincia la quota di mercato in possesso del mondo cooperativo ( Coop e Conad) è del 88,1%, nella seconda Provincia il 72,2% ( con Coop che da sola detiene – secondo Esselunga – il 59%). Insomma vedendo tali dati il dubbio di un dominio del mercato a vantaggio del mondo cooperativo non c’è.

GDONews ha parlato con l’ufficio del Sindaco di Modena, nella persona del sig. Malavolta, addetto alle relazioni esterne,il quale ha spiegato che l’accusa di Esselunga è totalmente infondata. Il terreno oggetto del contendere, pubblicato con foto dall’alto sulle principali testate nazionali pochi giorni fa e sulla nostra rivista riportata, è “un’unica area di un unico piano particolareggiato. La legge urbanistica prevede che per definire il piano di costruzione sull’area ci vuole il consenso di tutti e tre i proprietari ( Esselunga, Coop estense e Comune di Modena ndr), consentire qualsivoglia costruzione senza il consenso degli altri proprietari, anche se detentori dell’1%, è un reato penale: abuso d’ufficio”. Malavolta ha poi proseguito spiegando che “ dopo un congruo periodo di stallo si può pensare di cambiare la destinazione d’uso – da commerciale ad edificabile -, ma tale facoltà spetta solo al Consiglio Comunale, non al Sindaco.” L’ufficio del Sindaco di Modena ha poi concluso dicendo che Lunedì 26 Luglio ci sarà il dibattito sul tema in Consiglio Comunale dove il Sindaco esporrà la situazione e l’opposizione farà presenti se sue eccezioni, “ . Chi vuole vedere in diretta la riunione del Consiglio lo può fare collegandosi direttamente al sito del Comune di Modena dalle ore 16 del 26 Luglio. Insomma secondo GDONews la situazione non appare contorta, al contrario appare chiara: Coop Estense ha legittimamente comprato “ a peso d’oro” un terreno facente parte di un unico piano particolareggiato il cui uso, per legge, deve essere condiviso tra tutti i proprietari, e Coop Estense non vuole costruire un Centro Commerciale, anzi, propone delle case popolari.” Ne ha legittimità.

Nella limitrofa Reggio Emilia, esiste invece una situazione pendente,ad oggi non denunciata da Esselunga ( infatti non ha interessi in gioco), i cui contorni sono meno chiari: nel territorio dove sorgeva l’ex casello autostradale della città, regalato anni fa dalla Società Autostrade al Comune di Reggio Emilia in cambio del nuovo svincolo e di altre opere, nella primavera del 2009 l’amministrazione, guidata da Graziano Delrio, ha deciso di mettere in vendita quei 45mila metri quadrati a uso direzionale che hanno suscitato l’interesse delle Coop. La gara di aggiudicazione è stata vinta da una società chiamata Immobiliare Nordest , controllata al 95% da Coop Nordest e per il restante 5 per cento da Ccpl, altro gigante reggiano delle costruzioni al quale è riconducibile la proprietà di ulteriori 25mila metri quadrati confinanti. Sarà un caso ma il presidente del collegio sindacale di Immobiliare Nordest è Luca Vecchi, commercialista ma soprattutto capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale. Il Comune ha dunque venduto uno dei suoi terreni più pregiati a una società delle coop la cui attività viene controllata dal numero uno del Pd nel Comune stesso. L’opposizione cittadina ha spiegato che il percorso di aggiudicazione del terreno è avvenuto con curiosi risvolti: pare infatti che sia avvenuto senza concorrenza. E nemmeno il Comune si era impegnato a fondo per diffondere la vendita: l’avviso d’asta è stato pubblicato sul sito internet, all’albo pretorio, sulla Gazzetta ufficiale e in un minuscolo spazio a pagamento su un giornale locale. Nemmeno l’ombra di un comunicato stampa. Così è successo che quella di Immobiliare Nordest sia stata l’unica proposta presentata alla commissione d’asta insediata dal Comune, “consegnata a mano e nemmeno protocollata” ha rivelato Giacomo Giovannini, capogruppo della Lega Nord.

La base d’asta era fissata a 6.430.000 euro, l’offerta ha rilanciato di pochissimo, appena 200mila euro in più. La somma finale non ha raggiunto i 150 euro a metro quadrato. Pochi mesi prima un’altra società legata a Immobiliare Nordest aveva comprato due terreni attigui all’area dell’ex-casello per più di 200 euro il metro. E infatti il Comune sperava di spuntare parecchio di più, tant’è vero che nel bilancio di previsione contava di incassare 7.500.000 euro complessivi.

Questo caso, probabilmente giustificabile dagli amministratori che cercheremo di interpellare, appare più tortuoso che quello di Modena.

Ma il vero problema di fondo non è il rapporto Amministrazioni locali – sistema cooperativo, talvolta molto discutibile, talaltra meno. Il vero problema è la legislazione italiana.

“ Le Coop, pagando le tasse in misura marginale rispetto alle altre tipologie di imprese,non contribuiscono, in modo adeguato ed equo, alla fiscalità generale dello Stato e quindi al progresso civile del Paese. Contribuire, con una quota proporzionale dei propri utili, a finanziare il sistema scolastico, lo stato sociale, la realizzazione di opere pubbliche, le infrastrutture, il sistema della giustizia, della sicurezza pubblica, della difesa e quant’altro necessario al buon funzionamento dello Stato è un dovere che compete a tutta la comunità, sia essa composta da persone fisiche o imprese. Non si capiscono le ragioni di un’anomalia che vede le coop esonerate dall’obbligo di pagare le tasse in misura equa. [….] Non stiamo parlando di un segmento marginale dell’economia nazionale, ma di un sistema imprenditoriale che occupa uno spazio di rilievo come dimostrano i seguenti dati: dal 2001 al 2006, in Italia, le cooperative sono passate dal 2% al 7,5% del PIL, impiegando un numero di addetti che in cinque anni è passato da 500 mila a 1,2 milioni. Occorre tener presente che la stragrande maggioranza delle coop non svolge più da tempo nessuna funzione sociale e mutualistica che la differenzi in modo sostanziale.[…] Un colpo mortale al concetto mutualistico arriva dal congresso della Legacoop, celebrato all’auditorium della tecnica di Roma il 14 Aprile 1999, con la benedizione dell’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema. In quella importante assise verrà legittimata l’introduzione nella compagine sociale delle cooperative della figura del socio sovventore, ossia “di socio di capitale”: un vero e proprio investitore finanziario come in qualsiasi società per azioni, con pieno diritto a partecipare alla distribuzione degli utili prodotti dalle cooperative.[…] Il congresso della Legacoop del 14 Aprile 1999 sancì che le cooperative potevano essere costituite da due tipologie di soci ( grazie alla legge N.59 del 1992 elaborata da Edwin Morley-Fletcher, un fedelissimo di Lanfranco Turci, riformista ex presidente della Legacoop ndr) quello “cooperativo” vincolato al principio mutualistico, che non partecipava alla divisione degli utili, e quello “sovventore di capitale” che invece vi partecipava. Fu una scelta aberrante che collocava definitivamente le grandi cooperative fuori dai principi mutualistici che ne avevano guidato lo sviluppo per circa un secolo. Non furono in molti ad opporsi a tale svolta politica. uno di questi fu Remo Checconi di Coop Liguria che considerò sbagliata e pericolosa tale scelta. “Barberini sbaglia a proporre una simile riforma – disse Remo Checconi – l’emissione di azioni negoziabili e soprattutto la divisione degli utili cambia completamente le regole del gioco che abbiamo avuto sino ad oggi. Rischiamo di snaturare del tutto il sistema e di perdere le agevolazioni fiscali.” [….] Secondo uno studio della blasonata Nielsen la quota di mercato della Coop e della Conad in Italia nel 2009 è del 28% ( 18,2% Coop e 9,8% Conad). Come hanno fatto le Coop a conquistare questo primato? Grazie al collateralismo con il PCI e PSI prima, e con il PDS e DS dopo, e alla benevolenza delle amministrazioni rosse; grazie ad un regime fiscale di assoluto favore; a un assetto societario blindato e non scalabile”.

Alla luce delle rivelazioni di questo testo, si capisce perché la vicenda modenese è ineccepibile, la verità è che la Coop Estense ha compiuto un atto legittimo che di mutualistico non ha nemmeno l’unghia del dito di chi l’ha pensato, è un’operazione strategica che vede immobilizzato un ingente capitale per dieci anni ed i soci sovventori ( che dovrebbero sapere) non sono in disaccordo.

I pensieri sopra esposti sono stati tratti da un interessantissimo saggio uscito da poco , si intitola “ la Coop non sei tu” ( di Editori Riuniti) scritto da Mario Frau, che consiglio vivamente a tutti quelli che sono appassionati di Grande Distribuzione di leggere durante le ferie . Se il commento di chi è distante dalle posizioni di questo signore è quello secondo cui si tratta del solito giornalista di destra che dice la sua verità, è bene che si sappia che invece Mario Frau non è di destra, semmai il contrario, ma soprattutto è stato dal 1987 al 1996 Direttore allo Sviluppo del Gruppo Novacoop e membro della direzione nazionale dell’Associazione Nazionale Cooperative di Consumo ed era presente a quella famosa riunione della Legacoop del 1999.

Buone vacanze.

Dati dell'autore:
Ha scritto 757 articoli
Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

52 COMMENTI
  1. Tim

    Non ha piu’ senso che le Coop abbiano ancora vantaggi fiscali.
    Anche in questo settore lo Stato deve intervenire per fare cassa.

  2. Andrea

    Volevo fare i complimenti all’autore dell’articolo, in quanto è il primo articolo giornalistico che leggo su questa vicenda che non contenga giudizi e allusioni palesemente di parte (di destra o sinistra) che deviino quindi l’attenzione dal discorso inziale. Ci si limita a raccontare i fatti per quello che sono limitandosi ad analizzare gli avvenimenti. Compimenti Vivissimi!

  3. Gio

    Le solite note puttanate contro le cooperative: che non pagano le tasse, che hanno mille agevolazioni, etc. etc. A parte che dal 2005 la normativa fiscale è cambiata per effetto della Legge Tremonti, ma tu ovviamente questo non lo citi, l’argomento definitivo è solo uno. Perché Caprotti, Bennett e tutti gli altri non trasformano le loro aziende in cooperative se hanno tutti questi vantaggi? Per amore del libero mercato? Sarà mica che in questo modo perderebbero le loro agevolazioni, più o meno palesi?

  4. Dott. Andrea Meneghini
    Andrea Meneghini

    Caro Gio ti domando: E’ cambiata molto la legislazione sul sistema cooperativo con Tremonti? Se vuoi il prossimo articolo lo scrivo proprio sull’evanescenza del lavoro dell’attuale governo sul tema. E poi: perché mai dovrebbero essere le altre aziende a trasformarsi in cooperative (le cooperative con il socio sovventore sono una decisa forzatura del concetto), e non il contrario? Dico ciò per il bene della comunità di cui anche tu fai parte. Lo Stato, soprattutto in questi tempi, ha bisogno di denaro non il contrario, non credi?

  5. Tim

    Personalmente ritengo che Gio sia un dipendente (magari un manager)
    delle Coop.
    Il 99% degli italiani ritengono ingiustificati i vantaggi fiscali
    che hanno le Coop.
    Infine aggiungo che in un articolo di qualche tempo fa
    risultava che i top manager delle Coop
    hanno guadagni sopra il milione di euro.

  6. diego

    Innanzitutto condivido i complimenti al Dott. Meneghini che a differenza di tanti colleghi ha citato fatti senza scendere in giudizi di merito così che ognuno di noi possa farsi un’idea di ciò che accade. Non voglio tornare sulle polemiche relative alle cooperative ma sulla libertà d’impresa.
    Bennet, Esselunga, Iper, Coop e Conad sono gruppi italiani che operano nel medesimo campo e hanno il diritto/dovere di competere con parità di trattamento non solo fiscale. Quindi ogni decisione che danneggia un gruppo a scapito di un altro o limita la concorrenza è un danno per tutto il sistema e per il consumatore.
    Il caso di Modena è incredibile proprio perchè una giunta blocca la concorrenza e danneggia il cittadino di un quartiere altamente popolato. La soluzione proposta da Coop appare poi la classica mossa populista di voler fare qualcosa per il proprio “socio” solo quando c’è un interesse a bloccare il concorrente.
    Coop accetti la concorrenza e abbia il coraggio di abbassare i prezzi se vuole proprio fare qualcosa per i suoi soci. Chiedo a chi difende a spada tratta Coop di avere almeno l’onestà intelletuale di ammettere che in alcune regioni ci sono problemi di concorrenza e libertà d’impresa.

  7. Franco

    Sono un libero professionista del Nord Est, faccio stime e valutazioni immobiliari nonchè analisi di appalti pubblici e privati per le imprese.
    Investo il mio tempo e le mie risorse senza avere alcuna garanzia di essere remunerato se non al loro buon fine.
    Conosco bene i vizi e le virtù di questi settori, giro l’Italia da molto tempo.
    Ci sono aree geografiche del nostro paese in cui è sempre stato difficile operare, oggi è praticamente impossibile se non hai ” potere contrattuale “.
    Sempre più spesso incontro ” liberi imprenditori ” che sono costretti ad emigrare al di fuori delle loro aree che oggi sono ” gestite ” da soggetti che a mio parer hanno alterato il mercato.
    Perdere una gara, una commessa, una fornitura, un’opportunità immobiliare o di investimento ci sta e lo accetto ma all’interno di un sistema che abbia delle regole uguali per tutti e che gli ” arbitri e i controllori ” facciano il loro mestiere.

  8. ganz

    si tutto vero e condivido le analisi dell’articolo ma caprotti non è un santo ne un genio come vuol farsi passare ha anche lui i suoi bei agganci politici…guarda caso opposti alle coop …e non per reazione……diciamo per comunione di intenti……
    io in qst polemica vedo si una giusta denuncia verso la solita storia italiana di connivenze e regole eccezionali che diventano “usanza”, ma vedo anche un lupo famelico che è incazzato nero perchè non riesce a fare ovunque quello che fa nel giardino di casa…….

  9. Sebastiano

    Ottimo l’articolo. Vediamo il caso di Coopservice, che controlla Servizi Italia quotata in borsa. Io mi chiedo come possa una società cooperativa avente fini mutualistici controllare società quotate in borsa. Ritengo sia una stortura del sistema, perchè se faccio utili nella capogruppo cooperativa (anche grazie alle varie agevolazioni) non ha senso che possa poi utilizzare tali utili anche a fini capitalistici per “aiutare” la società quotata in borsa e speculare, è una concorrenza altamente sleale.

  10. Tony

    E’ certo che il comportamento di Coop: acquistare a prezzi fuori mercato un fazzoletto di terra per impedire ad Esselunga di aprire a Modena può suscitare perplessità e pareri contrari ma in questo non vedo nessun comportamento illecito e connivente con l’amministrazione… Chiunque avrebbe potuto farlo
    Coop a Modena ha scelto un determinato modo di competere… Esselunga sceglie di competere in altri modi: massima efficienza aprendo solo in aree ad altissimo potenziale, sfruttando al massimo ed in ogni modo i propri dipendenti ed i fornitori (non dimentichiamo la condanna di alcuni membri di ESD, ex centrale di acquisto di esselunga, per il trafugamento di contratti Coop denunaciato dai fornitori stessi – oppure è un’invenzione delle toghe rosse?)
    Coop dal canto suo cerca in ogni modo di difendere le quote nelle aree più esposte alla concorrenza, investendo per contro in zone a bassissimo potenziale in regioni “scomode” o in aree a basso potenziale di consumi.
    Protestare è lecito ma quella di Caprotti è una strategia di marketing bella e buona: attaccare il concorrente più scomodo (Coop e Conad, visto che i Francesi sono abbastanza alla frutta in Italia) per cavalcare lo scontro politico e guadagnare credito presso l’opinione pubblica.
    E’ evidente come a Milano, dove analogamente a Coop in Emilia o in Toscana, Esselunga è radicata da oltre mezzo secolo la situazione è opposta con Esselunga oltre il 50% di quota di mercato e Coop a raccogliere le briciole.

  11. aldo

    Tony, Esselunga a Milano non ha oltre il 50%, sul resto sono opinioni in parte condivisibili, su altre vedi l’acquito a prezzi fuori mercato di un terreno per evitare che un concorrente apra si può discutere serenamente, nel caso io vedo come minimo un abuso di posizione dominante, sul fatto che Caprotti ne faccia anche un operazione di marketing la vedo come un opzione realistica.
    Ma sui dati proviamo a ragionare senza metterci il casco di pro o contro; per chiarezza e semplicità riporto anche qua il link ad commento postato su altro post, si parla di potenziale (IS) dati di una primaria società di rilevazione, premetto che sono dati di un anno fa, ma nel frattempo la situazione non è radicalmente mutata, e lo sono di un anno fa proprio perchè dati di terzi ed evito a loro tutela che li vendono di pubblicare gli ultimi, il potenziale è un parente stretto della quota di mercato sull’area.

    Firenze e Milano provincia:

    http://www.gdonews.it/2010/07/coop-contro-esselunga-il-caso-di-modena-diventa-nazionale.html#comments

    Metto giù un ulteriore ragionamento, il fatto che a Firenze ci sia la guerra dei prezzi è una necessità, i due principali competitor hanno i 2/3 del mercato in mano, se i prezzi fossero alti per contro dovrebbe, ed il condizionale in Italia oltre ad essere un obbligo è anche la normalità, perchè in generale in mercati in cui i numero dei concorrenti si riduce di solito si creano i cartelli, Firenze è un ecezzione, su due entrambe le facce della medaglia

  12. Tony

    Aldo, ciò che scrivi è verissimo per quanto riguarda la provincia di Milano. Se restringi il campo al Comune capoluogo di Provincia (la zona economicamente più “appetibile” considerata l’urbanizzazione altissima) vedrai come Esselunga sia attorno al 50% (decimale più o meno). Nella stessa Firenze se ci si limita al solo Capoluogo troverai quote di Esselunga ben diverse che a livello provinciale. Poi, ripeto, i numeri sono oggettivi ma non bastano a spiegare la situazione…

    Tema prezzi: è ovvio che entro certi limiti maggiore è il livello di concorrenza, maggiore sarà il vantaggio per il consumatore. Non dimentichiamo però che un’impresa come Coop presente praticamente su tutto il territorio nazionale con strutture diversissime e un livello di efficienza estremamente variabile, legato alla logistica, alla locazione ed alla “gestione” in mano a Cooperative diverse, non riesce a garantire un livello di competitività identico in tutte le piazze… Se praticasse i prezzi di Firenze in tutta Italia, probabilmente non andrebbe avanti che pochi mesi. Lo stesso vale per Esselunga: i fortissimi investimenti di Firenze dove compete con la Cooperativa più efficiente o di La Spezia dove è entrata da poco con 1 punto vendita devono essere in qualche modo bilanciati con un recupero in Lombardia e Piemonte dove concentra il grosso del proprio business…

    Mi stanno bene tutte le critiche ma attenzione a non fare equazioni troppo semplici sommando prezzi, metriquadri e istituzioni.

    Un’ultima nota: Caprotti accomune nelle sue uscite stampa Coop e Conad sommandone le quote in metri quadri… Forse lo fa per sostenere il teorema del “complotto politico” non può certo sostenere che ci sia una connivenza tra i due gruppi per alterare la concorrenza. Coop e Conad sono entrambe cooperative (diversissime tra loro) ma le analogie si fermano qui: sono due acerrimi concorrenti a tutti gli effetti.

  13. Franco

    Sono state liberalizzate le attività commerciali fino a 400 mq. e liberalizziamo una volta per tutte anche la media e la grande distribuzione.

  14. mario

    io abito in provincia di firenze la guerra fra unicoop fi e esselunga e principalmente una guerra privata fra campaini e capriotti uno pensa che se gli offrisse da mangiare sarebbe avvelenato,ma si ritengono sui competitori di tutto rispetto con qualche punta di ammirazione fra di loro anche se ritengono di appartenere adue sfere sociali opposte con pricipi diverssissimi uno piu cattolicosociale e l altro capitalista per apparire uno stesso prodotto a marchio coop in unicoop fi 1,19 stesso prodotto in analogo super 1,80 da parte di unicoop tirreno se fossi un socio unicoop tirreno ne chiederei conto ai dirigenti di tale cooperativa

  15. aldo

    Tony, ti ho risposto nell’altro post, sulle provincie da te indicate, e le cose non stanno come dici.
    Tra l’altro ti avevo già contestato il fatto che limitarsi al mercato cittadino fosse un errore e mi sembra che dello stesso avviso sia l’antitrust.
    Pensare di guardare solo Milano o Firenze, senza i sobborghi dove sorgono i gigli, l’percoop o gli ipercoop ed il carrefour o a Milano dove ci sono una 30 di iper mi pare poco realistico.
    Però mi sembra che siano due opinioni incociliabili, diciamo che io sono conservatore, perchè mi appoggio all’antitrust e tu rivoluzionario :)
    Peraltro quando ci sono pochi soggetti sul mercato, la concorrenza tende ad attenuarsi non a crescere, i cartelli o gli oligopoli, il motivo o uno dei motivi o il principale motivo della sfida tra coop e esselunga a Firenze, lo ha ben raccontato Mario.
    E a Firenze, Provincia o meno, Esselunga e Coop hanno quasi il 70% del mercato, di solito e così avviene in distretti di corte d’Appello limitrofi :), i concorrenti trovano un modo per accordarsi. In questo Firenza è un eccezione in senso positivo.
    Secondo me cadi in errore anche sul discorso prezzi Unicoop Firenze è una signora cooperativa con i bilanci in regola e Mario che è un insider mi può smentire, diciamo che a Firenze la concorrenza li ha tenuti magri ed allenati :), le altre coop certi prezzi non se li possono permettere, perchè per restare in metafora sono come il sottoscritto fuori forma, nel mio caso molto :).
    Mi sono sicuramente espresso male io, ma non ho mai sommato mq con prezzi o quote di mercato, conosco la differenza tra micro e macro economia, se mi dici dove ho fatto queste assunzioni, mi e ti riprometto di scriverle in un Italiano migliore, d’altronde tra studio e blog, dovrei anchre lavorare :) o no?:)

  16. Tony

    Aldo, non credo che i nostri punti di vista siano così distanti… Concordo con te (e con l’AGCM) che le quote vadano misurate a livello di provincia, soprattutto se si parla del mercato rilevante degli Iper e si vuole misurare il livello di concentrazione del mercato; evidenziando le quote a livello comunale (e faccio esplicito riferimento ai grandi comuni) volevo ancora una volta sottolineare come Esselunga concentri la propria (legittima) strategia di sviluppo su aree urbane ad elevato potenziale, trascurando i paesi di provincia. Strategia decisamente diversa rispetto a Coop e Conad con impatti sulle relative redditività ed efficienze.
    Sui prezzi lo dici tu stesso: Unicoop Firenze è un caso di efficienza unica nel panorama Cooperativo e distributivo italiano. Non credo però che sia tutto merito del confronto con Esselunga: Unicoop già prima del 2005 (anno dell’avvio della “guerra dei prezzi” di esselunga che prima era di gran lunga uno dei retailer più cari) viaggiava 10 punti sotto le altre Cooperative in Italia ed oggi (chiedo conferma a Mario di questo) è forse l’unico retailer italiano a gestire la stessa linea prezza su tutti i negozi indipendemente dal concorrente di riferimento o dalla piazza. Le altre Coop, così come Conad o altri distributori, non possono permettersi questo e quindi gestiscono prezzi a volte molto distanti nelle diverse piazze.

    Per quanto riguarda la messa in relazione di quote, di metriquadri, prezzi e rapporti con le istituzioni (e chi più ne ha più ne metta) non mi riferivo certo ai tuoi post, quanto alla campagna “caprottiana” e a chi la cavalca principalmente per partito preso politico. Non vorrei apparire eccessivamente filo-coop (anche se la maggiore simpatia è evidente) ma quello che proprio non mi va giù in questa vicenda è l’impressione che quella di Esselunga sia una strategia di marketing studiata a tavolino, sicuramente raffinata ed efficace ma decisamente poco leale perchè volta a screditare il principale concorrente…

  17. aldo

    Ciao Tony, provo a risponderti.
    Vado a memoria, ma la politica delle aperture di Esselunga negli ultimi anni è stata fatta soprattutto fuori dai grandi centri urbani e nelle città di provincia, all’interno del suo bacino operativo.
    Perché? Le ragioni sono molteplici, aprire all’interno delle città è difficile (PRG, costo al Mq per l’acquisto, costo per la costruzione se fai un supermercato ci devi fare il parcheggio, ma duplichi o triplichi i metri quadrati necessari, o scavi o fai più piani) i mercati sono saturi per cui per tutte queste ragioni ogni € di nuovo fatturato ti costa molto di più che farlo nelle medie e piccole città o nei sobborghi.
    E’ la stessa filosofia perseguita da Walmart fino a pochi anni fa che a dispetto dei suoi competitors se ne stava nelle aree rurali, e ben lontano dai centri urbani come New York. Al riguardo vi suggerisco di leggervi effetto Walmart.
    Inoltre Esselunga sulle aree dove apre trova dei mercati non ancora saturi e/o in cui competitors sono meno efficienti – efficaci nella gestione dei punti vendita, per cui ogni € investito ha un ritorno maggiore che aprire un nuovo pv a Milano città.
    Ritengo che poi anche i dati sociologi supportino il mio ragionamento sul fatto che il singolo grande comune non sia il metro di paragone più corretto, l’Istat ci dice che i grandi comuni perdono abitanti a favore dei sobborghi, ed è un trend consolidato, è dal 1990 che per legge le 12 grandi città italiane avrebbero dovuto vedere la nascita delle aree metropolitane, all’interno di esse la vita reale si svolge fermarsi al comune mi sembra una visione, concedimi il termine, burocratica delle cose.
    Il metro giusto è quello delle aree metropolitane, ma visto che non ci sono per le 12 grandi città accontentiamoci delle provincie.
    Visto che ci siamo, faccio una provocazione, provocazione che serve per ragionare, guardate che le quote di mercato di per se non indicato una situazione distorta o distorsiva del mercato. Nella dottrina antitrust è legittimo e corretto che una azienda abbia il 90% del mercato, infatti se produco il migliore gelato del mondo e lo vendo ad un prezzo per cui i consumatori sono disposti a comprarlo da me e non dai miei concorrenti, la cosa è perfettamente legittima.
    Ma se io con manovre varie impedisco o ritardo l’ingresso di nuovi concorrenti, metto in essere politiche che distorgono il mercato o la competizione, sono queste operazioni e non la quota il problema, poi l’argomento è complesso, e vi sono ulteriori aspetti, ma per intenderci non guardiamo la quota che è la febbre, ma quello che ci sta dietro per capire che malattia abbiamo.
    Provo a fare il punto di quello che si è scritto: Caprotti apre la polemica citando due situazioni; ritengo che lo faccia, da un lato per difendere un suo interesse dall’altro perché come ognuno di noi ha una visione del mondo e delle cose di un certo tipo, che si può condividere o meno ma che va rispettata, quando leggo che dovrebbe fare questo e non quest’alto mi scappa da ridere, pensate se qualcuno domani mattina venisse da voi e vi dicesse che invece che fare colazione con brioche e caffè, dovete mangiare riso stracotto con carne come fanno in Cina ?.
    Premesso che quello che scrive Caprotti è una visione delle cose, io personalmente credo che il dubbio sia la stella polare del ragionare, ma dei due casi mi sembra che quello di Modena, se gli attori si chiamassero Tizio e Caio, al 99% diremmo che ha ragione Caprotti, su quella di Livorno, mi sembra meno chiara, il venditore cita date diverse, diciamo che è necessario almeno per me approfondire.
    Infine, guarda che il cambio di politica di prezzi di Esselunga del 2005 è figlia del rientro in azienda di Caprotti padre, ed in realtà una spiegazione di questo genere è semplicistica, in realtà vi è stato un cambio di strategia unita a, quelli che hanno studiato scriverebbero, una rifocalizzazione su alcuni valori.
    Infatti oltre ai prezzi, sono stati rivisti gli assortimenti e la profondità degli stessi.
    Onestamente io sono in una posizione intermedia, non credo che esistano imprese e modelli di imprese perfette in assoluto, credo che la Coop abbia molte frecce al suo arco, ed è un peccato che chi la difenda spesso non le usi, ma utilizzi dati od informazioni non vere del tipo e perdonatemi ma non è riferita a nessuno di quelli che hanno scritto, specchio riflesso che si usavano alle elementari.
    Mario ad esempio dice spesso delle cose importantissime su Unicoop Firenze fa un servizio enorme ai suoi soci, non solo con i prezzi bassi, ma anche con tante altre iniziative di formazione educazione ai soci, cosa che un impresa privata non ha l’obbligo di fare, ma è veramente così se parlassimo della responsabilità sociale delle imprese, non quella prevista dalla legge che è fuffa, ma quella che nel concetto anglosassone lega le imprese agli stake holders (stato, lavoratori,cittadini).
    Così come Esselunga è un impresa che per organizzazione e gestione è tra le prime in Europa, io provo a giocare di sponda con i pregiudizi per demolirli, provando a discutere di numeri e di idee.

  18. aldo

    Tony gli Usa e l’Italia sono molto diversi era un analogia, per altro negli ultimi 10 anni Walmart ha aperto molto nelle aree metropolitane, anche se con problematiche.
    Su coop, mi sembrano come quelli della Ferrari di domenica, ma questo vale per tutta la GDO, se non hai buoni rapporti con chi ti deve dare le licenze non apri, ce lo ricordiamo un Panorama aperto un giorno, ad Ariccia, con tanto di indagini penali e distanza di 4 anni ancora chiuso, ma per tornare all’eesempio della Ferrai,
    ieri un mio amico mi ha detto, hanno fatto come quando cìè il limite dei 100 e tutti vanno a 120, se passi davanti alla stradale a 120 lampeggiando e salutandoli non ti lamentare se ti fanno la multa.

    Per altro ci sono casi simili in giro per l’Italia, uno anche a magenta tra due imprenditori privati.

    Io fossi stato il presidente di coop estense nel 2008 avrei detto al comune, abbiamo il terreno, abbiamo dei diritti, ma per il bene della città su questi 8.000 mq, ci costruiamo un parco cittadino, una biblioteca, un centro per anziani etc.
    Ne sarei uscito da Signore, avrei dimostrato che non ho paura di Esselunga, non gli avrei fatto pubblicità gratis ed anzì ne avrei avuto io di positiva

  19. Tony

    Solo 2 precisazioni:
    1) Quello che dici sulla stategia di Esselunga è assolutamente vero (giocoforza) per gli ultimi anni. E’ altrettanto vero che se analizzi le quote di ciascuna provincia e del relativo comune capolugo la quota di Esselunga è Sistematicamente e decisamente più alta in quest’ultimo… Non sarà un caso… Se fosse possibile farlo sule aree metropolitane sarebbe ancora più evidente. Non mi paragonare però walmart che mi apre in mezzo al deserto con Esselunga che apre a Casalecchio di Reno, a Montecatini o a Cologno Monzese
    Poi su tutto il resto dell’analisi,alla luce della situazione attuale normativa e di saturazione, non posso che concordare con te.
    2) Verissimo quello che dici sul cambio di rotta di Esselunga sui prezzi in occasione della cacciata del figlio Giuseppe… Io però ponevo l’accento sulla politica di Unicoop Firenze basata sulla convenienza indipendemente da Esselunga

    Vero anche, poi finisco, che Coop sta cadendo ingenuamente nella trappola mediatica dei “consiglieri” di Caprotti invece che puntare sui propri reali punti di forza, propri del dna di cooperativa.

  20. caprotti ammorbati si sfogano sul web..

    aldino : analisi perfetta la sua
    aldo 2:grazie
    aldino:prego non c’è di che..
    aldino lei è un genio…
    aldo 2: adesso non esageriamo.. sono solo una persona che ama la verità e il libero mercato
    aldo 6:certo, il libero mercato è importante, serve a liberarci dai corportativismi che affliggono il nostro mercato
    aldino:giustissimo
    tonty: sono commosso
    tonty : e poi bisogna ricordare che tutti coloro che cadono in genialissime quanto astute provocazioni non potranno mai avere la forza di concorrere con noi…che siamo gente seria.. che non ama prendere in giro il consumatore..
    aldo 2: applausi
    tonty: comodi, comodi per così poco… va bhè grazie per la stima.

  21. il j.r padano

    intanto le coop vincono premi e riconoscimenti in ambito europeo anche se certi blog dimenticano di segnalarlo

    le coop non hanno bisogno di attrarre l’attenzione con interminabili intrighi familiari alla dinasty raccontati sui giornali del gossip…
    niente feste con ambasciatori e grandi industriali…solo fatti concreti e solidarietà.

  22. aldo

    Hai ragione io e tony siamo un unica persona, e la terra è piatta, ma non dirlo in giro perchè è un complotto del libero mercato farci credere che la terra è tonda.
    ssssssssssshhhhhhhhhhh

  23. Caprotti ammorbati si sfogano sul web

    ma come, cari amici “liberisti”..prima affermate che tutti coloro che cadono nelle provocazioni sono degli sprovveduti e poi siete i primi a infervorarvi intimando gli altri con un perentorio quanto stizzito e infantile “sssssh” a stare zitti?
    sapete, non siamo mica scesi dalle montagne di sapone…

  24. aldo

    Ho finito di leggere il libro del Dr. Frau, il libro merita sicuramente una lettura e dovrebbe aprire un ampio dibattito all’interno del mondo Coop su alcuni temi lanciati dal libro, che possono essere divisi in due macro categorie, 1) la governance e democrazia delle coop 2) la gestione operativa gli obiettivi che la devono guidare ed i risultati su cui i manager devono essere valutati.
    Ma una domanda a mio parere è pregiudiziale al resto le coop oggi sono un organismo geneticamente modificato o no?

  25. coprotti ammorbati e la kultura

    le mele marce ci sono dappertutto…
    la cosa veramente assurda è che ultimamente dalle pagine di certi giornali e da organi di informaziome precisi sembrerebbe esserci un attacco frontale non solo nei confronti delle cooperative “rosse” ma contro il principio stesso del cooperativismo..
    l’attacco semberebbe essere interno ed esterno..
    pilastri del cooperativismo come il voto capitario ad esempio sono messi sotto continui attacchi di certe forze politiche…
    e finanziarie..
    le cooperative in italia non devono essere copperative ma altro… qualsiasi cosa purchè non siano cooperative
    queste sono le geniali teorie di certa politica in questo paese…(sic!)
    quando si dice che a volte la realtà supera la fantasia…
    non a caso siamo la nazione di partiti come la lega nord quindi.. ormai abbiamo toccato il fondo, la speranza è che qualcuno non cominci a scavare…

  26. Tony

    Torno oggi dalle ferie ed apprendo di essere la stessa persona di aldo!!
    E’ bastato confrontarsi civilmente ed educatamente invece di insultarsi e sfottersi per essere tacciati di essere la stessa persona con identità multiple!!

    … siamo proprio messi male…

    cmq… tornando agli argomenti seri… Non ho ancora letto il libro di Frau, ma cosa intendi esattamente Aldo (dovrei saperlo essendo la stessa persona) per organismo geneticamente modificato rispetto alla Coop?

  27. Tony

    PS… caro Caprottiammorbati o giù di lì…… Potevi almeno prenderti la briga di leggere i miei post
    Non mi sembra proprio di aver espresso considerazioni filo-caprottiane come dipingi nel tuo frettoloso siparietto… Tutt’altro

    Cmq, se magari hai un po’ più di tempo per leggerti tutto e hai voglia di confrontarti sulla base di argomenti seri sei il benvenuto

  28. aldo

    Ciao Tony, intendo se la Coop è ancora una cooperativa, e non è una domanda provocatoria, in sostanza il rispetto dei famosi 8 punti della coop di Manchester sono ancora effettivamente applicati? esiste una governance della coop allineata ad essa, leggendo il libro di Frau sembra di no.
    Faccio qualche esempio tratto dal libro, trattamento del personale? gestione delle assemblee e formazione delle liste per gli organi di gestione e controllo, controllato e controllore che si sovrappongono.
    Venendo a questioni più pratiche, nel 2009 la gestione finanziaria della Coop ha superato il fatturato delle vendite di beni di largo consumo, siamo di fronte ad una banca? cooperativa, peraltro senza i salvagenti previsti per i c/c bancari, questa è una questione molto interessante ma che ci porterebbe lontano, dicevo siamo di fronte ad una banca che vende colatteralmente beni di largo consumo ai soci e non, oppure che c’entra la finanza con una cooperativa di consumo?
    peraltro pre 2008 la gestione finanziaria metteva in quadra la gestione deficitaria del consumo, però spesso facendo ricorso alla finanza dei derivati, ma i soci non versano il prestito sociale per altro?, e difatti il 2009 è stato un bagno di sangue anche per quello.
    Mi auguro che anzichè sul mio dito la discussione si orienti verso la Luna, anche perchè i primi a porsi queste domande dovrebbero essere i soci coop che dovrebbero porle agli amministratori delle coop.
    Due note a piè, 1: leggete lo statuto e l’organizzazione interna di Migros e Coop Suisse, questi potrebbero essere i benchmarch 2: non è un attacco alla coop, ma domandarsi se nel 2010 i principi di mutualità solidarietà etc sono correttamente gestiti e se si come si può migliorare ancora.

  29. nereo0

    le cooperative così come qualsiasi altra espressione economica e sociale riflette lo stato medio della società di un paese.
    il problema dunque non sono le cooperative ne i loro principi ma il degrado sociale del paese dove agiscono le cooperative..
    Ad esempio, in svizzera non hanno rappresentanti del governo che sono possessori di TV,banche,giornali ecc..

  30. nereo0

    e per la cronaca le coop svizzere sono un gigante che fattura miliardi…

  31. Franco

    Se in Italia tutte le società di capitali si trasformassero in cooperative e applicassero la filosofia COOP cosa ne sarebbe delle entrate fiscali ?
    Quali sarebbero le conseguenze ?
    Non è una provocazione, mi interesserebbe conoscere la vostra opinione.

  32. nereo0

    Le coop sono presenti in anche in Francia in Germania in Gran Bretagna in GIAPPONE perchè non si chiede come mai gli unici a porsi domande prive di qualsiasi senso logico come le sue vengono fatte solo in Italia solamente da certi personaggi….come lei?

  33. aldo

    Nereo, ragionando per assurdo nel senso che le tue premesse siano vere, il tuo ragionamento mette nelle mani di chi vuole colpire le coop il migliore argomento per cambiare le cose.
    In sostanza dici le coop si comportano così, cioè come le altre tipologie d’impresa perchè vivono in un sistema malato.
    Ne consegue che non avendo alcuna differenza con le altre tipo d’impresa non devono avere nemmeno un trattamento speciale.
    Questo perchè previsto dagli art 3 e 53 della costituzione.
    Invece le coop devono gestire la propria diversità, non solo formalmente, poi chi ha mai detto che Coop Svizzera o Migross sono piccole?

  34. Franco

    @ NEREO
    Sarebbe auspicabile che lei usasse un tono più civile ed evitasse di esprimere dei commenti inappropriati.
    Contrariamente a quello che lei pensa la Comunità Europea ha già iniziato a dare delle risposte, personalmente le ritengo deboli e insufficenti proprio perchè il sistema che lei mi pare difende non è ancora degenerato.
    Se poi lei ha una posizione ideologica sul tema è inutile discutere.
    @ ALDO
    Non mi interessa colpire le COOP.
    Quando scrive che ” le coop devono gestire la propria diversità, non solo formalmente ” mi piacerebbe capire che cosa intende per ” formalmente “.

  35. nereo0

    veramente il ragionamento assurdo è il suo
    Io ho parlato del marciume che parte da un certo gruppo sociale ed economico che sta cercando di intaccare qualsiasi tipologia di manifestazione sociale,politico ed economica e lei in tutta risposta non dice di attaccare la causa ma l’effetto?
    il conflitto di interessi
    Il sapersi dimenare tra interessi pubblici e profitto pivato
    ecc.
    Questi sono argomenti su cui riflettere…

  36. aldo

    Buongiorno Nereo, mi spiace che abbia frainteso quanto da me scritto, io non ho scritto che il suo ragionamento è assurdo, ho detto che ragionando per assurdo, che è un modo per dimostrare una cosa dimostrando che non esiste il suo opposto, si ricorda ce lo spiegavano alle medie per dimostrare la fondatezza dei teoremi di geometria.
    Mi risulta difficile comprendere il legame tra conflitto d’interessi e coop, visto che il nostro presidente del consiglio non ha da molti anni interessi nel settore della grande distribuzione, e negli stessi anni il mondo cooperativo è cresciuto sia in termini di quota di mercato che di area territoriale.
    Il punto vero su cui il suo ragionamento pone nelle mani di chi è contro la coop un’arma molto potente è quello di legittimare, il non rispetto dei principi fondanti della coop, e per coneguenza di rendere la stessa una impresa capitalistica a tutti gli effetti, e per conseguenza di non potere avere i benefici previsti per le imprese cooperative.
    Non si può essere capitalisti per i profitti e coop per pagare le tasse o no?

    Infine una nota sulla sua ultima frase, che se le ritiene opportuno potrebbe spiegarci meglio, perchè una lettura possibile è quella di ritenere le coop (in senso generale non coop Italia) perfettamente sovraponibili al concetto di interesse pubblico.
    Se così dovesse essere è allo stato, (cioè a costituzione vigente) infondato, essendo la cooperazione uno dei modi possibili di svolgere attività economica ( cioè una parte della vita sociale di uno stato) mentre gli interessi pubblici sono altro e comunque in uno stato liberale, a differenza di quelli di matrice socialista, questi ultimi trovano il limite del rispetto dei diritti individuali naturali.
    Ma forse stiamo volando troppo alti e anche un pò lontani dal tema della discussione.

  37. aldo

    Ciao Franco, volando alto, voglio dirti che la differenza è tra principio di uguaglianza sancito nella nostra costituzione nei due commi, nel primo il principio (uguaglianza formale) nel secondo (sostanziale) cioè come lo stato si impegna nei fatti a essere coerente con il principio.

    Banalmente se leggi lo statuto di una coop, ci sono una serie di principi e di valori, ma se poi quelli rimangono scritti sugli statuti che valore hanno.

    Ne cito uno democrazia, un socio un voto, ma se poi costruisco un regolamento per le assemblee per cui è difficile creare liste, perchè chiedi la firma di mille soci, sto inventandoc :), per la presentazione delle liste, o criteri per l’elezioni alle cariche sociali tagliate su misura.
    Hai formalmente rispettato il principio, ma sostanzialmente te lo sei aggirato.

  38. Franco

    Il mio non era un ragionamento assurdo ma semplicemente una provocazione alla quale lei ha risposto nel peggiore dei modi.
    Il conflitto di interessi poi lo condanno pienamente.
    Ciò detto rimane il fatto che ” l’effetto ” di cui lei parla abbisogna di una nuova regolamentazione fiscale in considerazione delle dimensioni che ha ormai raggiunto.
    A tal riguardo il signor Aldo ben cita gli artt. 3 e 53 della Costituzione Italiana.

  39. Pippo

    Nel momento di massima tensione concorrenziale (ultime elezioni politiche?) Caprotti ha infranto la sua riservatezza per presentare le sue tesi (fondate) a Giuliano Ferrara.
    Ha risposto a tutto, meno che alla domanda di Ferrara se per avere gli stessi vantaggi (?) delle Cooperative avrebbe accettato gli stessi limiti.
    Comunque non è corretto affermare che non vengono pagate le tasse dalle Cooperative.

  40. Alfredo

    Qualcuno per caso mette ancora in dubbio il fatto che le coop tipo Coop Estense mantengono tale definizione solo ed esclusivamente per mantere i benefici fiscali? Nessuno ha mai sentito parlare di ciò che Coop Estense ha fatto agli ex-dipendenti Carrefour in Puglia? Ne vogliamo parlare? Abbiamo il coraggio di farlo? Si, perchè no, parliamone.
    Definizione dei valori di una cooperativa:
    “Le cooperative si fondano sui valori dell’autosufficienza, dell’auto-responsabilità, della democrazia, dell’eguaglianza, dell’equità e della solidarietà. Fedeli allo spirito dei padri fondatori, i soci delle cooperative aderiscono ai valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’altruismo”.
    Iniziamo:
    - Acquisisce la licenza dell’iper Carrefour di Bari Nord e, anzichè attivarla, la tiene in sospeso per far trascorrere il periodo necessario a NON RIASSUMERE I DIPENDENTI.
    - Acquisisce gli iper di Matera, Brindisi, Bari Pasteur e Lecce, si impegna con Carrefour ad acquisire tutti i dipendenti…ed invece… d’improvviso di accorgono che i conti non tornano q quindi TUTTO IL PERSONALE CON CONTRATTO SUPERIORE ALLE 24 ORE SETTIMANALI (cioà tutti coloro che guadagnano più di 650 euro al mese) NON SONO ADEGUATI AL FORMAT LOW COST. Come dire: faccio l’affare, prendo gli iper e guadagno sul sangue dei lavoratori.
    Questo è il valore della cooperativa: onestà, altruismo e trasparenza.
    Signori questi sono fatti non chiacchere che potete riscontrare facendo una ricerca su internet.
    E non venitemi a dire che meglio questo che niente, perchè vi garantisco che nessuno ha obbligato Coop Estense a prendere gli ipermercati ex-Carrefour.Nessuno.

  41. nereo0

    se dovessimo andare a vedere chi le paga veramente le tasse e chi invece spende soldi per farsi pubblicità nella maniera piu bieca possibile..allora ci sarebbe da divertirsi…
    chissà quanti articoli della costituzione dovrebbere essere stracciati….e rimpiazzati ad uso e consumo di certi signori che ricordano la costituzione solo quando gli fa comodo…

  42. nereo0

    mentre il nostro JR meneghino… combatte la sua guerra contro l’orco comunista :)
    i grossi player internazionali presenti nel nostro mercato, riguadagnano terreno prezioso attraverso nuove formule pubblicitarie, nuovi format commerciali, inaugurazioni e rinnovamenti di immagine con beniamini locali (esempio calciatori..),campagne aggressive ecc…
    Il trucco è sempre lo stesso..

  43. aldo

    Nereo è in grado di dimostrare quello che dice a riguardo dei grossi player stranieri, cioè che stiamo guadagnando quote di mercato, perchè tutti i dati pubblicati dimostrano il contrario.
    Inizio a pensare che le sue sono posizione ideologiche, rispettabili per carità, ma che poco servono su un forum che commenta per commentare i risulati ed i problemi della gdo.

  44. aldo

    Certamente gradirei un tale elenco, anzi se riesce a dettagliarmelo per insegna mi farebbe cosa molto gradita.
    Peraltro era lei che li dava per attuali, se rilegge il suo intervento ” riguadagnano terreno” è al presente, non al futuro, anche se poi mi dice che su Milano e Roma ci sono già i risultati, per cui se riesce mi fa avere anche qualche dato al riguardo, io sono sempre contento che le mie idee vengano confutate, Socrate diceva di essere ignorante, si figuri il sottoscritto.
    io peraltro avevo citato, c’è un post al riguardo, il nuovo format di Carrefour, come vede cerco di tenermi aggiornato, per cui se mi fornisce l’elenco ed i dati mi fa cosa gradita.
    Per altro la redazione sa che se del caso le può fornire la mia email, e me li può inviare anche in forma privata, nel caso la pubblicazione dovesse essere vietata.

  45. mario

    infatti a roma unicoop fi ha comprato 11 punti vendita in orbita carrefur come mai i francesi vendono come hanno venduto nel sud italia

  46. aldo

    Nereo, grazie, ma non vedo nessun riferimento alle azioni ed ai risultati intrapresi da Carrefour in Italia, e sulle piazze di Milano e Romna, mi sembra che i dati di Tony confermino la mia tesi.
    Al riguardo delle operazioni internazionali di Carrefour, la stessa ha confermato l’intenzione di cedere i pv nel sud est asiatico a Tesco.
    Inoltre i risultati comunicati alla borsa, cioè aumento degli utili, devono essere a mio parere valutati sulla base di come sono ottenuti, e cioè se da operazioni straordinarie, eventi non ripetibili o se invece da attvità ripetibili.
    Mi sembra di comprendere che siano il frutto di un mix, tra operazioni di taglio costi chiusura o cessione pv, dalla buona performance dai mercati di paese emergenti, e da una crisi più o meno profonda sui mercati Francese, Belga ed Italiano, ed il lancio del nuovo format, fine agosto, è un tentativo di risposta

  47. aldo

    Nereo le ho già detto che certamente gradirei quei dati, basta che legga i post sopra.

  48. nereo0

    I frutti di un lavoro del genere si vedono nel medio-lungo periodo lei non crede?
    vorrebbe forse smentire questi cambiamenti radicali da parte dei grossi player internazionali?
    vuole un elenco completo e minuzioso di questi grandi cambiamenti?

  49. nereo0

    comunque credo che in città come roma e milano questi cambiamenti cominciano a già adesso a dare i loro frutti…

  50. Fabio

    La pubblicità di Esselunga che compara le superfici di vendita dei comuni di Modena e Livorno è stata dichiarata dal Giurì per l’Autodisciplina Pubblicitaria “comunicazione commerciale ingannevole” su esposto del Conad:

    http://www.iap.it/it/giuri/2010/g0932010.htm

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