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17 Commenti

La mozzarella blu imbarazza il format discount

Non ci voleva.
Il caso delle mozzarelle blu vendute nelle principali catene Discount del Paese proprio non ci voleva.
Il processo di maturazione del format, la crescita registratasi negli scorsi anni sull’onda di una serie fortunose di cause concomitanti, e che già ha registrato per motivi congeniti una battuta di arresto, subisce con questo caso un forte contraccolpo.
Riassumiamo velocemente i fatti: la procura di Torino ha inserito nel registro del indagati 10 persone con l’accusa di violazione della legge del 1962 sugli alimenti e al commercio di prodotti pericolosi per la salute, ed anche, secondo le ultime indiscrezioni, per frode in commercio.
Tale atto di ufficio si è avuto in conseguenza della vendita di mozzarelle, prodotte in Germania, che a contatto con l’aria assumo una colorazione blu. Il motivo della colorazione è la contaminazione da più di un batterio patogeno che forse era presente nelle acque per la refrigerazione attinte in un pozzo interno allo stabilimento caseario in Germania. Sembra addirittura che ci sia anche un primo caso di intossicazione a Padova, ma questo è ancora da verificare.
Le partite di mozzarelle sequestrate in varie località italiane sono quattrocento, per un totale di circa 45 mozzarelle. Le catene discount interessate sono quelle più importanti, i nomi sono su tutti i giornali e sono stati citati anche dalle televisioni nazionali, ovvero Eurospin, Lidl, Md Discount.
Incidente? Certo! La responsabilità dell’importatore e del distributore è oggettiva, se si entra nelle viscere del Diritto.
Ma esiste un problema di fondo che va analizzato: è chiaro che la mozzarella incriminata è una, mentre i marchi sono molteplici e tutti di Private Label. La capacità di penetrazione di chi ha venduto il prodotto alla distribuzione è indubbia, la fiducia di cui gode è importante, e forse in virtù di questa si è deciso di andare a concedere, per motivi legati sicuramente al prezzo,la possibilità di business di un prodotto che ha nell’italianità la sua principale caratteristica, ad una azienda tedesca che probabilmente anche l’importatore non conosce in profondità nei suoi aspetti produttivi.
Il danno all’immagine è di quelli che restano, all’immagine del format in primis, perché questo caso coinvolge più o meno il 50% del mercato di riferimento, all’immagine delle insegne ed infine ai Brand di fantasia coinvolti.

Che ne pensate?

Dati dell'autore:
Ha scritto 769 articoli
Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

17 COMMENTI
  1. Tim

    Quando si cerca il prezzo piu’ basso a tutti i costi
    e’ normale che le aziende produttive (che si posizionano
    nella fascia di prezzo bassa)pur di rimanere nel mercato
    usano stratagemmi poco leciti.
    Quindi:
    -il consumatore finale dovrebbe evitare di cercare
    i prezzi piu’ bassi
    -lo Stato dovrebbe porre maggior attenzione verso le aziende che offrono prodotti a prezzi molto bassi

  2. clode

    Salve, non capisco perchè tutti ne parlino ma nessuno osa dire chi sono gli importatori, chi i produttori e chi i marchi coinvolti… quando si parla di salute e sicurezza alimentare il consumatore DEVE e ribadisco DEVE sapere cosa e come difendersi! gli speculatori devono essere eliminati dal mercato. solo così le aziende serie ed i produttori seri potranno rendere sano il mercato.
    La privacy in questo caso non conta! La salute ed il benessere devono essere sempre al di sopra di tutto!
    grazie.

  3. Roberto

    Perfettamente d’accordo, con Clode, in casi come questi si devono fare i nomi di importatori, produttori, marchi.
    Siamo ancora lontanti dagli Stati Uniti dove vanno a prendere i manager in manette…
    Il giornalismo DEVE avere questa funzione, o giornalismo non è.
    Un’appunto: mi pare di ricordare che le forniture di mozzarelle private label vengono assegnate dai discount a mezzo aste elettroniche sui portali… e questa è la conseguenza.
    Quando si parla di forniture importanti del resto, questo è l’uso di approvigionamento italiano, specie sul canale discount… aste… e… “interessamento” dei buyers.

  4. pino

    Sapete perchè nessun media dice il nome del discount, che per primo ha avuto il sequestro della mozzarella? Facile, è il primo che investe in pubblicità in televisione, e tutti hanno paura di perdere soldi. Solo gli articoli della carta stampata hanno scritto i nomi delle catene dove hanno fatto i sequestri, e sono LIDL, EUROSPIN e MD DISCOUNT.
    GRAZIE

  5. gp

    Tengo a precisare TODIS Xchè non riesco a capire come un gruppo così importante si debba affidare x un notevole numero di referenze ad un distributore senza ovviamente poter controllare tutta la filiera.

  6. gp

    Cmq i marchi con i quali venivano distribuite le mozzarelle sono:
    LAND distribuito da EUROSPIN
    FATTORIE TORRESINA distribuito da TODIS
    MALGA PARADISO distribuito da MD
    LOVILIO distribuito da LIDL

  7. Amedeo

    Purtroppo in questo periodo di crisi, le famiglie, pur di spendere meno, si recano nei discount per la spesa, e si incappa in questi incovenienti.
    Non ci si rende conto che se si spende meno un motivo ci sara’!!!!!!!!!!!
    E’ assurdo che accada tutto questo!!! Ci vorrebbero piu’ controlli, per queste aziende che producono alimenti a basso costo, e sopratutto fare attenzione alle importazioni da altri paesi, europei e non….specialmente CINA!!!

  8. mario

    quando un prodotto per essere venduto fa della sua forza il prezzo a monte cosa e disposto il produttore a sacrificare io lavoro in un industria alimentare ogni gorno facciamo analisi sui protti e tamponi sulle machine alla ricerca di eventuali anomalie,quando invece si lavora sul filo del rasoio e facile farsi male petrini di slow food dice giustamente che l uomo e cio che mangia per nutrirsiil consumatore ormai sembra averlo dimenticato non sim rinuncia all ultimo gadget elettronico ma alcuni sono disposti a risparmiare al massimo sul cibo altro discorso e fra mangiare e non mangiare anche se primo prezzo e private label c e un20-30% DI DIFFERENZA MA LA QUALITA ,NON SONO PARAGONABILI,IMPORTARE PRODOTTI FACILMENTE PRODOTTI IN ITALIA DALL ESTERO SU QUALCOSA SI DEVE LIMARE

  9. aldo

    Ci dovremmo anche domandare che senso ha buttare il latte o la frutta e la verdura, o fare la distillazione obbligatoria per il vino, quando poi importiamo latte ed altro dall’estero.
    Dalle mie parti si dice cornuti e mazziati, agricoltura italiana allo sfascio ed importiamo dall’estero.

  10. giuseppe

    Leggevo anni fa in un libro di economia la seguente frase: Spendere troppo e’ sbagliato,poco anche. Oggi come imprenditore sono ancora piu’ convinto di questo un prodotto naturale come e’ la vera mozzarella ed in Italia siamo unici non puo’ essere prodotta e quindi venduta con prezzi irrisori .

  11. Marco C.

    Purtroppo questo caso è successo in un periodo in cui anche al Parlamento Europeo si dibatte sulla questione della tracciabilità del prodotto e sulle etichette, che tanto fa paura alla famiglia ferrero. Ci vorrà ancora molto tempo prima di avere un sistema efficiente ed omogeneo sulla tracciabilità dei prodotti, ma sono sicuro che se ci fosse già stato problemi come questi si sarebbero evitati.

    Ecco un estratto dall’articolo de La Stampa:
    “La norma, che deve ora essere approvata anche dal Consiglio dei ministri dell’Ue per poi effettuare un secondo eventuale giro a Strasburgo, non è solo questo. Il testo fissa una serie di criteri destinati a rendere più sicuro il consumo di prodotti alimentari. Fra le misure, l’obbligo di riportare sulla confezione – in etichetta e sulla faccia principale – le quantità di grassi, grassi saturi, glucidi, sale ed calorie contenute. Accanto a queste indicazioni verrà posta una tabella con le linee guida sulle quantità giornaliere che dovrebbero essere assunte da un adulto per ognuno di questi nutrienti, indicate per 100 grammi o 100 millilitri di prodotto. La buona notizia per il «made in Italy» è l’approvazione dell’emendamento che chiede di specificare la provenienza di tutti i tipi di carne e pollame, dei prodotti lattieri e di altri ingredienti singoli.”

  12. Armando Garosci

    Sul tema della difesa della reputazione dell’insegna, di fronte al pericolo di fornitori inaffidabili, del ruolo della certificazione e dell’accresciuta esposizione mediatica per il retail legata al boom delle marche private, invito a leggere l’articolo “Sicurezza certificata per le private label” pubblicata su Largo Consumo 6/2010, con la partecipazione, tra gli altri, di Rewe, Metro, Sma e Ikea.
    Bello anche l’intervento di Viviana Poletti, crisis manager di Hill & Knowlton.

    http://www.largoconsumo.info/062010/DOCSicurezzaCertificazionePrivateLabelAdm-0610.pdf

    Enjoy!

    Armando Garosci

  13. Raul

    Di problematiche come quella esposta, ritengo che ce ne sono state tante e non molto pubblicizzate. Tante altre ce ne saranno per il semplice fatto che ancora oggi una vera e propria filiera di controllo non esiste, come non esiste ancora omogeneità tra le disposizioni dei diversi paesi. Si verifica ancora che, nonostante siano cadute le frontiere nell’unione europea, ciò che è permesso in un paese è ancora vietato nell’altro o meglio se in Italia un passo avanti si è fatto, in tema di sicurezza alimentare, ciò non significa che un prodotto proveniente per esempio dall’est europeo, entrando nel mercato italiano, rispecchi le regole del nostro mercato. In gergo politichese si chiama ” tolleranza vs partner più deboli”.Questo in generale. Nell’argomento specifico, sicuramente qualcosa ancora non funziona. Sono d’accordo che un prodotto particolare come la mozzarella ( italianità vera, riconosciuta) non possa essere presentato al pubblico a prezzi ” indecentemente bassi”. Quando ciò succede, qualcosa ” manca” nella qualità, nella salubrità del prodotto. Il consumatore che si rivolge al canale discount, lo fa per necessità di reddito e non certo per libera scelta. La questione è seria e non di poco conto. Sempre più persone saranno costrette a ” tagliare sul cibo”. Un prodotto che viene messo a scaffale, che sia in un discount, che sia un supermercato, deve dare garanzia. Le istituzioni preposte, facciano il loro dovere, escano dalle stanze e vadano in mezzo alla vita reale di tutti i giorni, forse capiranno che c’è distanza tra …le commissioni di strasburgo e il cibo non che arriva sulle tavole dei consumatori.

  14. LIDL Conviene…?

    Non compare il nome del “produttore” perché non sarebbe utile in alcun modo. Perché? Perché è un produttore tedesco che non esce sul mercato direttamente, ma confeziona in conto terzi per i discount già citati.
    Quindi non uscirebbe fuori un “Granarolo” o “Ala”, per intenderci, ma una ragione sociale che non direbbe granché a nessuno.
    Per quanto riguarda la qualità dei prodotti nei discount, io lavoro per LIDL, non è che ci sia molto da dire o da scoprire – basta smettere di essere pigri come dei bradipi ed iniziare a leggersi le etichette dei prodotti.
    Punto.
    Se nella mozzarella, trovo scritto 48% latte o giù di li – e so che l’unico ingrediente per fare una mozzarella è – appunto – il latte (caglio, ecc), mi devo porre una domanda su ciò che sto mangiando?
    Come può un vino costare 89 centesimi il litro?

    Leggete le etichette, come diceva il Pippo nazionale… magari scoprite che vi siete alimentati in modo orribile fino ad oggi…

  15. Donna

    Mi spiace dirlo comunque ma in Trentino sono stati riscontrati casi di mozzarelle blu anche di marche molto famose, e anche di caseifici storici della zona. I prodotti discount al 90% sono le stesse case famose che voi strapagate,ma che escono con un nome sconosciuto e al quale non fanno pubblicità.

  16. Donna

    Probabilmente se nessuno ne fa il nome è perchè scopriremmo che al contrario di quanto si pensa,la ditta è molto,molto famosa..

  17. Ernesto

    E adesso arrivano le uova alla diossina dalla Germania …. che saranno già in circolo sotto forma di maionese , dolciumi , creme ecc ecc. Viva la globalizzazione…..

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