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Evviva la mozzarella blu. Lettera di Roberto Masu

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questa lettera di Robero Masu, ex direttore commerciale di Conad Nazionale, poi fondatore di TMS – Trade Marketing Studio, società che si occupa di formazione per aziende industriali e della Grande Distribuzione Organizzata.

Buongiorno caro direttore, sono Roberto Masu della Best Business Group di Bologna e come lei sa mi occupo da molti anni di distribuzione come consulente e formatore. Leggo sempre volentieri la sua rivista on line e ogni tanto le scrivo sia per complimentarmi per la tempestività della pubblicazione di notizie interessanti sia per esprimerle la mia condivisione su quanto lei spesso afferma.
Questa volta però non condivido assolutamente il suo rammarico espresso commentando il caso dela mozzarella “blu”. A mio avviso ci voleva ! Ci voleva eccome !
Ci voleva uno scandaletto che, come quelli precedenti, ogni tanto ci riporti tutti, istituzioni, produttori, distributori e consumatori a considerare il cibo che ci nutre una cosa importante per la salute e non solo una specie di “benzina” che ci fa camminare e vivere.
Forse potremmo farlo anche per qualche anno di più consumando cibi genuini ed igienicamente migliori, ma perché preoccuparsi!…. quello che conta è non turbare i rapporti comunitari, (se la Germania si arrabbia….) aumentare la produttività delle imprese (si potrebbe arrabbiare la Marcecaglia), vendere a prezzi imbattibili (come potrebbe svilupparsi Lidl o Sosty) e spendere sempre meno per la spesa alimentare (come si potrebbe andare a New York a Natale!?) .
Evviva! Tutti felici e avanti con la mozzarella blu, e poi rossa e verde (una volta tagliate devono assumere possibilmente i colori della nostra bandiera. Come potrebbero altrimenti chiamarsi Malga Paradiso, Fattorie Torresina e Monteverdi….)
Ma lamentarsi non serve a niente ed essendo io una persona concreta voglio fare delle serie proposte ,segnalazioni e raccomandazioni a tutti gli “attori” del mercato alimentare che spero possano essere condivise anche da altri suoi lettori.
A chi ci governa in Italia e in Europa propongo: fare una legge che disponga la chiusura immediata per almeno un mese dello stabilimento che produce cibi dannosi alla saluta pubblica e impedisca ai suoi amministratori di continuare a produrre prodotti alimentari per almeno cinque anni. Di introdurre ,almeno nella scuola dell’obbligo, una materia che insegni ai bambini (le nuove generazioni) come si producono gli alimenti e quali sono le loro qualità.
Ai produttori ricordo: si diventa grandi anche e sopratutto attraverso la serietà e la qualità di ciò che si produce, Barilla,Ferrero,Granarolo,Rovagnati e tanti altri produttori italiani lo dimostrano.
Ai distributori consiglio: analizzare attentamente l’evoluzione delle quote di mercato della distribuzione italiana degli ultimi dieci anni. Si accorgeranno che il “supermercato di qualità” (specie quello proposto da Conad e Esselunga) è quello che ha avuto maggior successo.
Ai consumatori suggerisco: acquistare prodotti di marche note o i prodotti a marca dei distributore (quelli delle Insegne di livello nazionale) per i quali il “controllo della “filiera produttiva” è costante.
Ed infine ai genitori (e nonni): insegnare ai propri figli (o nipoti) che per fare il vino bisogna aver piantato una vigna molti anni prima, far crescere della buona uva, curarla e proteggerla, raccoglierla, pigiarla e il ricavato farlo invecchiare in buone botti. Tutto questo lavoro va ripagato e non può bastare 1 euro per poterne acquistare un litro.
Per ottenere una buona mozzarella che una volta sconfezionata non diventi quella dei Puffi bisogna far nascere un vitellino ,crescerlo con del buon foraggio, mungerlo tutti i giorni per poi far cagliare il latte, lavorarlo con maestria ed infine ottenere questa delizia della gastronomia Italiana che si chiama MOZZARELLA che e un’altra cosa rispetto a quella che vendono i discount.

Riceviamo e pubblichiamo: aggiornamento del 13/07/2010

Almeno chiedete scusa !

Caro Direttore,sono ancora io (Dott Roberto Masu n.d.r.).
Dopo averle spedito la mia lettera “evviva la mozzarella blu” e averla (bontà sua) riletta sulle sue news, mi sono accorto di una imperdonabile dimenticanza.
Tra le “sanzioni” di cui suggerivo l’emanazione da parte di chi ci governa ho dimenticato forse la cosa più importante.
Bisognerebbe che una legge imponesse ad ogni commerciante, catena,o gruppo che ha messo in vendita prodotti nocivi alla salute (e sequestrati) l’esposizione per almeno trenta giorni di un cartello ben visibile in cui siano riportate le “scuse” alla clientela, l’avvenuto delisting del fornitore coinvolto e la promessa di intensificare i controlli perche non accada più.
Qualcuno, anche se parzialmente, lo ha già fatto (vedi foto allegata).

18 COMMENTI
  1. Informato

    Condivido al 1000% quanto scritto dal sig. Masu !! il consumatore lo e’ o lo fa ??? ma come si fa a credere che l’olio extravergine delle marche piu’ conosciute si possa vendere al pubblico a Euro 2,79/2,89 al litro ?? olii che non hanno mai visto un oliva ma prodotti nei laboratori da valenti chimici , l’industria dell’olio e’ sempre avanti come nel doping con l’antidoping .
    Vino in bottiglia di vetro venduto alla GDO a Euro 0,60/0,65 ha mai visto l’uva ?? i prodotti fanno paura !!! ma fanno paura i BUYER che chiedono il ribasso continuo sui primi prezzi dove l’importante e’ ” MI DIA QUELLO CHE VUOLE BASTA CHE NON MUOIA QUALCUNO E CHE NON SIA BUONO ALTRIMENTI MI MANGIA I FATTURATI DELLA MARCA PRIVATA”

  2. Tim

    Condivido il suggerimento per il consumatore finale.

  3. giuseppe

    Condivido pienamente con quanto detto da Roberto Masu e dalla risposta di Informato.Come produttore di ortaggi il piu’ delle volte accade che la produzione risulti essere in esubero per poi accorgersi che ne arriva altra da paesi dove i controlli chissa’ quali sono.Bisognerebbe condannare sia i fornitori che altro non sono che dei delinquenti,sia i rivenditori che con la loro politica dei prezzi hanno ormai distrutto un settore quello agroalimentare che merita rispetto.

  4. Raul

    Il Dott. Masu, ha riassunto in modo molto incisivo e comprensibile a tutti, a cosa si va incontro quando il processo …non funziona. Etica e morale sono parole grosse? probabilmente si, ma bisogna incominciare a fare i conti con certi meccanismi socio-etico-culturali che possono diventare determinanti nelle valutazioni di scelta dei consumatori. Ricordiamoci che il basso prezzo dei prodotti alimentari ( ma non solo) produce altri danni : risparmio sui costi di sicurezza, sfruttamento del lavoro ( anche in nero) scarsa attenzione al rispetto dell’ambiente ecc.. ( costi anche questi che si pagano in altro modo).
    Molti anni fa successe lo scandalo del vino al metanolo. Vi furono anche dei morti. Una presa d’atto intelligente e risoluta, fece in modo che istituzioni e produttori seri raggiungessero lo scopo di ” pulire” l’ambiente da speculatori e malfattori, rafforzando l’immagine del vino Italiano. Non sempre tutto il male viene per nuocere…..

  5. nicola di crescenzo

    mi sembra proprio una grande verità

  6. Luigi Rubinelli

    Caro Masu, Caro Meneghini
    quante mozzarelle blu ci sono nella Gda? Mozzarelle, pesce, prosciutti, vino, pane… E’ un fenomeno difficile da quantificare e denunciare. Il problema è a monte: serve più informazione in famiglia, a scuola, nei social network, nei nostri giornali. La filiera si costruisce anche con la buona informazione e l’informazione che sa denunciare quanto succede. Apriamo un dibattito insieme, come abbiamo fatto altre volte, e costruiamo l’informazione a difesa del prodotto buono e onesto (che sia di marca o di store brand non importa) contro chi cerca scorciatoie per guadagnare quattro euro a scapito della parte di popolazione più esposta a questi rischi.

  7. Alessandro

    Condivido il pensiero del Dott Masu, e aggiungo che prima o poi doveva accadere, ritengo che i prodotti alimentari debbano avere non un prezzo basso ma un prezzo giusto. La campagna dei discount, Lidl su tutti, spostano l’attenzione sui processi produttivi dicendo che loro non abdicano alla qualità e recuperano tutto sulla massa di acquisto e i costi di filiera. Tutto vero (compreso il trattamento riservato al personale) ma la compressione dei costi non può arrivare a vendere vino a 1,00 dicendo che è di qualità…. La mozzarella ne è un esempio.
    Chiudo dicendo anche che la filiera produttore consumatore in Italia è ancora troppo lunga e inquinata da persone che con questo lavoro non c’entrano nulla.

  8. il moralizzatore

    La demagogia spopola.
    I discount vendono ANCHE mozzarella di qualità, basta non limitarsi alla “visione” dei primi prezzi ed i consumatori più attenti ben sanno scegliere.
    La mozzarella blu è stata prodotta da un unico caseificio tedesco su almeno un centinaio presenti in Europa.
    Se Barilla non producesse pasta di qualità, come si giustificherebbe un prezzo al consumo della stessa che dal 2007 ad oggi è passato da 1,03€ ad 1,45€ al kg?
    Insegnare ai propri figli cosa sia o non sia buono, fa parte del normale processo di preparazione alla vita, compito di qualsiasi BUON genitore.
    Sono invece pienamente d’accordo con Lei Dott. Masu relativamente alla punizione da accordare a chi non rispetta le regole.

  9. Gigi

    Lavoro nel campo alimentare da anni e sono in totale disaccordo coi commenti qui sopra espressi. Non è il prezzo che determina la qualità di un prodotto, il dott. Masi sembra ignorare che gran parte dei prodotti dei discount sono prodotti da produttori di grande marche che usano il canale discount per fare volumi aggiuntivi e coprire i costi fissi dei prodotti qualitativamente migliori.
    Si può parlare di etica anche nel voler dare al consumatore un prodotto con una qualità inferiore al prezzo che riesce a pagare, mi spiego meglio perchè dovrei comprare un famoso prosciutto italiano se poi la coscia con cui è prodotto arriva nè più nè meno che dallo stesso paese da cui arriva il prodotto più a basso costo?
    Il famoso caso del vino al metanolo non è stato certo determinato dalla richiesta di un prezzo più basso ma dalla voglia di arricchirsi del produttore.
    Non conosco Lidl ma Penny Market, Eurospin, LD, hanno rigorosi controlli sulla qualità del prodotto chiedendo di rispondere a criteri qualitativi elevati. Il grande risparmio è sui costi dei contratti di fornitura che viaggiano su cifre notevolmente inferiori a quelli dei grandi gruppi distributivi.

  10. Filippo

    Sono un operatore del settore abbastanza d’accordo con Masu tranne che per una cosa: comprare il prodotto di “marca” non sempre è garanzia di trovare un buon prodotto. Sicuramente, però, si paga ad un prezzo più alto. Vi siete accorti che ci dicono sempre cosa non ha il prodotto: pensate ad un cotto. Senza polifosfati, senza glutine, senza lattosio. Ma la legge non impone di dire cosa c’è dentro, quali sono gli ingredienti. Se chiedeste, anche su alcuni prodotti che vogliono dire fiducia, ci trovereste addensanti come la carragenina o esaltatori di sapore, come il glutammato. Non ci vuole certo un chimico per sapere cosa sono. Basta mettere queste parole su google e avrete risposte immediate. Notate: sono cose che neanche molti responsabili acquisti conoscono. A loro interessa solo il prezzo, lo sconto, la promozione, il premio di inserimento, il canvass……….

  11. Dott. Andrea Meneghini
    Andrea Meneghini

    Ringrazio ancora il Prof. Masu per il suo intervento pieno di riflessioni che, oltre essere condivisibili ed illuminanti, mettono l’accento sul vero problema di fondo:la cultura, la preparazione all’acquisto ma anche alla vendita del cibo. Lo stesso Direttore Rubinelli, in un suo commento, ha posto l’accento su questo tema, che è il VERO problema di fondo. Dico ciò anche perché mi risulta che, nonostante gli accadimenti sconcertanti di questo evento ( la mozzarella Blu) oggetto della riflessione, una parte della distribuzione coinvolta, che oggi, temporaneamente, non ha più negli scaffali la mozzarella “dei puffi”, sta aspettando con ansia ( e chissà forse fastidio?) l’ok della Comunità Europea per il prosieguo della somministrazione. Allora mi domando: chi decide tali assortimenti? Ho letto i commenti di chi dice che anche nei Discount ci sono prodotti di qualità; si, confermo anche io tale dato di fatto, il controllo della Filiera spesso è efficace, ma il problema di fondo rimane: prima di tutto il controllo qualità viene effettuato su campioni che talvolta non corrispondono, in alcune partite, a quello sottoposto ad analisi ( può succedere, è successo diverse volte!); quindi è necessario dirigere l’attività di verifica anche sulla qualità del produttore/importatore. E qui entra in gioco chi compra ( il buyer). Perché è possibile ( se è vero ciò che si ascolta nei corridoi) che proprio qui si rompe l’ingranaggio che dovrebbe salvaguardare la qualità dei prodotti. La cultura di cui parla Masu, e di cui sottolinea l’importanza il Direttore Rubinelli, è quella barriera ( nella fattispecie deontologica) che deve appartenere intrinsecamente a tutti, sin dalla formazione dell’individuo, e che si deve tradurre in atteggiamenti di verifica automatici e fondanti della cultura sia di chi compra che di chi vende prodotti alimentari.

  12. aldo

    Provo ad aggiungere anche il mio contributo, in particolare dopo l’intervento del Dr. Meneghini, mi sembra chiaro che se una cosa del genere fosse successa nelle nostre aziende, dopo esserci focalizzati nell’immediato a risolvere il problema, finita l’emergenza ci saremmo messi a ripensare al processo per capire dove e perchè è nato il problema.

    Provo a fare alcune riflessioni:
    1) oggi la distribuzione conosce bene i costi di produzione, la corsa alla continua riduzione degli stessi oltre ad essere impossibile, prima o poi vede per reazione il calo della qualità o dei controlli per garantirla.
    A) Se negli appalti pubblici le offerte al ribasso oltre una certa soglia sono scartate, perchè lo stesso non deve avvenire per la marca privata o il prodotto da primo prezzo, che non sono sinonimi, anche se al riguardo la distribuzione spesso in sede di negoziazione ama sovrappore i concetti / prodotti.
    B) a parità di prezzo valutare altri fattori magari qualitativi sia in termini di controllo qualità ma anche più generali; ne faccio un elenco non esaustivo: N° controlli certificati, tipologia dell’impianto, distanza tra luogo di produzione e luogo di consegna, etc.
    2) oggi il processo di acquisto è un processo che vede coinvolte le altre funzioni aziendali; vendite, controllo qualità, approvigionamento e logistica, amministrazione.
    se il processo è gestito da una sola persona o funzione, senza pensare ad altri aspetti, la visione e la modalità di scelta sarà dettata da una visione parziale di quello che è meglio, una decisione in cui le altre funzioni partecipano probabilmente allungherebbe i tempi di decisione ma ridurrebbe costi nascosti e problemi successivi.
    In sostanza, attraverso una matrice i vari responsabili di funzione valuterebbero le varie aziende, un voto ponderato dall’importanza della funzione, alla fine sarebbe l’azienda e non una funzione ad approvare o scartare un fornitore.
    Questa soluzione spingerebbe anche le aziende fornitrici a mgliorare continuamente l’insieme della loro offerta e non solo e semplicemente quella corsa folle al produrre al ribasso che poi sfocia in questi problemi.

  13. il moralizzatore

    Condivido pienamente.
    Aggiungerei: Importante e significativo ANALIZZARE NEL DETTAGLIO i costi di acquisto del prodotto. L’equazione è nelle mani di qualsiasi comprat(t)ore della GDO/DO. Il prezzo delle materie prime che compongono anche il materiale di confezionamenteo, così come capacità e tempi produttivi, nonchè costi generali, di ammortamento ecc.ecc. sono facilmente quantificabili. Facciamo i conti in tasca ai nostri fornitori, così da rendere il rapporto una vera PARTNERSHIP e non solamente una, passatemi la considerazione, corsa al “ricatto commerciale”. Aumenta il latte? Aumenta il costo. Diminuisce il costo della plastica? Diminuisce il costo.

  14. nerucciu

    Caro Masu sono il direttore di una azienda casearia condivido ad eccezione del fatto che non sempre la marca è il rifugio : le mozzarelle blu di Granarolo oggi ne sono l’esempio…..tenendo conto che sulla confezione c’è scritto “fatto con il latte Alta qualità”.Secondo me è una truffa ..E poi smettiamola con la demonizzazione Coldiretti sul latte estero :per scelte politiche (ed economiche) importiamo il 50% del latte ,che spesso è meglio di quello italiano. Il problema è nei controlli non nella provenienza.
    Ultimo punto :ieri , ad un rinnovo contrattuale mi è stato fatto vedere un contratto di Granarolo e mi è stato chiesto l’allineamento : io produco veramente con il 100% del latte italiano e quindi non lo potrò mai fare: conclusione : riduzione degli assortimenti.Sigh!!!!!

  15. gigi

    Notizia relegata in un trafiletto sulla Stampa di oggi 23/07/2010. Mozzarella Blu i primi casi in Italia…caro Masi proprio Granarolo è incappata nel problema a dimostrazione di quanto sia inesatta la sua analisi e che il prezzo non è sinonimo di qualità!!!
    Sono convinto che vada tutelato il vero made in Italy, i prodotti locali e genuini che invece l’Unione europea con le sue assurde regole sta distruggendo non i prodotti di marca fatti con materia prima estera spacciata per italiana e venduti al quadruplo degli altri!!!
    Il vero problema morale è nella GDO che chiede fee all’industria sempre più elevate e non tutela il consumatore finale!

  16. aldo

    Mi permetto di segnalare, che l’articolo su La Stampa non era un trafiletto, che nel titolo era indicato che anche le mozzarelle di Granarolo avevano lo stesso problema.
    Che il problema è dovuto ad un batterio presente nelle acque nere, e che probabilmente il problema di Granarolo era dovuto al fatto che la stessa acquista semi – lavorati o materie prime dalla Germania.
    Abbiamo dibattuto a lungo sui nuovi tipi di contratti, sembra che la GDO continui sulla sua strada, temo che di Mozarelle blu, vino al metanolo etc, ne vedremo molti nei prossimi anni, e con miopia la GDO non si rende conto che i primi ad esserne colpiti saranno loro, il consumatore dirà che nell’insegna XXX si vende il prosciutto alla diossina.

  17. gianni

    Compro del buon vino di origine nota e lo pago € 1,70-2.00 a litro. Il venditore mi spiega che lo stesso vino”certificato” a qualche titolo(=Doc, Igt, eceterai lo potrebbe vendere a prezzo più che raddopiato. MI chiedo e vorrei una risposta, se la certificazione cartacea(non aumenta la qualità del prodotto) debba incidere in modo così vergognoso sul prezzo?

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