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28 Commenti

Non toccate la Liguria alla Coop!

Si è scritto diverse volte sull’influenza che il mondo Coop ha nel territorio ligure, anzi, a dire il vero, lo stesso famosissimo libro del Cav. Caprotti, si era soffermato a lungo sugli episodi ostativi che aveva subito nel territorio ad opera delle amministrazioni che, a suo scrivere, erano quanto meno indulgenti nei confronti del leader assoluto di quel mercato. Noi tempo fa abbiamo poi raccontato, a proposito della leadership nei prezzi a La Spezia, secondo la rivista Altroconsumo, di come Esselunga riuscì ad aprire un PdV proprio nel capoluogo di provincia ligure determinando un forte abbattimento dei prezzi “della piazza”.
In questi giorni è toccato a un altra protagonista della GDO assaggiare la determinazione della Coop in terra ligure.
Pare che il Gruppo Bennet abbia ottenuto un’opzione di acquisto da parte di un imprenditore locale per un terreno di circa 7500 mq nel comune di Sarzana (SP) con annessa idonea concessione alla vendita.
Che c’è di così rilevante in questa notizia da scrivere un articolo?
Sufficiente è raccontare di un avvicinamento al mercato della Toscana da parte del Gruppo comasco? No, anche se è interessante verificare come in questo periodo la necessità di fare sviluppo non sempre tenga conto delle omogeneità di gestione logistica, o comunque la stessa sia in subordine rispetto alla primaria esigenza di incrementare il fatturato, che a rete omogenea latita (concetto che vale più o meno per tutti). In verità la notizia è un’altra: la Coop Liguria ha sollevato delle eccezioni al municipio di Sarzana in merito alla compravendita in oggetto perché ritiene che la zona non sia idonea, a livello urbanistico, alla destinazione d’uso e inoltre perché, sempre a loro dire, la zona era già inflazionata di superfici di vendita alimentari (in effetti non lontano ci sono due discount, un Lidl ed un Dico). Il municipio di Sarzana (governato dal PD che ha un consenso vicino al 70%) ha rigettato l’eccezione sollevata dalla Coop ed ha dato il via libera all’operazione.
Vedremo come proseguiranno le cose…

Dati dell'autore:
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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

28 COMMENTI
  1. Tim

    Non esiste che ancora nel 2010 dobbiamo sentire queste notizie…

  2. mario

    la concorrenza molte volte aiuta ad essere piu competitivi unicoop fi ha in casa la concorrenza dal 1960 infatti esselunga ha aperto il primo super in quei anni.pur avendo la concorrenza di un grande gruppo come esselunga e la maggiore delle 9 grandi ccoperative che compongono coop italia nell ultimo mese ha anche acquistato 14 punti vendita in roma con un fatturato di 114 milioni di euro,anche esselunga ha dichiarato di voler aprire nuovi punti vendita in roma quindi la battaglia piu importante nella gdo si sposta verso sud entro tre o quattro anni assisteremo a fulmini e saette nel celo di roma con buona pace di chi non si adeguera ai prezzi che la concorrenza fara la nuova frontiera della gdo si sposta a roma quanti morti fara ancora non si sa quanti piccoli negozi chiuderanno da prima la valanga sara lenta ma quando si ingrossera procedera in maniera implacabile e non sara possibile fermarla

  3. aldo

    Mario come non darti ragione, l’importante è che non si giochi sulla pelle della gente, non è il caso che tu hai indicato, ma di quello che è successo un pò più a Sud.
    La posizione di due coop vicine di casa, ma agli opposti come liguria ed unicoop, ma potremmo parlare anche di quelle a sud e a nord di firenze, dovrebbero farci riflettere, come statuti, piani industriali etc non siano che manifestazioni di volontà, ma che poi gli stessi devono essere applicati dagli uomini, che spesso si allontano dai valori enunciati nei documenti sopracitati, per non fare solo cooplogia, pensiamo anche a carrefour.

  4. Raul

    Oramai è consacrato: tra i grandi gruppi,la competizione non si svolge nella ricerca dell’eccellenza e dell’efficenza ma…a colpi bassi. Cono sco poco il modo di operare di coop, ma un dubbio, dopo aver letto ” falce e martello” mi è sempre rimasto: stiamo parlando di organizzazioni mutualistiche ( come da statuto e come da ” inquadramento legislativo”, o stiamo parlando di colossi ( sopratutto dotati di forza finanziaria) capaci di modificare e stravolgere il mercato?.
    La tassazione degli utili( !) delle coop ( 12 % circa se non sbaglio) non è concorrenza sleale, rispetto a chi fa distribuzione e viene tassato 3 volte tanto? Sono questi aspetti secondari o meritano ana approfondita analisi statistica?

  5. aldo

    Raul, hanno la tassazione più bassa, ma altri vincoli come l’obbligo di reinvestire gli utili e quant’altro.
    il punto vero, ma qua entriamo nella Politica con la P maiuscola, purtroppo poi la mettiamo in caciara e nello scontro guelfi contro ghibellini, quando il tema con un pò di buon senso potrebbe essere risolto con facilità e senza distorcere il mondo cooperativo.
    quale è il punto la dimensione ed il settore in cui opera la cooperativa, facciamo un esempio una cooperativa che fattura miliardi di € che ha una grande maggioranza di dipendenti non soci è uguale ad una con poche decine di migliaia di € di fatturato con la stragrande maggioranza di soci dipendenti? la risposta è no. come hai detto tu c’è una differenza di tassazione tra le imprese non cooperative e quelle a fine di lucro. Bene le cooperative le seconde nel mio esempio dovrebbero continuare ad essere tassate come lo sono attualmente, le altre a seconda che rispettino certi vincoli di fatturato, dipendenti non soci, arrivare ad una aliquota più elevata, ma più bassa rispetto a le società di capitale, diciamo un 15-20% in meno dell’aliquota delle società “normali”, questo perchè comunque le cooperativa hanno dei vincoli / interessi che lo stato ha interesse a tutelare.
    Con questo sistema, sicuramente perfezionabile e forse anche semplicistico si ridurrebbe o limiterebbe una stortura che è evidente tra un’impresa cooperativa e le altre.

  6. Raul

    Aldo,mi trovi d’accordo sul delineare un limite tra cooperativa vera e cooperativa che, crescendo non lo è più ne nello spirito ne nell’obiettivo finale ( che divento il lucro). Una classificazione a scala, tenendo conto degli elementi che hai indicato, già migliorerebbe il sistema. Cose semplici ma immediate ed efficaci.

  7. mario

    non sono d accordo perche la cooperativa qualunque sia la sua grandezza non puo vendere le sue propieta e se chiudesse tutti i suoi attivi vanno per legge allo stato unicoop fi ha quasi 8000 dipendenti ed essi sono soci della coop ci sono comuni in toscana di 40000 abitanti nei quali il 66% dei maggiorenni sono soci coop noi soci non abbiamo un ritorno della nostra quota sociale tutti gli utili devono essere rinvestiti all interno della coooperativa le aziende cooperative hanno una funzione sociale che le aziende pèrivate non hanno vedi la diatriba sulle aperture domenicali

  8. aldo

    Mario scusa ma tu fai un esempio di coop, che nel caso della mia ipotesi, vedrebbe forse un aumento limitato delle aliquote, perchè rispetterebbe in gran parte i paletti.
    Legato semplicemente al fatto che visti i fatturati tassarla come una bocciofila mi sembra poco in linea con i principi sanciti dagli art 3. e 53 della nostra costituzione, principio d’uguaglianza e principio di capacità contributiva.
    Se tutte le coop fossero come quella che tu hai descritto mi sembra ovvio, ma è una mia opinione, che una tassa progressiva ma comunque inferiore alle società di capitali riequilibri la differenza tra una bocciofila ed una società che fattura miliardi di €.
    Ma in generale, e le leggi dovrebbero essere generali ed astratte, ma chiudiamo subito il vaso di Pandora e fate finta che non l’abbia scritto, negare che vi sia un problema riguardo certe cooperative, in Italia vi possono essere decine di tipi di società cooperative, a mutualità prevalente, di capitali etc, per non parlare delle onlus, insomma un bel guazzabuglio di leggi, rischia solo di favorire i furbi ai danni degli onesti.
    Sono di parte, nel senso che è una mia opinione, anche se ho lavorato per anni in una coop. ma una bella revisione e semplificazione della materia la vedo salutare per il sistema

  9. caprotti ammorbati

    ma smettetela di dare addosso alle cooperative terzomondisti che non siete altro!
    le coop ci sono in tutta europa, hanno tutte sgravi fiscali ma allo stesso tempo obblighi precisi sul territorio ecc.
    anzi in europa ci sono coop molto piu grandi di quelle italiane!

  10. Raul

    Per caprotti ammorbati: di sicuro possiamo anche essere terzomondisti ( e la cosa non mi offende affatto, in quanto l’intelligenza non ha latitudini, almeno per me)di sicuro le nostre intenzioni sono sempre quelle( anche nella diversità di vedute ) di scambiare opinioni per ” costruire e arricchire ” la conoscenza di ognuno di noi. Provi a dare un contributo fattivo alla discussione e troverà ” terzimondisti” capaci di dialogare anche con Lei.

  11. aldo

    Caprotti ammorbati, qui nessuno ha dato contro le coop, anzì, mi dovresti spiegare se ai sensi della nostra costituzione e del buon senso, una coop che fattura 5 miliardi di € debba essere tassata come una che ne fattura 100 mila, poi potremmo parlare delle migliaia di cause fatte ogni anno contro le coop che fanno risultare soci lavoratori, lavoratori puri, non parlo di grande distribuzione, ma di servizi, costruzioni, insomma di tutto quel mondo grigio, che alla fine danneggia in primis le coop.
    questo per quanto rigurda il contenuto, poi forse ti sfugge anche il senso di terzomondisti, cioè di coloro che difendono i più deboli del terzo mondo contro il capitalismo selvaggio, che quindi centra poco con le coop.
    Forse prima di partire lancia in resta bisognerebbe leggere quello che gli altri scrivono

  12. ganz

    se si sa leggere……..

  13. ganz

    nella misura in cui essendo in grado di riprodurre il fonema se e comprenda in modo completo il senso….

  14. nereo0

    ma per favore ci sono cooperative al dettaglio francesi e tedesche che vengono in italia a fare shopping, banche mutualiste come il credit agricole francese che fanno il buono e il cattivo tempo nel bel paese e voi fate la voce grossa a 2 coperative italiane in croce che non riescono nemmeno a sopravvivere ma vergognatevi!
    forti con i deboli e deboli con i forti come sempre.

  15. aldo

    Due, io ho parlato di cooperative, minimo con fatturato sopra i 100 milioni di euro sono alcune centinaia.

  16. Raul

    Scusa nereo0 ma se come dici tu le coop d’oltre alpe vengono a fare shopping la colpa di chi è di chi chiede un trattamento paritario ( per non cadere nella concorrenza sleale) o del sistema legislativo/fiscale italiano che permette “lo shopping”?. Come vedi volendo contraddire affermi: in fin dei conti sono penalizzate sempre le imprese a tassazione ” normale”, quelle che, discutendo su questo forum nessuno vole difendere o attaccare ma raffrontare con il sistema fiscale delle cooperative. Non mi pare che ci sia nulla di cui vergognarsi nel raffrontarsi e sopratutto non mi sembra che nessuno aspiri o voglia essere forte o debole per convenienza o tornaconto. Fin quando non si riesce a spingere il pensiero ” oltre”, si rischia di cadere spesso nel manicheismo. Non sono di quelli che vivono fossilizzati in due sole categorie: guelfi o ghibellini.

  17. nereo0

    qui gli unici che fanno del manicheismo siete voi altri liberisti da operetta contro i “comunisti spreconi”!
    i fatti sono semplici e lineari i grandi gruppi cooperativi tedeschi e francesi non solo hanno sgravi fiscali e accesso a fondi illimitati per giunta hanno anche il completo appoggio dei loro rispettivi governi che non cadono nel liberismo terzomondista
    e mentre in italia si inneggia al liberismo selvaggio in paesi civili come la francia i gruppi cooperativi diventano giganti di grandezza mondiale e europea!
    http://ouest.france3.fr/info/bretagne/entremont-sodiaal-c-est-oui-61656652.html
    il gruppo cooperativo sodiaal compra il gruppo entremont e diventa il 4 player mondiale dell’industia alimentare nel settore lattiero!
    il gruppo mutualista credit agricole azionista di aziende italiane prestigiose come bvlgari e della 2 banca italiana intesa san paolo conquista altri 92 sportelli dalla stessa controllata intesa sp e diventa il 5 player italiano con ben mille sportelli più l’importante gruppo cariparma (azionista della banca d’italia) con altri 840 sportelli
    l gruppo cooperativo leclerc presente in italia grazie a una “partnership” tutta a favore dei francesi con il gruppo conad è scesa in italia con tutti gli onori (leclerc è un vero simbolo del cooperativismo in francia) in barba a tutti i liberisti padani ammorbati che amano fare la voce grossa solo con chi è in difficoltà.
    ecc.

  18. c. ammorbati

    Le cooperative italiane sono perfettamente conformi ai regimi fiscali di paesi come francia e germania, lunica differenza tra l’italia e questi paesi è che in francia e germania le cooperative hanno l’appoggio dello stato.
    accusare gli alri di manicheismo attraverso discussioni tipiche del fazioso che usa tutti i mezzi per attaccare il mondo cooperativo (solo i pesci piccoli facendo attenzione a evitare di polemizzare sulle cooperative francesi e tedesche addossando tutto a una fantomatica colpevolizzazione della fiscalia italiana, evitando di dire accuratamente che le coop francesi e tedesche sono dei giganti presenti in tutta europa)
    se si vuole criticare il movimanto cooperativo lo si deve fare con cognizione e evitando fazionismi che cercano di colpire solo i piu deboli…
    il movimento cooperativo italiano è certamente meno protetto di altrre realtà in altri grandi paesi UE

  19. aldo

    C.? ammorbati è una contrazione di caprotti o di cooperative o di camion?
    a parte le battute, il discorso che si è provato ad intavolare è il seguente una coop che fattura un miliardo di € deve avere la stessa tassazione di una bocciofila?
    Il secondo punto della discussione è stato a patto di avere una tassazione più favorevole delle società di capitali.
    Visto che ci imputi ignoranza sul tema, sono ben contento che ci illumini su di esso a patto che invece di scrivere a tema libero, confutando cose che nessuno qui ha scritto, portassi la tua opinione, che pur importante è sempre un opinione come la mia, non una verità rivelata.
    Poi entrando nel merito delle tue argomentazioni, le coop sono un movimento che in Italia genera circa un terzo del pil fonte confcooperative, non mi sembra un dato ne irrilevante ne inferiore a quello di altri paesi.
    Il punto è che l’Italia paga spesso il suo nanismo, sia di dimensioni che di strategia, mi spiego ci sono tante e piccole coop, che per essere più competitive, e parlo di quelle di produzione ad esempio, potrebbero o dovrebbero unirsi per avere una massa critica adatta ad affrontare il mercato nazionale ed internazionale.
    Faccio un esempio, lascio alla vostra fantasia individuare i soggetti di questo racconto, l’Italia è il primo produttore al mondo di questo prodotto, anche il primo esportaotre con una quota mondiale vicino al 20%, in una regione, che produce il 5% di tale prodotto vi sono tre coop che, coprono l’80% della produzione.
    Da anni si parla di fusione, integrazione etc, ma nulla cambia e sapete perchè?, perchè da 3 presidenti, 3 DG 3 consigli si passerebbe a 1, sto semplificando molto la cosa, poi un altro problema è che due delle coop sono bianche ed una rossa.
    Tutte cose che in altri paesi sono state ampiamente superate, insomma in molti casi è lo stesso movimento cooperativo che si azzoppa per seguire altre logiche.
    Visto che qui si parla di GDO, ma del matrimonio Coop-Conad e del suo fallimento ci siamo giù dimenticati, e delle ragioni che l’hanno fatto saltare anche?

  20. c. ammorbati

    ho solo cercato di ampliare la vostra visione, verso una visione più europea, il vero motivo per cui in francia e in germania le cooperative sono dei veri giganti pronti ad affrontare le future sfide di un mercato sempre più globalizzato è che in entrambi i casi i rispettivi governi seguono una pianificazione strategica ben precisa in tutti i settori e tutti gli ambiti della loro economia compreso il mondo cooperativo.
    Riguardo a conad, bisognerebbe parlare delle sue strategie con il gigante tedesco rewe e con il gigante francese leclerc, di coopernic ecc. Si torna sempre verso lo stesso discorso dunque

  21. aldo

    Ma c. ammorbati, ritieni quindi che Leclerc, e Rewe siano guidate dalla Politica, mi giunge nuova chissà che ne penserà M. Leclerc, io non parlavo di Conad in copernic, parlavo del matrimonio con Coop, lo sai che si erano unite?
    Ma nel merito dei punti che ho elencato tassazione tra un gruppo da miliardi di € e bocciofila, nanismo, coop di produzione.

  22. aldo

    Caro Aristide, ti posto un link dell’Antitrust al riguardo all’accordo tra Coop e Conad ed alla nascita di Italia distribuzione.
    http://www.agcm.it/AGCM_ITA/DSAP/DSAP_287.NSF/0/caacefd4b0192672c1256a260052767d?OpenDocument

    e questo è il provvedimento:

    L’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

    NELLA SUA ADUNANZA del 14 giugno 2000;

    SENTITO il Relatore Professor Carlo Santagata;

    VISTA la legge 10 ottobre 1990, n. 287;

    VISTO il regolamento n. 2790/99/CE del 22 dicembre 1999;

    VISTO l’atto delle società COOP ITALIA – Consorzio Nazionale Cooperative di Consumatori Soc. coop. a r.l. e CONAD – Consorzio Nazionale Dettaglianti Soc. coop. a r.l., pervenuto in data 23 febbraio 2000, con il quale è stata comunicata, ai sensi dell’articolo 13 della legge n. 287/90, con richiesta, in subordine, di un’autorizzazione in deroga ai sensi dell’articolo 4 della stessa legge, un’intesa riguardante la costituzione di un’impresa comune per l’organizzazione degli acquisti di beni di largo consumo effettuati dalle società aderenti alle due cooperative socie dell’impresa comune;

    CONSIDERATO quanto segue:

    I. Le parti

    1. Coop Italia – Consorzio Nazionale Cooperative di Consumatori Soc. coop. a r.l. (di seguito Coop) è un consorzio tra 219 cooperative di consumo che operano, direttamente o attraverso società controllate, nella distribuzione al dettaglio di prodotti alimentari e non alimentari di largo e generale consumo, mediante punti vendita di varie dimensioni (ipermercati, supermercati e superette) gestiti con le insegne Coop e Ipercoop, di proprietà del consorzio stesso.
    Coop svolge diverse attività in favore delle proprie associate, tra cui: (i) la contrattazione, con i fornitori nazionali, di accordi quadro per la stipula dei contratti di acquisto delle singole associate; (ii) la definizione dei capitolati di produzione dei prodotti a marchio proprio, l’acquisto e la successiva rivendita alle associate di tali prodotti; (iii) la negoziazione di alcune campagne promozionali di interesse nazionale; (iv) la verifica e il controllo dei prodotti (di marca, a marchio e freschi) contrattati per conto delle associate; (v) la gestione di iniziative promozionali legate al marchio Coop; (vi) lo sviluppo di progetti e di consulenze tecniche per le cooperative socie.
    Nel 1998 Coop ha realizzato un fatturato di 152 miliardi di lire.
    Il valore delle merci le cui condizioni di acquisto sono contrattate da COOP nel 1998 è stato di circa 8.500 miliardi di lire.
    Il valore complessivo delle vendite realizzate presso gli esercizi commerciali della rete distributiva facente capo a COOP nel 1998 è stato pari a circa 14.500 miliari di lire; circa l’80% di tale fatturato è stato realizzati dalle 6 cooperative maggiori: Unicoop Firenze, Coop Adriatica, Coop Estense, Coop Consumatori Nord-Est, Coop Lombardia e Coop Toscana-Lazio.

    2. Conad – Consorzio Nazionale Dettaglianti Soc. coop. a r.l. (di seguito CONAD) è un consorzio tra 35 società, gran parte delle quali sono cooperative costituite da imprenditori operanti nella distribuzione al dettaglio di prodotti alimentari e non alimentari di largo e generale consumo mediante superette, supermercati e ipermercati gestiti, rispettivamente, con le insegne, Margherita, Conad e Pianeta, di proprietà del consorzio stesso.
    CONAD svolge alcune attività in favore delle proprie associate, tra cui: (i) la contrattazione, con i fornitori nazionali, di accordi quadro per la stipula dei contratti di acquisto delle singole associate; (ii) la definizione dei capitolati di produzione dei prodotti a marchio proprio, l’acquisto e la successiva rivendita alle associate di tali prodotti; (iii) la promozione e gestione dei marchi-insegna Margherita, Conad e Pianeta; (iv) la definizione di standard di immagine per le associate e per i titolari di punti vendita al dettaglio ai quali vengono concessi in uso i suddetti marchi.
    Nel 1998 Conad ha realizzato un fatturato di 430 miliardi di lire.
    Il valore delle merci le cui condizioni di acquisto sono contrattate da Conad è stato nel 1998 di circa 3.550 miliardi di lire.
    Il valore complessivo delle vendite realizzate presso gli esercizi commerciali della rete distributiva facente capo alle 6 maggiori aderenti a CONAD (Conad Romagna-Marche, Conad del Tirreno, Nordiconad, Pac 2000, Conad Cento-Nord e CE.DI. Puglia) è stato di circa 4.000 miliardi di lire.

    3. Italia Distribuzione – Consorzio Italiano Distribuzione Associata Cooperativa Soc. consortile a r.l. (di seguito ID), è una società cooperativa, costituita in data 3 dicembre 1999 da COOP e da CONAD, tra le quali risulta pariteticamente distribuito il capitale della società. ID opererà nel settore della distribuzione all’ingrosso di prodotti alimentari e di beni di largo e generale consumo attraverso la negoziazione di accordi quadro relativi ad alcune condizioni di acquisto applicabili ai contratti di fornitura stipulati dalle singole società aderenti ai consorzi COOP e Conad per l’acquisto delle merci che formano l’oggetto delle rispettive attività.

    II. Descrizione dell’intesa

    4. La comunicazione pervenuta riguarda la costituzione della società Italia Distribuzione avente quale oggetto sociale “l’organizzazione comune degli acquisti di beni di largo consumo, sui mercati italiani ed esteri, dei soci consorziati e degli associati ai soci consorziati, mediante accordi con i fornitori” (articolo 2 dello Statuto Sociale).
    La società è stata costituita in data 3 dicembre 1999 ed ha durata pari a 10 anni.
    ID è controllata congiuntamente da COOP e da Conad, ciascuno dei quali detiene la metà del capitale ed esprime la metà dei membri del Consiglio di amministrazione.

    5. L’attività di ID si sostanzia nella negoziazione di accordi quadro applicabili ai contratti di approvvigionamento di prodotti alimentari e per l’igiene personale e della casa, nonché di prodotti di largo consumo stipulati dalle singole società consorziate a COOP e a Conad. ID, quindi, non effettuerà direttamente gli acquisti per conto delle società consorziate a COOP e CONAD, ma negozierà alcune condizioni generali di acquisto applicabili nei contratti di acquisto conclusi dalle singole associate.
    ID opererà, per conto di COOP e CONAD sulla base di un contratto di mandato, presso un insieme di fornitori comuni ai due soci, indicati nel c.d. “Elenco Fornitori”, che dovrà essere approvato annualmente dal Consiglio di Amministrazione della società.
    Secondo quanto previsto dallo Statuto di ID (artt. 9 e 10), le spese di funzionamento e di gestione della società verranno addebitate a COOP e CONAD in proporzione alle quote di capitale possedute; inoltre, in vista del conseguimento degli scopi sociali, le cooperative socie si impegnano a mettere a disposizione di ID i propri dipendenti.

    6. L’attività di ID sarà circoscritta alla negoziazione di alcune condizioni generali applicabili ai contratti di approvvigionamento siglati dalle singole società associate a COOP e a CONAD e, segnatamente, riguarderà:
    i) la gestione dei listini, consistente nella valutazione della congruità delle variazioni dei prezzi di listino praticate dai fornitori con l’andamento dei costi delle materie prime e industriali, nella negoziazione della relativa decorrenza, ovvero, nel caso in cui le variazioni dei prezzi di listino dei fornitori non vengano accettate, nella contrattazione di un nuovo listino prezzi;
    ii) la contrattazione di sconti non condizionati a prestazioni;
    iii) la negoziazione di dilazioni di pagamento o di sconti finanziari per pagamenti anticipati;
    iv) la negoziazione di premi di fine anno incondizionati;
    v) la negoziazione di contributi per attività promozionali locali di carattere usuale, il cui contenuto verrà poi concordato perifericamente;
    La negoziazione, con i fornitori indicati nell’Elenco Fornitori, delle suelencate condizioni generali di acquisto è riservata esclusivamente a ID (articolo 8 dello statuto della società) e pertanto esclusa dall’ambito di attività di COOP e CONAD.

    7. A detta delle parti resterebbero escluse dall’ambito di attività di ID altre attività di negoziazione relative agli approvvigionamenti delle società associate a COOP e CONAD, le quali continuerebbero ad essere svolte autonomamente dai due consorzi. Tra queste si rilevano, in particolare:
    i) la negoziazione degli sconti cosiddetti “condizionati”, vale a dire degli sconti associati al raggiungimento di specifici obiettivi di fatturato (sconti target) ovvero allo svolgimento di determinate attività sul punto vendita; tale tipologia di sconti verrà contrattata, oltre che da Coop e da Conad, anche dalle singole società ad esse associate, per quanto riguarda le condizioni decentrate. Le parti, nella comunicazione, hanno inoltre precisato che gli sconti target potranno essere oggetto di negoziazione da parte di ID solo in casi eccezionali in cui i fornitori impongano particolari obiettivi;
    ii) la negoziazione con i fornitori che non sono inseriti nell’Elenco Fornitori precedentemente citato;
    iii) gli acquisti di prodotti che saranno venduti al dettaglio con il marchio COOP o CONAD;
    iv) la definizione dei piani promozionali nazionali e degli investimenti promozionali locali legati a prestazioni periferiche.
    Infine, si rileva che tra le funzioni che esulerebbero dall’ambito di attività di ID vi è l’approvvigionamento di prodotti distribuiti mediante punti vendita della tipologia discount appartenenti alle reti distributive di Coop e Conad, i quali saranno gestiti dall’impresa comune Sviluppo Discount11 Cfr. Sviluppo Discount/Gestione Discount, provv. n. 7725 del 17 novembre 1999 in Boll. n.46/99. che, per gli approvvigionamenti, si avvale esclusivamente di COOP.

    8. In sintesi, l’attività di contrattazione di ID riguarderebbe soltanto una parte dei fornitori di COOP e CONAD (quelli inseriti nell’Elenco Fornitori), coi quali, peraltro, l’impresa comune contratterebbe solo una parte degli sconti applicabili ai contratti di approvvigionamento conclusi dalle singole cooperative consorziate.
    Secondo quanto affermato dalle parti nella comunicazione dell’operazione, gli sconti negoziati da ID dovrebbero rappresentare circa il 50-60% del valore totale degli sconti applicabili ai contratti di approvvigionamento conclusi dalle singole cooperative consorziate a COOP e a CONAD (circa 50% per le cooperative associate a Coop e quasi i 2/3 per quelle associate a Conad).
    L’importanza dell’attività svolta da ID può essere misurata anche sulla base del fatturato relativo agli acquisti interessati agli sconti dalla stessa intermediati per conto delle società consorziate a COOP e CONAD. Al riguardo, le parti hanno stimato che, in media, ID negozierà sconti che si riferiscono a circa il 41% del valore totale degli acquisti attualmente intermediato da COOP per conto delle proprie associate e circa il 64% di quello attualmente intermediato da CONAD.
    Peraltro, considerato che le singole cooperative socie di COOP e CONAD effettuano una parte degli acquisti direttamente, senza l’intermediazione del consorzio di appartenenza, l’incidenza dell’attività di ID dovrebbe essere inferiore rispetto a quanto indicato dalle percentuali suddette. Secondo i dati riportati nella comunicazione, si può ad esempio stimare che, per una cooperativa-tipo aderente a CONAD, il 49% degli acquisti verrà negoziato con gli sconti ottenuti mediante l’intermediazione di ID, il 28% con l’intervento di CONAD ed il restante 23% direttamente dalla cooperativa. A livello dei singoli dettaglianti, la percentuale degli acquisti interessati dall’attività di ID risulterà ancora minore, considerato che essi negoziano direttamente il 10% – 15% dei propri acquisti.

    III. Qualificazione dell’operazione

    9. ID è un’impresa comune destinata a svolgere una specifica funzione a favore di COOP e Conad e delle società aderenti a questi ultimi. Considerato che essa non può essere ritenuta impresa idonea a svolgere tutte le funzioni di un’entità economica autonoma, l’accordo relativo alla costituzione dell’impresa comune ID ha per oggetto e/o per effetto il coordinamento del comportamento di imprese indipendenti. L’operazione comunicata, pertanto, costituisce un’intesa ai sensi dell’articolo 2 della legge n. 287/90.

    IV. I mercati interessati

    10. ID opererà nel settore della distribuzione all’ingrosso di prodotti alimentari e di beni di largo e generale consumo attraverso la negoziazione di alcune tipologie di sconto applicabili ai contratti di fornitura stipulati dalle singole società aderenti ai consorzi COOP e Conad per l’acquisto delle merci che formano l’oggetto delle rispettive attività di distribuzione al dettaglio. Le società aderenti a Coop e a Conad operano, infatti, nella distribuzione al dettaglio di generi alimentari e per l’igiene personale e della casa mediante punti vendita gestiti direttamente o da società controllate o da affiliati.
    Pertanto, i mercati interessati dall’intesa comunicata sono sia quelli relativi agli approvvigionamenti di generi alimentari e di largo consumo, in cui l’impresa comune tra Coop e a Conad opererà dal lato della domanda, sia quelli relativi alla distribuzione al dettaglio dei medesimi prodotti, nel quale operano, dal lato dell’offerta, le singole società aderenti a Coop e a Conad.

    I mercati dell’approvvigionamento

    11. Per quanto riguarda l’approvvigionamento di generi alimentari e di largo consumo, secondo l’orientamento espresso dalla Commissione Europea nella Comunicazione sulla definizione di mercato rilevante22 Comunicazione della Commissione Europea in materia di definizione del mercato rilevante, 97/C 372, paragrafo 17. , si distinguono diversi mercati, in ragione della limitata flessibilità con cui i fornitori possono modificare il prodotto offerto ed i canali distributivi impiegati per la commercializzazione.
    In particolare, nella valutazione dei casi Rewe/Meinl e Carrefour/Promodes33 5 Cfr. Decisione della Commissione del 3 febbraio 1999 relativa al caso N. IV/M.1221-Rewe/Meinl e Decisione della Commissione del 25 gennaio 2000 relativa al caso N. M/1684 – Carrefour/Promodes. , la Commissione, sulla base della sostituibilità dell’offerta dei singoli fornitori, ha definito i mercati rilevanti con riferimento alle principali categorie merceologiche, quali, ad esempio, carne e salumi, pane e prodotti da forno, prodotti lattiero caseari, frutta e verdura fresca, detersivi e prodotti per le pulizie, prodotti per la cura del corpo.

    12. Per quanto riguarda i canali di sbocco, si osserva come ciascuno dei produttori delle diverse categorie di generi alimentari e di largo consumo rifornisca, oltre agli operatori della moderna distribuzione al dettaglio, anche diversi altri canali distributivi, quali i cash&carry e i grossisti che riforniscono il dettaglio tradizionale ed il settore ho.re.ca.. Per la maggior parte dei fornitori, i suddetti canali distributivi non risultano facilmente sostituibili, considerato che ciascun canale richiede strategie di vendita differenti, un particolare confezionamento ed imballaggio dei prodotti, strutture logistiche differenti, nonché specifiche conoscenze e modalità di contatto con i clienti.
    In particolare, l’insieme di tali elementi fa sì che la sostituzione di un cliente della moderna distribuzione tramite il ricorso ad altri canali di vendita richieda, per la maggior parte dei fornitori, tempi particolarmente lunghi e investimenti onerosi. Sulla base di tali considerazioni, la Commissione ha affermato che “almeno per determinate categorie di prodotti, si debba presupporre l’esistenza di un mercato dell’approvvigionamento che si rivolge esclusivamente agli operatori della moderna distribuzione al dettaglio”44 Cfr. Decisione della Commissione relativa al caso Rewe/Meinl, cit.. .

    13. Dal punto di vista geografico, i mercati dell’approvvigionamento di generi alimentari e di largo consumo possono essere considerati, in prima approssimazione, di ampiezza nazionale, in ragione del fatto che gran parte dei fornitori organizzano la produzione e la commercializzazione dei prodotti su base nazionale (eventualmente, nel caso di società multinazionali, mediante filiali nazionali), mentre le preferenze dei consumatori risultano tipicamente orientate al consumo di prodotti del paese di nazionalità. Ciò peraltro non esclude che per determinate categorie merceologiche le caratteristiche stesse dei prodotti, quali la trasportabilità e la deperibilità, unitamente a considerazioni relative al grado di omogeneità nei prezzi e nelle condizioni contrattuali, portino a definire mercati geografici di dimensione sovranazionale, ovvero circoscritti ad aree locali di dimensione sub-nazionale.

    14. Nel caso di specie, si osserva come gli attuali fornitori comuni di COOP e Conad rappresentino un insieme di imprese produttrici eterogenee quanto alla tipologia dei prodotti offerti, alla localizzazione degli stabilimenti produttivi e all’ambito geografico di operatività; l’intesa comunicata, pertanto, interesserà una pluralità di mercati di approvvigionamento, che potranno essere più precisamente definiti, sia dal punto di vista del prodotto che geografico, nel corso dell’istruttoria. Nel prosieguo del procedimento verrà altresì verificato se nei singoli mercati interessati la domanda sia rappresentata esclusivamente dalle imprese della distribuzione moderna o se invece includa anche gli acquisti effettuati dai grossisti che forniscono il dettaglio tradizionale ed il settore ho.re.ca..

    15. La posizione delle parti nei mercati dell’approvvigionamento, in mancanza di informazioni più puntuali, può essere allo stato valutata sulla base dei dati di fonte Nielsen relativi al valore complessivo delle vendite al dettaglio di prodotti grocery realizzate a livello nazionale.
    La tabella 1, di seguito, riporta le quote di mercato dei principali gruppi di acquisto attivi in Italia, calcolate attribuendo a ciascun gruppo d’acquisto le vendite complessivamente realizzate dall’insieme degli esercizi commerciali dallo stesso approvvigionati, direttamente o indirettamente.

    Tabella 1: quote dei principali gruppi d’acquisto relative alle vendita al dettaglio di prodotti grocery – anno 1999

    Gruppo d’acquisto quota percentuale
    COOP 11,8%
    Intermedia 90* 11,0%
    Carrefour-GS 9,3%
    Insieme** 9,1%
    Conad 8,9%
    Sirio*** 8,7%
    Rinascente-Auchan 7,2%
    Interdis**** 7,1%

    Fonte: Elaborazione dati di fonte Nielsen
    (*) Intermedia 90 è una supercentrale d’acquisto di cui fanno parte i gruppi Bennet, PAM, Lombardini, Plus e altri operatori minori.
    (**) Insieme è una supercentrale d’acquisto di cui fanno parte le centrali MDO, SISA e C3.
    (***) Sirio è una centrale d’acquisto di cui fanno parte le cooperative CRAI e SIGMA e il gruppo Fin Un-Vo.
    (****) Interdis è una supercentrale d’acquisto di cui fanno parte i gruppi d’acquisto Vé-Gé e La Centrale.

    16. Dall’esame dei dati riportati in tabella 1, emerge che il consorzio COOP è attualmente il più importante gruppo d’acquisto presente in Italia, con una quota di mercato che può essere stimata pari all’11,8%. Conad, che detiene una quota pari all’8,9%, è invece il quinto operatore in ordine di importanza.

    I mercati della distribuzione al dettaglio

    17. Quanto all’individuazione dei mercati della distribuzione in cui operano i soggetti facenti parte dei sistemi Coop e Conad, va considerato, secondo il consolidato orientamento dell’Autorità, che la distribuzione moderna di prodotti alimentari e non alimentari di largo e generale consumo, nella quale operano tali soggetti, si distingue dal dettaglio tradizionale, in ragione sia del grande numero e dell’ampia tipologia dei prodotti venduti, sia della modalità di servizio reso ai clienti; a tali profili di differenziazione tra la distribuzione moderna ed il dettaglio tradizionale è generalmente associata una diversa dimensione dei punti vendita.
    All’interno del settore della distribuzione moderna possono distinguersi diverse categorie di punti vendita (ipermercati, supermercati, superette, discount), che si differenziano in base a caratteristiche quali la dimensione della superficie di vendita, il posizionamento di prezzo, l’ampiezza e la profondità della gamma di prodotti offerti. Secondo quanto stabilito dall’Autorità nel caso Schemaventuno-Promodes/Gruppo GS55 SCHEMAVENTUNO-PROMODES/GRUPPO GS, provv. n. 6113 del 18 giugno 1998 in Boll. n. 25/98. , la diversità nella qualità e nel livello di servizi offerti dalle varie tipologie di punto vendita ne rende piuttosto deboli i rapporti di sostituibilità reciproci, che risultano sostanzialmente limitati ai segmenti dimensionali immediatamente contigui. Tra le diverse categorie dimensionali vi è infatti una catena di sostituibilità che va dagli ipermercati alle superette, con relazioni maggiormente significative tra segmenti contigui e pressoché trascurabili agli estremi della catena. Ai fini dell’individuazione del mercato rilevante dal punto di vista del prodotto, occorre pertanto partire da ciascuna categoria di punto vendita e affiancare ad essa le categorie di punti vendita con le quali sussistono forti relazioni di sostituibilità.

    18. Nel caso in esame, considerato che le reti distributive dei sistemi Coop e Conad si compongono di punti vendita di varie dimensioni, che includono superette, supermercati ed ipermercati, i mercati rilevanti dal punto di vista del prodotto sono i seguenti:
    - mercato delle superette, composto dai punti vendita della distribuzione moderna di dimensione inferiore a 1500 mq;
    - mercato dei supermercati, composto da tutti punti vendita della distribuzione moderna, di qualsiasi dimensione;
    - mercato degli ipermercati, composto dai punti vendita della distribuzione moderna di dimensione superiore a 1500 mq.

    19. Dal punto di vista geografico, il mercato ha dimensione locale, in considerazione dei comportamenti di acquisto dei consumatori e dell’importanza da questi attribuita alla prossimità dei punti vendita. L’esatta delimitazione della dimensione geografica dei mercati, corrispondente di regola con i confini amministrativi provinciali, potrà essere effettuata caso per caso sulla base della dimensione dei bacini di utenza dei singoli punti vendita, delle imprese interessate e del loro livello di sovrapposizione.
    Nel caso in esame, risultano interessati i mercati relativi alla gran parte delle provincie italiane, nelle quali sono contestualmente presenti punti vendita sia del sistema Coop che del sistema Conad.

    20. Peraltro, con riguardo all’operazione comunicata, al fine di valutare il potere di mercato di ID nei mercati dell’approvvigionamento, appare opportuno considerare anche la posizione dalle reti distributive facenti capo ai sistemi Coop e Conad nei mercati della distribuzione moderna a livello nazionale. Infatti, come rilevato dalla Commissione nel caso Carrefour/Promodes66 Cfr. Carrefour/Promodes, cit.. , le catene distributive definiscono a livello nazionale alcune strategie commerciali, quali la composizione degli assortimenti, le campagne di promozione pubblicitaria e di lancio di nuovi prodotti, nonché le politiche di fidelizzazione della clientela, che assumono particolare rilievo nel contesto della valutazione della posizione detenuta dai distributori nei mercati a monte dell’approvvigionamento.

    21. La tabella 2, di seguito, mostra i dati relativi alle quote di mercato attribuibili alle reti distributive dei principali operatori attivi a livello nazionale nel settore della distribuzione moderna di prodotti alimentari e non alimentari di largo e generale consumo (venduti attraverso punti vendita di qualsiasi dimensione).

    Tabella 2: quote delle principali catene distributive relative alle vendite al dettaglio di prodotti grocery – anno 1999

    Rete distributiva quota % in valore
    COOP* 11,8%
    CONAD* 8,5%
    CARREFOUR-GS 7,9%
    RINASCENTE-AUCHAN 7,2%
    CRAI* 5,6%
    ESSELUNGA 4,9%
    Fonte: elaborazioni su dati Nielsen
    (*) Quota calcolata attribuendo al consorzio le quote di mercato detenute dall’insieme dei punti vendita gestiti con le insegne di proprietà dello stesso.

    22. Dall’esame della tabella 2 risulta che a livello nazionale le reti distributive facenti capo ai sistemi Coop e Conad occupano, rispettivamente, la prima e la seconda posizione, con quote pari all’11,8% ed all’8,5%. Il terzo e il quarto posto sono invece occupati dalle reti distributive di due importanti gruppi internazionali, quali, rispettivamente, Carrefour-GS e Rinascente-Auchan, che detengono, ciascuno, una quota di mercato compresa tra il 7% e l’8%.

    23. Per quanto riguarda i singoli mercati provinciali interessati, il posizionamento delle società aderenti a Coop e a Conad in ciascuno di essi potrà essere ricostruito in sede istruttoria.
    Tuttavia, sulla base delle informazioni al momento disponibili, si osserva che tali società complessivamente detengono quote di particolare rilievo nei mercati dei supermercati di diverse provincie del Centro-Nord, quali, ad esempio, Livorno (79%), Modena (68%), Ravenna (66%), Bologna e Reggio Emilia (63% circa).

    V. Valutazioni giuridiche e considerazioni conclusive

    24. La costituzione dell’impresa comune ID, da parte di COOP e di Conad, è finalizzata al coordinamento dell’attività delle imprese fondatrici nei mercati relativi all’approvvigionamento dei prodotti.
    La costituzione di ID potrebbe altresì avere per effetto la creazione di contesti di mercato idonei a favorire il futuro coordinamento nei mercati della distribuzione al dettaglio.

    25. Per quanto riguarda gli effetti relativi al coordinamento delle politiche di acquisto, ai fini della presente valutazione, si rileva che nei mercati relativi ad alcune categorie di prodotti, ID potrebbe arrivare a detenere una posizione di particolare preminenza economica nei confronti dei propri fornitori.
    Tale evenienza assume particolare rilievo con riguardo ai mercati di approvvigionamento aventi un’estensione non superiore al territorio nazionale, nei quali ID, in virtù delle ingenti quantità di prodotto contrattate, potrebbe disporre di un significativo potere negoziale nei confronti dei fornitori, ponendosi eventualmente come controparte obbligata per alcuni di essi; ciò potrebbe consentire all’impresa comune di ottenere condizioni contrattuali particolarmente favorevoli e sconti superiori ai vantaggi di costo accessibili ai fornitori, che potrebbero eventualmente determinare ingiustificati svantaggi nella concorrenza in capo ai concorrenti, o limitarne le possibilità stesse di approvvigionamento.

    26. Per quanto concerne l’aspetto relativo ai possibili effetti restrittivi nei mercati della moderna distribuzione al dettaglio, si osserva che l’intesa in esame potrebbe avere per effetto l’omogeneizzazione della gamma di offerta e dei prezzi finali praticati presso i punti vendita facenti capo ai sistemi distributivi COOP e CONAD, nonché la pianificazione delle politiche promozionali da parte dei consorzi medesimi.
    Al riguardo si fa presente che gli acquisti interessati agli sconti negoziati da ID costituiranno – in base alle stime fornite dalle parti e riportate al punto 8 – una parte considerevole del totale degli acquisti delle società consorziate in vista della rivendita al dettaglio presso i punti vendita gestiti direttamente o affiliati; tali imprese, pertanto, a seguito dell’operatività dell’impresa comune ID, avranno strutture di costo in larga misura simili e, sotto questo profilo, vedranno sensibilmente ridotti i rispettivi incentivi per una efficace concorrenza basata sui prezzi di vendita.

    27. Nel tempo, inoltre, l’ottimizzazione dell’utilizzo di ID potrebbe richiedere la contrattazione, da parte della stessa, con un numero via via crescente di fornitori; ciò contribuirebbe ad ampliare progressivamente l’ambito di attività comune a Coop e Conad, creando le condizioni per una progressiva omogeneizzazione della gamma di prodotti offerta nei punti vendita dei due sistemi cooperativi, a prescindere dalle effettive modalità di definizione delle strategie assortimentali seguite nei due sistemi. Di conseguenza, gli ambiti di scelta per i consumatori risulterebbero significativamente ridotti.

    28. Inoltre, si deve rilevare che l’attività di ID avrà ad oggetto anche la negoziazione dei contributi per le attività promozionali usuali da attribuire alle singole società consorziate a Coop e a Conad. Considerato che la concorrenza tra distributori si esplica in misura rilevante sulla base di promozioni, vi è il rischio che l’attività negoziale di ID, incentivando il coordinamento delle politiche promozionali definite dalle singole società consorziate che operano nella distribuzione al dettaglio, produca effetti restrittivi della concorrenza.
    Tale effetti potrebbero risultare consistenti, tenuto conto delle quote particolarmente rilevanti complessivamente detenute dalle imprese aderenti a Coop e a Conad nei mercati locali delle distribuzione moderna, le quali, con riguardo al mercato dei supermercati, in alcuni casi superano il 50-60%.

    29. Peraltro, al fine di valutare compiutamente gli effetti dell’operazione, occorrerà approfondire le modalità di funzionamento dell’uno e dell’altro sistema associativo, nonché le differenze che eventualmente sussistano tra essi, in ragione della diversa base associativa, costituita da cooperative di consumatori, nel caso di COOP, e da cooperative di dettaglianti, nel caso di Conad.

    30. Infine, in considerazione del fatto che le Parti hanno presentato, ove l’Autorità ritenga l’intesa comunicata in violazione dell’articolo 2, comma 2 della legge n. 287/90, una richiesta di autorizzazione in deroga ai sensi dell’articolo 4 della stessa legge, occorrerà, in questo caso, verificare se sussistono i requisiti per un’esenzione ai sensi del citato articolo 4.

    RITENUTO, pertanto, che l’intesa riguardante la costituzione dell’impresa comune ID possa configurare un’intesa restrittiva della concorrenza, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, della legge n. 287/90;

    RITENUTA, altresì, l’opportunità di valutare contestualmente l’intesa comunicata in relazione all’articolo 2 della legge n. 287/90 e in relazione all’articolo 4 della legge medesima;

    DELIBERA

    a) l’avvio dell’istruttoria, ai sensi dell’articolo 14 della legge n. 287/90, nei confronti delle società Italia Distribuzione – Consorzio Italiano Distribuzione Associata Cooperativa Soc. consortile a r.l., COOP – Consorzio Nazionale Cooperative di Consumatori Soc. coop. a r.l. e Conad – Consorzio Nazionale Dettaglianti Soc. coop. a r.l.;

    b) la fissazione del termine di giorni trenta, decorrente dalla data di notificazione del presente provvedimento, per l’esercizio da parte dei legali rappresentanti delle società di cui al punto a), o da persone da essi delegate, del diritto di essere sentiti, precisando che la richiesta di audizione dovrà pervenire alla Direzione “B” di questa Autorità almeno sette giorni prima della scadenza del termine sopra indicato;

    c) che il responsabile del procedimento è il dott. Ferdinando Morgoglione;

    d) che gli atti del procedimento possono essere presi in visione presso la Direzione “B” di questa Autorità dai legali rappresentanti delle parti o da persone da essi delegate;

    e) che il procedimento deve concludersi entro il 31 marzo 2001.

    Il presente provvedimento verrà notificato ai soggetti interessati e pubblicato ai sensi di legge.

    p.IL SEGRETARIO GENERALE
    Piero Fattori IL PRESIDENTE
    Giuseppe Tesauro

    * * *

    Riguardo a Leclerc, mi dici che il marchio Leclerc appartiene anche all’estero a Conad?

  23. Aristide

    Mi giunge nuova La storia dell’unificazione tra Coop e Conad. A nessuno dei due è mai venuta in mente, per il semplice motivo che una è cooperazione fra consumatori e l’altra cooperazione fra dettaglianti. La cosa è sostanzialmente diversa. Leggete la storia della cooperazione di consumo. Alla fine dell”800 vi furono dei (rari e locali) tentativi di unificazione, ma solo per gli acquisti in comune. Questa era anche Italia Distribuzione (nonostante che si spacci esplicitamente e formalmente le supercentrali come strutture di marketing e sviluppo, solo perché nella contrattazione entrano anche le promozioni prezzo). La natura delle due insegne è radicalmente e sostanzialmente diversa. La contrattazione con i produttori è solo un aspetto (non più di baseda quando l’attenzione è la vendita e quindi il cliente) di una catena. La differenziazione viene poi: dall’immagine, dal servizio, dalla conoscenza del consumatore, dal marketing. E’ capitato (ma capita ancora) che per risparmiare sui costi, Conad e un gruppo Interdis abbiano usato lo stesso magazzino. Questo non ha voluto dire che non fossero più concorrenti. Un po’ di precisione non starebbe male. La cultura di Conad è ben diversa da quella di Coop e in essa non c’entra molto la storia, anche se si sa che in un mercato più pdv ci sono, meno c’è potenzialità di vendite per le singole insegne. Anche riguardo a E. Leclerc bisognerebbe essere più precisi. Era Leclerc ad aver bisogno di un partner italiano (ci si dimentica i tentativi con Sisa e Sigma?) perché aveva bisogno di rafforzarsi di fronte ai produttori internazionaloi, dal momento che stava perdendo in patria la leadership alimentare. Certo, ha guadagnato anche Conad, che non aveva un know how per l’ipermercato, considerato dieci anni fa indispensabile per la sopravvivenza e lo sviluppo di una catena. Da notare infine che l’insegna E.Leclerc non è più da anni proprietà al 100% della famiglia Leclerc, ma solo per il 40%. E ciò grazie al dictat Conad. In tutta Europa e non solo in Italia.

  24. aldo

    Mi sfugge qualcosa ma io ho replicato ad Aristide, e adesso lui risulta aver postato dopo di me?

  25. Aristide

    Aldo, grazie del documento dell’Antitrust a proposito di Italia Distribuzione. Mi riconferma quello che avevo letto alcuni anni fa su Mark Up e che qui cito a memoria. L’Antitrust aveva due comportamenti diversi per la distribuzione e per la produzione. Per la seconda è sempre stata molto rigida e basata sul puro prodotto. Si veda il caso, molto lontano ma per fortuna (con il senno di poi)bloccato, della possibilità di entrata di Tanzi nel capitale di Granarolo in difficoltà, perché in Emilia Romagna sarebbe nato un monopolio incontrastato (senza tener presente che ormai si doveva ragionare a raggio europeo, e non più che da alcuni stati si era obbligati a importare latte anche per Parmalat e Granarolo). Per la distribuzione, invece, grazie alla consulenza di Luca Pellegrini, il prerequisito era che le insegne Coop e Conad rimanessero distinte e di conseguenza distinte anche le caratteristiche dell’offerta. La creazione di centrali d’acquisto, infatti, sarebbe andata a vantaggio dei cittadini-consumatori grazie all’ipotetica possibilità dei prezzi più bassi, e ai cittadini-consumatori rimaneva comunque la possibilità si scelta fra le varie forme. Allora era il tempo in cui si era scoperto che anche in Italia il consumatore che doveva approvvigionarsi sceglieva prima l’insegna (che dà anche servizi vari e prodotti – a marchio – che la caratterizzano) e poi i singoli prodotti. Questo lo affermò esplicitamente un dirigente dell’Antitrust a un giornalista di Mark Up. Quindi non si trattava affatto di unificazione, anzi il prerequisito dell’operazione era la non unificazione delle due catene.
    Riguardo a Leclerc, la situazione è semplice: la famiglia Lecler ha ceduto la proprietà assoluta dell’insegna. Vista la struttura della catena francese, la maggioranza è ora dei vari gruppi che la compongono (si pensi alla strttura di Sisa): Lecasud, Ecal ecc. In tutta Europa E.Leclerc si è sviluppato per sviluppo interno, anche in Polonia dove però vi fu un impegno centralizzato. Solo per l’Italia lo sviluppo è stato esterno, con accordi cioè con altri gruppi (Conad, nella fattispecie, dopo che era fallito l’accordo con Sisa)creando la societàè Conalec, un gruppo, diciamo così per analogia, nazionale. Il rapporto che ora le grandi cooperative Conad hanno ognuna con un determinato gruppo Leclerc francese è solo per scambi di know how, soprattutto di formazione. Sono tutti questi gruppi sparsi sul territorio che hanno ora la maggioranza della proprietà dell’insegna, ognuno, ripeto, per il proprio territorio. Quindi Conalec, di maggioranza Conad, ha la proprietà dell’insegna solo per l’Italia e, penso, in un’ipotesi al momento puramente teorica, anche per l’Albania, nel caso che Conad Adriatico vi apra in iper E.Lecler-Conad, o addirittura per Malta se Conad Sicilia arriverà a permetterselo.

  26. aldo

    Aristide, in realtà la storia fu più complicata, io ho scritto di matrimonio, e non di fusione proprio perchè le parole hanno un senso.
    Coop e Conad come in un matrimonio dovevano mantenere la loro personalità nei confronti dei consumatori, non nei confronti dei fornitori.
    La difficoltà del progetto, nato da una visione politica dall’alto e non Politica dal basso, ed anche qui le maiuscole / minuscole hanno un valore, ma con grande miopia nel senso che non seppe vedere e comprendere le profonde differenze che esistono tra Conad e Coop.
    In realtà la posizione dell’Antitrust non era al riguardo di un Trust, quando a quello di posizione dominante nei confronti dell’industria, infatti autorizzò l’operazione ponendo alcune condizioni, anche io vado a memoria:
    1) limite minimo di fatturato con la centrale per negoziare in ID, se non ricordo male era 100 miliardi di lire, questo per fare negoziare solo i grandi produttori.
    2) Vendite di pv in alcune zone del paese, o non applicazione dell’accordo.

    Poi dopo un anno tutto è saltato, se hai la pazienza di rileggerti i post precedenti noterai che il caso ID era citato come esempio di miopia del mondo cooperativo, in generale vedo come necessario una concentrazione del mondo coop più sul lato della produzione che non dal lato della distribuzione.

  27. monica gialdi

    a Genova manca la concorrenza ! Ci vuole l’apertura di qualcos’altro..per esempio dell’ESSELUNGA !!

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