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La Giunta Piemontese ripudia i grandi centri commerciali. Ma ce n’era bisogno?

Ci sono molti spunti di riflessione nel provvedimento annunciato dalla giunta del Piemonte guidata dal leghista Roberto Cota. Il suo assessore Walter Casoni (Pdl) ha garantito che bloccherà le procedure per l’apertura di nuovi centri commerciali: “Non verranno favorite le aperture di nuove strutture di grandi dimensioni a meno che non siano previsti interventi totalmente a carico dei privati, per aiutare lo sviluppo del commercio tradizionale”.
Le motivazioni a monte di questa decisione sono diverse: in primo luogo i centri commerciali, secondo Casoni, non portano posti di lavoro: “Da una parte solo occupazione precaria, mentre dall’altra parte la grande distribuzione porta alla scomparsa dell’occupazione nel commercio tradizionale”. Poi ci sono aspetti sociali: “Il rapporto del commercio tradizionali con gli anziani e con coloro che non hanno la possibilità di andare fuori città per fare acquisti nei grandi centri”.
In realtà la recente evoluzione della distribuzione va proprio in questa direzione senza il bisogno di nessun intervento politico. Chi sta soffrendo maggiorente la crisi sono proprio i centri commerciali di maggiori dimensioni. Vuoi per la paura di spendere troppo, vuoi per la perdita dell’abitudine di fare una spesona mensile sostituita da più acquisti settimanali dello stretto necessario, vuoi per l’ormai sedimentato nomadismo incentivato dalla forte e continua pressione promozionale, fatto sta che il consumatore è cambiato. E, come andiamo dicendo da mesi, è un cambio definitivo.
La continua apertura di nuove strutture non potrà più sostenere i fatturati dei gruppi dopo una crisi come quella attuale che ha ridotto le capacità di investimento di tutti i retailer. Ora che anche il mercato italiano (come quelli dei maggiori paesi industrializzati) è vicino al punto di saturazione si rende sempre più necessario un cambio di “abitudini” anche da parte dei distributori, come abbiamo lungamente discusso, anche coi nostri lettori, nell’ultima edizione di GDONews.
Il vicinato sta comunque mostrando (se ben concepito) una buona capacità di crescita anche in un periodo di vacche magre. Sicuramente se Cota e la sua giunta si aspettano di rivedere le botteghe di una volta nei centri storici rimarranno delusi, ma forse non c’era bisogno del loro intervento per scoraggiare l’apertura di nuovi grandi centri commerciali.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

2 COMMENTI
  1. franz

    nn mi interessa un discorso politico, ma avete presente la situazione di to e provincia?
    ci sono più iper e super che fabbriche( e nn voglio tirare in ballo mini e discount).
    Insostenibile per la piccola impresa e per il mercato stesso.

  2. DONATO

    CREDO SIA UNA SCELTA MOLTO INTELLIGENTE QUELLA DI INCENTIVARE IL COMMERCIO TRADIZIONALE. CON L’AVVENTO DELLA GDO IL MERCATO NON HA PIU’ REGOLE. ANZICHè VENDERE SI SVENDE QUALUNQUE COSA O QUASI. SE AVESSI LA POSSIBILITà FAREI CESSARE PER DECRETO LE ATTIVITà A QUESTI SIGNORI E SPINGEREI I DIPENDENDI AD INTRAPREDERE ATTIVITà AUTONOME PIù REDDITIZIE.

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