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GDO e Crisi 1: Cavamarket del Gruppo Despar forse in vendita per non rischiare il tracollo

Ci sono moltissime voci che indicano il gruppo Despar della Campania “ Cavamarket” come vicina al traguardo della sua storia nella GDO.  Ci hanno scritto diversi lettori a conoscenza dei fatti spiegandoci che non ci sono indicazioni certe circa le sorti che potrà incontrare il Gruppo, e circolano voci che lamentano il mancato versamento dello stipendio ai dipendenti da diversi mesi. Insomma una situazione gravissima che rischia di cadere in uno stato di impossibilità a riemergere nel caso in cui la voragine dei conti non venga bloccata con un nuovo investitore e nuove regole strategiche. Possiamo scrivere di nuovo investitore perché nel mondo economico se né già parlato, e perché di conseguenza  un nome già esiste: è la Newlat SPA, azienda di Reggio Emilia attiva sul mercato GDO con 5 Brand di successo: Buitoni, Polenghi, Giglio ed Optimus. Newlat SPA, per voce del suo A.d. Angelo Mastrolia ha reso noto che “Per entrare nel capitale come azionisti di maggioranza chiediamo che l’azienda e le banche creditrici avviino la ristrutturazione del debito”, commenta l’imprenditore campano che aggiunge, “Per adesso siamo presenti solo marginalmente nel comparto della grande distribuzione, ma lo riteniamo interessante e non escludiamo future alleanze industriali con altri player”. Newlat ha infatti appena presentato un offerta vincolante per l’acquisizione del 60% di Cavamarket in un operazione che è valutata complessivamente oltre 60 mln di euro. Angelo Mastrolia è un personaggio brillante del mondo dell’agroalimentare italiano, considerato il Re della Pasta, ha acquisito qualche anno fa il marchio Buitoni dalla Nestlè; durante la definizione della compravendita fu coinvolto in una oscura vicenda di tangenti dalla quale fu poi completamente ritenuto estraneo ai fatti inizialmente a lui imputati. Mastrolia negli utlimi anni, oltre alla Buitoni, ha acquistato, con la sua azienda storica, la TMT Finance, proprio la società Newlat Spa dalla Parmalat . Oggi l’imprenditore campano vuole provare a vincere una nuova sfida.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

27 COMMENTI
  1. aldo

    Strano che non intervenga Coop, che si ritroverebbe una buona rete di super, superstore e iper in una zona d’italia dove non è presente.
    questa crisi sembra regalarci la crisi profonda della DO meno strutturata sia industrialmente che finanziariamente, la speranza è che i danni provocati a dipendenti fornitori e per certi aspetti ai consumatori, sia ripagati nel medio periodo da un sistema distributivo più efficace ed efficiente.
    Ricordo che il sud ha secondo l’indagine del sole 24 ore i prezzi mediamente più alti rispetto al centro -nord; proprio a causa dei problemi di scarsa efficienza del sistema distributivo.
    Non sono da escludere acquisizioni di gruppi da player stranieri della GD e della DO

  2. Fabio

    (Purtroppo!!!) dubito che la Coop presente nella regione Campania, ovvero la toscana Unicoop Tirreno, sia disposta ad acquisire Cavamarket, in quanto la stessa Unicoop Tirreno ha ceduto a Cavamarket lo scorso anno 4 supermercati della sua rete (Napoli Soccavo, Solofra, Castellamare di Stabia e Nocera Inferiore).

  3. Aristide

    In effetti Coop sente ancora la scottatura degli anni ’70 e ’80, quando dovette abbandonare il Meridione. Mi ricordo, perché me lo riconfermò un vicepresidente di Ancd (Associazione nazionale cooperative di dettaglianti) della Lega, che Conad negli anni ’80 potè “far digerire” alla Lega centrale la sua politica di accorpamento delle cooperative anche nel Meridione solo a patto che si sviluppasse là dove Coop era fallita, cioè nel Meridione, per mantenere la presenza della Lega. Coop infatti, nonostante che sia cooperativa di consumo, è generalmente recepita come grande distribuzione, in quanto organizzativamente nelle sue nove maggiori cooperative (quelle che che riescono a crearsi risorse per lo sviluppo) è accentrata nelle decisioni. Ci vuole ben altro per essere presente capillarmente sul territorio, soprattutto meridionale. Sì, è vero: esistono in Italia 124 cooperative di consumatori aderenti alla Lega, di cui 9 grandi e 14 medie, ma le poche che esistono ancora (1° Maggio e XXV Aprile, per esempio) fanno una fatica matta a operare. Ci vuole un radicamento capillare che solo i dettaglianti hanno ancora. E questo la Lega lo sapeva, “obbligando” però il Conad a fare lui una politica del meridioneche (infatti costituà la cooperativa nazionale Unico, con caratterizzata da spirito grossista). Per tornare a Coop, le grosse cooperative creano iper sia entrando direttamente (caso Puglia) sia (è il caso della società Ipercoop Sicilia) mettendosi assieme. E bisogna notare che vi entra con la tipologia dell’ipermercato, che non vive tanto sulla presenza capillare nel territorio (tipica del supermercato, natgo per adattarsi) quanto sull’impostazione di una tipologia rigida per molti anni basata sull’idea perfetta di macchina per vendere, poco elastica ma comunque viabile per un bacino piuttosto ampio, senza l’obbligo di rincorrere il singolo consumatore (fu il ragionamento di Carrefour quando aprì ad Afragola). Si provi a scambiare qualche idea con il direttore di Conad Adriatico, Antonio Di Ferdinando, che deve fare i conti con la Puglia, territorio a lui affidato: esclusa la provincia di Foggia, gli è immensamente difficile fare economie di scala, sia per la tipicità e la frammentarietà dei consumi alimentari sia per non poter far leva sui prodotti freschi che portano margini, solo per il semplice motivo che di quelli i consumatori sono abituati ad autoapprovvigionarsi. Oddio, ammetto che il mio è un ragionamento a pera, ma capisco la difficoltà di Unicoop Tirreno per arrivare fin laggiù in Calabria con i supermercati e le superette (di cui nella Coop è un buon specialista),nel momernto in cui le si presenta ancora l’occasione di svilupparsi con le medie-granbdi superfici, di cui si trova meglio in braghe. Mi piacerebbe, invece, guardare meglio se il mio ragionamento nei confronti di Coop che preferisce svilupparsi con le grandi superfici, sia ancora valido di fronte alla crisi attuale dei consumi. A me sembra di sì (ma non metto la mano sul fuoco come Muzio Scevola): con il ritorno del mangiare in casa, le convenga ancora tener occupato il territorio in cui opera ricorrendo invece alla concorrenza di prezzo, che, se pur diminuisce la marginalità, le assicura comunque una buona e continua clientela. Finché passi la nuttata… E’ vero che Cavamarket ha già una sua rete ben piantata, ma darle una nuova gestione (è la rete che non ha tenuto, mi dicono…) le conviene in fatto di fatturato, soprattutto a tempi brevi? Comunque stiamo a vedere se Unicoop Tirreno approfitta della buona occasione e rischia

  4. aldo

    Credo che tra il passato e l’oggi vi sia qualche differenza, nel caso di cava market, i punti vendita ci sono e che siano sotto insegna coop o despar poco cambia, se devi partire da zero a strada è più lunga.
    In questo caso chi compra una struttura moderna con il suo cedi e con un bacino di pv da servire già pronto, anzì le economie per gli iper della zona potrebbero essere interessanti, credo che anche il fattore tempo sia una variabile importante, nel caso del cedi puglia tra il momento del dissesto e quello dell’effettiva ripartenza del conad adriatico in puglia passarono anni ed gli affiliati conad, trovarono altri lidi a cui volare.
    Infine credo che se coop sfruttasse il know -how di parte del personale di Cava – market riuscirebbe a capire più rapidamente la realtà locale.

  5. Raul

    I sopra commenti, esprimono opinioni tecnicamente ineccepibili. Ritengo che chi ha scritto, conosca bene i fatti e la realtà economica e sociale della quale si sta parlando. Non me ne vogliano gli stessi se io prendo un’altra strada, quella del sentimento e della solidarietà rivolti a chi, lavorando in queste strutture, si trova a doversi reinventare ( se ha la fortuna che lo aiuta ) una vita lavorativa, con tutte le difficoltà di chi E’ FASCIA DEBOLE.
    Negli ultimi tempi GD e DO, stanno dando segni di cedimento, lasciando sul campo solo macerie. La colpa non è solo della crisi economica, figlia della ” spazzatura finanziaria” che ha avvelenato l’economia. Il settore della distribuzione ( grande o piccola che sia) sarà anche stressato nei margini, ma non si possono rincorrere solo ed eslusivamente i fatturati o le quote di mercato. Bisognerebbe investire e innovare, ricercare economie di scala che permettano di essere competitivi; investire sulla formazione del personale, guardare allo stesso come parte ed elemento essenziale della piramide aziendale e non collocarlo sempre e solo alla base, marginalizzando il profitto aziendale sulla retribuzione delo stesso.
    Il sistema distributivo o buona parte di esso è in ginocchio;per superare il momento e ripartire bisogna che tutti gli attori della ” filiera” ( Centromarca, Confindustria, Confcommercio, Gruppi Distributivi, Dipendenti ecc.. facciano uno uno sforzo comune, buttino il ” cuore oltre l’ostacolo” e abbiano una visione più ” sociale” dell’opera che stanno compiendo.
    In ogni caso auguro una soluzione positiva e veloce sia ai dipendenti sia ad eventuali ( speriamo ) investitori.

  6. aldo

    Raul concordo con te, ma credo anche che il disastro di oggi sia figlio anche di una finanziarizzazione delle imprese, e per quello che riguarda l’argomento di questo sito, in particolare quello della distribuzione.
    Spiace dirlo ma oggi il core business di molte aziende distributrici non è l’acquisto, la distribuzione e la vendita di beni, ma la gestione finanziaria, di grandi liquidità e / o di grandi patrimoni immobiliari.
    Il mio non è un discorso contro la finanza tout court, ma lo è quando uno strumento diventa il fine dell’impresa ed è fatto al di fuori della vigilanza ed il controllo delle istituzioni ivi preposte.
    A quel punto il personale a che serve? l’innovazione a che serve? a fallire nel medio termine :) purtroppo per chi rimane li

  7. mario

    chi pensava che gli italiani continuassero acomprare a prescindere ha sbagliato chi non ha saputoanno dopo anno limare i costi oggi che il mercato si fa piu competitivo e ristretto molti attori della gdo sitrovano in difficolta nessuna coop investira in campania pewr diversi anni pewrche la situazione in tale regione e incontrollabile affermazione di grande dirigente coop si annuncia grossa acquisisizione nel settore gdo nel mercato romano p0rovate voi a scoprire chi e e cosa ha comprato buona caccia

  8. aldo

    Mario, mi sono perso, immagino per la fretta e non te ne faccio una colpa, figurati tutti noi sempre a mille all’ora, ma senza qualche virgola in più il resto del discorso mi risulta confuso.

    Per la caccia, è facile pac 2000 ritira cedi mercurio cipac, poi si vocifera di altre cose.
    Ma guardate alle francesi, una potrebbe cedere il pacchetto completo ad una società britannica oltre ad un’alleanza strategica con un partner italiano, si creerebbe da subito il primo gruppo distributivo italiano, con una quota nel centro nord, da leader assoluto.

  9. mario

    notizie a me arrivate non sitratta di conad e mercurio ma di altro attore della gdo nazionale si vocifera un centro coomerciale piu altri 37 esercizi di varie metrature nel passaggio di mano

  10. Raul

    Aldo buonasera, nei tutoi commenti dimostri di essere aggiornato delle situazioni di ” mercato ” . Ho letto i tuoi interventi anche sull’articolo sul primo articolo che parlava del sisa calabria. Hai qualche aggiornameto rispetto all’articolo?. Che aria tira oggi in centrale sisa?

  11. aldo

    Mario allora è un’altra voce, ma in questo momento c’è molto fermento in giro.
    Raul, io non ho novità di particolare rilievo il punto è che il consorzio nazionale, vi ricordate poi l’indagine sul Conad nazionale ai tempi del fallimento del Cedi Puglia, deve procedere con i piedi di piombo, per non rischiare di essere coinvolto nell’eventuale fallimento etc, poi bisognerebbe sapere se a livello di consorzio ci sono dei contratti di garanzia tra i vari associati e la sede nazionale.
    Credo che non sarà una cosa che si risolva in tempi brevi salvo l’arrivo di un salvatore sotto forma di intervento congiunto di altri cedi sisa.
    In generale Sisa è sotto attacco di conad che gli sta portando via associati in molte regioni d’Italia, anche al nord.

  12. franco

    Aldo, dove hai letto che Tesco si starebbe comprando Carrefour Italia?

  13. aldo

    Franco Io non l’ho mai scritto? per cui non l’ho mai letto :), a proposito se io non l’ho mai scritto e nemmeno letto tu dove l’hai letto?

  14. Informato

    Cavamarket e’ o era un bel gioiellino dal punto di vista commerciale ,hanno fatto purtroppo investimenti immobiliari fallimentari . Come dice il sig. Aldo ,gran parte della GDO si’e messa a giocare con la finanza e con l’immobiliare e si vedono i risultati.

  15. aldo

    nel piccolo cavamarket, nel grande Blackstone e arnault in Carrefour, ecco perchè stanno smobilizzando dove possono

  16. franco

    Aldo, sbaglio o su questo discorso la sai molto LUNGA? ;)

  17. aldo

    Io non so nulla :), sibillo, e parlo come San Francesco agli animali, in particolare con un passerotto che ogni tanto mi porta qualche voce raccolta in giro.
    Mi ha raccontato una barzelletta c’è una italina, una francese ed una inglese che ….. :).
    il 2010 vedrà molte cose succedere, speriamo positive e con un minimo di basi imprenditoriali e non solo operazioni finanziarie fine a se stesse.

  18. marco p.

    salve aldo, sono molto perplesso sulla tua velata affermazione della possibile cessione dell’intesa filiale italiana di carrefour a tesco poiché ciò vorrebbe dire il sorpasso a livello mondiale..e poi dopo la cessione del portogallo mi sembra un azzardo..girano invece voci che proprio carrefour sia in trattative con vari imprenditori italiani.ad esempio in sicilia con scuto di aligrup (despar) che pare voglia smembrare il gruppo.ti sembra possibile?e nel nord potrebbe essere caprotti di esselunga?quale secondo te il possibile scenario futuro di carrefour?grazie.

  19. alfredo

    ricordo a tutti che già carrefour nel 2005 cedette a tesco la propria filiale in rep ceca e slovacchia,anche se se dimensioni in italia spaventano chiunque,sarebbe davvero l’affare del secolo.ma dopo la rinuncia a finiper tutto sembra possibile visto che l’azionista rivuole tutti i soldi che ha cacciato (e perso).anche la sospensione delle cessioni nel sud italia per salvaguardare le quote di mercato puzzano un pò. accordi locali in vista come in campania (casoria).

  20. giulio

    Alfredo, quando parli di Casoria a cosa ti riferisci?

  21. aldo

    Alfredo, voglio chiarire che io non mai detto che Carrefour vende a Tesco, ho solo detto che una società francese, sta parlando con una inglese ed un gruppo italiano.
    Carrefour in sicilia non c’è più il punto vendita etnapolis ha cambiato insegna, ed era comunque in affitto, gli altri due pv aperti sono di GDM, Palermo la concessione è stata venduta a Coop.
    Carrefour potrebbe vendere la rete di GS, acauisita nel 2001 ma è poca cosa.
    Despar in sicilia per i noti motivi, è nella seguente sitazione aligrup commissariata da anni per infiltrazione mafiosa e la stessa 6gdo è nella stessa situazione, e non credo che per il momento operino acquisizioni, anzi potrebbero vendere i cash a metro ed i pv a coop.
    Per il resto del sud Carrefour vouole uscire, se trova un acquirente come per la Puglia, li vende tutti assieme, sennò a pezzi.
    Carrefour ad oggi vorrebbe concentrarsi nel centro nord.
    Poi aspettiamo a vedere quello che succede.

  22. francesco

    A ME RISULTA CHE I 37 PUNTI VENDITA SONO I CIPAC CHE VANNO A TUO DI DESPAR

  23. micaela

    confermo che sono passati a despar
    ma perche non hanno ceduto al gruppo esselunga..cosi anche al centro italia avremmo avuto qualche pv.. :D

  24. aldo

    perchè caprotti non compra quasi mai punti vendita, se li apre da se, comunque su romma ed il Lazio lo sbarco è vicino

  25. Periscopio

    Mastrolia. Bel curriculum. Che grande coppia con Gatto. E poi Gatto, Mastrolia, Scuto, Faranda in Despar. Altro che sud depresso ed economia da terzo mondo. E poi me li vedo gli austroungarici del Nord Est …. si sentiranno a disagio?

    Faranda. Bel colpo. I pdv della D’Amico sono un bel impegno per Gruppo Tuo. Pac2000A o Billa o Pam se lo potevano anche permettere (vedi loro bilanci e posizione finanziaria). Qui invece, un po meno, anzi un po tanto meno, considerando la struttura. Amaro in bocca per Paac2000 che cercava il riscatto verso Conad Tirreno rea di aver invaso il campo con l’operazione Sir. Quindi: Paa2000 ha i quattrini e li spenderà. Dove? Pewex o Pim? o tutti e due?

    Carrefour. Scappa dal Sud. Questo è certo. Puglia a Pomarico (Selex), Calabria e Sicilia a GDM di Reggio che da Masterfranchisee troverà comoda ospitalità in qualche centrale. Ma le cattedrali, il vero dramma, nessuno le vuole …. così scappare costerà caro.

    Caprotti – Roma? Bella idea, bella sfida, grande curiosità. Ma non si farà. Anche se il Ce.Di., che mancava, ora c’è (Santa Palomba ex CeDi Gruppo Mercurio).

    Aligrup. Se sarà, appena si potrà, sarà roba di Coop.

    Tesco in Italia. Come? Dovrebbero abdicare i Ratti, i Bastianello, il Caprotti e/o il Brunelli, e qualche pezzo del Gross. No! Troppa roba e poi i politici si sveglieranno in tempo per favorire un nostrano. Chi? Solo Coop ha i denè (tanti). Infatti aspetta che cambi il vento (Bersani) e che il tempo …. faccia il suo tempo (lunga vita a Caprotti e Brunelli s’intende).

  26. alfredo

    posso dirvi che le cessioni di carrefour dovrebbero essere state bloccate a causa della perdita di quote di mercato che hanno peggiorato i contratti con i fornitori.sulla sicilia restano diretti 22 super gs a palermo che entro luglio diventeranno carrefour market,un deposito ed un ipermercato (di proprietà) a siracusa.ci sono poi 3 ipermercati gdm (messina,caltanissetta e agrigento) e altri super in francising.l’abbandono totale del sud non avverrà,ad esempio nell’area di napoli l’iper di casoria manterrà l’insegna e sarà gestito da una società mista.sembra che restino a patto di trovare un locale che condivida il rischio e che mantenga l’insegna.stessa politica,forse, in sicilia.

  27. aldo

    Qualche licenza Caprotti l’ha già nel Lazio, vediamo se poi aprirà o meno.
    Ma perchè continuate a parlare di Tesco? uno dei nomi che fai è l’Italiana.

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